Segreteria del Santuario
“Nella stalla c’è un mistero che nessuna epoca può spegnere”
In una società invasa da immagini violente, provocatorie o apertamente offensive — spesso accettate come “normali” in nome della libertà di espressione — «È paradossale scoprire che proprio il presepe — la rappresentazione più mite, disarmata e pacifica che l'umanità abbia mai prodotto — sia ciò che oggi suscita fastidio.»
Non ci si scandalizza più di nulla: violenza ovunque, trash elevato a spettacolo, volgarità spacciata per libertà, immagini degradanti in ogni angolo dei social. Tutto permesso, tutto normale.
Poi arriva dicembre… e all'improvviso il problema diventa il PRESEPE.
Proprio lui: una mangiatoia, una madre, un padre, un neonato. Niente sangue, niente odio, niente provocazioni. Eppure — incredibile — c'è chi si agita, chi dice che “disturba”, che è “troppo religioso”, che “non è inclusivo”. Si contesta una scena fatta di una madre, un padre e un bambino appena nato, circondati da pastori e animali. Una scena che, per sua natura, non offende nessuno.
Perché?
Perché il presepe non è solo un'immagine: è un messaggio.
E spesso non dà fastidio l'oggetto, ma il significato:
Ricorda la sacralità della vita nascente;
Mostra un Dio che sceglie la povertà;
Parla di famiglia, di umiltà e di pace;
Interrompe — anche solo per un istante — il rumore del mondo.
Il paradosso è proprio questo: accettiamo qualsiasi cosa, tranne ciò che parla di amore, di radici e di senso. In un mare di violenza e oscenità, l'unica immagine che disturba è quella che ricorda che siamo ancora umani. Tutto il resto va bene. Il presepe, invece, “ è troppo”. E forse proprio per questo è così necessario.
La nostra epoca sopporta tutto tranne ciò che invita a fermarsi, riflettere e recuperare il senso, ma è il presepe che diventa “scomodo”.
-Non perché sia violento, ma perché è troppo umano.
-Non perché dividere, ma perché unisce.
-Non perché offende, ma perché ricorda ciò che molti preferirebbero dimenticare: Che la fragilità è più forte del potere, e la luce più forte delle tenebre.
«Quando la Notte Attende il Giorno: L’Appello Santo dell’Avvento»
Il tempo santo dell’Avvento si apre come una porta maestosa sulla venuta del Signore, invitando i credenti a sollevare lo sguardo e a ridestare l’attesa nei loro cuori. La Chiesa proclama con voce ferma che questo è il tempo della vigilanza, della purificazione interiore, del ritorno alla speranza che illumina ogni oscurità.
Nelle settimane in cui la notte avanza, più potente risuona la voce dei profeti: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.” Questa parola non appartiene al passato: continua a chiamare, a interpellare, a scuotere. Chiede silenzio e ascolto, chiede coraggio e decisione, chiede di permettere alla grazia di trasformare ciò che è arido in terra feconda.
L’Avvento invita ogni credente a vivere con cuore desto e ardente, ad aprire spazi di luce dove regna la stanchezza, a lasciare che la venuta del Signore raggiunga le zone più fragili dell’esistenza. Egli giunge come pace che placa i turbamenti, come luce che non conosce tramonto, come forza che rialza e rinnova.
In questo tempo benedetto, i figli della Chiesa sono chiamati a essere sentinelle del mattino: uomini e donne che non cedono alla rassegnazione, ma conservano la fiamma viva della speranza. La preghiera più attenta, la carità più concreta, la conversione sincera dei cuori diventano lampade che rischiarano la notte del mondo.
Così il Natale non rimarrà semplice ricordo, ma sarà irruzione viva della grazia; non gesto convenzionale, ma nascita di Dio nella trama dei giorni.
Il Signore bussa ancora una volta alla porta del nostro cuore.
Viene in silenzio, senza clamore, e cerca un luogo dove poter nascere: non chiede perfezione, ma cuori puri, sinceri, onesti.
Cuori che non si lasciano indurire dal rancore,
che non custodiscono odio ma desiderio di pace.
Cuori che, pur feriti, scelgono di ricominciare;
cuori che sanno vedere il bene, anche quando tutto sembra buio.
Il Signore viene per costruire con noi ciò che da soli non riusciamo a fare:
viene per portare luce dove c’è fatica,
per rialzare chi non ha più forza,
per far germogliare speranza laddove sembra impossibile.
Questo Avvento sia il tempo in cui impariamo ad essere artigiani di pace,
portatori di un sorriso, di un gesto buono, di una parola che risana.
Perché ogni atto di amore che scegliamo
diventa una piccola culla dove Cristo può nascere ancora.
Sia dunque l’Avvento un cammino di luce: un tempo in cui il popolo di Dio si dispone, con cuore puro e passo sicuro, ad accogliere Colui che viene a salvare la terra.
Un disegno divino rivelato a Fatima - «Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato»
-«Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere ed amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio, e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono» (1) (la Madonna a Lucia, 13 Giugno).
-«Non ti scoraggiare, Io non ti abbandonerò mai. Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio» (2) (la Madonna a Lucia, 13 Giugno).
-«Avete visto l’inferno, dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace. La guerra sta per finire, ma se non cessano di offendere il Signore, nel regno di Pio XI, ne incomincerà un’altra peggiore» (3) (la Madonna ai Pastorelli, Seconda parte del Segreto, 13 Luglio).
-«Per impedire ciò (la guerra), verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà pace. Altrimenti diffonderà nel mondo i suoi errori suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa; molti buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire; varie nazioni saranno annientate; infine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà e sarà concesso al mondo un periodo di pace» (4) (la Madonna ai Pastorelli, Seconda parte del Segreto, 13 Luglio).
La via mariana della misericordia e della salvezza
Le parole rivolte dalla Madonna a Lucia il 13 giugno 1917 — «Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato» — non sono un semplice invito alla pietà, ma una rivelazione del volere salvifico di Dio.
San Giovanni Paolo II, interprete profondo del messaggio di Fatima, affermò: «Il messaggio di Fatima è un richiamo alla conversione e alla penitenza, un richiamo alla verità dell’amore di Dio rivelato nel Cuore Immacolato di Maria» (Omelia, Fatima, 13 maggio 1982).
La volontà divina di diffondere questa devozione indica la scelta di Maria come via privilegiata per condurre l’umanità alla salvezza e alla pace.
Il Cuore Immacolato: specchio del Cuore di Cristo
Il Cuore di Maria è Immacolato non solo perché preservato dal peccato, ma perché interamente conformato al Cuore di Cristo. San Giovanni Eudes, apostolo della devozione ai cuori di Gesù e Maria, scrive: «I Cuori di Gesù e di Maria sono così uniti che non vi è in uno pensiero che non sia anche nell’altro».
Nella spiritualità della Chiesa, il Cuore Immacolato è:
Pienezza di grazia (Lc 1,28),
Docilità perfetta allo Spirito,
Partecipazione alla compassione redentrice del Figlio.
Papa Benedetto XVI, riflettendo su Fatima, ha spiegato: «Il Cuore Immacolato di Maria è più forte delle armi e dell’odio. In esso risplende la vittoria dell’amore» (Angelus, 13 maggio 2010). La devozione al Cuore Immacolato conduce sempre al Cuore del Redentore, perché Maria non trattiene nulla per sé: tutto in Lei è riferimento a Cristo.
Una devozione di riparazione: il mistero della misericordia
La Madonna, a Fatima, parla di riparazione per i peccati che offendono Dio e la sua Madre. Il Cuore Immacolato ferito dagli oltraggi non chiede vendetta, ma conversione. Nella visione cristiana, riparare significa partecipare all’amore che “sana” il male. Papa Pio XII, che consacrò il mondo al Cuore Immacolato nel 1942, descrisse così questa devozione: «Il Cuore Immacolato è un rifugio sicurissimo e il cammino che conduce a Dio» (Lettera apostolica).
La pratica dei primi cinque sabati del mese, richiesta dalla Madonna, è un itinerario di:
Confessione e purificazione,
Comunione riparatrice,
Meditazione sui misteri del Rosario.
Unione al Cuore di Maria che intercede per i peccatori.
È, come disse Lucia, «il mezzo con cui Dio vuole donare la pace al mondo». Il Cuore Immacolato e la pace del mondo: una prospettiva profetica. Il nesso tra conversione e pace è centrale nel messaggio di Fatima. Maria mostra che la radice dei conflitti è il rifiuto di Dio e che la vera pace nasce dalla trasformazione del cuore umano. San Giovanni Paolo II, nella sua profonda meditazione mariana, affermò: «Alla luce del Cuore Immacolato si comprende il senso della storia: dove aumenta il peccato, sovrabbonda la grazia» (TotusTuus, 1984).
Per questo la consacrazione al Cuore Immacolato — personale, familiare, parrocchiale e nazionale, ha un valore più che simbolico: sono atti profondamente teologici, nei quali la Chiesa si affida alla maternità spirituale di Maria.
Il “trionfo” promesso del Cuore Immacolato, come spiegava Benedetto XVI, «non è un evento magico, ma la vittoria dell’amore sulla potenza del male» (Omelia, Fatima, 13 maggio 2010).
Attualità di una devozione per il nostro tempo
Il nostro mondo, segnato da individualismo e smarrimento spirituale, ha bisogno di un “cuore nuovo”. La devozione al Cuore Immacolato è una via di guarigione interiore, perché:
Ricorda la bellezza della purezza,
Chiama a una fede incarnata nella preghiera,
Invita alla misericordia attiva,
Rende il cristiano un intercessore per i fratelli.
San Massimiliano Kolbe, grande apostolo della Vergine, scriveva: «Consacrarsi all’Immacolata significa diventare Suoi, totalmente. E questo trasforma tutto» (Scritti, 1326).
Chi si affida a Maria entra nella sua scuola: una scuola di silenzio, di umiltà, di amore che si dona. Non è una pratica devozionale secondaria, ma un cammino profondamente teologico verso il mistero della misericordia di Dio. È la risposta materna del Cielo alle ferite del nostro tempo; è la via che conduce alla conversione, alla pace e alla speranza. Nel Cuore di Maria, il Vangelo diventa esperienza viva, e l’uomo scopre che la santità non è lontana, ma vicina. A Fatima risuona ancora la promessa che sostiene la Chiesa nei momenti difficili:
«Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!»
Una promessa che è profezia, e una profezia che è già in atto ogni volta che un’anima si lascia avvolgere dalla luce del Cuore Immacolato.
Oggi, in un tempo segnato da indifferenza spirituale, egoismo e perdita del senso del sacro, la devozione al Cuore Immacolato risuona come un appello alla purificazione interiore e alla speranza. Maria non chiede sentimentalismo, ma conversione profonda: chiede cuori docili, disponibili all’amore e alla riparazione, pronti a rispondere al male con il bene, alla freddezza del mondo con la fiamma della carità. La sua presenza materna continua a operare silenziosamente nella Chiesa: là dove l’uomo si apre al suo Cuore, la grazia rifiorisce e la pace si ricompone.
Affidarsi al Cuore purissimo di Maria è una via sicura e luminosa per il nostro tempo.
Attraverso di essa, Dio stesso offre all’umanità un rifugio di misericordia e una scuola di santità.
Onorare il Cuore Immacolato significa accogliere il disegno di Dio, lasciarsi formare dall’amore materno di Maria, e partecipare al suo compito di salvezza.
Nel suo Cuore, l’uomo ritrova il senso della propria esistenza: amare Dio e farlo amare. E nella sua promessa che ancora risuona in tutto il mondo — la Chiesa intera riconosce la certezza della vittoria del bene, sigillo della misericordia divina che tutto abbraccia e tutto trasfigura.
Avvento 2025 - Il nostro "eccomi" dal profondo di un cuore umile
Nel silenzio dell'Attesa, un Cuore dice: Eccomi!
Il tempo di Avvento ci avvolge in un'atmosfera di attesa e preparazione, un periodo benedetto in cui il rumore del mondo si attutisce per fare spazio all'ascolto interiore. È in questo silenzio che risuona, potente e discreta, una Parola di speranza, e un Cuore, quello di Maria, risponde con un "Eccomi!" pieno di fede e di abbandono.
L'Avvento, infatti, è la celebrazione dell'attesa di un popolo intero che da secoli anela alla salvezza, ma trova il suo culmine nel "sì" umile e totale di una giovane donna di Nazaret. Il suo "Eccomi" non è una semplice parola, ma un atto di completa disponibilità al piano divino. In lei, l'attesa secolare dell'umanità trova una risposta concreta e la promessa di Dio si fa carne.
Ore 16.00 Momento di preghiera introduttiva
Catechesi - Padre Michele Babuin omv
Condivisione
Agape fraterna
“Sinodalità: la via della comunione che nasce dall’ascolto”
Il termine viene dal greco syn-hodos, cioè “camminare insieme”. Significa che tutti i membri della Chiesa — laici, religiosi, sacerdoti e vescovi — sono chiamati a partecipare attivamente al discernimento, alla missione e alla vita della comunità ecclesiale.
Non si tratta quindi di una “democrazia ecclesiale” (come qualcuno teme), ma di riscoprire che lo Spirito Santo parla in ciascun battezzato e che la Chiesa cresce quando si ascolta reciprocamente, camminando uniti verso la volontà di Dio.
Papa Francesco lo ha espresso così: “La sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio.”
Cosa comporta concretamente
Ascolto reciproco: significa che ogni voce, anche quella più semplice o marginale, ha valore davanti a Dio.
Discernimento comune: non si decide per maggioranza, ma si cerca insieme la luce dello Spirito.
Corresponsabilità: tutti sono chiamati a portare il proprio dono al servizio della missione.
Conversione del cuore: per camminare insieme, bisogna superare l’autosufficienza, l’indifferenza e la paura del cambiamento.
La paura di perdere qualcosa
È vero: di fronte alla sinodalità molti temono di perdere il proprio ruolo, il proprio potere, le proprie sicurezze. È una reazione umana.
Ma il Vangelo stesso mostra che ogni passo di rinnovamento comporta una certa “perdita”: “Chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per me la troverà” (Mt 16,25).
La sinodalità non chiede di rinunciare alla verità o alla tradizione, ma di purificare le strutture e gli atteggiamenti per lasciare più spazio allo Spirito. In fondo, è un invito a fidarsi di Dio più che delle proprie abitudini.
..Per questo c’è bisogno di grande ascolto. Ascolto di Dio, nella preghiera, nella liturgia, nell’esercizio spirituale; ascolto delle comunità ecclesiali nel confronto e nel dibattito sulle esperienze (perché è sulle esperienze che si può far discernimento e non sulle idee); ascolto del mondo, perché Dio vi è sempre presente ispirando, muovendo, agitando: abbiamo l’opportunità di diventare «una Chiesa che non si separa dalla vita», ha detto Francesco salutando i partecipanti intervenuti all’inizio del percorso sinodale. Il Pontefice ha quindi sintetizzato così: «Siete venuti da tante strade e Chiese, ciascuno portando nel cuore domande e speranze, e sono certo che lo Spirito ci guiderà e ci darà la grazia di andare avanti insieme, di ascoltarci reciprocamente e di avviare un discernimento nel nostro tempo, diventando solidali con le fatiche e i desideri dell’umanità». Mettere la Chiesa in stato sinodale significa renderla inquieta, scomoda, tesa perché agitata dal soffio divino, che certo non ama safe zones, aree protette: soffia dove vuole. (Antonio Spadaro Civiltà Cattolica).
In un tempo in cui prevale spesso la paura di perdere qualcosa — il ruolo, la certezza, l’abitudine — la sinodalità ci ricorda che nessuno si salva da solo. Camminare insieme non significa annullare le differenze, ma farle convergere nell’unico amore di Cristo, che è comunione.
Solo se impariamo ad ascoltarci con cuore aperto, a riconoscere nel fratello e nella sorella un dono, la Chiesa potrà riflettere davvero il volto di Dio: Padre di tutti, che chiama all’unità nella diversità.
Per questo, il cammino sinodale non termina con un documento, ma con una scelta di vita: vivere la fraternità come via quotidiana del Vangelo, costruendo ponti là dove il mondo alza muri.
È questo il segno più vero di una Chiesa che, fidandosi dello Spirito, continua a camminare insieme.
“Un sì per sempre: la gioia di appartenere a Cristo”
25 anni di Sì! Un cammino d'amore nella fedeltà di Dio
Giubileo della Spiritualità Mariana a Roma – 11 e 12 ottobre
«La vera spiritualità mariana è al servizio del Vangelo» – Papa Leone XIV
Nel fine settimana dell’11 e 12 ottobre si è svolto a Roma il Giubileo della Spiritualità Mariana, un grande evento di fede che ha richiamato oltre 30.000 pellegrini provenienti da circa 100 Paesi del mondo. L’iniziativa, promossa nell’ambito dell’Anno Giubilare, ha riunito rettori e operatori di santuari mariani, movimenti ecclesiali, confraternite e numerosi gruppi di preghiera dedicati alla Vergine Maria.
Le delegazioni più numerose sono giunte da Italia, Polonia, Francia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Colombia, Brasile, Messico, Ecuador, Argentina, Perù, Cile, Indonesia, Filippine e Arabia Saudita, a testimonianza della dimensione universale della devozione mariana e della profonda unità spirituale che unisce i fedeli di ogni continente. (Sala Stampa Vaticana)
Un momento di particolare rilievo è stata la presenza straordinaria della statua originale della Madonna di Fatima, giunta eccezionalmente dal Santuario portoghese per accompagnare i fedeli in queste due giornate di preghiera e comunione. La sua presenza ha suscitato grande emozione e profonda devozione tra i partecipanti, che hanno affidato alla Vergine le proprie intenzioni e speranze.
Anche il Santuario Nostra Signora di Fatima di San Vittorino ha preso parte all’evento con un gruppo numeroso di pellegrini. La giornata è iniziata con la partenza alle 7.30 in direzione della Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove i fedeli hanno vissuto il passaggio attraverso la Porta Santa, un’esperienza di grazia e rinnovamento spirituale. Le confessioni, i momenti di preghiera comunitaria e la condivisione fraterna del pranzo hanno reso questa prima parte della giornata intensa e partecipata.
Nel pomeriggio, il gruppo ha raggiunto Piazza San Pietro, unendosi alla moltitudine di pellegrini provenienti da tutto il mondo per accogliere la Madonna di Fatima. In un clima di raccoglimento e profonda emozione, la presenza della Vergine ha richiamato tutti alla speranza, alla pace e alla fiducia nella misericordia di Dio.
Alle 17.00, la statua è stata portata in processione da Santa Maria in Traspontina verso Piazza San Pietro. Il corteo ha attraversato la piazza per permettere ai fedeli di venerare la sacra immagine, con una sosta particolarmente significativa nel punto dell’attentato a San Giovanni Paolo II, avvenuto il 13 maggio 1981.
Alle 18.00 ha avuto inizio la Veglia di preghiera con la recita del Rosario, voluta personalmente da Papa Leone XIV per chiedere il dono della pace. All’inizio della celebrazione, il Santo Padre ha offerto alla Madonna di Fatima e al suo Santuario la Rosa d’Oro, gesto di profonda devozione e segno di affidamento dell’umanità alla sua intercessione.
Durante l’omelia della Santa Messa di domenica 12 ottobre, Papa Leone XIV ha richiamato il cuore del messaggio mariano, sottolineando che «la vera spiritualità mariana è al servizio del Vangelo». Ha ricordato che la devozione alla Vergine non si esaurisce nella preghiera, ma trova la sua pienezza nell’imitazione di Maria, discepola fedele e madre del Redentore:
«La spiritualità mariana, che nutre la nostra fede, ha Gesù come centro. L’affetto per Maria di Nazaret ci rende, con lei, discepoli del suo Figlio; ci educa a tornare a Lui, a custodire la sua Parola e a testimoniarla nella vita quotidiana».
Il Pontefice ha inoltre esortato i fedeli a vivere una devozione autentica, che si traduca in opere di misericordia e giustizia:
«Guardiamoci da ogni strumentalizzazione della fede: la devozione a Maria è crocevia per ritornare a Gesù, per riconoscerlo nei piccoli e nei poveri, per ricolmare di beni gli affamati e innalzare gli umili».
Le parole del Papa hanno risuonato come un invito a riscoprire la spiritualità mariana come cammino di fede vissuto nel concreto, in ascolto della Parola e in servizio verso i fratelli.
Due giornate di grazia, dunque, vissute come un’autentica esperienza di comunione universale e di amore filiale verso Maria, Madre della Chiesa e modello di fede per ogni cristiano.

Introduzione
Il bene comune rappresenta uno dei pilastri fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC). Esso si presenta come criterio etico per orientare la convivenza sociale, la politica e l’economia. In un tempo segnato da conflitti, disuguaglianze e crisi ambientali, il richiamo al bene comune appare più urgente che mai.Il Concilio Vaticano II sottolinea che «Dio ha voluto che tutti gli uomini costituissero una sola famiglia e si trattassero a vicenda come fratelli» (Gaudium et Spes, 24). Questa prospettiva teologica illumina l’intero trattato: il bene comune è espressione della vocazione dell’umanità alla comunione.Fondamenti teologici e filosofici
Il concetto di bene comune affonda le sue radici nella tradizione biblica e nella riflessione filosofica.Nell’Antico Testamento, la legge di Israele non tutela solo l’individuo, ma «il forestiero, l’orfano e la vedova» (Dt 24,17), ponendo al centro la giustizia sociale. Nel Nuovo Testamento, gli Atti degli Apostoli descrivono la comunità cristiana primitiva: «Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune» (At 2,44).San Tommaso d’Aquino definisce il bene comune come “il bene della comunità in quanto comunità”, superiore alla semplice somma dei beni individuali (Summa Theologiae, I-II, q.90, a.2).Papa Francesco riprende questa visione quando afferma che «il bene comune presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili ordinati al suo sviluppo integrale» (Fratelli Tutti, 107).Definizione del bene comune
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ne dà una chiara definizione:«Per bene comune si deve intendere l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri di raggiungere più pienamente e più speditamente la propria perfezione» (CCC, 1906).Il Compendio della DSC ribadisce che esso «non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale, ma appartiene a tutti e a ciascuno» (n. 164).San Giovanni Paolo II chiarisce: «Il bene comune non consiste nella semplice somma degli interessi particolari, ma esige che esso sia perseguito con responsabilità da tutti e per tutti» (Centesimus Annus, 47).
I tre elementi costitutivi del bene comune
Il Magistero indica tre dimensioni essenziali del bene comune (CCC 1907-1909):
Rispetto della persona umana«Il bene comune presuppone il rispetto effettivo della persona, in quanto tale, con i suoi diritti fondamentali» (CCC 1907).
Benessere sociale e sviluppo integrale
«Esso richiede il benessere sociale e lo sviluppo del gruppo stesso» (CCC 1908). San Paolo VI sottolineava: «Lo sviluppo è il nuovo nome della pace» (Populorum Progressio, 76).
Pace e sicurezza
«Il bene comune implica la pace, cioè la stabilità e la sicurezza di un ordine giusto» (CCC 1909).
Attori del bene comune
La famiglia: «La famiglia è la prima e vitale cellula della società» (Apostolicam Actuositatem, 11).Le comunità intermedie: «Lo Stato deve favorire le condizioni affinché le associazioni e le organizzazioni intermedie possano svolgere la propria funzione» (Compendio DSC, 185).
Lo Stato: «Il compito dell’autorità politica è di armonizzare con giustizia i diversi interessi particolari con le esigenze del bene comune» (CCC 1908).
La Chiesa: «La Chiesa non può né deve rimanere ai margini della lotta per la giustizia» (Evangelii Gaudium, 183).
Ogni persona: «Il bene comune si realizza quando tutti i cittadini, nei diversi gradi, vi prendono parte» (Compendio DSC, 167).
Principi correlati
Il bene comune non si comprende isolatamente, ma in connessione con i grandi principi della DSC:
Destinazione universale dei beni: «Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli» (Gaudium et Spes, 69).
Solidarietà: «La solidarietà è una determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune» (Sollicitudo Rei Socialis, 38).
Sussidiarietà: «Una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore» (Quadragesimo Anno, 79).
Partecipazione: «È necessario che tutti partecipino alla vita culturale, economica e politica» (Gaudium et Spes, 75).
Opzione per i poveri: «Ricordiamo sempre questa regola aurea: i programmi devono essere rivolti ai più poveri» (Evangelii Gaudium, 199).
Cura del creato: «Il bene comune oggi comprende anche le generazioni future» (Laudato si’, 159).
Sfide contemporanee
Il bene comune si trova oggi minacciato da dinamiche globali complesse:
Globalizzazione: «La globalizzazione rende l’umanità più unita, ma non la rende né più fraterna né più giusta» (Caritas in Veritate, 42).
Crisi ecologica: «Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti» (Laudato si’, 23).
Conflitti e guerre: «La guerra è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione al bene comune» (Fratelli Tutti, 257).
Tecnologie digitali: «La comunicazione digitale può sia promuovere che ostacolare il bene comune» (Fratelli Tutti, 205).
Pandemia: «Nessuno si salva da solo, ci si può salvare unicamente insieme» (Fratelli Tutti, 32).
Prospettive pratiche
Il bene comune non resta un concetto astratto, ma richiede impegni concreti:
Educazione: «Formare le coscienze è compito primario della Chiesa» (Compendio DSC, 531).
Politica: «La politica è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune» (Fratelli Tutti, 180).
Economia: «L’economia deve essere ordinata in modo da servire il bene comune» (Gaudium et Spes, 64).
Impegno dei cristiani: «I laici devono assumersi come proprio compito il rinnovamento dell’ordine temporale» (Apostolicam Actuositatem, 7).
Conclusione
Il bene comune è via di pace, giustizia e fraternità. Tuttavia, la sua realizzazione piena non appartiene a questo mondo, ma trova compimento nel Regno di Dio.Come afferma Papa Benedetto XVI: «Il bene comune non può essere perseguito senza l’apertura verso il bene trascendente, perché soltanto così esso assume il suo pieno significato» (Caritas in Veritate, 11).Insieme per la pace!
Maria, Regina della Pace, continua a ripeterci: «Recitate il Rosario tutti i giorni, per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra». Queste parole, pronunciate più di un secolo fa, sono oggi più attuali che mai.
Il mese di ottobre, per tradizione, è dedicato al Santo Rosario , la preghiera che la Chiesa propone come via privilegiata di contemplazione di Cristo insieme a Maria. Questa devozione è particolarmente cara al popolo cristiano e unisce milioni di fedeli nella meditazione dei misteri della vita del Signore. La scelta di dedicare ottobre al Rosario nasce dalla memoria liturgica di Nostra Signora del Rosario , celebrata il 7 ottobre . Questa festa fu istituita da Papa San Pio V nel 1571 in ringraziamento per la vittoria di Lepanto, attribuita all'intercessione di Maria invocata attraverso la preghiera del Rosario. Da allora, ottobre è diventato il mese in cui i fedeli sono invitati a riscoprire questa preghiera ea viverla con rinnovato fervore.
Ore 21.00 - Narrativa dell'Apparizione
A seguire processione mariana con i flambeaux
Santa Messa
Presiede Padre Louis Costantino Rettor Maggiore degli Oblati
Al termine dell'udienza del 1 ottobre, Papa Leone XIV, ha lanciato un appello a pregare ogni giorno, nel mese di ottobre, il Rosario per la pace e ha annunciato che lo presiederà l'11 ottobre in piazza San Pietro.