Segreteria del Santuario

Segreteria del Santuario

Martedì, 08 Settembre 2020 08:30

MARIA BAMBINA

Memoria mariana di origine devozionale, si collega a una pia tradizione attestata dal protovangelo di Giacomo. La celebrazione liturgica, che risale al secolo VI in Oriente e al secolo XIV in Occidente, dà risalto alla prima donazione totale che Maria fece di sé, divenendo modello di ogni anima che si consacra al Signore. (Mess. Rom.)

Dopo aver celebrato l’8 settembre la Natività di Maria Santissima e quattro giorni dopo, il 12, la festa del suo santissimo Nome, impostole poco dopo la nascita, il Ciclo mariano celebra in questo giorno la Presentazione al tempio, di questa Fanciulla figlia di benedizione.
Un po’ di storia
Queste prime tre feste del Ciclo mariano sembrano un’eco del Ciclo cristologico, che in egual modo celebra il 25 dicembre la nascita di Gesù, otto giorni dopo il suo Santissimo Nome, e il 2 febbraio la Presentazione sua al tempio.
La Presentazione di Maria al tempio trae origine da un’antica tradizione, che il Padre Roschini illustra nei suoi testi di Mariologia e che si può intuire, come spiegheremo, dallo stesso Vangelo di Luca. Questo fatto è celebrato in Oriente dal V secolo ed è legato alla dedicazione della Chiesa di Santa Maria Nuova in Gerusalemme nel 543.
L’Imperatore di Bisanzio, Michele Commeno, ne parla in una sua costituzione del 1166. Filippo di Maizières, gentiluomo francese cancelliere presso la corte del Re di Cipro, essendo stato inviato come ambasciatore ad Avignone presso il Papa Gregorio XI nel 1372, gli narrò con quale magnificenza, si celebrasse presso i Greci il 21 novembre in onore della Madre di Dio. Gregorio XI introdusse allora questa festa ad Avignone, e Sisto V la rese obbligatoria per tutta la Chiesa, nel 1585. Clemente VIII la innalzò al grado “doppio maggiore”, e come per altre feste ne rielaborò l’Ufficiatura. Il nuovo calendario liturgico, dal 1969, giustamente conservò questa memoria per additare in Maria Colei che, concepita senza peccato originale, fin dalla sua più tenera età si è offerta totalmente a Dio per il Suo progetto di Salvezza: davvero una singolare Fanciulla tutta di Dio.

Domenica, 13 Settembre 2020 21:00

13 SETTEMBRE - QUINTA APPARIZIONE A FATIMA

13 Settembre 1917. La « Cova » era letteralmente invasa dai pellegrini: venticinque o trentamila, forse anche di più. Ma, a parte il numero, ciò che sbalordisce è il fervore che anima quella folla immensa di uomini e di donne appartenenti ad ogni condizione sociale, che da ore se ne sta ordinata e in preghiera, in attesa dell’arrivo dei tre fanciulli.

Circa due terzi dei presenti vedono nel cielo un globo luminoso che si avvicina da levante verso ponente, in modo lento e maestoso, dirigendosi verso il leccio delle apparizioni sopra il quale scompare. La luce del sole si attenua e l’aria diventa come dorata.

– Che cosa vuole da me Vostra Grazia? Chiede Lucia.

– Voglio che continuiate a recitare il rosario al fine di ottenere la fine della guerra. In ottobre Nostro Signore verrà così come anche Nostra Signora Addolorata e del Carmelo e San Giuseppe con il Bambin Gesù per benedire il mondo. Dio è soddisfatto dei vostri sacrifici ma non vuole che dormiate con la corda. Portatela solo di giorno.

– C’è qui questa piccolina che è sordomuta, Vostra Grazia non vorrebbe guarirla?

Nostra Signora rispose che fra un anno sarà migliorata.

– Ho ancora tante altre richieste, le une per una conversione, le altre per una guarigione.

– Ne guarirò alcuni, ma gli altri no perché Nostro Signore non si fida di loro.

– Alla gente piacerebbe molto avere qui una cappella.

– Con metà del denaro ricevuto fino ad oggi si facciano delle barelle da processione e le si porti alla festa di Nostra Signora del Rosario; l’altra metà sia destinata per aiutare la costruzione della cappella.Lucia racconta ancora di aver offerto alla Madonna due lettere e una piccola boccetta di acqua profumata che le erano state date da un uomo della parrocchia di Olival. Offrendole a Nostra Signora Le disse:

– Mi hanno dato questo. Vostra Grazia lo vuole?

– Ciò non è adatto al Cielo rispose Nostra Signora.

– In ottobre farò il miracolo affinché tutti credano. Poi cominciò ad innalzarsi, scomparendo come le altre volte.

 

- ORE 21,00 RECITA DEL ROSARIO SEGUE SANTA MESSA

In un suo articolo, il noto scrittore Paolo Risso, l’ha paragonato a quegli ardimentosi, che risalgono contro corrente la vita di questo mondo, impegnati per un ideale, per un grande amore, non importandosi delle mode del tempo.
Il sacerdote Felice Prinetti nacque il 14 maggio 1842 a Voghera (Pavia), diocesi di Tortona, terzo dei sei figli dei nobili Francesco Prinetti e Serafina Pedevilla, che gli diedero un’ottima educazione cristiana.
Dopo i primi studi nella natia Voghera, nel 1857 si iscrisse all’Università di Torino, laureandosi come ingegnere nel 1864, nel contempo a 18 anni nel 1860, entrò nella Regia Accademia Militare di Torino, dove nel 1862 raggiunse il grado di sottotenente di artiglieria e nel 1866 quello di capitano.
Si arruolò come volontario nell’esercito del re di Sardegna, prendendo parte alla III Guerra d’Indipendenza contro l’Austria.
Nel 1870 fu assegnato al Polverificio di Fossano, in provincia di Cuneo, del quale l’anno successivo divenne direttore, poi addetto alla Stato Maggiore Generale e al Ministero della Difesa del nuovo Regno d’Italia.
Cattolico tutto d’un pezzo, visse con coerenza quel difficile periodo di grande contrasto fra il papa Pio IX e il nascente Regno Italiano, con l’abolizione dello Stato Pontificio e lo scatenarsi della Massoneria anticlericale e fu in quegli anni, che rimproverato da un collega ufficiale per il suo accompagnare a Torino, un sacerdote che portava la Comunione ad un moribondo, il capitano Felice Prinetti reagì con fierezza, venendo sfidato a duello dal collega, a cui da buon cattolico, Prinetti non poté aderire, contro le consuetudini di allora.
Intanto in lui si andava rafforzando l’intenzione di lasciare l’ambiente militare, allora anticlericale e massonico, e ‘arruolarsi’ invece fra i soldati di Cristo.
Nell’ottobre 1873 giunse al Polverificio di Fossano, il padre Paolo Abbona, degli Oblati di Maria Vergine, Congregazione fondata dal ven. Pio Bruno Lanteri (1759-1830) che accompagnava una missione della Birmania a conoscere le organizzazioni militari europee, per poi impiantarle in terra birmana. Il missionario padre Abbona, propose allora al capitano Felice Prinetti, di recarsi in Birmania ad organizzare insieme ad altri ufficiali, l’esercito di quel Paese e segnatamente il Polverificio di Magdallé. Felice Prinetti accettò, ma con uno spirito missionario più che militare, infatti il 23 novembre 1873 lasciò l’esercito e il 15 dicembre domandò di entrare nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, la stessa di padre Abbona, entrando nel Noviziato di Nizza Marittima.
Il 1° gennaio 1874 ne indossò l’abito, il 16 gennaio 1875 fece la sua professione religiosa e il 23 dicembre 1876 venne ordinato sacerdote; era il terzo figlio dei Prinetti a diventarlo.
Ma il suo campo d’apostolato non fu la Birmania, che avrebbe voluto raggiungere al seguito di padre Abbona; invece i suoi superiori gli affidarono il compito d’insegnare matematica e fisica ai novizi di Nizza Marittima.
Il padre oblato Vincenzo Berchialla fu nel 1881 nominato arcivescovo di Cagliari e si scelse come segretario padre Felice Prinetti che lo seguì in Sardegna, dove fu un attivo collaboratore del vescovo, Rettore del Seminario, direttore dell’ufficio amministrativo, redattore del periodico cattolico “Il Risveglio”, confessore e direttore spirituale molto ricercato.
Venute meno le Suore Cottolenghine, che lavoravano nel Seminario, ebbe l’ispirazione di dare vita ad una congregazione religiosa femminile; donne riunite intorno ad una giovane vedova Eugenia Montisci, che volessero dedicarsi al servizio della Chiesa e del Signore.
Nacquero così il 20 settembre 1888 le “Figlie di S. Giuseppe”; per “consolare e aiutare ogni classe di persone e aprire il cuore e la porta possibilmente ad ogni pena e miseria che possa essere nel mondo”.
Dopo un anno, aprì una Casa a Genoni nella diocesi di Oristano e nel 1894 la Congregazione ebbe l’approvazione diocesana di Cagliari.
Dopo la morte di mons. Berchialla avvenuta il 13 ottobre 1892, il nuovo arcivescovo di Cagliari lo trattenne per qualche tempo nell’isola; poi subentrarono delle avversioni così aspre, come spesso capita ai santi, che consigliarono il suo rientro in Piemonte.
Il 19 dicembre 1894 giunse a Giaveno (Torino) come rettore degli aspiranti Oblati, ricoprì la carica fino al 1903; senza trascurare la guida delle sue suore che mantenne con le lettere e con le visite annuali; dal 1903 al 1906 resse la chiesa di S. Francesco d’Assisi in Torino.
Nel frattempo il vescovo di Oristano mons. Zunnui, il 24 ottobre 1895 confermò l’erezione canonica delle ‘Figlie di S. Giuseppe’ e così la Casa di Genoni divenne la loro Casa Madre.
Don Felice fu in questi delicati compiti un educatore dolce ed energico, uomo di fede e di scienza, confessore e guida di anime, sempre unito a Gesù, leggeva nell’intimo e compiva azioni che avevano del miracoloso.
Diceva: “Gesù è infinitamente buono. C’è tanto da fare per Lui, per salvargli le anime. Le forze mancano ma siamo beati perché crediamo e soffriamo per Lui”.
Nel settembre 1906 per le sue buone relazioni, fu invitato dal card. Pietro Maffi, ad aprire a Pisa, presso la chiesa di San Jacopo all’Orticaia o alle Piaggie, una Casa degli Oblati di Maria Vergine, di cui padre Felice ne divenne il direttore.
Per la sua intensa opera pastorale, il centro di Piaggie divenne un fulcro di vita spirituale; nonostante l’ambiente fosse pieno di anticlericali, anarchici, rossi, don Felice andando come al solito contro corrente, armato solo della carità di Cristo, iniziò la rigenerazione del borgo, tra attentati, incendi dolosi, colpi di pistola, sommosse.
Questa fase finale della sua operosa vita, lo vide impegnato in una faticosa e logorante spola, fra le sue suore rimaste sole in Sardegna e le opere pastorali d’avanguardia a Pisa.
Istituì, la Compagnia della S. Famiglia; il Circolo Aurora per la gioventù femminile, il Circolo Avvenire per gli uomini; la Biblioteca Circolante; la Cassa Malati; la Cassa depositi e prestiti; l’Unione agricola dei mezzadri; la Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli per i poveri, la Scuola di lavoro per le ragazze, l’Oratorio S. Tarcisio per i ragazzi, l’Associazione Maestri Cattolici, l’Associazione della Dottrina Cristiana, la Federazione Universitari cattolici, la Lega Cattolica del Lavoro per i ceramisti, ecc. 
Fece sorgere con il ven. Giuseppe Toniolo (1845-1918) una scuola di Sociologia, la prima in Italia; quando il cardinale Maffi andò in visita a San Jacopo, stentò a credere ai propri occhi, tanto fu la trasformazione di quel Borgo, grazie al suo proficuo e prolifico apostolato.
Scrisse anche varie opere di cui alcune pubblicate; venne colpito da un improvviso infarto il 5 maggio 1916 a Pisa, cadendo come un soldato sul campo.
La causa per la sua beatificazione, autorizzata il 26 febbraio 1982 è attualmente in avanzata fase finale.                Autore: Antonio Borrelli

 

 

Martedì, 25 Agosto 2020 12:08

RICORDATEVI O PIETOSISSIMA VERGINE MARIA

Ricordatevi, o pietosissima Vergine Maria, che non si è mai inteso dire nel mondo, che alcuno ricorrendo alla vostra protezione, implorando il vostro aiuto, e chiedendo il vostro patrocinio, sia stato da Voi abbandonato. Animato da tale confidenza a Voi ricorro, o Madre, Vergine delle vergini, a Voi vengo, e con le lacrime agli occhi, peccatore pentito, mi prostro ai vostri piedi a domandare pietà. Non vogliate, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma benigna ascoltatemi ed esauditemi. Amen    ( San Bernardo)

Sabato, 12 Settembre 2020 11:00

Servite Domino in Laetitia

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita!

Ore 11,00 in Santuario nella mani di padre Dave Nicgorski, Rettor Maggiore  OMV. Luca e Crhristian annunciano con grande gioia la loro professione perpetua dei voti religiosi.

"Il Signore completerà per me l’opera sua … Non abbandonare l’opera delle tue mani" Sal 137

SANTA MESSA VESPERTINA ORE 19.00

SANTE MESSE ORE 9.00 - 10.30 - 12.00 - 17.30 -19.00

Cari fratelli e sorelle,

il 1° novembre 1950, il Venerabile Papa Pio XII proclamava come dogma che la Vergine Maria «terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Questa verità di fede era conosciuta dalla Tradizione, affermata dai Padri della Chiesa, ed era soprattutto un aspetto rilevante del culto reso alla Madre di Cristo. Proprio l’elemento cultuale costituì, per così dire, la forza motrice che determinò la formulazione di questo dogma: il dogma appare un atto di lode e di esaltazione nei confronti della Vergine Santa. Questo emerge anche dal testo stesso della Costituzione apostolica, dove si afferma che il dogma è proclamato «ad onore del Figlio, a glorificazione della Madre ed a gioia di tutta la Chiesa». Venne espresso così nella forma dogmatica ciò che era stato già celebrato nel culto e nella devozione del Popolo di Dio come la più alta e stabile glorificazione di Maria: l’atto di proclamazione dell’Assunta si presentò quasi come una liturgia della fede. E nel Vangelo che abbiamo ascoltato ora, Maria stessa pronuncia profeticamente alcune parole che orientano in questa prospettiva. Dice: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). E’ una profezia per tutta la storia della Chiesa. Questa espressione del Magnificat, riferita da san Luca, indica che la lode alla Vergine Santa, Madre di Dio, intimamente unita a Cristo suo figlio, riguarda la Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi. E l’annotazione di queste parole da parte dell’Evangelista presuppone che la glorificazione di Maria fosse già presente al periodo di san Luca ed egli la ritenesse un dovere e un impegno della comunità cristiana per tutte le generazioni. Le parole di Maria dicono che è un dovere della Chiesa ricordare la grandezza della Madonna per la fede. Questa solennità è un invito quindi a lodare Dio, e a guardare alla grandezza della Madonna, perché chi è Dio lo conosciamo nel volto dei suoi.

Ma perché Maria viene glorificata con l’assunzione al Cielo? San Luca, come abbiamo ascoltato, vede la radice dell’esaltazione e della lode a Maria nell’espressione di Elisabetta: «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). E il Magnificat, questo canto al Dio vivo e operante nella storia è un inno di fede e di amore, che sgorga dal cuore della Vergine. Ella ha vissuto con fedeltà esemplare e ha custodito nel più intimo del suo cuore le parole di Dio al suo popolo, le promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe, facendone il contenuto della sua preghiera: la Parola di Dio era nel Magnificat diventata la parola di Maria, lampada del suo cammino, così da renderla disponibile ad accogliere anche nel suo grembo il Verbo di Dio fatto carne. L’odierna pagina evangelica richiama questa presenza di Dio nella storia e nello stesso svolgersi degli eventi; in particolare vi è un riferimento al Secondo libro di Samuele nel capitolo sesto (6,1-15), in cui Davide trasporta l’Arca Santa dell’Alleanza. Il parallelo che fa l’Evangelista è chiaro: Maria in attesa della nascita del Figlio Gesù è l’Arca Santa che porta in sé la presenza di Dio, una presenza che è fonte di consolazione, di gioia piena. Giovanni, infatti, danza nel grembo di Elisabetta, esattamente come Davide danzava davanti all’Arca. Maria è la «visita» di Dio che crea gioia. Zaccaria, nel suo canto di lode lo dirà esplicitamente: «Benedetto il Signore, Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo» (Lc 1,68). La casa di Zaccaria ha sperimentato la visita di Dio con la nascita inattesa di Giovanni Battista, ma soprattutto con la presenza di Maria, che porta nel suo grembo il Figlio di Dio.

Ma adesso ci domandiamo: che cosa dona al nostro cammino, alla nostra vita, l’Assunzione di Maria? La prima risposta è: nell’Assunzione vediamo che in Dio c’è spazio per l’uomo, Dio stesso è la casa dai tanti appartamenti della quale parla Gesù (cfr Gv 14,2); Dio è la casa dell’uomo, in Dio c’è spazio di Dio. E Maria, unendosi, unita a Dio, non si allontana da noi, non va su una galassia sconosciuta, ma chi va a Dio si avvicina, perché Dio è vicino a tutti noi, e Maria, unita a Dio, partecipa della presenza di Dio, è vicinissima a noi, ad ognuno di noi. C’è una bella parola di San Gregorio Magno su San Benedetto che possiamo applicare ancora anche a Maria: San Gregorio Magno dice che il cuore di San Benedetto è divenuto così grande che tutto il creato poteva entrare in questo cuore. Questo vale ancora più per Maria: Maria, unita totalmente a Dio, ha un cuore così grande che tutta la creazione può entrare in questo cuore, e gli ex-voto in tutte le parti della terra lo dimostrano. Maria è vicina, può ascoltare, può aiutare, è vicina a tutti noi. In Dio c’è spazio per l’uomo, e Dio è vicino, e Maria, unita a Dio, è vicinissima, ha il cuore largo come il cuore di Dio.

Ma c’è anche l’altro aspetto: non solo in Dio c’è spazio per l’uomo; nell’uomo c’è spazio per Dio. Anche questo vediamo in Maria, l’Arca Santa che porta la presenza di Dio. In noi c’è spazio per Dio e questa presenza di Dio in noi, così importante per illuminare il mondo nella sua tristezza, nei suoi problemi, questa presenza si realizza nella fede: nella fede apriamo le porte del nostro essere così che Dio entri in noi, così che Dio può essere la forza che dà vita e cammino al nostro essere. In noi c’è spazio, apriamoci come Maria si è aperta, dicendo: «Sia realizzata la Tua volontà, io sono serva del Signore». Aprendoci a Dio, non perdiamo niente. Al contrario: la nostra vita diventa ricca e grande.

E così, fede e speranza e amore si combinano. Ci sono oggi molte parole su un mondo migliore da aspettarsi: sarebbe la nostra speranza. Se e quando questo mondo migliore viene, non sappiamo, non so. Sicuro è che un mondo che si allontana da Dio non diventa migliore, ma peggiore. Solo la presenza di Dio può garantire anche un mondo buono. Ma lasciamo questo.

Una cosa, una speranza è sicura: Dio ci aspetta, ci attende, non andiamo nel vuoto, siamo aspettati. Dio ci aspetta e troviamo, andando all’altro mondo, la bontà della Madre, troviamo i nostri, troviamo l’Amore eterno. Dio ci aspetta: questa è la nostra grande gioia e la grande speranza che nasce proprio da questa festa. Maria ci visita, ed è la gioia della nostra vita e la gioia è speranza.

Cosa dire quindi? Cuore grande, presenza di Dio nel mondo, spazio di Dio in noi e spazio di Dio per noi, speranza, essere aspettati: questa è la sinfonia di questa festa, l’indicazione che la meditazione di questa Solennità ci dona. Maria è aurora e splendore della Chiesa trionfante; lei è la consolazione e la speranza per il popolo ancora in cammino, dice il Prefazio di oggi. Affidiamoci alla sua materna intercessione, affinché ci ottenga dal Signore di rafforzare la nostra fede nella vita eterna; ci aiuti a vivere bene il tempo che Dio ci offre con speranza. Una speranza cristiana, che non è soltanto nostalgia del Cielo, ma vivo e operoso desiderio di Dio qui nel mondo, desiderio di Dio che ci rende pellegrini infaticabili, alimentando in noi il coraggio e la forza della fede, che nello stesso tempo è coraggio e forza dell'amore. Amen.   PAPA BENEDETTO XVI

 

Giovedì, 13 Agosto 2020 21:00

13 AGOSTO; 19 AGOSTO: QUARTA APPARIZIONE

 Il 13 Agosto 1917 il sindaco intervenne ancora una volta: mentre la folla era raccolta nella Cova da Iria ed aspettavano con ansia i piccoli veggenti, Giacinta, Francesco e Lucia vennero portati nella prigione comunale di Ourem dove furono sottoposti per alcuni giorni ad alcune dure pressioni perché rivelassero il segreto della Signora che vedevano alla Cova oppure che confessassero di aver mentito.

Anche in prigione i piccoli recitarono il rosario e coinvolsero anche i carcerati che lì vi si trovavano.

Scrive così Lucia nelle sue Memorie:

“Decidemmo allora di recitare il nostro rosario. Giacinta tirò fuori una medaglia, che aveva al collo, chiese a un carcerato di appenderla a un chiodo del muro e, in ginocchio davanti alla medaglia, cominciammo a pregare. I carcerati pregarono con noi, come sapevano pregare per lo meno, rimasero inginocchiati. Finito il rosario, Giacinta tornò alla finestra a piangere.

– Giacinta! Non vuoi dunque offrire questo sacrificio al Signore? – le domandai.

– Voglio; sì; ma mi ricordo della mia mamma e non posso trattenere il pianto.

Allora siccome la Madonna ci aveva detto di offrire preghiere e sacrifici anche in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria, decidemmo di offrirli ognuno secondo una particolare intenzione. Uno per i peccatori, l’altro per il Santo Padre, l’altro in riparazione dei peccati contro il Cuore Immacolato di Maria.

Presa la decisione, dissi a Giacinta di scegliere la sua intenzione.

– Io li offro per tutte, perché tutte mi piacciono molto.

C’era tra i carcerati, uno che suonava la fisarmonica. Cominciammo allora, per distrarci, a suonare e a cantare. Ci chiesero se sapevamo ballare. Rispondemmo che conoscevamo il “fandango” e il “vira”. Giacinta allora fece coppia con un povero ladro il quale, vedendola così piccina, concluse il ballo prendendola in braccio!”. (Memorie di Sr Lucia)

I pastorelli vennero liberati nella mattinata del 15 Agosto e furono riportati alla casa del parroco dove si ricongiunsero con i loro parenti.

La Vergine Maria apparve loro qualche giorno dopo, esattamente il 19 Agosto, in una località vicina detta Valinhos.

“Andando con le pecore, insieme a Francesco e a suo fratello Giovanni, in un luogo chiamato Valinhos, e sentendo che qualcosa di soprannaturale s’avvicinava e ci avvolgeva, sospettando che la Madonna venisse ad apparirci e rincrescendoci che Giacinta non ci fosse a vederLa, chiedemmo a sua fratello Giovanni che l’andasse a chiamare. Siccome lui non voleva, gli offrì due soldi, e lui corse a chiamarla.

Nel frattempo vidi, con Francesco, il riflesso della luce che noi chiamavamo lampo e, arrivata Giacinta, un istante dopo, vedemmo la Madonna sopra un leccio.

– Cosa vuole da me?

– Voglio che continuiate a venire alla Cova da Iria il 13; che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni. Nell’ultimo mese, farò il miracolo, affinché tutti credano.

– Cosa vuole che si faccia dei soldi che la gente lascia nella Cova da Iria?

– Faccino due portantine: una, portala tu con Giacinta e altre due bambine vestite di bianco; l’altra, la porti Francesco con altre tre bambini. I soldi delle portantine sono per la festa della Madonna del Rosario; e quel che avanza è per la costruzione d’una cappella, che faranno fare.

– Vorrei chiederle la guarigione di alcuni ammalati.

– Sì; alcuni li guarirò entro l’anno.

E prendendo un spetto più triste:

– Pregate, pregate molto; e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime

vanno all’inferno, perché non c’è chi si sacrifichi e interceda per loro.

E come al solito, cominciò a elevarsi verso oriente.” (Memorie di Sr. Lucia)

Sabato, 25 Luglio 2020 18:04

SANTE MESSE MESE DI SETTEMBRE

8,30 - 10,00 - 18,00 FERIALE - 9,00 - 10,30 - 12,00 - 17,30 -19,00 FESTIVO

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