Un “sì” che ha attraversato l’oceano

Mi chiamo sr Veronica Anderson, sono nata nel 1961, in Michigan, negli Stati Uniti. Sono la seconda di otto figli e sono cresciuta in una famiglia semplice, dove la vita era accolta come un dono e dove si respirava fiducia nel disegno di Dio. I miei genitori ci hanno insegnato che per ciascuno esiste un progetto unico, “fatto su misura”, e che la vera meta non è il successo o la realizzazione personale, ma la vita eterna.

Il mio “sì” è arrivato al terzo anno delle scuole superiori. Non è stato un fulmine a ciel sereno, ma una chiamata che è cresciuta piano, nel silenzio, nella preghiera, sotto lo sguardo materno della Vergine Maria. A Lei ho sempre affidato tutto. La nostra parrocchia era dedicata proprio a Maria e fin da piccoli avevamo imparato a consegnarle la nostra vita. Senza quasi accorgermene, stava preparando il mio cuore.

Ho conosciuto le Oblate di Maria Vergine di Fatima durante un viaggio in Italia, in occasione dell'ingresso in noviziato della mia migliore amica. Ricordo ancora quella visita. Non furono grandi discorsi a convincermi, ma la gioia semplice e luminosa che vedevo nei loro volti. Dentro di me sentii qualcosa di profondo: era lì che il Signore mi stava aspettando.

A dire il vero, non avevo mai pensato di lasciare il mio Paese. Gli Stati Uniti sono immensi e mi sembrava che ci fosse spazio anche lì per realizzare la mia vocazione. E poi c'era un piccolo sogno nel cassetto: attraversare l'America in sella a una grande moto, sentendo il vento sul viso e la strada davanti a me. Il Signore, però, aveva preparato per me un'avventura diversa. Non una moto, ma un aereo. Non le autostrade americane, ma le strade di un Paese lontano.

Sono entrata in convento prima di compiere diciannove anni. Il cambiamento non è stato sempre facile: una nuova lingua, un nuovo cibo, una cultura diversa. Ma ho imparato ad affrontare tutto un passo alla volta. Dentro di me c'era un ritmo profondo, la certezza di essere nel posto giusto. Quando sai che il Signore ti vuole lì, anche le difficoltà diventano parte del cammino.

Dopo la Professione religiosa, il 13 ottobre 1982, sono stata inviata a Rocca di Papa. Da allora la mia vita è stata un susseguirsi di comunità, volti, storie: Chiavari, la Sicilia, Castelfiorentino con la sua Casa di Riposo, Larderello, Morimondo, Certaldo... In ogni luogo ho ricevuto molto più di quanto abbia dato. Ogni persona incontrata è stata un dono e una piccola rivelazione dell'amore di Dio.

Col tempo ho capito che la fede non è una linea retta. Da giovane pensavo fosse come una scuola: impari, cresci, superi le prove e poi tutto procede ordinatamente. Invece è un cammino vivo, fatto di salite e discese, di slanci e di stanchezze, di luce e di ombra. A volte si corre, a volte si zoppica, a volte ci si ferma. Ma il Signore non smette mai di camminare accanto.

Ho imparato che al centro non ci sono le mie capacità, ma la sua fedeltà. Non la mia forza, ma la sua grazia. Non il mio merito, ma la sua misericordia.

Essere missionaria, per me, non significa prima di tutto partire per terre lontane. Significa prendere sul serio la fede, custodirla come la perla preziosa per cui vale la pena lasciare tutto, e desiderare che anche altri possano scoprirla. Con il Battesimo, tutti siamo inviati. Tutti possiamo essere missionari nel quotidiano.

Porto nel cuore un episodio che non dimenticherò mai. Un giorno, mentre camminavo per le strade di Cecina, una signora mi fermò e mi disse: «Dammi una parola di speranza. Oggi è una brutta giornata e ne ho bisogno». In quel momento ho sentito tutta la responsabilità e la bellezza della mia vocazione. Non mi chiedeva una frase consolatoria. Mi chiedeva la speranza vera. Mi chiedeva Gesù.

E ho capito ancora una volta che la missione è questa: offrire Gesù con semplicità, attraverso un sorriso, una presenza, una parola detta al momento giusto. Essere pronti, come dice san Pietro, “a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi”.

Il mio “sì” ha attraversato un oceano, ma ogni giorno continua a rinnovarsi nei piccoli passi della fedeltà. E se tornassi indietro, direi ancora sì. Con gratitudine. Con fiducia. Con gioia. 

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