Segreteria del Santuario

Segreteria del Santuario

«La vera spiritualità mariana è al servizio del Vangelo» – Papa Leone XIV

Nel fine settimana dell’11 e 12 ottobre si è svolto a Roma il Giubileo della Spiritualità Mariana, un grande evento di fede che ha richiamato oltre 30.000 pellegrini provenienti da circa 100 Paesi del mondo. L’iniziativa, promossa nell’ambito dell’Anno Giubilare, ha riunito rettori e operatori di santuari mariani, movimenti ecclesiali, confraternite e numerosi gruppi di preghiera dedicati alla Vergine Maria.

Le delegazioni più numerose sono giunte da Italia, Polonia, Francia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Colombia, Brasile, Messico, Ecuador, Argentina, Perù, Cile, Indonesia, Filippine e Arabia Saudita, a testimonianza della dimensione universale della devozione mariana e della profonda unità spirituale che unisce i fedeli di ogni continente. (Sala Stampa Vaticana)

Un momento di particolare rilievo è stata la presenza straordinaria della statua originale della Madonna di Fatima, giunta eccezionalmente dal Santuario portoghese per accompagnare i fedeli in queste due giornate di preghiera e comunione. La sua presenza ha suscitato grande emozione e profonda devozione tra i partecipanti, che hanno affidato alla Vergine le proprie intenzioni e speranze.

Anche il Santuario Nostra Signora di Fatima di San Vittorino ha preso parte all’evento con un gruppo numeroso di pellegrini. La giornata è iniziata con la partenza alle 7.30 in direzione della Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove i fedeli hanno vissuto il passaggio attraverso la Porta Santa, un’esperienza di grazia e rinnovamento spirituale. Le confessioni, i momenti di preghiera comunitaria e la condivisione fraterna del pranzo hanno reso questa prima parte della giornata intensa e partecipata.

Nel pomeriggio, il gruppo ha raggiunto Piazza San Pietro, unendosi alla moltitudine di pellegrini provenienti da tutto il mondo per accogliere la Madonna di Fatima. In un clima di raccoglimento e profonda emozione, la presenza della Vergine ha richiamato tutti alla speranza, alla pace e alla fiducia nella misericordia di Dio.

Alle 17.00, la statua è stata portata in processione da Santa Maria in Traspontina verso Piazza San Pietro. Il corteo ha attraversato la piazza per permettere ai fedeli di venerare la sacra immagine, con una sosta particolarmente significativa nel punto dell’attentato a San Giovanni Paolo II, avvenuto il 13 maggio 1981.

Alle 18.00 ha avuto inizio la Veglia di preghiera con la recita del Rosario, voluta personalmente da Papa Leone XIV per chiedere il dono della pace. All’inizio della celebrazione, il Santo Padre ha offerto alla Madonna di Fatima e al suo Santuario la Rosa d’Oro, gesto di profonda devozione e segno di affidamento dell’umanità alla sua intercessione.

Durante l’omelia della Santa Messa di domenica 12 ottobre, Papa Leone XIV ha richiamato il cuore del messaggio mariano, sottolineando che «la vera spiritualità mariana è al servizio del Vangelo». Ha ricordato che la devozione alla Vergine non si esaurisce nella preghiera, ma trova la sua pienezza nell’imitazione di Maria, discepola fedele e madre del Redentore:

«La spiritualità mariana, che nutre la nostra fede, ha Gesù come centro. L’affetto per Maria di Nazaret ci rende, con lei, discepoli del suo Figlio; ci educa a tornare a Lui, a custodire la sua Parola e a testimoniarla nella vita quotidiana».

Il Pontefice ha inoltre esortato i fedeli a vivere una devozione autentica, che si traduca in opere di misericordia e giustizia:

«Guardiamoci da ogni strumentalizzazione della fede: la devozione a Maria è crocevia per ritornare a Gesù, per riconoscerlo nei piccoli e nei poveri, per ricolmare di beni gli affamati e innalzare gli umili».

Le parole del Papa hanno risuonato come un invito a riscoprire la spiritualità mariana come cammino di fede vissuto nel concreto, in ascolto della Parola e in servizio verso i fratelli.

Due giornate di grazia, dunque, vissute come un’autentica esperienza di comunione universale e di amore filiale verso Maria, Madre della Chiesa e modello di fede per ogni cristiano.

 

giubileo mariano

Introduzione

Il bene comune rappresenta uno dei pilastri fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC). Esso si presenta come criterio etico per orientare la convivenza sociale, la politica e l’economia. In un tempo segnato da conflitti, disuguaglianze e crisi ambientali, il richiamo al bene comune appare più urgente che mai.
Il Concilio Vaticano II sottolinea che «Dio ha voluto che tutti gli uomini costituissero una sola famiglia e si trattassero a vicenda come fratelli» (Gaudium et Spes, 24). Questa prospettiva teologica illumina l’intero trattato: il bene comune è espressione della vocazione dell’umanità alla comunione.

Fondamenti teologici e filosofici

Il concetto di bene comune affonda le sue radici nella tradizione biblica e nella riflessione filosofica.
Nell’Antico Testamento, la legge di Israele non tutela solo l’individuo, ma «il forestiero, l’orfano e la vedova» (Dt 24,17), ponendo al centro la giustizia sociale. Nel Nuovo Testamento, gli Atti degli Apostoli descrivono la comunità cristiana primitiva: «Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune» (At 2,44).
San Tommaso d’Aquino definisce il bene comune come “il bene della comunità in quanto comunità”, superiore alla semplice somma dei beni individuali (Summa Theologiae, I-II, q.90, a.2).
Papa Francesco riprende questa visione quando afferma che «il bene comune presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili ordinati al suo sviluppo integrale» (Fratelli Tutti, 107).

Definizione del bene comune

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ne dà una chiara definizione:
«Per bene comune si deve intendere l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri di raggiungere più pienamente e più speditamente la propria perfezione» (CCC, 1906).
Il Compendio della DSC ribadisce che esso «non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale, ma appartiene a tutti e a ciascuno» (n. 164).
San Giovanni Paolo II chiarisce: «Il bene comune non consiste nella semplice somma degli interessi particolari, ma esige che esso sia perseguito con responsabilità da tutti e per tutti» (Centesimus Annus, 47).

I tre elementi costitutivi del bene comune

Il Magistero indica tre dimensioni essenziali del bene comune (CCC 1907-1909):

Rispetto della persona umana
«Il bene comune presuppone il rispetto effettivo della persona, in quanto tale, con i suoi diritti fondamentali» (CCC 1907).
Benessere sociale e sviluppo integrale
«Esso richiede il benessere sociale e lo sviluppo del gruppo stesso» (CCC 1908). San Paolo VI sottolineava: «Lo sviluppo è il nuovo nome della pace» (Populorum Progressio, 76).
Pace e sicurezza
«Il bene comune implica la pace, cioè la stabilità e la sicurezza di un ordine giusto» (CCC 1909).

Attori del bene comune

La famiglia: «La famiglia è la prima e vitale cellula della società» (Apostolicam Actuositatem, 11).
Le comunità intermedie: «Lo Stato deve favorire le condizioni affinché le associazioni e le organizzazioni intermedie possano svolgere la propria funzione» (Compendio DSC, 185).
Lo Stato: «Il compito dell’autorità politica è di armonizzare con giustizia i diversi interessi particolari con le esigenze del bene comune» (CCC 1908).
La Chiesa: «La Chiesa non può né deve rimanere ai margini della lotta per la giustizia» (Evangelii Gaudium, 183).
Ogni persona: «Il bene comune si realizza quando tutti i cittadini, nei diversi gradi, vi prendono parte» (Compendio DSC, 167).

Principi correlati

Il bene comune non si comprende isolatamente, ma in connessione con i grandi principi della DSC:

Destinazione universale dei beni: «Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli» (Gaudium et Spes, 69).
Solidarietà: «La solidarietà è una determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune» (Sollicitudo Rei Socialis, 38).
Sussidiarietà: «Una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore» (Quadragesimo Anno, 79).
Partecipazione: «È necessario che tutti partecipino alla vita culturale, economica e politica» (Gaudium et Spes, 75).
Opzione per i poveri: «Ricordiamo sempre questa regola aurea: i programmi devono essere rivolti ai più poveri» (Evangelii Gaudium, 199).
Cura del creato: «Il bene comune oggi comprende anche le generazioni future» (Laudato si’, 159).

Sfide contemporanee

Il bene comune si trova oggi minacciato da dinamiche globali complesse:

Globalizzazione: «La globalizzazione rende l’umanità più unita, ma non la rende né più fraterna né più giusta» (Caritas in Veritate, 42).
Crisi ecologica: «Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti» (Laudato si’, 23).
Conflitti e guerre: «La guerra è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione al bene comune» (Fratelli Tutti, 257).
Tecnologie digitali: «La comunicazione digitale può sia promuovere che ostacolare il bene comune» (Fratelli Tutti, 205).
Pandemia: «Nessuno si salva da solo, ci si può salvare unicamente insieme» (Fratelli Tutti, 32).

Prospettive pratiche

Il bene comune non resta un concetto astratto, ma richiede impegni concreti:

Educazione: «Formare le coscienze è compito primario della Chiesa» (Compendio DSC, 531).
Politica: «La politica è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune» (Fratelli Tutti, 180).
Economia: «L’economia deve essere ordinata in modo da servire il bene comune» (Gaudium et Spes, 64).
Impegno dei cristiani: «I laici devono assumersi come proprio compito il rinnovamento dell’ordine temporale» (Apostolicam Actuositatem, 7).

Conclusione

Il bene comune è via di pace, giustizia e fraternità. Tuttavia, la sua realizzazione piena non appartiene a questo mondo, ma trova compimento nel Regno di Dio.
Come afferma Papa Benedetto XVI: «Il bene comune non può essere perseguito senza l’apertura verso il bene trascendente, perché soltanto così esso assume il suo pieno significato» (Caritas in Veritate, 11).

Insieme per la pace!

Maria, Regina della Pace, continua a ripeterci:  «Recitate il Rosario tutti i giorni, per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra». Queste parole, pronunciate più di un secolo fa, sono oggi più attuali che mai. 
Il mese di ottobre, per tradizione, è dedicato al  Santo Rosario , la preghiera che la Chiesa propone come via privilegiata di contemplazione di Cristo insieme a Maria. Questa devozione è particolarmente cara al popolo cristiano e unisce milioni di fedeli nella meditazione dei misteri della vita del Signore. La scelta di dedicare ottobre al Rosario nasce dalla memoria liturgica di  Nostra Signora del Rosario , celebrata il  7 ottobre . Questa festa fu istituita da Papa San Pio V nel 1571 in ringraziamento per la vittoria di Lepanto, attribuita all'intercessione di Maria invocata attraverso la preghiera del Rosario. Da allora, ottobre è diventato il mese in cui i fedeli sono invitati a riscoprire questa preghiera ea viverla con rinnovato fervore.

 

Ore 21.00 - Narrativa dell'Apparizione 
A seguire processione mariana con i flambeaux
Santa Messa
Presiede Padre Louis Costantino Rettor Maggiore degli Oblati

Al termine dell'udienza del 1 ottobre, Papa Leone XIV, ha lanciato un appello a pregare ogni giorno, nel mese di ottobre, il Rosario per la pace e ha annunciato che lo presiederà l'11 ottobre in piazza San Pietro.

 

28 Settembre 2025

Rosario e Fatima

Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s'inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » (« duc in altum! ») per ridire, anzi 'gridare' Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come « la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6), come « traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà ».(Rosarium Virginis Marie).

Anche oggi, in un tempo di grandi cambiamenti e sfide globali, il Rosario rimane una preghiera di grande attualità, capace di portare frutti di santità e di pace. È una bussola spirituale che aiuta i cristiani a «prendere il largo» – duc in altum! – e a proclamare Cristo come Signore e Salvatore, come «via, verità e vita» (Gv 14,6), come Colui che dona senso alla storia e speranza all’umanità.

Fatima: Un Messaggio Profetico per il Nostro Tempo
La preghiera del Santo Rosario è al cuore del messaggio che la Madonna ha consegnato ai tre pastorelli – Lucia, Francisco e Giacinta – nelle apparizioni di Fatima del 1917. In un’Europa segnata dalla Prima Guerra Mondiale e da profondi conflitti ideologici, Maria si è fatta messaggera di pace, conversione e speranza.

Ogni apparizione porta con sé l’invito a recitare il Rosario quotidianamente:
13 maggio 1917: «Recitate il Rosario tutti i giorni, per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra».
13 giugno 1917: «Voglio che continuiate a recitare il Rosario tutti i giorni».
13 luglio 1917: «Recitate il Rosario tutti i giorni in onore di Nostra Signora del Rosario, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra…».
19 agosto 1917: «Voglio che continuiate a dire il Rosario tutti i giorni».
13 settembre 1917: «Continuate a recitare il Rosario per ottenere la fine della guerra».
13 ottobre 1917: «Io sono la Madonna del Rosario: che continuino a recitare la corona tutti i giorni».
Il Rosario diventa così la chiave per leggere il messaggio di Fatima: non è solo una devozione privata, ma un atto di intercessione per la pace nel mondo, per la conversione dei peccatori e per il bene delle anime.

Il Rosario:Preghiera che Trasforma
Nella sua struttura semplice e ripetitiva, il Rosario è un “respiro dell’anima” che porta il cristiano a contemplare i misteri della vita di Cristo e di Maria. Non è una fuga dal mondo, ma una preghiera che apre il cuore al mondo e lo trasfigura. Oggi, più che mai, in un’epoca segnata da guerre, terrorismo, crisi ambientali, divisioni sociali e perdita di valori, il Rosario diventa una risposta di fede. Ripetere le Ave Maria con cuore sincero è un atto di resistenza spirituale contro il male, un modo per portare luce nelle tenebre e pace nei conflitti interiori e sociali.

Lucia, Francisco e Giacinta: Modelli di Fede
I tre pastorelli di Fatima hanno accolto il messaggio della Madonna con serietà e radicalità. Francisco e Giacinta, pur essendo bambini, hanno offerto sacrifici e preghiere per la conversione dei peccatori e per la pace. La loro testimonianza è di sorprendente attualità: anche i più piccoli, anche i poveri e i semplici, possono cambiare la storia con la forza dell’amore e della preghiera.

 Contemplare Cristo con gli Occhi di Maria
Pregare il Rosario significa guardare Gesù con gli occhi di Maria. Il volto di Cristo le appartiene in modo unico: Ella lo ha contemplato fin dal momento dell’Annunciazione, lo ha stretto a sé nella mangiatoia di Betlemme, lo ha cercato angosciata nel tempio, lo ha seguito fino alla Croce, lo ha visto Risorto e glorioso.

Maria ci invita a condividere il suo stesso sguardo:
Sguardo di fede nell’Annunciazione e a Betlemme.
Sguardo di ricerca nel tempio.
Sguardo di intercessione a Cana.
Sguardo di dolore e compassione ai piedi della Croce.
Sguardo di gioia al mattino di Pasqua.
Sguardo di speranza a Pentecoste.
Quando recitiamo il Rosario, entriamo in questa scuola di contemplazione. Maria ci insegna a guardare Cristo con lo stesso amore e la stessa docilità con cui lei lo ha seguito.

Una Preghiera per il Mondo di Oggi
Il Rosario è molto più che una pia devozione: è una preghiera potente, una “catena dolce” che unisce cielo e terra. In un tempo in cui la pace è fragile e i cuori sono spesso turbati, il Rosario ci ricorda che il futuro non è nelle mani del caso, ma in quelle di Dio. Recitare il Rosario significa impegnarsi per la pace, per la conversione, per il bene del mondo. È un atto di speranza e di amore, un cammino di santità aperto a tutti.
Maria, Regina della Pace, continua a ripeterci: «Recitate il Rosario tutti i giorni, per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra».
Queste parole, pronunciate più di un secolo fa, sono oggi più attuali che mai.
Fátima, 13 Ottobre 1917 – Il miracolo che sconvolse il mondo e confermò il messaggio di conversione e speranza della Madonna del Rosario.

Il 13 ottobre 1917, nella piccola località di Fátima, in Portogallo, accadde qualcosa che avrebbe segnato per sempre la storia della spiritualità cristiana. La Madonna del Rosario apparve per la sesta e ultima volta ai tre pastorelli — Lucia, Francesco e Giacinta — consegnando loro un messaggio di pace, preghiera e conversione. Subito dopo, sotto gli occhi attoniti dei presenti, il sole iniziò a “danzare” nel cielo in uno spettacolo che sfidava le leggi della natura: un fenomeno osservato da credenti e scettici, giornalisti e curiosi, e destinato a entrare nella storia come il “Miracolo del Sole”.

Questo evento, unico nella storia delle apparizioni mariane per la sua straordinaria dimensione pubblica, non fu soltanto un segno spettacolare: fu soprattutto un appello urgente a ritornare a Dio, a non offendere più il Signore, e a confidare nel trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Un appuntamento atteso

Il 13 ottobre 1917 segna il momento culminante delle apparizioni della Madonna ai tre pastorelli — Lucia, Francesco e Giacinta — nella Cova da Iria, a Fátima. Nei mesi precedenti, la Vergine era apparsa ai bambini invitando il mondo alla conversione, alla preghiera del Rosario e alla penitenza. In settembre aveva promesso che, nell’ultima apparizione, avrebbe compiuto un grande segno “perché tutti credano”.

Questa promessa attirò una folla immensa: si stima che tra 50.000 e 70.000 persone si radunarono nella Cova, nonostante la pioggia torrenziale che aveva reso il terreno fangoso. Tra i presenti c’erano credenti, curiosi, scettici e persino giornalisti anticlericali, venuti per smascherare quella che consideravano un’illusione popolare.

Il Messaggio della Madonna

Lucia riferisce che la Vergine apparve come sempre, splendente di luce, sopra la piccola quercia. Al termine del colloquio, la Madonna si rivelò:

«Io sono la Madonna del Rosario.»

Rinnovò la richiesta di recitare il Rosario ogni giorno per ottenere la fine della guerra e la pace nel mondo. Con tono grave, aggiunse un monito che è rimasto centrale nel messaggio di Fátima:

«Non offendano più Dio nostro Signore, che è già troppo offeso.»

Questo invito alla conversione e alla riparazione dei peccati è il cuore spirituale di tutto l’evento di Fátima: un richiamo urgente a vivere il Vangelo, a riconciliarsi con Dio e a intercedere per l’umanità.

Il Miracolo del Sole

Subito dopo la scomparsa della Vergine, accadde ciò che è passato alla storia come il Miracolo del Sole.

La pioggia cessò improvvisamente, le nuvole si aprirono e il sole apparve come un disco opaco, che si poteva fissare senza danno agli occhi.Il disco solare cominciò a “ballare”, ruotare su se stesso, lanciando raggi di luce colorata che si riflettevano sul terreno e sulla folla.Più volte sembrò staccarsi dal cielo e precipitare sulla terra, provocando il terrore dei presenti.Dopo circa dieci minuti, tutto tornò normale: il sole riprese il suo corso e i vestiti, bagnati dalla pioggia, risultarono inspiegabilmente asciutti.

Questo fenomeno straordinario fu testimoniato da migliaia di persone, anche a chilometri di distanza, e documentato da giornali portoghesi dell’epoca, alcuni di orientamento anticlericale. È uno degli eventi miracolosi più attestati della storia contemporanea.

Le Visioni dei Pastorelli

Mentre la folla assisteva al fenomeno solare, i tre bambini ebbero visioni celesti:

La Sacra Famiglia (Gesù Bambino tra San Giuseppe e Maria): simbolo della santità della famiglia e della benedizione sul mondo.
Gesù adulto e Nostra Signora Addolorata: richiamo al sacrificio della Croce e alla riparazione per i peccati. 
Nostra Signora del Carmelo con lo scapolare: segno della protezione di Maria e invito alla consacrazione.

Significato Spirituale

L’apparizione del 13 ottobre rappresenta la conferma divina del messaggio di Fátima.

La Madonna del Rosario: si presenta come guida nella lotta spirituale, indicando il Rosario come arma di pace e di salvezza.
Richiamo alla conversione: l’umanità è invitata a non offendere più Dio, a cambiare vita e a fare penitenza.
Segno celeste per il mondo: il miracolo del sole fu una risposta visibile alla richiesta di un segno e una dimostrazione che il cielo interveniva direttamente nella storia.
Profezia di speranza: la Madonna promise la fine della guerra e assicurò che, nonostante le prove, il suo Cuore Immacolato trionferà.

Un Messaggio Sempre Attuale

A più di un secolo di distanza, l’apparizione del 13 ottobre 1917 conserva tutta la sua forza profetica. È un invito a:

Vivere una fede autentica, centrata sull’Eucaristia e sulla preghiera.
Impegnarsi nella conversione personale e comunitaria.
Affidarsi al Cuore Immacolato di Maria, rifugio sicuro nei tempi di crisi.

Il miracolo del sole non fu solo uno spettacolo cosmico, ma un appello alla coscienza dell’umanità: Dio esiste, ascolta le preghiere, e ci chiama a collaborare al suo progetto di salvezza.

Mai come oggi il mondo è sull’orlo di un abisso. Guerre, odio, divisioni e violenze dilagano ovunque. Le nazioni si armano, i popoli si scontrano, le famiglie si spezzano. L’umanità sembra incapace di imparare dalle tragedie del passato e continua a credere che la pace si possa costruire con la forza, con il potere, con la minaccia delle armi.

- Accogliere il Messaggio di Fatima: La Via della Pace in un Mondo sull’Orlo del Baratro.

Viviamo tempi difficili. Ogni giorno le cronache ci parlano di guerre, di tensioni internazionali, di violenze fratricide che insanguinano il mondo. Gli equilibri globali sono fragili, e l’umanità sembra trovarsi di nuovo davanti a un baratro. È in questo contesto che il messaggio di Fatima risuona con una forza straordinaria e profetica.

La Vergine Maria, apparsa ai tre pastorelli nel 1917, ci ha lasciato una richiesta semplice ma radicale: preghiera, penitenza, conversione. Non ci ha invitati a cercare soluzioni umane basate sulla forza o sull’orgoglio, ma a cambiare il cuore. «Offrite sacrifici per i peccatori», disse a Giacinta, Francesco e Lucia, e chiese la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato, perché il mondo non fosse travolto da nuove guerre e ideologie di morte.

Eppure, l’uomo moderno continua a confidare nelle armi, nella politica di potenza, nella logica della vendetta. Ma l’odio genera altro odio, e il sangue chiama altro sangue. La storia del XX secolo – due guerre mondiali, genocidi, persecuzioni, guerre fredde e calde – ci ha già mostrato a quale tragedia conduca l’illusione di poter costruire la pace senza Dio.

Oggi più che mai, siamo chiamati a prendere sul serio il messaggio di Fatima. Non è un richiamo del passato, ma un invito urgente per il presente.

  • Pregare il Rosario ogni giorno, come Maria ha chiesto, per la conversione dei peccatori e per la pace nel mondo.
    Fare penitenza e offrire piccoli sacrifici quotidiani, trasformandoli in atti di amore e riparazione.
    Consacrarsi e consacrare il mondo al Cuore Immacolato di Maria, affinché il male non abbia l’ultima parola.

Il mondo è stanco di odio, di conflitti, di morte. Ma la pace è possibile. Non è un’utopia: è una promessa di Dio, che ci chiede la nostra collaborazione. Ognuno di noi può essere un piccolo strumento di riconciliazione, cominciando dal proprio cuore, dalla propria famiglia, dalla propria comunità.
Accogliere il messaggio di Fatima significa scegliere la via dell’umiltà, della preghiera, della fiducia in Dio. Significa credere che solo l’amore è più forte dell’odio e che solo il perdono apre la strada alla vera pace.

La Madonna ci ha promesso: «Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà». Sta a noi scegliere se stare dalla parte del trionfo dell’amore o dalla parte del caos che il peccato scatena.
È tempo di decidere! È tempo di tornare a Dio. È tempo di accogliere il messaggio di Fatima, perché solo così verrà la pace.

Questa sera, alle ore 21:00, nel ricordo della quinta Apparizione a Fatima, stringiamoci attorno alla Vergine Maria. Imploriamo il dono della pace e recitiamo insieme il Santo Rosario, affinché i cuori di coloro che hanno in mano le sorti dell’umanità si aprano alla luce di Dio.

Che le armi lascino il passo al dialogo vero e fraterno. Vi aspettiamo numerosi!

Carissimi,
Il Santuario N.S. di Fatima di San Vittorino degli Oblati di Maria Vergine,   ha realizzato un'app per cellulari Android con l'obiettivo di comunicare efficacemente con i fedeli e con quanti desiderano informazioni sulle attività del Santuario. L'app permette anche di accedere a molto materiale oltre a quello riguardante la liturgia (testi ufficiali della CEI) e le catechesi fatte nel Santuario; inoltre offre la possibilità di collegarsi al canale You Tube di p. Michele (foto) - Rettore del Santuario - e a quello di p. Armando Santoro direttore della Scuola di Vita spirituale P. Pio Bruno Lanteri". Ecco l'APP - Andare su Play store e fare il link  - https://play.google.com/store/apps/details?id=com.santuariosanvittorino

«Togliete le Messe dalle Chiese e i diavoli balleranno sugli altari» (San Giovanni Maria Vianney).

Con queste parole forti, il Curato d'Ars voleva ricordare che la Santa Messa non è un rito qualsiasi, ma il cuore della vita cristiana, il cuore pulsante della Chiesa, il sacrificio di Cristo reso presente, la sorgente inesauribile di grazia che sostiene il mondo. San Pio da Pietrelcina, in sintonia con lui, ripeteva: «Il mondo potrebbe stare più facilmente senza il sole che senza la Santa Messa». Per i santi, l'Eucaristia non è un “opzionale”, ma l'asse portante della creazione stessa.

Eppure, oggi, di fronte al calo delle presenze nelle chiese, si sente spesso lo slogan: “meno Messe, più Messa”.
L'idea è questa: riduciamo il numero delle celebrazioni, per avere liturgie più partecipate, più curate, più comunitarie. In parte, c'è del vero: la moltiplicazione dei riti senza la fede viva rischia di ridurre l'Eucaristia a un'abitudine.
Ma qui emerge il pericolo: privare il popolo di Dio della celebrazione eucaristica significa togliere il pane di vita. È come se, vedendo che molti non mangiano più, decidessimo di cuocere meno pane: così la fame non diminuisce, ma aumenta.

Benedetto XVI: l'Eucaristia, fonte e culmine della vita.

Nella Sacramentum Caritatis, Benedetto XVI ha ricordato che la Messa non è semplicemente un momento comunitario, ma “il mistero della fede per eccellenza” (n. 6). " Nel Sacramento dell'altare, il Signore viene incontro all'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,27), facendosi suo compagno di viaggio. In questo Sacramento, infatti, il Signore si fa cibo per l'uomo affamato di verità e di libertà. Poiché solo la verità può renderci liberi davvero (cfr Gv 8,36), Cristo si fa per noi cibo di Verità. "(2)
Essa “racchiude in sé tutto il bene spirituale della Chiesa: Cristo stesso, nostra Pasqua” (n. 1). E aggiunge: «La bellezza della liturgia non è un ornamento esteriore, ma parte essenziale dell'azione sacramentale» (n. 35). Questo significa che non basta ridurre il numero delle Messe, ma occorre celebrarle con dignità, consapevolezza, bellezza e fede, perché solo così esse diventano sorgente viva di comunione.

Benedetto XVI insiste anche su un punto decisivo: La Messa non è opera dell'uomo, ma azione di Cristo. “Nessuno di noi fa la Messa: è il Signore stesso che la celebra”. Da qui la necessità di custodire il Mistero, non di impoverirlo.

Non meno Messe, ma più Eucaristia vissuta!

Il problema non è “quante Messe” abbiamo, ma come le viviamo. Se l'Eucaristia diventa il centro della nostra giornata, anche le Messe feriali con pochi fedeli hanno un valore infinito. Se insegniamo ai cristiani che nell'Ostia consacrata c'è Cristo vivo, allora la partecipazione diventerà desiderio, non abitudine. Se dopo la celebrazione portiamo il Vangelo nella vita, allora la Messa riempirà di luce non solo le chiese, ma anche le strade e le case.

Il vero rinnovamento non nasce dalla sottrazione, ma dalla trasfigurazione. Non “meno Messe”, ma più cuori che si lasciano toccare dall'Eucaristia. Non “meno altari”, ma più adoratori che si inginocchiano davanti al Signore. Non “meno celebrazioni”, ma più fede viva che riconosce in esse la presenza reale di Cristo.

  • Abbiamo bisogno di Messe celebrare con fede, che facciano percepire la presenza viva di Cristo.
  • Abbiamo bisogno di catechesi che spieghino il senso dell'Eucaristia, non come rito abitudinario, ma come incontro che cambia la vita.
  • Abbiamo bisogno di testimonianze che, dopo aver partecipato alla Messa, portino la luce di Cristo nel mondo

Così, come profetizzava il Curato d'Ars , i diavoli non balleranno sugli altari: perché su quegli altari arderà il fuoco del Sacrificio di Cristo, che illumina il mondo e tiene aperto il cielo.

«Ogni volta che partecipiamo alla celebrazione eucaristica, non dimentichiamo quanto affermava Padre Pio: Intorno all'altare è presente tutto il Paradiso.»

Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono due figure straordinarie e molto vicine alla sensibilità dei giovani di oggi.

Quando si parla di santità, molti giovani pensano a qualcosa di distante, legato a figure del passato o a persone che hanno vissuto vite straordinarie, molto diverse dalla quotidianità di oggi. In realtà la Chiesa ci ricorda che la santità è una chiamata universale, possibile per ciascuno, e che prende forma anche nelle strade più normali della vita. Per questo due testimoni recenti, Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, sono esempi preziosi da proporre alle nuove generazioni: giovani come tanti, ma che hanno saputo trasformare la loro esistenza in un cammino verso Dio.

  • Pier Giorgio Frassati: la gioia della fede vissuta

Pier Giorgio nacque a Torino nel 1901 in una famiglia benestante. Fin da ragazzo dimostrò un carattere vivace e un grande amore per la vita: amava la montagna, lo sport, la compagnia degli amici. Allo stesso tempo, coltivava un’intensa vita spirituale, fatta di preghiera, di Messa quotidiana e di carità concreta. Non era un giovane perfetto, ma era autentico: generoso, allegro, pronto ad aiutare chiunque fosse nel bisogno. Si impegnò anche in politica, convinto che la fede dovesse tradursi in impegno sociale. Morì prematuramente a soli 24 anni, lasciando un esempio luminoso di come la giovinezza possa essere vissuta con pienezza nel Vangelo. Non a caso è stato definito da san Giovanni Paolo II “l’uomo delle Beatitudini”.

Il suo motto rimane attualissimo: “Verso l’alto”, che scriveva accanto alle foto delle sue scalate in montagna, per ricordare che la vita cristiana è un continuo salire verso Dio. E in una lettera agli amici confidava: “La fede donataci nel Battesimo ci comanda di spendere la nostra vita per il bene del prossimo”.

  • Carlo Acutis: l’Eucaristia come autostrada per il cielo

Carlo nacque a Londra nel 1991, ma visse a Milano. Era un ragazzo del nostro tempo: appassionato di computer, videogiochi, calcio e amicizie. Ciò che lo rendeva speciale era il suo profondo amore per Gesù, soprattutto nell’Eucaristia, che definiva “la mia autostrada per il cielo”. Carlo riuscì a unire la sua passione per l’informatica alla fede: realizzò una mostra digitale sui miracoli eucaristici, che oggi continua a girare il mondo. Anche lui morì giovane, a soli 15 anni, ma lasciò un segno potente: dimostrò che la santità è possibile anche nell’era di internet, e che la tecnologia può diventare strumento di evangelizzazione.

Diceva spesso: “Tutti nascono originali, ma molti muoiono fotocopie”, invitando i coetanei a non sprecare la vita nell’omologazione, ma a realizzare la propria unicità in Dio. E ancora: “L’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo. Più la riceviamo, più diventiamo simili a Gesù, e già su questa terra pregustiamo il Paradiso”.

  • Due esempi per i giovani di oggi

Pier Giorgio e Carlo, pur vissuti in epoche diverse, hanno in comune la freschezza della fede, l’amore per Gesù e l’entusiasmo nel viverlo nella quotidianità. Non si sono chiusi in se stessi, ma hanno messo i propri talenti a servizio degli altri: uno attraverso l’impegno sociale e la carità, l’altro con la creatività digitale e la passione per l’Eucaristia. Entrambi ci dicono che la santità non è tristezza né rinuncia sterile, ma pienezza di vita, gioia vera, coraggio di amare.

  • Una chiamata che riguarda tutti

Proporre Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis come modelli significa mostrare ai giovani che il Vangelo è vivo, che la fede non è un peso ma una forza che dà senso a ogni cosa. Essi ci ricordano che anche oggi, nella scuola, nello sport, sul web, con gli amici, si può essere santi. La loro vita è un invito a non accontentarsi di poco, ma a puntare in alto. Come scriveva Pier Giorgio: “Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere nella lotta continua la verità, non è vivere, ma vivacchiare”. E Carlo gli fa eco con parole semplici e forti: “La felicità è guardare Dio, la tristezza è guardare se stessi”.

In un tempo in cui i giovani cercano testimoni credibili, la loro voce risuona chiara: la santità è possibile, ed è la via più bella per realizzare la propria vita.

 

 

Ore 21,00 Narrazione dell'Apprizione segue Processione mariana con i flambeaux e Santa Messa. 

Preghiamo per la pace! 

Luogo: Cova da Iria

Data: 13 settembre 1917

Persone presenti: tra 20000 e 30000

«- Continuate a recitare il rosario alla Madonna del Rosario, tutti i giorni, [che Lei attenuerà la guerra] per ottenere la fine della guerra, [che la guerra sta per terminare]. In ottobre verrà anche il Signore, la Madonna Addolorata, la Madonna del Carmine, S. Giuseppe col Bambino Gesù, per benedire il Mondo. Dio è contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda. Portatela soltanto di giorno.
- Mi hanno pregato di chiederLe molte cose: la guarigione di alcuni malati, d’un sordomuto.
- Sì, qualcuno lo guarirò. Altri, no, [perché Nostro Signore non crede in loro]. In ottobre farò il miracolo, affinché tutti credano. 
[- Il popolo desiderava molto aver qui una cappellina.
- [Con] metà del denaro raccolto fino ad oggi facciano due portantine per donarle alla Signora del Rosario; l’altra metà sia per la cappellina.
Le offrii due lettere e un contenitore di vetro con acqua di colonia.
- Mi hanno dato questo, se Lei lo vuole.
- Questo non serve là in Cielo.]»

Memorie di Suor Lucia, p 176 (IV Memoria); le sezioni entro le parentesi quadre fanno parte dell’interrogatorio del parroco, del 15 settembre 1917, in  Documentação Crítica de Fátima, pp. 21-22

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