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Storie di ordinaria bellezza che fanno bene al cuore.

Viviamo in un tempo in cui le notizie negative sembrano occupare ogni spazio: violenza, egoismo, polemiche, divisioni. Eppure, accanto a tutto questo, esiste un bene silenzioso che continua a crescere ogni giorno, lontano dai riflettori. Un bene concreto, fatto di mani che aiutano, di ascolto, di sacrificio e di amore donato senza chiedere nulla in cambio.

Sono le “storie di ordinaria bellezza”, quelle che raramente fanno notizia ma che cambiano davvero la vita delle persone.

Tra queste vi sono le esperienze di tante case famiglia gestite da religiose, come la Casa Famiglia “Teresa Verzieri” e Casa “Madre Margherita”, che hanno avuto inizio ben 25 anni fa. Un progetto nato da una bellissima intuizione dello Spirito Santo e realizzato grazie a persone che si sono lasciate guidare e plasmare dal suo Soffio. Un progetto di fraternità Intercongregazionale tra le Figlie del Sacro Cuore e le Serve di Maria Riparatrice che oggi, nel celebrare il 25° anniversario dell’apertura, ripercorre tutte le tappe di un cammino in cui non si può fare altro che rendere gloria a Dio.

Una fraternità dove il Vangelo si traduce ogni giorno in accoglienza, cura e maternità spirituale. Viene allora spontaneo domandarsi: che cosa farebbe oggi la nostra società senza il volontariato? Senza la presenza discreta di tante religiose che nel nascondimento, dedicano la loro vita agli ultimi, ai fragili, ai bambini, alle famiglie ferite?
Sono donne che non cercano applausi. Non fanno rumore. Eppure costruiscono il futuro. Operano come il seme evangelico: piccolo, nascosto, quasi invisibile agli occhi del mondo, ma capace di crescere e portare frutto. Ogni gesto di cura, ogni notte passata accanto a un bambino malato, ogni parola di conforto donata a una madre in difficoltà diventa un pezzo di speranza restituito all’umanità.

Ha profondamente commosso la testimonianza di una mamma accolta nella casa famiglia, ascoltata durante la celebrazione del 25° anniversario dell’apertura: «Le suore hanno accudito i nostri figli come fossero i loro. Oggi lavoro e mio figlio sta per ottenere il diploma di maturità.» In poche parole è racchiuso un mondo intero: il sacrificio, la dedizione, la pazienza, ma soprattutto l’amore autentico che sa rialzare una vita.

C’è un proverbio che dice: “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.”

Ed è vero. Le opere di bene spesso crescono nel silenzio. Non fanno scandalo, non attirano titoli sensazionalistici, non alimentano polemiche. Ma proprio per questo rischiano di passare inosservate. E allora forse dovremmo imparare a raccontare di più queste storie luminose. Perché il bene genera bene. Perché una testimonianza autentica può riaccendere la speranza in chi è scoraggiato. Perché vedere persone che si spendono per gli altri ci ricorda che l’umanità non è perduta. Abbiamo bisogno di nutrire il cuore con esempi belli, veri, concreti. Non per ignorare il male presente nel mondo, ma per non permettergli di avere l’ultima parola.

“Rimotivare la speranza” e Lavorare con quello che c'è. Come a Cana Gesù trasforma l'acqua in vino un’acqua che probabilmente serviva per le abluzioni. Ecco lavorare con ciò che c'è per rimotivarsi nella speranza. (sr Luisa). E allora la speranza si rimotiva non guardando a ciò che abbiamo perso, ma lasciando che Cristo trasformi ciò che abbiamo ancora.

Che bella la vita insieme nel prato, è proprio un bel dono che ci viene dato! Dicevano i bruchi ed eran felici di vivere insieme, di essere amici. “Che strano, però, ne manca uno, dite, l’ha visto per caso qualcuno?” “Stamane l’ho visto, saliva uno stelo, magari voleva toccare il cielo!”  Son tristi i bruchini, han perso un amico, ma voi ascoltate quel che ora vi dico: è tutto normale, così deve andare, c’è una farfalla che ha preso a volare! (Germana Bruno)

 Dietro le mura di tante case famiglia, conventi e opere silenziose, esiste una foresta che continua a crescere: è la foresta della carità, della fede vissuta, dell’amore donato senza interesse. A tutte le religiose che operano nel nascondimento, spesso non comprese e talvolta persino criticate, va un grazie sincero e profondo. Grazie perché continuate a custodire vite, ad asciugare lacrime, a donare dignità e speranza. Il mondo forse non vi applaude abbastanza. Ma il bene che seminate ogni giorno parla da sé.

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