Segreteria del Santuario

Segreteria del Santuario

«Fate questo in memoria di me».

Queste parole di Gesù Cristo, pronunciate nell’ultima cena con i suoi discepoli, continuano a risuonare nella storia della Chiesa e nel cuore del mondo. In esse nasce l’Eucaristia, ma nasce anche il sacerdozio: un dono che Dio affida all’umanità.

Il sacerdote è prima di tutto un uomo scelto tra gli uomini e per gli uomini. Porta nel cuore le gioie e le ferite del popolo, ascolta i silenzi, raccoglie le lacrime, condivide le speranze. La sua vita diventa un ponte tra il cielo e la terra, tra Dio e i fratelli.

Nel gesto semplice di spezzare il pane e di offrire il calice, il sacerdote rinnova ogni giorno il mistero dell’amore di Dio. Le sue mani, fragili e umane, diventano strumenti attraverso cui il Signore continua a donarsi al mondo. È un servizio nascosto e spesso silenzioso, fatto di fedeltà quotidiana, di preghiera, di ascolto, di presenza.

Il sacerdote conosce anche la fatica: la fatica delle notti di dubbio, delle incomprensioni, delle solitudini che talvolta accompagnano il suo cammino. Ma proprio in queste fragilità si manifesta la forza della chiamata ricevuta. Egli continua a dire “sì”, giorno dopo giorno, perché sa di non appartenere più solo a se stesso, ma a Dio e al suo popolo.

Ogni sacerdote è un segno vivente che l’amore di Dio non abbandona mai l’umanità. Nella celebrazione dell’Eucaristia, nella parola annunciata, nel perdono donato, nella vicinanza ai piccoli e ai sofferenti, egli ricorda al mondo che Dio è vicino.

Per questo oggi la Chiesa rende grazie: per il dono dell’Eucaristia e per il dono del sacerdozio. E prega perché ogni sacerdote possa essere sempre più testimone dell’amore di Cristo, servo della speranza e fratello per ogni uomo.

Perché dove c’è un sacerdote che spezza il pane della vita, lì continua a brillare la promessa di Dio per il mondo.

Entriamo nel Triduo Pasquale con l’animo pieno di riconoscenza verso il Signore Gesù.

In questi giorni santi si compie il progetto della nostra salvezza. Nella sua Passione, Gesù ha raccolto tutti i dolori del mondo: li ha purificati e santificati, restaurando nell’uomo quell’immagine che il peccato aveva deturpato.

Contemplando il suo amore sulla croce, affidiamo al Signore anche il nostro desiderio di pace: pace nei cuori, nelle famiglie e tra i popoli. Che la luce della sua Pasqua illumini il mondo e doni speranza a chi soffre e a chi vive nella paura.

Lasciamo che il suo sacrificio rinnovi i nostri cuori e ci renda strumenti di pace, di fraternità e di amore.

Entrando nella Settimana Santa ✝️, siamo invitati ad aprire il cuore al mistero più grande della fede: l’amore infinito di Dio per l’umanità.

Questa settimana, che culmina nella Pasqua, ci ricorda che il sacrificio di Gesù Cristo nasce da un amore totale, capace di donarsi fino alla croce per la salvezza di tutti.

È un tempo speciale di silenzio, preghiera e riflessione, in cui possiamo riscoprire la profondità della misericordia del Signore e lasciarci trasformare dal suo amore.

Che questa Settimana Santa sia per tutti noi un cammino di conversione, di speranza e di rinnovata fiducia, affinché il nostro cuore si apra sempre di più alla luce e alla gioia della Risurrezione.

Lunedi, Martedi, Mercoledi Santo - Sante Messe ore 8:30 - 10:00 - 18:00 - Rosario 17:30 

Domenica delle palme
Sante Messe - 9:00 - 10:15 - 12:00 - 17:00 - 19:00 -
Ore 10:15 - Benedizione degli ulivi davanti alla Capellina dei santi Francesco e Giacinta Marto e inizio processione
Giovedi Santo
Ore 10:00  - S.Messa del Crisma presieduta da S.E mons. Mauro Parmeggiani
Ore 18:00 - Santa Messa in Cena Domini
Segue Adorazione Eucaristica presso l’Altare della reposizione
Venerdi Santo
Ore 8:30 - Ufficio delle Letture e Lodi
Ore 16:00 - Via Crucis
Ore 17:00 - Celebrazione della Passione del Signore
Confessioni - 9:00/12:00 - 16:00/18:00
Sabato Santo
Ore 8:30 -  Ufficio delle Letture e Lodi
Ore 17:00 - L’Ora della Madre
Ore 22:00 - Solenne Veglia Pasquale
Confessioni - 9:00/12:00 - 16:00/18:00
Pasqua di Resurrezione
Sante Messe ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 17:00 - 19:00
Lunedi dell'Angelo
Sante Messe ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:00 - Rosario 17:30

 

 La storia della santità femminile nella tradizione cristiana è strettamente intrecciata con l’evoluzione della vita religiosa e delle istituzioni monastiche. Nei monasteri e negli ordini religiosi femminili, soprattutto tra il Medioevo e l’età moderna, la comunità era spesso articolata secondo una distinzione interna tra suore di coro e suore converse. Questa distinzione non rappresentava soltanto una differenza funzionale nella distribuzione dei compiti quotidiani, ma rifletteva anche profonde differenze sociali, culturali e spirituali.

Le suore di coro partecipavano pienamente alla liturgia monastica, in particolare alla recita dell’Ufficio divino, e spesso ricevevano una formazione religiosa e culturale più completa. Le suore converse, invece, svolgevano principalmente attività manuali e servizi domestici all’interno del monastero, contribuendo alla vita comunitaria attraverso il lavoro quotidiano.

Nonostante queste differenze strutturali, entrambe le categorie hanno generato figure di santità riconosciute dalla Chiesa. L’analisi di questa dinamica permette di comprendere meglio i modelli di spiritualità femminile e le modalità attraverso cui la santità è stata riconosciuta e trasmessa nella tradizione ecclesiale.

La struttura sociale dei monasteri femminili

 Nei monasteri medievali e moderni la distinzione tra suore di coro e converse era diffusa in numerosi ordini religiosi, tra cui benedettine, clarisse, domenicane e carmelitane. Tale divisione derivava da una combinazione di fattori sociali ed economici.

Le suore di coro erano generalmente religiose provenienti da famiglie socialmente più elevate. Per entrare in monastero era spesso richiesta una dote significativa, che contribuiva al sostentamento della comunità. Queste religiose partecipavano alla vita liturgica completa del monastero e potevano assumere ruoli di responsabilità, come quelli di badessa, priora o maestra delle novizie.

Le suore converse, al contrario, provenivano frequentemente da contesti sociali più modesti. Il loro ingresso richiedeva una dote minore e la loro vita religiosa era caratterizzata principalmente dal lavoro manuale. Le converse si occupavano di attività come la cucina, la lavanderia, l’orto, la portineria o l’assistenza pratica alla comunità.

Questa struttura rifletteva la stratificazione sociale delle società europee premoderne, nelle quali il monastero non era completamente separato dalle dinamiche sociali esterne. Tuttavia, dal punto di vista spirituale, entrambe le categorie erano chiamate alla stessa vocazione fondamentale: la ricerca della santità attraverso la consacrazione a Dio.

Le monache di coro e la santità contemplativa

Nel corso della storia della Chiesa, molte delle figure più influenti della spiritualità cristiana sono state monache di coro. La loro partecipazione alla liturgia e alla formazione teologica ha favorito la produzione di testi mistici e spirituali che hanno contribuito alla diffusione della loro fama di santità.

Tra gli esempi più significativi si può ricordare Chiara d'Assisi, fondatrice dell’Ordine delle Clarisse nel XIII secolo. La sua esperienza spirituale, caratterizzata da una forte dimensione contemplativa e da una radicale scelta di povertà evangelica, influenzò profondamente la spiritualità francescana femminile.

Un’altra figura di straordinaria importanza è Teresa d'Avila, riformatrice del Carmelo nel XVI secolo. Teresa sviluppò una teologia mistica profondamente originale, descritta nelle sue opere principali come Il castello interiore e Il libro della vita. La sua riforma dell’ordine carmelitano e il suo insegnamento spirituale le valsero il titolo di Dottore della Chiesa.

Allo stesso modo, la tradizione mistica europea annovera figure come Ildegarda di Bingen, badessa benedettina del XII secolo, teologa, compositrice e visionaria, e Maria Maddalena de' Pazzi, carmelitana fiorentina del XVI secolo nota per le sue intense esperienze mistiche.

Nel XIX secolo, la spiritualità contemplativa trova un’espressione particolarmente significativa nella figura di Teresa di Lisieux, carmelitana francese che elaborò la cosiddetta “piccola via”, una spiritualità fondata sulla fiducia totale nella misericordia divina e sulla santificazione attraverso i piccoli gesti quotidiani.

Queste figure testimoniano come la santità delle monache di coro sia stata spesso associata alla dimensione contemplativa, alla produzione di scritti spirituali e alla guida religiosa delle comunità monastiche.

La santità nascosta delle suore converse

Accanto alla tradizione contemplativa delle monache di coro esiste un’altra forma di santità, meno visibile ma altrettanto significativa: quella delle suore converse. La loro spiritualità si esprime principalmente attraverso il lavoro quotidiano, l’umiltà e il servizio.

Tra le figure più rappresentative di questo modello spirituale si può ricordare Crescenza Höss, cappuccina tedesca del XVII–XVIII secolo. Crescenza svolse il ruolo di portinaia del convento, trasformando un incarico apparentemente ordinario in un luogo di intensa carità e accoglienza verso i visitatori. Dal 1717, in qualità di maestra delle novizie, formò le giovani suore per una vita degna all'interno della comunità monastica.

Un altro esempio significativo è Margherita da Cortona, terziaria francescana del XIII secolo. Dopo una vita giovanile segnata da esperienze difficili, Margherita intraprese un percorso di conversione radicale, dedicandosi alla penitenza e all’assistenza dei poveri.

Analogamente, figure come Zita di Lucca e Germaine Cousin, pur non appartenendo formalmente alla vita monastica, rappresentano un modello di santità profondamente legato al lavoro umile e alla vita quotidiana.

La santità delle converse si distingue quindi per la sua dimensione concreta e nascosta. In molti casi queste religiose non lasciarono scritti spirituali né ricoprirono incarichi istituzionali, ma la loro testimonianza fu riconosciuta attraverso la memoria della comunità e la tradizione devozionale.

Un esempio particolarmente significativo di santità legata al ruolo di suora conversa è rappresentato da Faustina Kowalska, religiosa polacca del XX secolo.

Entrata nel 1925 nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, Faustina ricevette una formazione semplice e fu assegnata ai lavori domestici della comunità. Nel corso della sua vita religiosa svolse diverse mansioni, tra cui la cucina, il giardinaggio e il servizio alla portineria. Nonostante il suo ruolo umile, Faustina visse profonde esperienze mistiche che descrisse nel suo celebre Diario. In queste pagine ella racconta le visioni di Cristo misericordioso e la missione spirituale affidatale, che consisteva nel diffondere la fiducia nella misericordia divina. La spiritualità di Faustina diede origine alla devozione alla Divina Misericordia, una delle correnti spirituali più diffuse nella Chiesa contemporanea. La sua canonizzazione nel 2000, proclamata da Giovanni Paolo II, rappresenta un riconoscimento significativo della santità vissuta anche attraverso i ruoli più semplici della vita religiosa. Il caso di Faustina dimostra come la distinzione tra coro e conversazione non limiti la possibilità di una profonda esperienza mistica. Al contrario, la sua vita testimonia che la santità può emergere proprio nella dimensione più ordinaria della vita quotidiana.

Le monache di coro, grazie alla loro formazione e alla partecipazione alla vita liturgica e intellettuale del monastero, avevano maggiori possibilità di lasciare testimonianze scritte o di essere coinvolte in reti spirituali più ampie. I loro scritti mistici, le lettere e le biografie agiografiche contribuirono in modo significativo alla diffusione della loro fama di santità.

Le suore converse, invece, vivevano spesso una santità più discreta e meno documentata. La loro esperienza spirituale si esprimeva principalmente attraverso il lavoro e il servizio quotidiano, elementi che raramente producevano testimonianze scritte. Di conseguenza, molte di queste figure rimasero conosciute soprattutto all’interno delle loro comunità locali.

Negli ultimi decenni, tuttavia, la storiografia religiosa ha iniziato a valorizzare maggiormente queste forme di santità “ordinaria”, riconoscendo l’importanza della vita quotidiana e del lavoro manuale nella spiritualità cristiana.

Il superamento della distinzione dopo il Concilio Vaticano II

Un cambiamento significativo nella struttura della vita religiosa femminile si verificò nel XX secolo con il Concilio Vaticano II (1962–1965). Tra le numerose riforme promosse dal concilio vi fu anche una revisione delle strutture interne degli istituti religiosi, con l’obiettivo di recuperare una visione più evangelica e comunitaria della vita consacrata.

In particolare, il decreto Perfectae Caritatis, dedicato al rinnovamento della vita religiosa, incoraggiò gli istituti a rivedere le proprie costituzioni e le forme di organizzazione interna alla luce delle esigenze contemporanee e dello spirito originario dei fondatori. In questo contesto, molte congregazioni e ordini religiosi decisero di superare la tradizionale distinzione tra suore di coro e suore converse.

Questa distinzione, che per secoli aveva riflesso anche differenze sociali ed economiche tra le religiose, venne progressivamente abolita in favore di una maggiore uguaglianza tra tutte le membri della comunità. Le religiose furono riconosciute come partecipi della stessa vocazione e della stessa dignità all’interno della vita consacrata, indipendentemente dalle mansioni svolte.

Di conseguenza, negli istituti religiosi contemporanei non esiste più una separazione strutturale tra religiose dedicate principalmente alla liturgia e religiose impegnate nei lavori manuali. Tutte partecipano alla vita comunitaria, alla preghiera liturgica e alle diverse attività apostoliche secondo i carismi propri dell’istituto.

Questa evoluzione rappresenta un passaggio importante nella storia della vita religiosa femminile, poiché sottolinea come la santità e la vocazione alla vita consacrata non dipendano da una distinzione gerarchica di ruoli, ma dalla comune sequela di Cristo all’interno della comunità religiosa.

La distinzione tra suore di coro e suore converse rappresenta un elemento significativo per comprendere la storia della santità femminile. Essa riflette non solo l’organizzazione interna delle comunità monastiche, ma anche le diverse modalità attraverso cui la spiritualità cristiana si è espressa nella vita delle donne consacrate. Le monache di coro hanno spesso incarnato una santità contemplativa e teologica, caratterizzata dalla produzione di scritti spirituali e dalla guida delle comunità religiose. Le suore converse, invece, hanno rappresentato una santità più nascosta, fondata sull’umiltà, sul lavoro quotidiano e sul servizio.

La figura di Faustina Kowalska dimostra come queste due dimensioni possano convergere: pur essendo una suora conversa, ella visse un’esperienza mistica di grande profondità che ha avuto un impatto globale sulla spiritualità contemporanea.

In definitiva, la storia della santità femminile mostra che la vocazione alla santità non dipende dal ruolo sociale o dalle funzioni svolte all’interno della comunità religiosa. Essa può manifestarsi tanto nella contemplazione e nello studio quanto nella semplicità del lavoro quotidiano, rivelando la ricchezza e la pluralità delle forme attraverso cui la fede cristiana si è incarnata nella vita delle donne consacrate.

In tempi in cui nuove nubi minacciose sembrano addensarsi sopra il mondo, molti invocano la pace con manifestazioni, slogan e iniziative pubbliche. Ma la storia spirituale della Chiesa ci insegna una verità più profonda: la pace non nasce prima nelle piazze, ma nei cuori che si inginocchiano davanti a Dio. Lo dimostra in modo straordinario l'esperienza di Santa Faustina Kowalska, l'apostola della Divina Misericordia. Nel suo Diario racconta che Gesù le chiese di compiere un atto di potente intercessione: offrire durante la Santa Messa il Suo Preziosissimo Sangue e le Sue Sante Piaghe in espiazione dei peccati di una città.

Per giorni la santa pregò intensamente e offrì sacrifici. Era una supplica umile ma ardente, un grido di misericordia elevato al Cielo per un popolo minacciato dalla giustizia divina. Dopo sette giorni di questa intensa intercessione, Gesù le appare in una nube luminosa e le queste parole sorprendenti:  “Per causa tua benedico l'intero paese”.

Poi tracciò un grande segno di croce sulla Polonia, come segno di protezione e di misericordia. Questo episodio rivela una verità che attraversa tutta la tradizione cristiana: la preghiera di un'anima fedele può ottenere grazie immense per molti. Dio tiene conto della preghiera di chi intercede. La giustizia divina non è cieca: la misericordia può prevalere quando qualcuno si offre e implora perdono per gli altri.

Questa stessa logica soprannaturale appare chiaramente nel messaggio di Fátima. Nel 1917 la Vergine Maria apparve ai tre pastorelli —Lucia, Francesco, Giacinta, portando un messaggio che riguarda direttamente il destino delle nazioni. La Madonna non chiese proteste, né movimenti politici. Chiese invece tre cose semplici e radicali: La recita quotidiana del Rosario - la penitenza per i peccatori - la consacrazione al Suo Cuore Immacolato

Il motivo era chiaro: i peccati dell'umanità attirano castighi e guerre, ma Dio vuole salvare il mondo attraverso il Cuore Immacolato di Maria. Per questo la Vergine indicò la vera strada della pace: la conversione e la preghiera.

Questa verità è stata ricordata con forza anche da Giovanni Paolo II, il Papa profondamente legato a Fatima, che insegnava:  “Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono”.  Con queste parole indicava che la pace autentica nasce dalla conversione del cuore e dalla misericordia, non soltanto da accordi politici. Lo stesso Papa affermò anche:  “La guerra è sempre una sconfitta dell'umanità”.

Per lui la pace non era semplicemente un equilibrio tra forze contrapposte, ma un dono che nasce quando l'uomo torna a Dio e riconosce la dignità di ogni persona. Oggi molti credono che Bastino dichiarazioni, manifestazioni o appelli pubblici per fermare la violenza del mondo. Eppure la storia dimostra che spesso queste iniziative finiscono per alimentare nuove tensioni o addirittura episodi di violenza.

La pace non può nascere soltanto da decisioni umane, perché la radice delle guerre è nel cuore dell'uomo ferito dal peccato.

Per questo il Cielo ha indicato un'altra via: non la via del rumore, ma la via dell'umiltà.

La via di chi si inginocchia.
La via di chi prega.
La via di chi implora misericordia.

È questa la grande lezione che unisce Fatima e l'esperienza mistica di Santa Faustina: una sola anima che prega può cambiare il destino di una città, di una nazione, persino del mondo.

Davanti alle nubi che minacciano la pace, la risposta più potente non è gridare nelle piazze, ma inginocchiarsi davanti a Dio e chiedere pietà. Come ricordava ancora Giovanni Paolo II:  “La pace è un dono di Dio affidato alla responsabilità degli uomini.”

E soprattutto aiuto chiedere alla Madre che il Cielo ci ha dato. Perché, come promette la Madonna a Fatima, quando gli uomini torneranno alla preghiera e alla conversione, la storia non sarà più dominata dalla paura.

Alla fine — assicurò la Vergine —  il Suo Cuore Immacolato trionferà.

Il 4 marzo, le Chiese in Italia pregheranno per affidare a Dio “il grido dei popoli feriti dalla guerra, le nostre paure e le nostre resistenze, perché la sua presenza disarmi i cuori e apra vie di fraternità”, perché i responsabili delle Nazioni “non cedano alla tentazione della violenza e del dominio, ma scelgano il disarmo dei cuori e delle armi e si impegnino a promuovere la giustizia e il dialogo” e perché le terre ferite dalla violenza “tornino a rinverdire nella vita e nella concordia”. Aderendo all’iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), anche quest’anno le comunità ecclesiali si uniranno nella Messa per le vittime della guerra e invocare una pace “disarmata e disarmante” in Ucraina, Terra Santa e in tutto il mondo. Per l’occasione, l’Ufficio Liturgico Nazionale ha predisposto uno schema per la celebrazione e per l’adorazione eucaristica.

Santa Messa ore 8:30 - 10:00 - 17:30
Adorazione Eucaristica 10:30
Rosario per la pace ore 17:00

Passando vide un uomo cieco dalla nascita  e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?».  Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.  Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.  Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6 Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?».  Alcuni dicevano: «E' lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose: «Non lo so».

11 Marzo ore 21,00 - Padre Michele Babuin omv
Parrocchia Santa Maria del popolo Villalba

Nel silenzio della Quaresima risuona una voce dolce e forte:  “Ritornate a Me con tutto il cuore”.

-È il tempo favorevole.
-È l’ora della grazia.
-È il momento di lasciar cadere ciò che appesantisce l’anima e di tornare alla sorgente viva che è Cristo.

Ti invitiamo a partecipare alla Catechesi Quaresimale, un cammino di luce nel deserto, un incontro profondo con il Signore che chiama ciascuno per nome. Non sarà solo un ascolto, ma un’esperienza di preghiera, di silenzio, di conversione, di misericordia.

In questo tempo santo vogliamo:

-Sostare ai piedi della Croce,
-Riscoprire la bellezza del perdono,
-Riaccendere la fiamma della fede,
-Lasciarci trasformare dall’Amore che salva.

La Quaresima non è tristezza, ma ritorno. Non è rinuncia sterile, ma spazio per Dio. Non è peso, ma promessa di Risurrezione.

Vieni!

Il Signore ti attende. Il tuo cuore è fatto per Lui.

Catechesi di Quaresima ore 16,00 - Padre Michele Babuin omv

 

Venerdì 20 febbraio il Santuario ha vissuto una giornata di grazia e di festa, accogliendo con gioia i ragazzi della Scuola Sacro Cuore di Tivoli proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica dei santi pastorelli di Fatima, Francesco Marto e Giacinta Marto .

La data del 20 febbraio non è casuale: ricorda il giorno in cui Giacinta tornò alla Casa del Padre nel 1920, offrendo le sue sofferenze per la conversione dei peccatori, per la pace e per il Santo Padre. Celebrare questa festa insieme a tanti bambini e ragazzi ha reso l'esperienza ancora più intensa e significativa, quasi un incontro speciale tra coetanei, separati dal tempo ma uniti dalla stessa chiamata alla santità.

Dopo diversi giorni di pioggia, il sole è tornato a splendere proprio in quella mattina di festa, come a voler accompagnare con la sua luce la gioia dei giovani pellegrini. Accompagnati dai docenti e dalle suore Salesiane Oblate del Sacro Cuore, i ragazzi sono stati accolti calorosamente dalle suore del Santuario in un clima di semplicità e familiarità.

La giornata si è aperta con un momento di preghiera, per affidare al Signore il cammino che ciascuno stava per vivere. Successivamente i ragazzi sono stati suddivisi in due gruppi, grandi e piccini, per poter approfondire la figura dei pastorelli con modalità adatte alla loro età. A guidarli con entusiasmo e dedizione sono state suor Maria, suor Melissa, suor Giustina e suor Mattea, che con creatività hanno saputo rendere viva la testimonianza dei piccoli santi.

Attraverso racconti, video, giochi interattivi e momenti di dialogo, i partecipanti hanno scoperto la forza straordinaria di una fede vissuta nella quotidianità. Francesco, con il suo amore silenzioso per Gesù nascosto, e Giacinta, con il suo cuore ardente e missionario, hanno parlato ai cuori dei ragazzi in modo sorprendentemente attuale. Non sono mancati momenti di silenzio e raccoglimento davanti al Signore, nei quali ciascuno ha potuto riflettere su come anche oggi sia possibile scegliere il bene, la preghiera e l'offerta.

In un tempo in cui spesso vengono proposti modelli superficiali e fragili, l'incontro con questi piccoli grandi santi ha offerto ai ragazzi un esempio luminoso di autenticità, coraggio e amore vero. Molti hanno espresso stupore nel vedere come due bambini, simili a loro per età e vita quotidiana, hanno saputo rispondere con tanta generosità alla chiamata di Dio.

Dopo il pranzo al sacco, condiviso in un clima di amicizia e semplicità, la festa è proseguita all'aperto con giochi organizzati dalle suore. Risate, entusiasmo e spirito di squadra hanno riempito il cortile del Santuario, trasformandolo in uno spazio di fraternità gioiosa. Non è mancato il tempo per fotografie, saluti e un ultimo momento di ringraziamento.

I ragazzi sono ripartiti con il cuore colmo di gioia, portando con sé non soltanto il ricordo di una bella giornata, ma soprattutto il desiderio di imitare, nella propria vita quotidiana, l'esempio dei santi Francesco e Giacinta: imparare ad amare Gesù, a pregare con semplicità e a trasformare anche i piccoli sacrifici di ogni giorno in un dono prezioso.

20 febbraio 2026 festa dei pastorelli 5

 

Mi chiamo sr Veronica Anderson, sono nata nel 1961, in Michigan, negli Stati Uniti. Sono la seconda di otto figli e sono cresciuta in una famiglia semplice, dove la vita era accolta come un dono e dove si respirava fiducia nel disegno di Dio. I miei genitori ci hanno insegnato che per ciascuno esiste un progetto unico, “fatto su misura”, e che la vera meta non è il successo o la realizzazione personale, ma la vita eterna.

Il mio “sì” è arrivato al terzo anno delle scuole superiori. Non è stato un fulmine a ciel sereno, ma una chiamata che è cresciuta piano, nel silenzio, nella preghiera, sotto lo sguardo materno della Vergine Maria. A Lei ho sempre affidato tutto. La nostra parrocchia era dedicata proprio a Maria e fin da piccoli avevamo imparato a consegnarle la nostra vita. Senza quasi accorgermene, stava preparando il mio cuore.

Ho conosciuto le Oblate di Maria Vergine di Fatima durante un viaggio in Italia, in occasione dell'ingresso in noviziato della mia migliore amica. Ricordo ancora quella visita. Non furono grandi discorsi a convincermi, ma la gioia semplice e luminosa che vedevo nei loro volti. Dentro di me sentii qualcosa di profondo: era lì che il Signore mi stava aspettando.

A dire il vero, non avevo mai pensato di lasciare il mio Paese. Gli Stati Uniti sono immensi e mi sembrava che ci fosse spazio anche lì per realizzare la mia vocazione. E poi c'era un piccolo sogno nel cassetto: attraversare l'America in sella a una grande moto, sentendo il vento sul viso e la strada davanti a me. Il Signore, però, aveva preparato per me un'avventura diversa. Non una moto, ma un aereo. Non le autostrade americane, ma le strade di un Paese lontano.

Sono entrata in convento prima di compiere diciannove anni. Il cambiamento non è stato sempre facile: una nuova lingua, un nuovo cibo, una cultura diversa. Ma ho imparato ad affrontare tutto un passo alla volta. Dentro di me c'era un ritmo profondo, la certezza di essere nel posto giusto. Quando sai che il Signore ti vuole lì, anche le difficoltà diventano parte del cammino.

Dopo la Professione religiosa, il 13 ottobre 1982, sono stata inviata a Rocca di Papa. Da allora la mia vita è stata un susseguirsi di comunità, volti, storie: Chiavari, la Sicilia, Castelfiorentino con la sua Casa di Riposo, Larderello, Morimondo, Certaldo... In ogni luogo ho ricevuto molto più di quanto abbia dato. Ogni persona incontrata è stata un dono e una piccola rivelazione dell'amore di Dio.

Col tempo ho capito che la fede non è una linea retta. Da giovane pensavo fosse come una scuola: impari, cresci, superi le prove e poi tutto procede ordinatamente. Invece è un cammino vivo, fatto di salite e discese, di slanci e di stanchezze, di luce e di ombra. A volte si corre, a volte si zoppica, a volte ci si ferma. Ma il Signore non smette mai di camminare accanto.

Ho imparato che al centro non ci sono le mie capacità, ma la sua fedeltà. Non la mia forza, ma la sua grazia. Non il mio merito, ma la sua misericordia.

Essere missionaria, per me, non significa prima di tutto partire per terre lontane. Significa prendere sul serio la fede, custodirla come la perla preziosa per cui vale la pena lasciare tutto, e desiderare che anche altri possano scoprirla. Con il Battesimo, tutti siamo inviati. Tutti possiamo essere missionari nel quotidiano.

Porto nel cuore un episodio che non dimenticherò mai. Un giorno, mentre camminavo per le strade di Cecina, una signora mi fermò e mi disse: «Dammi una parola di speranza. Oggi è una brutta giornata e ne ho bisogno». In quel momento ho sentito tutta la responsabilità e la bellezza della mia vocazione. Non mi chiedeva una frase consolatoria. Mi chiedeva la speranza vera. Mi chiedeva Gesù.

E ho capito ancora una volta che la missione è questa: offrire Gesù con semplicità, attraverso un sorriso, una presenza, una parola detta al momento giusto. Essere pronti, come dice san Pietro, “a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi”.

Il mio “sì” ha attraversato un oceano, ma ogni giorno continua a rinnovarsi nei piccoli passi della fedeltà. E se tornassi indietro, direi ancora sì. Con gratitudine. Con fiducia. Con gioia. 

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