Segreteria del Santuario

Segreteria del Santuario

18 Ottobre 2020

SANTE MESSE PERPETUE

La Pia Fondazione delle Messe perpetue quotidiane è una manifestazione concreta della comunione dei Santi vissuta nella carità.
Con questa iniziativa la Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, secondo le indicazioni del Codice di Diritto Canonico (art.1303), si impegna a celebrare ogni giorno una Messa a vantaggio di coloro che partecipano a questa fondazione con una iscrizione individuale.
Questa Messa perpetua può essere celebrata per i vivi come per i defunti. La Messa è Cristo diventato nostra preghiera, nostra offerta, nostra vittima, nostro cibo. Per mezzo di essa la nostra vita, con le sue difficoltà e desideri, gioie e sofferenze si innalzerà quotidianamente verso il Padre. Per Lui e con Lui e in Lui daremo a Dio tutto l'onore e tutta la gloria che gli dobbiamo.

Per informazioni rivolgersi a: Oblati di Maria Vergine - Santuario N.S. di Fatima Via di Ponte Terra 8 - 00132 san Vittorino - Roma - 06 2266016

11 Ottobre 2020

NUOVO CALENDARIO 2021

13 Ottobre 1917 - La sesta delle sei apparizioni della Madonna di Fatima alla Cova da Iria.

Durante tutta la notte tra il 12 e il 13 ottobre e tutta la mattina del 13 ottobre cade una pioggia continua, insistente e a volte torrenziale, ma ciò non ferma i pellegrini che raggiungono un numero stimato fra le cinquantamila e le settantamila persone.
Verso le undici e mezza arrivano Lucia, Francesco e Giacinta, sotto la pioggia; ciò nonostante Lucia domanda alla folla, che acconsente, di chiudere gli ombrelli per recitare il rosario.
A mezzogiorno la Madonna compare sul piccolo leccio, preceduta come le altre volte dal lampo da oriente.
La pioggia cessa del tutto e, di colpo, il cielo si rasserena.- Che cosa vuole da me Vostra Grazia? Chiede Lucia.
- Voglio dirti che si faccia qui una cappella in mio onore. Io sono Nostra Signora del Rosario. Che si continui sempre a recitare il rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire e i soldati ritorneranno presto alle loro famiglie.
- Avrei molte cose da chiedervi: di guarire alcuni malati e convertire alcuni peccatori, ecc.
- Gli uni sì, gli altri no. Bisogna che si correggano, che domandino perdono dei loro peccati.
Poi, prendendo una espressione più triste:
- Che non si offenda di più Dio, Nostro Signore, perché è già troppo offeso!
Aprendo le mani fece con esse specchio al sole. E, mentre si innalzava, il riflesso della sua luce continuava a proiettarsi sul sole.
Ecco il motivo per il quale ho gridato che guardassero il sole. Il mio scopo non era di richiamare l’attenzione della folla da quel lato: non mi rendevo neppure conto della sua presenza; lo feci soltanto perché trascinata da un moto interiore che mi spingeva.
Una volta sparita la Madonna nell’immensità del firmamento abbiamo visto vicino al sole San Giuseppe col Bambino Gesù e la Madonna vestita di bianco con un mantello azzurro. San Giuseppe ed il Bambino Gesù sembravano benedire il mondo con i gesti che facevano con la mano in forma di croce.
Poco dopo, scomparsa questa apparizione, ho visto il Signore e la Madonna sotto un aspetto che dava l’idea di essere Nostra Signora Dei Dolori Il Signore sembrava benedire il mondo nello stesso modo come aveva fatto San Giuseppe.
Scomparsa questa apparizione mi parve di vedere ancora la Madonna con un aspetto che sembrava Nostra Signora Del Carmelo. Anche questa volta, durante il colloquio, per tre volte, alla base del piccolo leccio, si forma, visibile alla folla, una nube che si ingrandisce e si solleva fina a cinque o sei metri di altezza per poi dissolversi come se fosse il fumo di un grande turibolo dell'incenso .
Quando Nostra Signora si eleva in cielo per allontanarsi e Lucia grida: Se ne va! Se ne va! e poi: Guardate il sole! comincia per la folla il miracolo del sole mentre invece, e contemporaneamente, per Lucia, Francesco e Giacinta avvengono le tre apparizioni descritte prima.
Il sole appare allo zenit, nel cielo senza nuvole, come un disco dal bordo ben netto che è possibile fissare senza danno per gli occhi; esso ha un colore bianco ben chiaro, con sfumature perlacee, da non confondere con quello di un sole velato.
All’improvviso, a tre riprese separate da brevi intervalli, il sole si mette a tremare, a scuotersi con movimenti bruschi, a girare su se stesso, come un fuoco di artificio, a velocità vertiginosa, lanciando intorno fasci di luce abbagliante di tutti i colori dell’arcobaleno, raggi che coloravano la folla.
All’ultima delle tre riprese, dalla folla si alza un clamore, come un grido di angoscia e di terrore: il sole, conservando il suo moto vorticoso di rotazione sembra staccarsi dal firmamento e, rosso sangue, sembra piombare verso la terra, scendendo verso destra con movimenti bruschi, minacciando di schiacciare tutti con la sua massa infuocata mentre un calore intenso si fa sentire. Precipitato fin quasi alla linea dell'orizzonte il sole rimonta verso lo zenit, spostandosi verso sinistra, e, infine, si arresta. Il percorso complessivo sembra una specie di ellisse sinuoso. La folla, passato il terrore, si scopre, con sua sorpresa, asciutta da fradicia che era. Il miracolo è durato circa dieci minuti e, a differenza da quanto successo per i segni straordinari del 13 settembre, è stato visto da tutti, come preannunciato dalla Madonna, e non solo nella Cova da Iria ma anche a distanza di qualche decina di chilometri (villaggi di Alburitel e di Sao Pedro De Muel).
Il grande miracolo del sole, visto da decine e decine di migliaia di persone, preannunciato mesi prima, ci appare come il sigillo visibile, tangibile, incontestabile, che Dio ha voluto apporre alle apparizioni di Fatima, alle profezie, alle promesse, agli avvertimenti terribili che la Madre Sua Immacolata è venuta a rivelare alla Cova da Iria. Il grande miracolo del sole ha avuto l’aspetto di un terribile castigo di Dio che si abbatte sulla umanità peccatrice per sollecitarla a convertirsi: teniamone conto.
 

13 Settembre 1917. La « Cova » era letteralmente invasa dai pellegrini: venticinque o trentamila, forse anche di più. Ma, a parte il numero, ciò che sbalordisce è il fervore che anima quella folla immensa di uomini e di donne appartenenti ad ogni condizione sociale, che da ore se ne sta ordinata e in preghiera, in attesa dell’arrivo dei tre fanciulli.

Circa due terzi dei presenti vedono nel cielo un globo luminoso che si avvicina da levante verso ponente, in modo lento e maestoso, dirigendosi verso il leccio delle apparizioni sopra il quale scompare. La luce del sole si attenua e l’aria diventa come dorata.

– Che cosa vuole da me Vostra Grazia? Chiede Lucia.

– Voglio che continuiate a recitare il rosario al fine di ottenere la fine della guerra. In ottobre Nostro Signore verrà così come anche Nostra Signora Addolorata e del Carmelo e San Giuseppe con il Bambin Gesù per benedire il mondo. Dio è soddisfatto dei vostri sacrifici ma non vuole che dormiate con la corda. Portatela solo di giorno.

– C’è qui questa piccolina che è sordomuta, Vostra Grazia non vorrebbe guarirla?

Nostra Signora rispose che fra un anno sarà migliorata.

– Ho ancora tante altre richieste, le une per una conversione, le altre per una guarigione.

– Ne guarirò alcuni, ma gli altri no perché Nostro Signore non si fida di loro.

– Alla gente piacerebbe molto avere qui una cappella.

– Con metà del denaro ricevuto fino ad oggi si facciano delle barelle da processione e le si porti alla festa di Nostra Signora del Rosario; l’altra metà sia destinata per aiutare la costruzione della cappella.Lucia racconta ancora di aver offerto alla Madonna due lettere e una piccola boccetta di acqua profumata che le erano state date da un uomo della parrocchia di Olival. Offrendole a Nostra Signora Le disse:

– Mi hanno dato questo. Vostra Grazia lo vuole?

– Ciò non è adatto al Cielo rispose Nostra Signora.

– In ottobre farò il miracolo affinché tutti credano. Poi cominciò ad innalzarsi, scomparendo come le altre volte.

 

- ORE 21,00 RECITA DEL ROSARIO SEGUE SANTA MESSA

In un suo articolo, il noto scrittore Paolo Risso, l’ha paragonato a quegli ardimentosi, che risalgono contro corrente la vita di questo mondo, impegnati per un ideale, per un grande amore, non importandosi delle mode del tempo.
Il sacerdote Felice Prinetti nacque il 14 maggio 1842 a Voghera (Pavia), diocesi di Tortona, terzo dei sei figli dei nobili Francesco Prinetti e Serafina Pedevilla, che gli diedero un’ottima educazione cristiana.
Dopo i primi studi nella natia Voghera, nel 1857 si iscrisse all’Università di Torino, laureandosi come ingegnere nel 1864, nel contempo a 18 anni nel 1860, entrò nella Regia Accademia Militare di Torino, dove nel 1862 raggiunse il grado di sottotenente di artiglieria e nel 1866 quello di capitano.
Si arruolò come volontario nell’esercito del re di Sardegna, prendendo parte alla III Guerra d’Indipendenza contro l’Austria.
Nel 1870 fu assegnato al Polverificio di Fossano, in provincia di Cuneo, del quale l’anno successivo divenne direttore, poi addetto alla Stato Maggiore Generale e al Ministero della Difesa del nuovo Regno d’Italia.
Cattolico tutto d’un pezzo, visse con coerenza quel difficile periodo di grande contrasto fra il papa Pio IX e il nascente Regno Italiano, con l’abolizione dello Stato Pontificio e lo scatenarsi della Massoneria anticlericale e fu in quegli anni, che rimproverato da un collega ufficiale per il suo accompagnare a Torino, un sacerdote che portava la Comunione ad un moribondo, il capitano Felice Prinetti reagì con fierezza, venendo sfidato a duello dal collega, a cui da buon cattolico, Prinetti non poté aderire, contro le consuetudini di allora.
Intanto in lui si andava rafforzando l’intenzione di lasciare l’ambiente militare, allora anticlericale e massonico, e ‘arruolarsi’ invece fra i soldati di Cristo.
Nell’ottobre 1873 giunse al Polverificio di Fossano, il padre Paolo Abbona, degli Oblati di Maria Vergine, Congregazione fondata dal ven. Pio Bruno Lanteri (1759-1830) che accompagnava una missione della Birmania a conoscere le organizzazioni militari europee, per poi impiantarle in terra birmana. Il missionario padre Abbona, propose allora al capitano Felice Prinetti, di recarsi in Birmania ad organizzare insieme ad altri ufficiali, l’esercito di quel Paese e segnatamente il Polverificio di Magdallé. Felice Prinetti accettò, ma con uno spirito missionario più che militare, infatti il 23 novembre 1873 lasciò l’esercito e il 15 dicembre domandò di entrare nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, la stessa di padre Abbona, entrando nel Noviziato di Nizza Marittima.
Il 1° gennaio 1874 ne indossò l’abito, il 16 gennaio 1875 fece la sua professione religiosa e il 23 dicembre 1876 venne ordinato sacerdote; era il terzo figlio dei Prinetti a diventarlo.
Ma il suo campo d’apostolato non fu la Birmania, che avrebbe voluto raggiungere al seguito di padre Abbona; invece i suoi superiori gli affidarono il compito d’insegnare matematica e fisica ai novizi di Nizza Marittima.
Il padre oblato Vincenzo Berchialla fu nel 1881 nominato arcivescovo di Cagliari e si scelse come segretario padre Felice Prinetti che lo seguì in Sardegna, dove fu un attivo collaboratore del vescovo, Rettore del Seminario, direttore dell’ufficio amministrativo, redattore del periodico cattolico “Il Risveglio”, confessore e direttore spirituale molto ricercato.
Venute meno le Suore Cottolenghine, che lavoravano nel Seminario, ebbe l’ispirazione di dare vita ad una congregazione religiosa femminile; donne riunite intorno ad una giovane vedova Eugenia Montisci, che volessero dedicarsi al servizio della Chiesa e del Signore.
Nacquero così il 20 settembre 1888 le “Figlie di S. Giuseppe”; per “consolare e aiutare ogni classe di persone e aprire il cuore e la porta possibilmente ad ogni pena e miseria che possa essere nel mondo”.
Dopo un anno, aprì una Casa a Genoni nella diocesi di Oristano e nel 1894 la Congregazione ebbe l’approvazione diocesana di Cagliari.
Dopo la morte di mons. Berchialla avvenuta il 13 ottobre 1892, il nuovo arcivescovo di Cagliari lo trattenne per qualche tempo nell’isola; poi subentrarono delle avversioni così aspre, come spesso capita ai santi, che consigliarono il suo rientro in Piemonte.
Il 19 dicembre 1894 giunse a Giaveno (Torino) come rettore degli aspiranti Oblati, ricoprì la carica fino al 1903; senza trascurare la guida delle sue suore che mantenne con le lettere e con le visite annuali; dal 1903 al 1906 resse la chiesa di S. Francesco d’Assisi in Torino.
Nel frattempo il vescovo di Oristano mons. Zunnui, il 24 ottobre 1895 confermò l’erezione canonica delle ‘Figlie di S. Giuseppe’ e così la Casa di Genoni divenne la loro Casa Madre.
Don Felice fu in questi delicati compiti un educatore dolce ed energico, uomo di fede e di scienza, confessore e guida di anime, sempre unito a Gesù, leggeva nell’intimo e compiva azioni che avevano del miracoloso.
Diceva: “Gesù è infinitamente buono. C’è tanto da fare per Lui, per salvargli le anime. Le forze mancano ma siamo beati perché crediamo e soffriamo per Lui”.
Nel settembre 1906 per le sue buone relazioni, fu invitato dal card. Pietro Maffi, ad aprire a Pisa, presso la chiesa di San Jacopo all’Orticaia o alle Piaggie, una Casa degli Oblati di Maria Vergine, di cui padre Felice ne divenne il direttore.
Per la sua intensa opera pastorale, il centro di Piaggie divenne un fulcro di vita spirituale; nonostante l’ambiente fosse pieno di anticlericali, anarchici, rossi, don Felice andando come al solito contro corrente, armato solo della carità di Cristo, iniziò la rigenerazione del borgo, tra attentati, incendi dolosi, colpi di pistola, sommosse.
Questa fase finale della sua operosa vita, lo vide impegnato in una faticosa e logorante spola, fra le sue suore rimaste sole in Sardegna e le opere pastorali d’avanguardia a Pisa.
Istituì, la Compagnia della S. Famiglia; il Circolo Aurora per la gioventù femminile, il Circolo Avvenire per gli uomini; la Biblioteca Circolante; la Cassa Malati; la Cassa depositi e prestiti; l’Unione agricola dei mezzadri; la Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli per i poveri, la Scuola di lavoro per le ragazze, l’Oratorio S. Tarcisio per i ragazzi, l’Associazione Maestri Cattolici, l’Associazione della Dottrina Cristiana, la Federazione Universitari cattolici, la Lega Cattolica del Lavoro per i ceramisti, ecc. 
Fece sorgere con il ven. Giuseppe Toniolo (1845-1918) una scuola di Sociologia, la prima in Italia; quando il cardinale Maffi andò in visita a San Jacopo, stentò a credere ai propri occhi, tanto fu la trasformazione di quel Borgo, grazie al suo proficuo e prolifico apostolato.
Scrisse anche varie opere di cui alcune pubblicate; venne colpito da un improvviso infarto il 5 maggio 1916 a Pisa, cadendo come un soldato sul campo.
La causa per la sua beatificazione, autorizzata il 26 febbraio 1982 è attualmente in avanzata fase finale.                Autore: Antonio Borrelli

 

 

Ricordatevi, o pietosissima Vergine Maria, che non si è mai inteso dire nel mondo, che alcuno ricorrendo alla vostra protezione, implorando il vostro aiuto, e chiedendo il vostro patrocinio, sia stato da Voi abbandonato. Animato da tale confidenza a Voi ricorro, o Madre, Vergine delle vergini, a Voi vengo, e con le lacrime agli occhi, peccatore pentito, mi prostro ai vostri piedi a domandare pietà. Non vogliate, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma benigna ascoltatemi ed esauditemi. Amen    ( San Bernardo)

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita!

Ore 11,00 in Santuario nella mani di padre Dave Nicgorski, Rettor Maggiore  OMV. Luca e Crhristian annunciano con grande gioia la loro professione perpetua dei voti religiosi.

"Il Signore completerà per me l’opera sua … Non abbandonare l’opera delle tue mani" Sal 137

Francesco si recherà  in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Fatima, in occasione del centenario delle Apparizioni della Beata Vergine Maria alla Cova da Iria. Lo ha reso noto la Sala Stampa vaticana. Accogliendo l’invito del Presidente della Repubblica e dei Vescovi portoghesi, il Papa sarà a Fatima dal 12 al 13 maggio 2017. Francesco, sarà il quarto Papa a visitare il Portogallo, dopo Paolo VI (13 maggio 1967), Giovanni Paolo II (12-15 maggio 1982; 10-13 maggio del 1991; 12-13 Maggio 2000) e Benedetto XVI (11-14 maggio 2010). Papa Francesco desidera visitare il santuario portoghese di Fatima nel maggio 2017 per commemorare il centenario delle apparizioni della Vergine. Nel logo ufficiale della visita di papa Francesco al Santuario di Fatima, compare il motto del viaggio papale: “Con Maria, pellegrino nella speranza e nella pace” e la corona del rosario a forma di un cuore. «Il pellegrinaggio di papa Francesco - spiega un comunicato diffuso dalla Sala stampa vaticana - è incentrato sul tema del Cuore Immacolato di Maria. Il disegno del cuore in doppia ellisse simmetrica e convergente rappresenta la purezza di Maria, e il suo svuotarsi di sé per riempirsi dell’Amore di Dio. Nel cuore, che mette in primo piano l’Amore misericordioso del Padre, è inclusa la croce, così da non tralasciare la sofferenza redentrice del Figlio». Nel logo compare inoltre il Rosario, preghiera richiesta esplicitamente dalla Madonna nelle apparizioni.

Qual è la comprensione di Papa Francesco del messaggio di Fatima, e perché la Madonna di Fatima sembra tanto importante per lui, come del resto lo è stata per i suoi due predecessori? I sorprendenti eventi avvenuti a Fatima nel maggio 1917 hanno avuto luogo mentre il mondo si immergeva nel XX secolo – un secolo che avrebbe visto due guerre mondiali, genocidi su vasta scala, l’invenzione della bomba atomica e la rapida affermazione di tecnologie che avrebbero trasformato il mondo e la razza umana. La visita del Papa a Fatima porta avanti il suo interesse e il suo coinvolgimento nei confronti degli eventi della località portoghese. Il suo pontificato è stato consacrato a Nostra Signora di Fatima il 13 maggio 2013 dal cardinale di Lisbona. Durante la cerimonia, il porporato ha pregato perché a Papa Francesco fosse dato «il dono del discernimento su come identificare le vie di rinnovamento per la Chiesa». Ha anche pregato che il Santo Padre fosse protetto «nelle difficili ore della sofferenza, in modo da poter superare, nella carità, le prove che il rinnovamento della Chiesa gli presenterà». Ciò è stato seguito cinque mesi dopo dalla consacrazione da parte di Papa Francesco del mondo a Nostra Signora di Fatima il 13 ottobre 2013. Quando ha celebrato la consacrazione a Nostra Signora di Fatima, Papa Francesco ha affermato: «La sua statua, venuta da Fatima, ci aiuta a sentire la sua presenza in mezzo a noi. C’è una realtà: Maria sempre ci porta a Gesù… Alla misericordia di Dio, lo sappiamo, nulla è impossibile! Anche i nodi più intricati si sciolgono con la sua grazia. E Maria, che con il suo ‘sì’ ha aperto la porta a Dio per sciogliere il nodo dell’antica disobbedienza, è la madre che con pazienza e tenerezza ci porta a Dio perché Egli sciolga i nodi della nostra anima con la sua misericordia di Padre».   Il 13 maggio 2016, la Chiesa celebra la memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Fatima. Papa Francesco lo ha ricordato all’Udienza Generale invitando tutti i fedeli «a moltiplicare i gesti quotidiani di venerazione e imitazione della Madre di Dio». Ed ha continuato: «Affidatele tutto ciò che siete, tutto ciò che avete, e così riuscirete ad essere uno strumento della misericordia e della tenerezza di Dio per i vostri familiari, i vostri vicini e amici». In particolare poi ai giovani ha raccomandato «la recita quotidiana del Rosario», così come chiesto dalla Vergine a Fatima; agli ammalati di «sentite Maria presente nell’ora della croce» e agli sposi novelli di pregarla perché non manchi mai nella loro casa «l’amore e il rispetto reciproco». Anche Francesco guarda con lo stesso interesse gli eventi di Fatima, e la sua visita confermerà ancora una volta, l'importanza sempre crescente che i Sommi Pontefici hanno dato a questo luogo, così legato alla vita e all'avvenire della Chiesa. Perciò, anche per Papa Francesco, Fatima è importantissima da un punto di vista pastorale, ma anche da un punto di vista dottrinale.

Da sottolienare che il 23 marzo 2017, il Papa – ricevendo in udienza il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei santi – ha firmato l’autorizzazione a promulgare i relativi decreti per la canonizzazione di Francesco e Giacinta Marto, i pastorelli che assieme a Lucia dos Santos (morta nel 2005) videro la Madonna a Fatima. Egli, infatti, ha così ufficialmente riconosciuto il miracolo attribuito all’intercessione di Francesco e Giacinta, morti rispettivamente il 4 aprile del 1919 e il 20 febbraio dell’anno successivo, quando avevano appena undici e dieci anni.

Infine, dopo aver confermato il suo pellegrinaggio alla Cova da Iria il 12 e 13 maggio 2017, in occasione del centenario delle apparizioni, nel Concistoro del 20 aprile 2017, il Pontefice ha anche confermato la canonizzazione dei due pastorelli per 13 maggio 2017 a Fatima.

Eletto papa il 19 aprile 2005, il 13 maggio seguente Benedetto XVI fu solennemente ricordato a Fatima dal cardinale patriarca di Lisbona, D. José da Cruz Policarpo, che nell'omelia del grande pellegrinaggio di quell'anno si espresse con queste parole: «Oggi sono qui per compiere una promessa fatta da me a Sua Santità Benedetto XVI. Quando, alla fine del Conclave, venne il mio turno per salutarlo e giurargli comunione e obbedienza, il Santo Padre mi prese le mani e mi parlò di Fatima. E io gli promisi, e lui me ne ringraziò. che il successivo 13 maggio sarei venuto a mettere ai piedi della Madonna il suo Pontificato» (VF. giugno 2005). Non sappiamo cosa il Papa può avere detto al cardinale patriarca di Lisbona affinché questi gli facesse tale promessa. Possiamo però supporre che, in quel momento di emozione, la presenza del patriarca gli avrà forse ricordato non tanto i clamori di movimenti estremisti contrari alla sua interpretazione del messaggio di Fatima, ma soprattutto le ore che Sua Eminenza vi aveva trascorso nel 1996, nel presiedere al pellegrinaggio internazionale dell'anniversario del 12 e 13 ottobre, al quale, nonostante il cattivo tempo, avevano partecipato più di 250.000 pellegrini. Nell'omelia pronunciata in quell'occasione, non furono molti i riferimenti a quanto avvenuto a Fatima, ma furono sufficienti perché l'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede esprimesse l'essenziale. Dopo aver evocato i due grandi segni Lourdes e Fatima, concluse: «Maria parla ai piccoli per mostrarci quanto è necessario sapere: cioè, prestare attenzione all'unico necessario [ ... ]: credere in Gesù Cristo, il benedetto frutto del suo ventre. Noi la ringraziamo per la sua presenza materna, come Madre Clementissima e Misericordiosa, qui, in questo posto, e in un modo così vivace ed espressivo» (VF. maggio 2005, 1).

In quell'occasione, i mezzi di comunicazione si mossero per sapere dal cardinale Ratzinger il motivo per cui non era stata rivelata la terza parte del segreto di Fatima che dagli anni Sessanta aveva acceso sempre pin la curiosità pubblica, sempre timorosa di profezie catastrofiche. A "Voz de Fatima" (novembre 1996) riassunse in due frasi le sue dichiarazioni. La prima fu a Radio Renascença: «La Madonna non provoca paura, non fa previsioni apocalittiche, ma conduce al Figlio e quindi all'essenziale». Successivamente, nel corso di una conferenza stampa, rispose che se la Santa Sede non rendeva pubblica la terza parte del segreto «era per evitare la trasformazione della fede in sensazionalismo. E questo corrisponde anche allo spirito del Segreto. La Madonna non vuole creare sensazione né rispondere alla curiosità umana. Il vero contenuto, sia della Rivelazione che del Segreto, e sempre lo stesso, e cioè l'invito alla conversione dei cuori alla fede, alla comunione con Cristo» (ivi, 4).

In effetti, la terza parte del segreto sarebbe stata resa pubblica nel giugno 2000, per decisione papale, come annunciato dal segretario di Stato Vaticano nel solenne contesto della beatificazione dei veggenti Francisco e Jacinta Marto: «Per consentire che i fedeli ricevano meglio il messaggio della Vergine di Fatima, il Papa ha affidato alla Congregazione per la Dottrina della Fede l'incarico di rendere pubblica la terza parte del "segreto", dopo aver preparato un adeguato commento». La pubblicazione sarebbe avvenuta nel mese successivo, proponendo il testo tanto atteso della terza parte e delle due precedenti, unitamente alla presentazione storica e al resoconto di un colloquio dell'allora segretario della Congregazione della Fede, poi segretario di Stato Vaticano, cardinal Bertone, con un "commento teologico" dell'allora prefetto della congregazione, poi Papa Benedetto XVI. Il sommo pontefice faceva riferimento a un colloquio avuto con Lucia, certamente nel 1996, e scrive: «Lei mi disse che le sembrava sempre più chiaro che l'obiettivo delle apparizioni era far aumentare sempre più la fede, nella speranza e nella carità; tutto aspirava soltanto a ciò».

Per l'alta considerazione che rivela nei confronti della veggente Lucia, per la profondità dell'interpretazione storico psicologica delle apparizioni in genere e per il commento autorizzato al segreto di Fatima, questa pubblicazione della Santa Sede, per mandato del Papa in persona e con un intervento del prefetto per la Dottrina della Fede, costituisce allo stesso tempo, e per il suo carattere singolare, una sorprendente apertura della Chiesa del Concilio Vaticano II alle rive1azioi particolari e una affermazione globale di autenticità della realtà di Fatima.

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Nel X anniversario della beatificazione di Francesco e Giacinta, Papa Benedetto XVI si è recato dall'11 al 14 maggio 2010 pellegrino al Santuario di Fatima. Nella sua omelia del 13 maggio sulla spianata del Santuario ha fatto la forte e impressionante dichiarazione: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162). Ed ha concluso: «Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre, il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in gruppi innumerevoli per l’intera superficie della terra, in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i quali si sono dedicati alla causa della solidarietà fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità». Qualche giorno prima, sull'aereo in volo da Roma a Lisbona, la mattina di martedì 11 maggio, gli era stato se il messaggio di Fatima può essere esteso, oltre che all'attentato a Giovanni Paolo II, anche ad altre sofferenze dei papi e alle sofferenze della Chiesa di oggi, scossa dai peccati degli abusi sessuali sui minori. Il papa ha risposto che «solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità che era per così dire 'vestita' in questa visione». In essa «sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano». In essa «si vede la necessità di una passione della Chiesa», predetta da Gesù fino alla fine dei tempi, che «naturalmente si riflette nella persona del papa». E così ha proseguito: «Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio è che non solo da fuori vengono attacchi al papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Questo lo vediamo sempre, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia». Il papa ha concluso ricordando che in ogni caso «il Signore è più forte del male e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna, della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia».

Da Papa emerito, infine, Benedetto XVI nel maggio 2015 è intervento per contestare alcune allusione sulla non completa rivelazione del segreto di Fatima. Alcuni articoli apparsi recentemente hanno riportato, infatti, dichiarazioni attribuite al prof. Ingo Dollinger, secondo cui, nel giugno 2000, l’allora cardinale Ratzinger, dopo la pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima, gli avrebbe confidato che tale pubblicazione non è stata completa. A tale proposito, il Papa emerito ha reso noto – attraverso la Sala Stampa vaticana - «di non aver mai parlato col prof. Dollinger circa Fatima» e afferma chiaramente che le esternazioni attribuite al prof. Dollinger su questo tema «sono pure invenzioni, assolutamente non vere» e conferma decisamente che «la pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima è completa».

[LUCIANO GUERRA, Benedetto XVI e Fatima, in MOREIRA C. A. - CRISTINO L., Enciclopedia di Fatima, Cantagalli, Siena 2010, pp. 69-71. Al testo è stato aggiunto un necessario completamento ricavato da diverse altre fonti]

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