Segreteria del Santuario

Segreteria del Santuario

Sabato 12 settembre
17.00 - Arrivi e sistemazione
19.30 - Cena
20.30 - Introduzione

Dal 13 al 18 settembre
7.00 - 8.00 Colazione
8.30 - Lodi
9.00 - I Meditazione
11.30 - S. Messa
13.00 - Pranzo
16.00 - II Meditazione
18.30 - Adorazione e Vespri
19.45 - Cena

Sabato 19 settembre
Conclusione degli esercizi con la Santa Messa ore 9.00

NB: Gli esercizi si svolgeranno in un clima di preghiera e di silenzio. Portare con sé la Bibbia e l'occorrente per scrivere.

Gli Esercizi Spirituali si svolgeranno nell'arco di sei giorni. Chi, per motivi personali o familiari, non poteva essere presente per l'intero periodo, potrà partecipare liberamente anche solo ad alcune giornate.
Iscrizioni aperte telefonare al numero 351 957 6952

V ALINHOS, 19 AGOSTO 1917

La quarta apparizione che il carcere non riuscì a impedire

 Quando la persecuzione non ferma il cielo

 Il 13 agosto 1917 migliaia di pellegrini si erano radunati alla Cova da Iria, presso Fátima, per assistere al consueto appuntamento mensile tra la Vergine Maria ei tre pastorelli Lucia dos Santos, Francisco e Giacinta Marto. Ma quel giorno i bambini non c'erano. Il sindaco (amministratore) di Ourém, Artur de Oliveira Santos, dichiaratamente ostile al fenomeno che stava attirando folle crescenti e minacciava di alimentare il fervore religioso in una regione già segnata da tensioni politiche, aveva fatto prelevare i tre veggenti con l'inganno, promettendo di accompagnarli lui stesso al luogo delle apparizioni. Li aveva invece condotti a Ourém e rinchiusi in carcere, sottoponendoli a interrogatori serrati e persino alla minaccia di essere gettati in una pentola di olio bollente, nel tentativo di costringerli a rinnegare quanto affermavano di aver visto e udito. I bambini non cedettero. Lucia, Francisco e Giacinta furono rilasciati solo il 15 agosto, intervento del parroco locale, ma l'appuntamento del 13 con la Cova da Iria era ormai saltato.

L'incontro a Valinhos
Pochi giorni dopo, il 19 agosto, mentre i tre pastorelli si trovavano con il gregge in un luogo chiamato Valinhos, non lontano da Aljustrel, la Vergine si manifestò comunque a loro, recuperando l'incontro mancato. Fu proprio Lucia, secondo le testimonianze raccolte negli anni successivi, ad avvertire per prima i segnali che precedevano le apparizioni: un lampo di luce, seguito dalla presenza della “Signora vestita di bianco, più splendente del sole”.
In quell'occasione la Madonna rinnovò l'invito già rivolto nei mesi precedenti, con un accento particolarmente pressante:  «Pregate, pregate molto, e fate sacrifici per i peccatori; perché molte anime vanno all'inferno, perché non è chi si sacrifichi e preghi per loro.»  Un appello che i pastorelli presero alla lettera, tanto da imporsi da soli piccole rinunce quotidiane — cedere il pranzo ai poveri, portare corde strette attorno alla vita — convinti che ogni sacrificio potesse “salvare i peccatori”.

Un annuncio e una richiesta concreta
Oltre al richiamo alla preghiera e alla penitenza, la Vergine diede in quell'apparizione indicazioni molto concrete. Chiese che fosse costruita una cappella nel luogo delle apparizioni e annunciò che, se il denaro raccolto per le offerte non fosse bastato, la parte mancante sarebbe stato comunque provveduto: fu in questa circostanza che la Madonna indicò a Giacinta e Francesco di far portare due ceri all'altare, e chiese alla madre di Giacinta di condurre in processione l'immagine di Nostra Signora del Rosario per raccogliere le elemosine destinate alla cappella votiva.

La Vergine ribadì infine che a ottobre, come già promesso, avrebbe compiuto un miracolo “perché tutti credano” — la promessa che si sarebbe compiuta due mesi dopo, il 13 ottobre 1917, davanti a decine di migliaia di persone, con il fenomeno passato alla storia come il “prodigio del sole”.

Il significato di una apparizione  “recuperata”  Ciò che colpisce, rileggendo oggi gli eventi di quell'agosto 1917, è la determinazione con cui l'incontro mancato per la prigionia dei bambini venne comunque onorato pochi giorni dopo, in un luogo diverso da quello consueto. Per i devoti, questo particolare rafforza la convinzione che nessun ostacolo umano — nemmeno l'arresto e la reclusione di tre bambini di sette, nove e dieci anni — potrebbe impedire il compiersi di un disegno ritenuto superiore alle vicende terrene.  La vicenda di Valinhos resta, nella tradizione legata a Fátima, un capitolo importante non solo per il contenuto del messaggio — la preghiera e il sacrificio per la conversione dei peccatori, tema già emerso nelle apparizioni precedenti — ma anche come testimonianza della fermezza dei tre pastorelli di fronte alle pressioni delle autorità civili dell'epoca, in un contesto storico segnato dal forte anticlericalismo della Prima Repubblica portoghese. 
 

  • Ore 21:00 Narrazione dell'Apparizione
    A seguire processione mariana con i flambeaux e celebrazione Eucaristica presieduta da P. Vincenzo Voccia omv.

Ai fedeli e ai pellegrini si rendono noto con gioia che, il Santuario di NS di Fatima in San Vittorino è stato associato "con speciale vincolo spirituale" alla Basilica Patriarcale di S. Maria Maggiore in Roma e reso partecipe delle sue indulgenze. Per questo speciale vincolo con la Papale Basilica Liberiana, la Penitenzieria Apostolica in nome del santo Padre Benedetto XVI, ha concesso al Santuario di NS di Fatima in San Vittorino, Diocesi di Tivoli, il beneficio della INDULGENZA PLENARIA per tutti i fedeli che veramente pentiti, partecipando devotamente ad una Sacra Celebrazione o almeno recitano la preghiera del Padre Nostro e del Credo e adempiono alle consuete richieste: Confessione Sacramentale Comunione Eucaristica, preghiera per il Papa.

Tale indulgenza Plenaria potrà essere ricevuta nelle seguenti occasioni:

  • Nel giorno della festa della Basilica di Santa Maria Maggiore, 5 Agosto.
  • Nel giorno della festa titolare del nostro Santuario,13 Maggio.
  • Nelle solennità liturgiche della Beata Vergine Maria.
  • Una volta all'anno nel giorno scelto liberamente da ciascun fedele.
  • Ogni volta che vi sarà un pellegrinaggio comunitario fatto per devozione.

Rendiamo grazie al Santo Padre il Papa per questo dono prezioso e sentiamoci particolarmente uniti al primo Tempio Mariano Santa Maria Maggiore, nell'onorare la Beata Vergine Maria, Madre di Dio (Theotokos), nell'impegno della vita cristiana e della comunione con la Santa Chiesa Cattolica.

L'annuncio di tale indulgenza è reso noto ai fedeli nel Santuario di NS di Fatima in San Vittorino da SERev.ma mons. Mauro Parmeggiani, Vescovo di Tivoli, il 13 Ottobre 2009.

Il 13 luglio 1917, nella Cova da Iria, a Fatima, la Vergine Maria affidò ai tre piccoli pastorelli – Lucia, Francesco e Giacinta – uno dei messaggi più forti e sconvolgenti della storia delle apparizioni mariane. Dopo aver aperto le mani, mostrerò loro la terribile realtà dell'inferno.
Non lo fece per terrorizzare quei bambini, né per suscitare paura. Una madre non avverte i propri figli di un pericolo perché desidera spaventarli, ma perché vuole salvarli. Così fece Maria. Mostrando l'inferno, richiamò l'umanità alla serietà delle proprie scelte e alla necessità della conversione.  Oggi, a oltre un secolo da Fatima, questa verità sembra essere diventata scomoda. Dell'inferno si parla sempre meno; talvolta viene considerato una semplice metafora, un'immagine simbolica del maschio o addirittura un'invenzione del passato. Eppure la Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa non hanno mai smesso di insegnarne l'esistenza.
È lo stesso Gesù che, nel Vangelo, parla ripetutamente del giudizio, della possibilità di perdersi eternamente e della necessità di scegliere la via stretta che conduce alla vita. Cristo, che è la Misericordia fatta carne, non nasconde mai la verità. Egli annuncia il Paradiso, ma mette anche in guardia dal rischio della dannazione eterna, perché desidera che ogni uomo si salvi.

Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto chiaro. Aln. 1033 afferma:  «Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio significa rimanere separati da Lui per sempre a causa della nostra libera scelta. Questo stato di definitiva autoesclusione dalla comunione con Dio e con i beati è designato con la parola "inferno".»

Queste parole ci ricordano una verità fondamentale: Dio non manda arbitrariamente nessuno all'inferno. Egli rispetta fino in fondo la libertà dell'uomo. L'inferno è il tragico esito di un rifiuto definitivo dell'amore di Dio.
Per questo san Paolo mette in guardia i cristiani di Corinto con parole che conservano tutta la loro attualità: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6,9-10). L'Apostolo non intende stilare un elenco per condannare alcune persone, ma ricordare che ogni peccato grave, se vissuto senza pentimento e senza conversione, allontana da Dio. È significativo che subito dopo aggiunga: «E tali cancellate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio» (1 Cor 6,11). Il cuore del Vangelo non è la condanna, ma la possibilità concreta di rinascere attraverso la grazia di Cristo.
Forse una delle più grandi vittorie del maligno consiste proprio nell'aver convinto molti uomini che l'inferno non esista, che il peccato non abbia conseguenze eterne e che la conversione non sia necessaria. Se tutto fosse indifferente, anche la Croce perderebbe il suo significato. Ma Gesù è morto e risorto proprio per liberarci dal peccato e aprirci le porte del Cielo.
Il messaggio di Fatima va nella direzione opposta rispetto alla mentalità del nostro tempo. Dopo aver mostrato la visione dell'inferno, la Madonna non lascia i pastorelli nella paura. Al contrario, indica immediatamente il cammino della speranza. Chiede la recita quotidiana del Santo Rosario, la penitenza, i sacrifici offerti per la conversione dei peccatori e la riparazione delle offese arrecate al Cuore Immacolato di Maria.  Le sue parole sono tra le più conosciute del messaggio di Fatima: «Pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all'inferno, poiché non c'è chi si sacrifichi e preghi per loro.» È un appello che nasce dall'amore materno della Vergine e dal desiderio ardente che nessuno si perda.  Anche i santi pastorelli comprendono profondamente questo invito. Francesco e Giacinta offrirono preghiere, rinunce e sofferenze con un unico desiderio: ottenere la conversione dei peccatori. Non agirono mossi dalla paura, ma dall'amore. Avevano compreso che ogni anima ha un valore infinito agli occhi di Dio.
Anche oggi il Signore continua a chiamare ogni uomo alla conversione. Finché dura questa vita, nessuno può dire che sia troppo tardi. La misericordia di Dio rimane sempre aperta a chi riconosce il proprio peccato e ritorna sinceramente a Lui attraverso la confessione, la preghiera e una vita rinnovata nella grazia.  Fatima, dunque, non è un messaggio di paura, ma di speranza. Ci ricorda che il maschio esiste, che il peccato è una realtà seria e che l'eternità dipende dalla nostra risposta all'amore di Dio. Nello stesso tempo ci rassicura che il Cuore di Cristo è sempre aperto al peccatore pentito e che la Vergine Maria continua a intercedere perché nessuno vada perduto.
In un tempo in cui si preferisce spesso parlare soltanto dei diritti dell'uomo e raramente dei suoi doveri verso Dio, il messaggio di Fatima torna ad essere straordinariamente attuale. Non ci invita alla paura, ma alla responsabilità. Non alla disperazione, ma alla fiducia nella misericordia divina. Perché Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4), ma non costringere nessuno ad accogliere il suo amore.

La Vergine continua ancora oggi a indicarci la strada sicura: il Santo Rosario, l'Eucaristia, la Confessione, la penitenza, la carità e una vita fedele al Vangelo. È questo il cammino che conduce alla vera libertà e alla gioia eterna del Paradiso.

Il 13 luglio 1917, alla Cova da Iria, davanti a circa cinquemila persone, la Vergine Maria apparve per la terza volta ai tre pastorelli: Lucia, Francesco e Giacinta . Fu una delle apparizioni più intense e decisive del ciclo di Fatima, perché la Madonna affidò ai veggenti un messaggio destinato a segnare profondamente la storia della Chiesa e del mondo.

Anzitutto, la Vergine mostrerà ai tre bambini la drammatica visione dell'inferno : un mare di fuoco nel quale si trovavano demoni e anime sofferenti. Non fu una rivelazione per suscitare paura, ma un forte richiamo alla conversione, alla preghiera e alla misericordia di Dio. Maria spiegò che molte anime si perdono perché non c'è chi preghi e si sacrifica per la loro salvezza.

Successivamente, la Madonna annunciò il grande rimedio offerto da Dio all'umanità: la devozione al Suo Cuore Immacolato . Chiese la consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato e la pratica della Comunione riparatrice dei Primi Cinque Sabati del mese , promettendo che, se le Sue richieste fossero state accolte, il mondo avrebbe conosciuto un tempo di pace.

Infine, la Vergine affidò ai pastorelli la parte profetica del cosiddetto Segreto di Fatima , che preannunciava grandi prove per la Chiesa, persecuzioni contro i cristiani e il martirio di numerosi testimoni della fede. Questa visione culmina nella speranza, perché il messaggio di Fatima non è un annuncio di disperazione, ma di vittoria: «Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà.»

Durante questa apparizione, la Madonna rinnovò inoltre l'invito a recitare il Santo Rosario ogni giorno , affinché il mondo ottenga la pace e termini la guerra.

Il messaggio del 13 luglio conserva ancora oggi una straordinaria attualità. In un mondo segnato da conflitti, violenza e smarrimento spirituale, Maria continua a indicare la via della conversione, della penitenza, della preghiera e della fiducia in Dio. Fatima non è soltanto il ricordo di un evento del passato, ma un appello sempre vivo rivolto a ogni cristiano: tornare a Dio con tutto il cuore e lasciarsi guidare dal Cuore Immacolato di Maria, sicuri che il suo trionfo coinciderà con il trionfo dell'amore di Cristo.

  • Ore 21:00 Narrazione dell'Apparizione
  • Processione Mariana con i Flambeaux
  • Santa Messa presieduta da Padre Michele Babuin omv

«Strada facendo, predicate, dicendo che il Regno dei Cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».


Le parole del Vangelo ci ricordano che l'opera del cristiano non può essere ridotta a una semplice assistenza sociale. Certamente occorre soccorrere chi è nel bisogno, sfamare chi ha fame, vestire chi è povero e tendere la mano a chi soffre. Ma il discepolo di Cristo è chiamato a offrire anche qualcosa di più grande: il Pane della Vita eterna.
Insieme al pane del sostentamento materiale, il cristiano deve annunciare che il Regno dei Cieli è vicino, che Gesù Cristo è la Via, la Verità e la Vita. Senza questo annuncio, si rischia di alleviare una sofferenza temporanea senza indicare la sorgente della vera speranza.
Gesù ebbe compassione delle folle, perché erano stanche e oppresse, come pecore senza pastore. E come non pensare ai nostri giorni? Quante persone sono smarrite, deluse, ferite nell'anima. Quanti falsi pastori, quanti mercenari e quanti lupi si presentano con parole rassicuranti, ma cercano in realtà il proprio interesse più che il bene delle persone.
Le grandi opere di carità che hanno attraversato i secoli non sono nate da semplici progetti umani. Sono uscite dal cuore dei santi che per primi hanno attinto al Cuore di Cristo. Prima della mensa per il povero, dell'ospedale per il malato o dell'accoglienza per l'abbandonato, vi era un'anima inginocchiata davanti a Dio. I santi hanno compreso che la vera carità nasce dall'incontro con Gesù e conduce sempre a Gesù.
Il Vangelo ci invita allora a un serio esame di coscienza: ho davvero a cuore il povero, l'immigrato, l'indigente, la persona sola e abbandonata? Oppure dietro i miei gesti si nasconde la ricerca di approvazione, prestigio o vantaggio personale?
Amare veramente il prossimo significa desiderarne il bene integrale. Significa preoccuparsi non solo delle sue necessità materiali, ma anche della sua anima. La più grande carità è accompagnare una persona verso Cristo, perché la salvezza eterna è il bene più prezioso che possa ricevere.
Oggi il Signore continua a ripetere a ciascuno di noi:
«Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro».
Solo in Cristo il cuore trova pace. Solo in Lui l'uomo scopre il senso della propria vita. Solo in Lui ogni autentica opera di carità trova la sua pienezza.


Preghiera
Signore Gesù, donaci un cuore simile al Tuo. Liberaci dall'egoismo e dall'interesse personale. Insegnaci ad amare i poveri, i sofferenti e gli emarginati con carità sincera, senza dimenticare mai di annunciare la Tua verità e il Tuo amore. Fa' che le nostre opere conducano le anime a Te, perché Tu sei la Via, la Verità e la Vita. Amen.

“Senza l’Eucaristia non possiamo vivere”

Quando Cristo Eucaristico scompare dalle strade, il rischio non è quello di evitare il folclore, ma di smarrire il senso stesso della Sua Presenza viva in mezzo al popolo.
L’Eucaristia non è una semplice tradizione religiosa. Non è una manifestazione esteriore. Non è una consuetudine da preservare per nostalgia. L’Eucaristia è Cristo vivo. È Dio che continua a camminare nelle nostre città ferite, nei quartieri segnati dalla paura, nelle strade attraversate dall’odio e dalla violenza. Ed è proprio mentre assistiamo a un crescente clima di aggressività sociale che risuona con forza la domanda: chi può guarire il cuore dell’uomo se non Cristo?

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei nel discorso di apertura dell'Assemblea dei vescovi, lega l’impegno per la composizione dei conflitti alle sfide sociali del Paese: isolamento, povertà educativa, violenza giovanile, emergenza abitativa e questione ambientale.

E allora viene spontaneo domandarsi: perché avere paura di portare Gesù tra la gente?

Lui stesso ci ha detto: “Abbiate coraggio: Io ho vinto il mondo.” E ancora: “Le porte degli inferi non prevarranno.”

In un tempo che sembra voler confinare la fede nella sfera privata, quasi nascosta, molti cristiani avvertono il timore di essere lentamente ricacciati nelle catacombe. Eppure, mentre in Occidente ci si interroga se sia opportuno manifestare pubblicamente la fede, in tante parti del mondo uomini e donne continuano a morire pur di non rinunciare all’Eucaristia.

Cristiani perseguitati.Cristiani minacciati.Cristiani torturati.

Eppure fedeli a Cristo fino alla fine. La loro testimonianza richiama le parole luminose dei martiri di Abitene: “Senza la Domenica non possiamo vivere.” Una frase che attraversa i secoli e arriva fino a noi come una provocazione spirituale potentissima.

E Come non guardare a Don Ragheed Ganni, iracheno di Karemlesh, parroco della Chiesa Caldea dello Spirito Santo. Minacciato per mesi, venne ucciso insieme a tre giovani diaconi dai terroristi dello Stato Islamico. Don Basa, suo allievo e biografo, disse: “È stato un martire dell’Eucaristia, continuando a celebrare la Messa anche durante la persecuzione”. "Quando tengo in mano l'ostia, è Cristo che tiene me e tutti noi uniti nel suo amore. In tempi tranquilli si dà tutto per scontato e si dimentica il grande dono che ci è fatto. Attraverso la violenza del terrorismo, noi abbiamo scoperto che l’Eucaristia, il Cristo morto e risorto, ci dà la vita. E questo ci permette di resistere e sperare".(Don Ganni)

Anche Padre Pio ha insegnato questa verità con tutta la sua vita. Per lui, l’Eucaristia non era un rito da compiere distrattamente, ma un incontro reale con Gesù vivo. Davanti al Santissimo, Padre Pio si consumava nell’amore. Celebrava la Messa come chi si trova ai piedi della Croce. Adorava Cristo presente nel Pane consacrato con lo stupore di chi comprende di trovarsi davanti all’essenziale. Con la sua esistenza ci ha lasciato una certezza semplice e immensa: senza l’Eucaristia il cuore si svuota, la fede si indebolisce, la speranza si spegne lentamente.

Con l’Eucaristia, invece, tutto cambia. Ogni sacrificio diventa offerta. Ogni ferita può aprirsi alla grazia. Ogni notte custodisce già una promessa di luce.

Forse oggi più che mai abbiamo bisogno di riportare Gesù nelle nostre strade, nelle nostre case, nei nostri cuori. Perché una società che perde il senso del sacro finisce inevitabilmente per perdere anche il senso dell’uomo.

Torniamo allora a Cristo con tutto il cuore.Torniamo all’Adorazione.Torniamo alla Messa vissuta con fede.Torniamo a inginocchiarci davanti all’Eucaristia.

Solo così le nostre città potranno ritrovare pace. Solo così le nostre strade smetteranno di essere luoghi di odio per tornare ad essere luoghi di fraternità.

Padre Pio lo ha testimoniato fino alla fine: chi vive dell'Eucaristia non cammina mai da solo. Ed è proprio da questo centro che nasce la chiamata che il Cardinale Zuppi rivolge a tutti noi: "In un mondo confuso e frammentato, i cristiani sono chiamati a tornare all'essenziale della fede e ad annunciare il Vangelo con gioia e autenticità."

Tornare all'essenziale significa tornare a Lui. Lo sapeva bene Santa Teresa di Calcutta, che aveva fatto dell'amore concreto la sua vita: "Gesù è diventato per gli uomini il Pane della Vita per comunicarci la vita. Notte e giorno, Lui è lì. Se volete che l'amore cresca in voi, tornate all'Eucaristia, tornate a quell'Adorazione."

Domenica 7 Giugno 
Sante Messe ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 17:00 - 19:00
Ore 16:30 Rosario
Ore 18:00 Esposizione del SS. Sacramento, momento di adorazione, processione con il Santissimo Sacramento (solo nei viali antistanti il santuario) e benedizione eucaristica finale.

29 Maggio 2026

Insieme per la pace

"Voglio che continuiate a recitare il Rosario tutti i giorni in onore di Nostra Signora del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto così Ella lo potrà aiutare." Fatima 13 Luglio 1917

Sabato 30 Maggio 2026
Alle ore 19:00 in unione con il Santo Padre recitiamo il Rosario nella Cappella dei Santi Francesco e Giacinta Marto per la pace.

In un tempo ferito dall’odio, dalla paura e dalla guerra, il Rosario resta una carezza del Cielo sull’umanità. Ogni Ave Maria è una luce accesa nelle tenebre del mondo, una supplica che sale al Cuore della Madre per implorare pace, conversione e speranza.

Maria Santissima accompagni con la Sua materna protezione tutti coloro che si uniranno nella preghiera.

Storie di ordinaria bellezza che fanno bene al cuore.

Viviamo in un tempo in cui le notizie negative sembrano occupare ogni spazio: violenza, egoismo, polemiche, divisioni. Eppure, accanto a tutto questo, esiste un bene silenzioso che continua a crescere ogni giorno, lontano dai riflettori. Un bene concreto, fatto di mani che aiutano, di ascolto, di sacrificio e di amore donato senza chiedere nulla in cambio.

Sono le “storie di ordinaria bellezza”, quelle che raramente fanno notizia ma che cambiano davvero la vita delle persone.

Tra queste vi sono le esperienze di tante case famiglia gestite da religiose, come la Casa Famiglia “Teresa Verzieri” e Casa “Madre Margherita”, che hanno avuto inizio ben 25 anni fa. Un progetto nato da una bellissima intuizione dello Spirito Santo e realizzato grazie a persone che si sono lasciate guidare e plasmare dal suo Soffio. Un progetto di fraternità Intercongregazionale tra le Figlie del Sacro Cuore e le Serve di Maria Riparatrice che oggi, nel celebrare il 25° anniversario dell’apertura, ripercorre tutte le tappe di un cammino in cui non si può fare altro che rendere gloria a Dio.

Una fraternità dove il Vangelo si traduce ogni giorno in accoglienza, cura e maternità spirituale. Viene allora spontaneo domandarsi: che cosa farebbe oggi la nostra società senza il volontariato? Senza la presenza discreta di tante religiose che nel nascondimento, dedicano la loro vita agli ultimi, ai fragili, ai bambini, alle famiglie ferite?
Sono donne che non cercano applausi. Non fanno rumore. Eppure costruiscono il futuro. Operano come il seme evangelico: piccolo, nascosto, quasi invisibile agli occhi del mondo, ma capace di crescere e portare frutto. Ogni gesto di cura, ogni notte passata accanto a un bambino malato, ogni parola di conforto donata a una madre in difficoltà diventa un pezzo di speranza restituito all’umanità.

Ha profondamente commosso la testimonianza di una mamma accolta nella casa famiglia, ascoltata durante la celebrazione del 25° anniversario dell’apertura: «Le suore hanno accudito i nostri figli come fossero i loro. Oggi lavoro e mio figlio sta per ottenere il diploma di maturità.» In poche parole è racchiuso un mondo intero: il sacrificio, la dedizione, la pazienza, ma soprattutto l’amore autentico che sa rialzare una vita.

C’è un proverbio che dice: “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.”

Ed è vero. Le opere di bene spesso crescono nel silenzio. Non fanno scandalo, non attirano titoli sensazionalistici, non alimentano polemiche. Ma proprio per questo rischiano di passare inosservate. E allora forse dovremmo imparare a raccontare di più queste storie luminose. Perché il bene genera bene. Perché una testimonianza autentica può riaccendere la speranza in chi è scoraggiato. Perché vedere persone che si spendono per gli altri ci ricorda che l’umanità non è perduta. Abbiamo bisogno di nutrire il cuore con esempi belli, veri, concreti. Non per ignorare il male presente nel mondo, ma per non permettergli di avere l’ultima parola.

“Rimotivare la speranza” e Lavorare con quello che c'è. Come a Cana Gesù trasforma l'acqua in vino un’acqua che probabilmente serviva per le abluzioni. Ecco lavorare con ciò che c'è per rimotivarsi nella speranza. (sr Luisa). E allora la speranza si rimotiva non guardando a ciò che abbiamo perso, ma lasciando che Cristo trasformi ciò che abbiamo ancora.

Che bella la vita insieme nel prato, è proprio un bel dono che ci viene dato! Dicevano i bruchi ed eran felici di vivere insieme, di essere amici. “Che strano, però, ne manca uno, dite, l’ha visto per caso qualcuno?” “Stamane l’ho visto, saliva uno stelo, magari voleva toccare il cielo!”  Son tristi i bruchini, han perso un amico, ma voi ascoltate quel che ora vi dico: è tutto normale, così deve andare, c’è una farfalla che ha preso a volare! (Germana Bruno)

 Dietro le mura di tante case famiglia, conventi e opere silenziose, esiste una foresta che continua a crescere: è la foresta della carità, della fede vissuta, dell’amore donato senza interesse. A tutte le religiose che operano nel nascondimento, spesso non comprese e talvolta persino criticate, va un grazie sincero e profondo. Grazie perché continuate a custodire vite, ad asciugare lacrime, a donare dignità e speranza. Il mondo forse non vi applaude abbastanza. Ma il bene che seminate ogni giorno parla da sé.

Nel silenzio genuino di Fatima, nel 1917, la Vergine Maria ha deciso di rivolgersi al mondo attraverso tre piccoli pastorelli. Non ha portato messaggi complicati, o discorsi riservati a pochi. Ha usato parole semplici, profonde e materne, che risuonano ancora oggi come un soffio sacro e vitale nel cuore dell'uomo contemporaneo.

Fatima rappresenta l’invito celeste rivolto all’umanità, spesso distratta, ferita e lontana da Dio. È il volto della Madre che non lascia soli i suoi figli nel momento del bisogno, non li abbandona. Tutto il messaggio di Fatima ci porta a una verità semplice ma profonda: il Cuore Immacolato di Maria è rifugio sicuro per chi cerca pace, speranza e salvezza.

Il Cuore di una Madre che ama

Il cuore di una madre conosce l’amore, la compassione e il sacrificio. Così è il Cuore di Maria. A Fatima, la Madonna si mostra preoccupata per il destino dell’umanità, addolorata per il peccato, ma piena di misericordia verso chi desidera ritornare a Dio.

Maria non viene per spaventare, ma per salvare. Non punta il dito contro l’uomo, ma tende la mano. Invita alla conversione, alla preghiera e alla fiducia nel Signore. Ai piccoli veggenti disse parole che ancora oggi risuonano come una carezza materna: “Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio.” In queste parole troviamo tutta la tenerezza e la missione di Maria: condurre ogni anima a Cristo.

Fatima e il mondo di oggi

Guardando la società moderna, il messaggio di Fatima appare più attuale che mai. Viviamo tempi segnati da guerre, violenza, egoismo, smarrimento spirituale e perdita dei valori cristiani. Si cerca la felicità nelle cose materiali, ma il cuore resta vuoto.

Quanta solitudine esiste dietro le apparenze.Quanta inquietudine dietro il rumore del mondo.

Fatima ci richiama all’essenziale. La Madonna invita alla preghiera quotidiana, specialmente al Santo Rosario, alla penitenza e alla riparazione dei peccati. Non come peso, ma come via di rinascita spirituale. Il Rosario diventa così una catena che unisce la terra al Cielo, una preghiera semplice ma potente capace di riportare pace nelle famiglie, forza nelle prove e luce nelle coscienze.

Il Cuore Immacolato: rifugio e speranza

In mezzo alle paure del nostro tempo, Maria continua a offrire il suo Cuore Immacolato come rifugio. Un rifugio non fatto di muri, ma di amore, di protezione spirituale e di presenza materna. Molti uomini oggi si sentono smarriti, senza punti di riferimento. Fatima ricorda che non siamo soli. La Madonna cammina con noi, ci accompagna nelle difficoltà e ci invita a non perdere mai la speranza.

La promessa finale di Fatima è una luce che attraversa la storia: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà.”

 È la certezza che il bene vincerà sul male, che Dio non abbandona il suo popolo e che l’amore della Madre continua ad agire nel silenzio della vita quotidiana. Fatima è molto più di un evento del passato. È una chiamata urgente alla conversione del cuore. È l’abbraccio di una Madre che continua a parlare all’umanità ferita. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di tornare al Cuore di Maria. In quel Cuore troviamo consolazione nelle prove, forza nelle difficoltà e la strada sicura che conduce a Dio.

Affidiamoci allora alla Vergine di Fatima con fiducia filiale. Perché il Cuore della Madre non smette mai di amare, di attendere e di guidare i suoi figli verso la luce di Cristo.

Domenica 24 maggio ore 16,30
Relatrice sr giustina Mainini

Pagina 1 di 52

Contatti

santuarionsdifatima@gmail.com

Please, enter your name
Please, enter your phone number
Please, enter your e-mail address Mail address is not not valid
Please, enter your message
Acconsento al trattamento dei dati ai sensi del DLgs 196/2003 e del Reg. UE 2016/679.
Leggi l'informativa

Donazioni

  • Il Santuario N.S. di Fatima nato per la generosità di tante persone e per chi ha donato tutto per la maggior Gloria di Dio, si sostiene con il contributo libero di quanti devolvono a suo favore offerte. Chi volesse contribuire può farlo:

    IBAN: IT55 G 03069 39450 100000009531

    Banca Intesa San Paolo
    C.C. POSTALE 439018
    intestato Istituto degli Oblati di Maria Vergine, Santuario N.S. di Fatima
tp冷钱包下载tp冷钱包官网tp钱包安卓下载tp冷钱包tp钱包下载tp钱包官网