“Senza l’Eucaristia non possiamo vivere”
Quando Cristo Eucaristico scompare dalle strade, il rischio non è quello di evitare il folclore, ma di smarrire il senso stesso della Sua Presenza viva in mezzo al popolo.
L’Eucaristia non è una semplice tradizione religiosa. Non è una manifestazione esteriore. Non è una consuetudine da preservare per nostalgia. L’Eucaristia è Cristo vivo. È Dio che continua a camminare nelle nostre città ferite, nei quartieri segnati dalla paura, nelle strade attraversate dall’odio e dalla violenza. Ed è proprio mentre assistiamo a un crescente clima di aggressività sociale che risuona con forza la domanda: chi può guarire il cuore dell’uomo se non Cristo?
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei nel discorso di apertura dell'Assemblea dei vescovi, lega l’impegno per la composizione dei conflitti alle sfide sociali del Paese: isolamento, povertà educativa, violenza giovanile, emergenza abitativa e questione ambientale.
E allora viene spontaneo domandarsi: perché avere paura di portare Gesù tra la gente?
Lui stesso ci ha detto: “Abbiate coraggio: Io ho vinto il mondo.” E ancora: “Le porte degli inferi non prevarranno.”
In un tempo che sembra voler confinare la fede nella sfera privata, quasi nascosta, molti cristiani avvertono il timore di essere lentamente ricacciati nelle catacombe. Eppure, mentre in Occidente ci si interroga se sia opportuno manifestare pubblicamente la fede, in tante parti del mondo uomini e donne continuano a morire pur di non rinunciare all’Eucaristia.
Cristiani perseguitati.Cristiani minacciati.Cristiani torturati.
Eppure fedeli a Cristo fino alla fine. La loro testimonianza richiama le parole luminose dei martiri di Abitene: “Senza la Domenica non possiamo vivere.” Una frase che attraversa i secoli e arriva fino a noi come una provocazione spirituale potentissima.
E Come non guardare a Don Ragheed Ganni, iracheno di Karemlesh, parroco della Chiesa Caldea dello Spirito Santo. Minacciato per mesi, venne ucciso insieme a tre giovani diaconi dai terroristi dello Stato Islamico. Don Basa, suo allievo e biografo, disse: “È stato un martire dell’Eucaristia, continuando a celebrare la Messa anche durante la persecuzione”. "Quando tengo in mano l'ostia, è Cristo che tiene me e tutti noi uniti nel suo amore. In tempi tranquilli si dà tutto per scontato e si dimentica il grande dono che ci è fatto. Attraverso la violenza del terrorismo, noi abbiamo scoperto che l’Eucaristia, il Cristo morto e risorto, ci dà la vita. E questo ci permette di resistere e sperare".(Don Ganni)
Anche Padre Pio ha insegnato questa verità con tutta la sua vita. Per lui, l’Eucaristia non era un rito da compiere distrattamente, ma un incontro reale con Gesù vivo. Davanti al Santissimo, Padre Pio si consumava nell’amore. Celebrava la Messa come chi si trova ai piedi della Croce. Adorava Cristo presente nel Pane consacrato con lo stupore di chi comprende di trovarsi davanti all’essenziale. Con la sua esistenza ci ha lasciato una certezza semplice e immensa: senza l’Eucaristia il cuore si svuota, la fede si indebolisce, la speranza si spegne lentamente.
Con l’Eucaristia, invece, tutto cambia. Ogni sacrificio diventa offerta. Ogni ferita può aprirsi alla grazia. Ogni notte custodisce già una promessa di luce.
Forse oggi più che mai abbiamo bisogno di riportare Gesù nelle nostre strade, nelle nostre case, nei nostri cuori. Perché una società che perde il senso del sacro finisce inevitabilmente per perdere anche il senso dell’uomo.
Torniamo allora a Cristo con tutto il cuore.Torniamo all’Adorazione.Torniamo alla Messa vissuta con fede.Torniamo a inginocchiarci davanti all’Eucaristia.
Solo così le nostre città potranno ritrovare pace. Solo così le nostre strade smetteranno di essere luoghi di odio per tornare ad essere luoghi di fraternità.
Padre Pio lo ha testimoniato fino alla fine: chi vive dell'Eucaristia non cammina mai da solo. Ed è proprio da questo centro che nasce la chiamata che il Cardinale Zuppi rivolge a tutti noi: "In un mondo confuso e frammentato, i cristiani sono chiamati a tornare all'essenziale della fede e ad annunciare il Vangelo con gioia e autenticità."
Tornare all'essenziale significa tornare a Lui. Lo sapeva bene Santa Teresa di Calcutta, che aveva fatto dell'amore concreto la sua vita: "Gesù è diventato per gli uomini il Pane della Vita per comunicarci la vita. Notte e giorno, Lui è lì. Se volete che l'amore cresca in voi, tornate all'Eucaristia, tornate a quell'Adorazione."
Domenica 7 Giugno
Sante Messe ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 17:00 - 19:00
Ore 16:30 Rosario
Ore 18:00 Esposizione del SS. Sacramento, momento di adorazione, processione con il Santissimo Sacramento (solo nei viali antistanti il santuario) e benedizione eucaristica finale.