LA VITA È SACRA: DAL CONCEPIMENTO FINO AL SUO NATURALE COMPIMENTO
Uccidere un bambino significa sopprimere una vita innocente. Ma anche decidere deliberatamente di porre fine a un'esistenza umana, perché considerata ormai priva di speranza o di valore, ci pone davanti a una domanda drammatica: chi ha il potere di decidere quando una vita non merita più di essere vissuta?
Per la fede cristiana, la risposta è chiara: Dio è il Signore della vita. La vita non è un nostro possesso.
Ci è stata donata. Non siamo noi i padroni assoluti dell'esistenza, tanto da poter stabilire chi deve vivere e chi deve morire. Non siamo venuti al mondo per caso. Ogni persona porta in sé una dignità che non dipende dall'età, dalla salute, dall'autonomia, dalla produttività o dalla qualità della vita. Ogni vita ha un valore, anche quando è fragile, ferita, malata o apparentemente giunta alla sua fine.
E allora proviamo a fermarci un momento.
Pensiamo a quell'uomo oa quella donna che, in coscienza, dovrà pronunciare parole terribili: «Non c'è più niente da fare».
È molto spesso?
E tu, che nella sofferenza pensi che l'unica strada possibile sia la morte, sei davvero certo che non esista più alcuna strada?
Forse non possiamo conoscere ciò che accadrà domani. Forse non possiamo comprendere il senso di una sofferenza che oggi sembra insopportabile. Ma possiamo ancora scegliere di non arrenderci alla disperazione .
Per chi crede, rimane una certezza: Dio non abbandona mai l'uomo. È il Signore della vita, capace di operare oltre ciò che noi riusciamo a vedere e comprendere.
E se, con una scelta definitiva, impedissimo proprio a Dio di compiere ciò che ancora non possiamo immaginare?
La vera civiltà non dovrebbe misurarsi dalla capacità di eliminazione la sofferenza eliminando chi soffre, ma dalla capacità di stare accanto a chi soffre , curare quando è possibile, alleviare il dolore, accompagnare, sostenere e non lasciare nessuno solo.
Perché una società si rivela davvero civile quando dice alla persona più fragile:
«Tu non sei inutile.
Tu non sei un peso.
La tua vita ha ancora valore.
E noi rimaniamo accanto a te.»
La domanda, allora, è inevitabile: È davvero un segno di civiltà togliere la vita quando la si considera ormai inutile? Oppure rischiamo di imboccare una china pericolosa, nella quale ciò che oggi viene ritenuto eccezionale, domani potrebbe diventare normale?
La vita rimane un dono. E ciò che è dono non può diventare proprietà dell'uomo.