L'inferno: una verità dimenticata?

Il 13 luglio 1917, nella Cova da Iria, a Fatima, la Vergine Maria affidò ai tre piccoli pastorelli – Lucia, Francesco e Giacinta – uno dei messaggi più forti e sconvolgenti della storia delle apparizioni mariane. Dopo aver aperto le mani, mostrerò loro la terribile realtà dell'inferno.
Non lo fece per terrorizzare quei bambini, né per suscitare paura. Una madre non avverte i propri figli di un pericolo perché desidera spaventarli, ma perché vuole salvarli. Così fece Maria. Mostrando l'inferno, richiamò l'umanità alla serietà delle proprie scelte e alla necessità della conversione.  Oggi, a oltre un secolo da Fatima, questa verità sembra essere diventata scomoda. Dell'inferno si parla sempre meno; talvolta viene considerato una semplice metafora, un'immagine simbolica del maschio o addirittura un'invenzione del passato. Eppure la Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa non hanno mai smesso di insegnarne l'esistenza.
È lo stesso Gesù che, nel Vangelo, parla ripetutamente del giudizio, della possibilità di perdersi eternamente e della necessità di scegliere la via stretta che conduce alla vita. Cristo, che è la Misericordia fatta carne, non nasconde mai la verità. Egli annuncia il Paradiso, ma mette anche in guardia dal rischio della dannazione eterna, perché desidera che ogni uomo si salvi.

Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto chiaro. Aln. 1033 afferma:  «Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio significa rimanere separati da Lui per sempre a causa della nostra libera scelta. Questo stato di definitiva autoesclusione dalla comunione con Dio e con i beati è designato con la parola "inferno".»

Queste parole ci ricordano una verità fondamentale: Dio non manda arbitrariamente nessuno all'inferno. Egli rispetta fino in fondo la libertà dell'uomo. L'inferno è il tragico esito di un rifiuto definitivo dell'amore di Dio.
Per questo san Paolo mette in guardia i cristiani di Corinto con parole che conservano tutta la loro attualità: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6,9-10). L'Apostolo non intende stilare un elenco per condannare alcune persone, ma ricordare che ogni peccato grave, se vissuto senza pentimento e senza conversione, allontana da Dio. È significativo che subito dopo aggiunga: «E tali cancellate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio» (1 Cor 6,11). Il cuore del Vangelo non è la condanna, ma la possibilità concreta di rinascere attraverso la grazia di Cristo.
Forse una delle più grandi vittorie del maligno consiste proprio nell'aver convinto molti uomini che l'inferno non esista, che il peccato non abbia conseguenze eterne e che la conversione non sia necessaria. Se tutto fosse indifferente, anche la Croce perderebbe il suo significato. Ma Gesù è morto e risorto proprio per liberarci dal peccato e aprirci le porte del Cielo.
Il messaggio di Fatima va nella direzione opposta rispetto alla mentalità del nostro tempo. Dopo aver mostrato la visione dell'inferno, la Madonna non lascia i pastorelli nella paura. Al contrario, indica immediatamente il cammino della speranza. Chiede la recita quotidiana del Santo Rosario, la penitenza, i sacrifici offerti per la conversione dei peccatori e la riparazione delle offese arrecate al Cuore Immacolato di Maria.  Le sue parole sono tra le più conosciute del messaggio di Fatima: «Pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all'inferno, poiché non c'è chi si sacrifichi e preghi per loro.» È un appello che nasce dall'amore materno della Vergine e dal desiderio ardente che nessuno si perda.  Anche i santi pastorelli comprendono profondamente questo invito. Francesco e Giacinta offrirono preghiere, rinunce e sofferenze con un unico desiderio: ottenere la conversione dei peccatori. Non agirono mossi dalla paura, ma dall'amore. Avevano compreso che ogni anima ha un valore infinito agli occhi di Dio.
Anche oggi il Signore continua a chiamare ogni uomo alla conversione. Finché dura questa vita, nessuno può dire che sia troppo tardi. La misericordia di Dio rimane sempre aperta a chi riconosce il proprio peccato e ritorna sinceramente a Lui attraverso la confessione, la preghiera e una vita rinnovata nella grazia.  Fatima, dunque, non è un messaggio di paura, ma di speranza. Ci ricorda che il maschio esiste, che il peccato è una realtà seria e che l'eternità dipende dalla nostra risposta all'amore di Dio. Nello stesso tempo ci rassicura che il Cuore di Cristo è sempre aperto al peccatore pentito e che la Vergine Maria continua a intercedere perché nessuno vada perduto.
In un tempo in cui si preferisce spesso parlare soltanto dei diritti dell'uomo e raramente dei suoi doveri verso Dio, il messaggio di Fatima torna ad essere straordinariamente attuale. Non ci invita alla paura, ma alla responsabilità. Non alla disperazione, ma alla fiducia nella misericordia divina. Perché Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4), ma non costringere nessuno ad accogliere il suo amore.

La Vergine continua ancora oggi a indicarci la strada sicura: il Santo Rosario, l'Eucaristia, la Confessione, la penitenza, la carità e una vita fedele al Vangelo. È questo il cammino che conduce alla vera libertà e alla gioia eterna del Paradiso.

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