“Un sì per sempre: la gioia di appartenere a Cristo”

La testimonianza vocazionale di Michele Potenza in occasione della sua Prima Professione Religiosa

Sabato 8 novembre sarà un giorno di grande gioia per la comunità religiosa e per tutti coloro che hanno accompagnato Michele Potenza nel suo cammino di fede e di discernimento. In questa data, Michele emetterà la prima professione religiosa, consacrando la sua vita al Signore con i voti di povertà, castità e obbedienza.

Dietro questo gesto solenne e intimo si cela una lunga storia di ricerca, di ascolto e di grazia, che Michele stesso racconta con parole toccanti e sincere:

“Mi chiamo Michele Potenza e ho 37 anni. Se penso all’origine della mia storia vocazionale devo tornare indietro di 13 anni. Era il febbraio del 2012 ed ero giunto agli ultimi due anni di studio all’università. Ricordo che era da poco conclusa la sessione di esami e che avevo del tempo libero a disposizione prima di ricominciare un nuovo semestre di lezioni. Lo ricordo come un periodo di aridità, di insoddisfazione, avvertivo che tutto ciò che avevo e facevo non mi bastava, cercavo il senso della mia vita.
Leggendo un libro di spiritualità ricordo che iniziava a farsi sempre più spazio nella mia mente il pensiero di una vita eterna. Queste due parole risuonavano di giorno in giorno con maggior forza. Pensando alla vita eterna la mia anima si riempiva, sentivo gioia, pienezza, ero consolato, e questa dolcezza permaneva. Poi come in un lampo ho inteso che è tutto vero, e cioè che sono fatto veramente per la vita eterna, e che questa vita eterna mi è data in Cristo Gesù. Quella Persona che mi avevano presentato al catechismo esiste, ed è viva.
Da lì la mia vita è cambiata, e più precisamente è cambiata la prospettiva. Avevo trovato il senso ultimo dell’esistenza, l’orizzonte, e tutto il mio fare, il mio studio, le mie amicizie, le attività ricreative, oramai acquistavano il proprio valore solo se subordinate a questo fine ultimo. All’interno di questo clima ho iniziato un percorso di discernimento vocazionale ignaziano, e cioè un periodo di ascolto della mia coscienza che mi ha aiutato a prendere consapevolezza del desiderio di consacrarmi totalmente a Dio per le mani di Maria.”

Le parole di Michele raccontano con semplicità il cammino interiore di chi scopre che la vita trova senso solo in Dio. La sua esperienza è un invito a guardare oltre il quotidiano, a riconoscere che la vocazione non è una rinuncia, ma una risposta d’amore a Colui che per primo ha amato.

La professione religiosa non è dunque un punto d’arrivo, ma l’inizio di un cammino nuovo, vissuto nella fiducia e nell’abbandono al Signore. Come Maria, Michele ha detto il suo “Eccomi” e ha scelto di offrire la propria vita per servire Cristo e la Chiesa, in spirito di umiltà e di gioia.

La comunità accompagna con affetto e preghiera Michele in questo passo decisivo, ringraziando Dio per il dono della sua chiamata e per la testimonianza di fede che egli offre a tutti: un segno luminoso di speranza, in un mondo che spesso dimentica l’eterno.

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