Articoli filtrati per data: Mercoledì, 15 Ottobre 2025

In questa solennità di tutti i santi il Vangelo che la liturgia ci propone è quello delle beatitudini (Mt 5,1-12a). Questo è già profondamente significativo: ci fa infatti capire che la santità è legata alla gioia. Non si può essere santi senza provare la beatitudine di chi si è conformato a Gesù, il beato per eccellenza.

Mi piace ricordare - come ci ha detto papa Francesco nell'esortazione Gaudete et exultate - che la chiamata alla santità riguarda tutti,  «che il Signore fa a ciascuno di noi, quella chiamata che rivolge anche a te: "Siate santi, perché io sono santo" (Lv 11,44; 1 Pt 1,16). Il Concilio Vaticano II lo ha messo in risalto con forza: "Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e di una tale grandezza, tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste"» (n. 2).  E lo ribadisce con forza: «Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali.

Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr Gal 5,22-23).

Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”. Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità. Il Signore l’ha colmata di doni con la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi, e una multiforme bellezza
che procede dall’amore del Signore, «come una sposa si adorna di gioielli" (Is 61,10)» (Gaudete, nn. 14-15).

Viene poi ribadito il legame tra santità e gioia. Scrive papa Francesco: «La parola “felice” o “beato” diventa sinonimo di “santo”, perché esprime che la persona fedele a Dio e che vive la sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine» (Gaudete, n. 64). I santi hanno vissuto controcorrente rispetto allo stile di vita proposto dal mondo, cioè hanno vissuto secondo lo stile evangelico delle beatitudini. «... il mondo ci porta verso un altro stile di vita. Le Beatitudini in nessun modo sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio» (Gaudete, n. 65).

L'atteggiamento fondamentale di tutte le beatitudini - di chi è mite, pacifico, di sa piangere con chi soffre, di chi opera la giustizia, di chi rimane saldo a Cristo anche nella persecuzione - è la povertà di spirito, come ci viene indicato nella prima beatitudine.  Di chi ha fatto di Cristo la vera ricchezza, davanti al quale le altre ricchezze sono un nulla. «Il Vangelo ci invita a riconoscere la verità del nostro cuore, per vedere dove riponiamo la sicurezza della nostra vita. Normalmente il ricco si sente sicuro con le sue ricchezze, e pensa che quando esse sono in pericolo, tutto il senso della sua vita sulla terra si sgretola. Gesù stesso ce
l’ha detto nella parabola del ricco stolto, parlando di quell’uomo sicuro di sé che, come uno sciocco, non pensava che poteva morire quello stesso giorno (cfr Lc 12,16-21). 

Le ricchezze non ti assicurano nulla. Anzi, quando il cuore si sente ricco, è talmente soddisfatto di sé stesso che non ha spazio per la Parola di Dio, per amare i fratelli, né per godere delle cose più importanti della vita. Così si priva dei beni più grandi. Per questo Gesù chiama beati i poveri in spirito, che hanno il cuore povero, in cui può entrare il Signore con la sua costante novità.

Essere poveri nel cuore, questo è santità» (Gaudete, n. 67-70). Allora chi è povero nel cuore non si lamenta delle fatiche, continua a costruire la pace, si impegna nel dialogo, nel gettare ponti, è vicino a chi soffre, sa dare parole di conforto, si impegna a promuovere un mondo più giusto, non si lamenta nemmeno nelle persecuzioni... pur di rimanere unito a Cristo, la sua unica ricchezza. 

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