Segreteria del Santuario

Segreteria del Santuario

Si racconta spesso che Padre Pio non facesse lunghe omelie, eppure la gente accorreva a migliaia per assistere alla sua Messa. Alcuni testimoni dicevano che bastava vederlo sull’altare per sentirsi richiamati a Dio. Non erano le parole a colpire per prime, ma la sua presenza. Una presenza che parlava di preghiera, di sacrificio, di mistero. Oggi viviamo in un tempo in cui le parole abbondano. Parole spiegate, analizzate, attualizzate. Parole che cercano di avvicinare, di rendere accessibile, di dialogare con il mondo. Eppure, nonostante questo grande impegno comunicativo, molte chiese si svuotano e tanti cuori restano lontani.

Non è una critica, ma una domanda che nasce dal confronto con i santi: che cosa cercava davvero la gente quando andava da Padre Pio?

Forse non cercava un discorso brillante, né una riflessione colta. Cercava Dio. E in lui percepiva qualcosa che oggi rischiamo di dimenticare: il senso del sacro, il peso dell’eternità, la realtà viva della grazia. Padre Pio celebrava la Messa come chi sta davvero sul Calvario. I suoi silenzi non erano vuoti: erano pieni di adorazione. La sua predicazione, quando c’era, era semplice, diretta, a volte perfino ruvida. Ma nasceva da una vita consumata nella preghiera e nella sofferenza offerta. Le sue parole avevano radici profonde, perché prima di parlare a Dio degli uomini, parlava a Dio per gli uomini.

Oggi il rischio non è che si parli troppo. Il rischio è che si parli senza quel fuoco interiore che rende le parole trasparenti a Dio. Non è la lunghezza di un’omelia che converte, ma l’unione con Cristo di chi la pronuncia. Un sacerdote santo può dire poche frasi e aprire il cielo. Un discorso perfetto, senza vita interiore, può lasciare il cuore intatto. Il confronto con Padre Pio non dovrebbe portarci alla nostalgia, ma alla conversione. Non si tratta di tornare indietro nel tempo, ma di tornare in profondità. La Chiesa non ha bisogno prima di tutto di strategie, ma di uomini e donne che credono davvero, che pregano davvero, che vivono davvero ciò che annunciano. Forse le chiese non torneranno a riempirsi per un miglior linguaggio, ma per una rinnovata santità. La gente continua ad avere sete di Dio, anche quando non sa dirlo. E quando incontra qualcuno che lo porta nel cuore, lo riconosce. Padre Pio non attirava per ciò che diceva, ma per Chi viveva in lui.

La grande sfida oggi  non è tanto “tornare ai tempi di Padre Pio”, ma ricercare quella presenza viva di Cristo nelle nostre comunità — tramite la preghiera personale, la coerenza di vita, e la fedeltà ai sacramenti. Riscoprire la sacralità della vita e della vocazione aiuta a non scendere a compromessi: compromessi che, poco alla volta, ci fanno scivolare nel vortice dell’apparire, mettendo al centro il proprio ego., dimenticando che la pienezza della vita sta nelle parole di Giovanni: «Lui deve crescere e io diminuire». Riscoprire la santità del sacerdozio e di ogni vocazione ci conduce a riscoprire ciò che siamo veramente e ci aiuta a vivere in pienezza ciò che siamo chiamati a essere:  “Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo” (Lv 19, 2)

“Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa”. Queste parole, tratte dalla Prima Lettera di Pietro, esprimono la verità dell’identità e della vocazione dei credenti. È un’immagine luminosa alla quale  desidero ispirarmi per questa mia Lettera pastorale. Una immagine che richiama l’alta dignità derivante dal Battesimo che siamo chiamati a riscoprire, custodire, alimentare. Essa rivela la trasformazione che avviene nella vita di chi crede in Gesù Cristo, passando da una condizione di lontananza ad una di vicinanza a Dio. Con il Battesimo, infatti, siamo stati innestati in Cristo e per mezzo dello Spirito vive in noi la vita di Dio. Esserne consapevoli fonda l’impegno della vita cristiana, (Lettera Pastorale S.E.mons. Mauro Parmeggiani)

Ed è questa la domanda che rimane anche per noi oggi: le nostre parole parlano di Dio, o lasciano intravedere che Dio abita davvero in noi?

Carissimi,

in mezzo al rumore dei giorni, agli impegni che si accavallano e alle preoccupazioni che abitano il cuore, Gesù continua a rivolgerci un invito semplice e pieno di tenerezza: «Venite in disparte e riposatevi un po’» (Mc 6,31).

Non è una fuga, ma un ritorno all’essenziale. Non è tempo perso, ma tempo ritrovato. È lo spazio in cui l’anima respira, il cuore si riordina e lo sguardo torna a riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita.

Per questo ti invitiamo a partecipare agli Esercizi Spirituali guidati sapientemente da Padre Vincenzo Voccia omv. Saranno di  giorni di silenzio, preghiera e ascolto della Parola, per rallentare e rientrare in te stesso rileggere la tua vita alla luce di Dio affidare fatiche, scelte e speranze al Signore per ritrovare pace e chiarezza nel cuore

Sarà un tempo custodito, lontano dalle distrazioni, accompagnato da momenti di meditazione, adorazione e celebrazione dei sacramenti. Non servono preparazioni particolari: solo il desiderio di fermarti e lasciare che Dio ti parli.

Se senti il bisogno di respirare più profondamente, di rimettere ordine dentro, di stare un po’ “in disparte” con il Signore… questo invito è per te.

Ti aspettiamo per condividere insieme questo cammino di grazia.  Prenota al numero 351.957.6952 - E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Con amicizia e preghiera! Pace e bene.

Una luce che continua a brillare nel mondo
Ogni anno, il 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Non è una ricorrenza solo “per religiose e religiosi”, ma un dono per tutto il popolo di Dio, perché la vita consacrata è un segno che riguarda l’intera Chiesa e parla al cuore del mondo. Questa giornata ci invita a ringraziare, conoscere e sostenere uomini e donne che hanno scelto di donarsi totalmente a Dio per rendere visibile la Sua presenza tra gli uomini.
Una festa di luce
La data non è casuale. Il 2 febbraio la liturgia ricorda Gesù presentato al Tempio, accolto da Simeone come “luce per illuminare le genti”. La vita consacrata partecipa proprio di questa missione: essere luce che non viene da sé, ma riflesso della luce di Cristo. Ogni monastero nascosto, ogni suora in missione, ogni frate tra i poveri, ogni vergine consacrata nel mondo è come una candela accesa: piccola, fragile, ma capace di dire che Dio è presente e opera ancora nella storia.
Una vita che parla di Dio senza fare rumore
In un mondo rumoroso, veloce e centrato sull’apparire, la vita consacrata è una presenza silenziosa ma potentissima. Attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza, i consacrati annunciano con la loro stessa vita che: Dio è la vera ricchezzal’amore più grande è quello che si dona senza possederela libertà nasce dal fidarsi di Dio. Sono parole che non vengono proclamate da un pulpito, ma scritte nella carne della vita quotidiana.

Una profezia per il nostro tempo
La Giornata Mondiale della Vita Consacrata è anche un richiamo profetico. I consacrati ricordano a tutti noi che: 
non siamo fatti solo per produrre e consumare
il successo non è l’ultima parola sulla felicità
la nostra vita ha un destino eterno
La loro esistenza è una domanda viva rivolta al mondo: “Se Dio non fosse reale, varrebbe la pena vivere così?” Ed è proprio questa radicalità, spesso silenziosa e nascosta, che diventa una testimonianza potente, anche per chi è lontano dalla fede.
Questa ricorrenza è prima di tutto un grazie:
-grazie alle suore anziane che pregano e offrono la sofferenza
-grazie ai religiosi che educano, curano, evangelizzano
-grazie ai contemplativi che sostengono il mondo con la preghiera nascosta
-grazie ai missionari che portano il Vangelo fino ai confini più dimenticati
Molte di queste vite restano sconosciute, ma agli occhi di Dio sono pilastri invisibili che sorreggono la Chiesa.
Un invito per tutti
La Giornata Mondiale della Vita Consacrata non riguarda solo chi ha già risposto a questa vocazione. È anche un invito:
-a pregare perché non manchino nuove vocazioni
-a guardare con rispetto e gratitudine la vita religiosa
-a chiederci come, nel nostro stato di vita, possiamo vivere più radicalmente per Dio
-Perché, in fondo, ogni cristiano è chiamato a rendere visibile qualcosa dell’Invisibile.
Una luce che non si spegne
In tempi di incertezza e cambiamenti, la vita consacrata rimane una luce discreta ma fedele. Non fa rumore, non cerca visibilità, ma continua a dire al mondo, con la sola forza dell’esistenza: Dio basta.Dio è degno di essere amato sopra ogni cosa.Dio è presente.
Ed è per questo che la Chiesa, ogni 2 febbraio, accende simbolicamente una luce di gratitudine: perché finché ci sarà una vita totalmente donata a Dio, l’Invisibile continuerà a farsi vedere nel mondo.

Fatima: l'affidamento come risposta a un appello materno
A Fatima Maria non chiede una devozione sentimentale, ma un affidamento concreto e riparatore «Gesù vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato»  (13 giugno 1917)

Affidarsi, qui, significa: riconoscere che il cuore dell'uomo è ferito ;accogliere Maria come rifugio e via che conduce a Dio ;entrare in una spiritualità di riparazione, conversione e offerta . Maria a Fatima non promette l'assenza della croce, ma dice con chiarezza:  «Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e il cammino che ti condurrà a Dio».  Questo è l'affidamento: entrare in quel Cuore come dimora , lasciarsi custodire mentre si attraversa la storia.

San  Luigi Maria di Montfort: la via “più breve, più sicura, più perfetta
” San Luigi Maria offre il fondamento spirituale dell'affidamento con la sua dottrina della consacrazione totale «Consacrarsi a Gesù per mezzo di Maria è la via più breve, più sicura e più perfetta»  ( Trattato della vera devozione , n. 152)Per Montfort: Maria è lo stampo vivente di Dio ;chi si affida a Lei si lascia formare interiormente ;l'affidamento implica una spoliazione dell'ego per appartenere totalmente a Cristo. Non si tratta solo di affidare problemi o necessità, ma di dire:  “Ti dono tutto ciò che sono, tutto ciò che ho, tutto ciò che posso meritare”.

Un unico cammino: Cuore Immacolato e schiavitù d'amore
Fatima e Montfort si incontrano in un punto centrale: il dono totale di sé . A Fatima, Maria chiede cuori disponibili , pronti all'offerta. Montfort parla di “santa schiavitù d'amore” , che non umilia, ma libera.  «Quando lo Spirito Santo trova Maria in un'anima, vi vola»  ( Trattato , n. 36)
L'affidamento diventa allora: abbandono fiducioso (Fatima), donazione radicale (Montfort), trasformazione interiore (opera dello Spirito).

Il percorso di affidamento: vivere ciò che si promette
Il cammino che precede l'atto di affidamento, secondo questa doppia luce, comprende: 
- Conversione del cuore (Fatima)
– confessione, rinuncia al peccato, desiderio di riparazione. 
Distacco interiore (Montfort)
– rinunciare alla volontà propria disordinata, all'orgoglio spirituale. 
Preghiera semplice e perseverante
– Rosario (Fatima)
– invocazione costante di Maria (Montfort). 
Offerta quotidiana
– sacrifici nascosti, fedeltà nelle piccole cose.

L'atto di affidamento: entrare definitivamente nel Cuore di Maria
L'atto finale non è una formula magica, ma una alleanza di vita . Alla luce di Fatima:  “Accetto di essere custodito dal tuo Cuore Immacolato”
Alla luce di Montfort:  “Rinuncio a me stesso per appartenere totalmente a Gesù per mezzo tuo”.
Da quel momento, la vita cristiana diventa: più eucaristica, più mariana, più crocifissa e più luminosa.

«Al Santuario inizia il percorso che condurrà all'atto di affidamento a Maria Santissima di Fatima, Madre tenera e premurosa, che invita ogni fedele alla preghiera, alla penitenza e alla fiducia nel Cuore Immacolato, rifugio sicuro e via che conduce a Dio.»

Gli incontri si svolgeranno ogni quarta domenica del mese alle ore 16,30 guidati da sr Antonia Castellucci omvf - per info 333.8232888

25 gennaio; Perché ci affidiamo a Maria

22 Febbraio; La Via Mariana

22 Marzo; Maria la Madre

26 aprile; Maria nostra sorella

24 maggio; Maria e la Trinità

28 giugno; La grazia dell'Affidamento a Maria

Che questo nuovo anno sia colmo della pace di Dio, della Sua luce e della Sua misericordia.

Il Signore vi benedica e vi custodisca,
faccia risplendere per voi il Suo volto
e vi doni un cuore saldo nella speranza.

Buon anno sotto lo sguardo materno della Madonna di Fatima.

Signore Dio onnipotente ed eterno,
al termine di questo anno ci presentiamo davanti a Te
con cuore umile e fiducioso.

Ti rendiamo grazie per il tempo che ci hai donato:
per ogni giorno vissuto sotto il tuo sguardo,
per le gioie che ci hanno sostenuto,
per le prove che ci hanno purificato.
Nulla della nostra vita è stato inutile
se vissuto alla luce del tuo amore.

Perdonaci, o Padre,
per le infedeltà, le omissioni, le paure,
per l’indifferenza verso il dolore dei fratelli
e per tutte le volte in cui abbiamo camminato
come se Tu non esistessi.

Volgi il tuo sguardo misericordioso
su un mondo ferito dalla guerra e dall’odio.
Asciuga le lacrime degli innocenti,
accogli i morti nelle tue braccia di Padre,
spezza la catena della violenza
che insanguina la terra.

Fa’ tacere le armi, Signore,
converti i cuori di chi governa,
insegnaci la via del dialogo,
dona al mondo la tua pace,
quella pace che il mondo non può dare.

Padre santo,
l’uomo si è allontanato da Te
smarrendo il senso della verità e del bene.
Richiamalo a Te con la forza del tuo amore,
abbatti gli idoli dell’orgoglio e del potere,
riaccendi nei cuori la sete di Dio.

Fa’ che l’umanità ritrovi
la via della conversione,
il coraggio della fede,
la gioia della tua misericordia.

Accogli l’anno che si chiude
e benedici quello che viene.
Fa’ di noi strumenti della tua pace,
testimoni del tuo amore,
seminatori di speranza.

Maria Santissima, Madre di Dio e Regina della Pace,
accompagnaci nel tempo nuovo
e guidaci a Gesù, unica salvezza del mondo. Amen.

25 Dicembre 2025

Natale del Signore

Nel silenzio della notte di Natale, Dio sceglie la via della piccolezza. Non entra nella storia con il fragore del potere, ma con il pianto di un Bambino. In una mangiatoia, tra povertà e semplicità, il Cielo si apre sulla terra e l’Eterno si lascia toccare dalle mani degli uomini.

Il Natale ci ricorda che Dio non è lontano: abita le nostre fragilità, le nostre paure, le nostre attese. Là dove il mondo vede poco valore, Dio depone il suo tesoro più grande. Accogliere il Natale significa permettere a Cristo di nascere ancora, oggi, nel cuore spesso distratto ma sempre bisognoso di amore. Si fa piccolo per insegnarci l’amore grande. In una mangiatoia ci mostra che la vera forza è l’umiltà e che la speranza nasce nel silenzio del cuore. Accogliere il Bambino significa lasciare che Dio abiti la nostra vita, oggi.

Chi si ferma davanti al Bambino di Betlemme impara che la vera grandezza è l’umiltà, che la pace nasce dall’amore donato e che la speranza fiorisce anche nelle notti più buie. Natale è questo: Dio con noi, per sempre.

Buone feste! La luce di questa santa notte illumini sempre le nostre vite.

 

 

 

 

 

 

Mt 1,18-24 - Il Vangelo presenta l’origine di Gesù: Maria è promessa sposa di Giuseppe e si trova incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, uomo giusto, decide di ripudiarla in segreto, ma un angelo del Signore gli appare in sogno e lo invita a non temere di prendere con sé Maria. Il bambino si chiamerà Gesù, perché “salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutto avviene per adempiere la profezia di Isaia: l’Emmanuele, “Dio con noi”. Giuseppe obbedisce e accoglie Maria.

Mt 1,18-24 e Fatima: l’obbedienza che apre la storia della salvezza

Il racconto della nascita di Gesù secondo Matteo ci introduce nel mistero dell’obbedienza silenziosa, la stessa via indicata dal messaggio di Fatima come strada di salvezza per il mondo. Giuseppe è posto davanti a un mistero che supera la ragione: una maternità che non comprende, un progetto divino che non ha scelto. La sua prima reazione è il silenzio, poi l’obbedienza. Non chiede segni ulteriori, non discute: «fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore». Questa obbedienza fiduciosa è il cuore del messaggio di Fatima. A Fatima, Maria si presenta come Madre che chiede fiducia: preghiera, sacrificio, conversione. Non promette vie facili, ma invita a dire “sì” a Dio anche quando il futuro è oscuro.

Giuseppe, uomo giusto: il silenzio che ascolta Dio
Giuseppe accoglie Maria e il Bambino senza comprenderne fino in fondo il destino; così i pastorelli accolgono il messaggio senza conoscerne il peso storico e spirituale.

Giuseppe, il giusto, non parla, non protesta, non pretende spiegazioni. Di fronte a un evento che lo supera, si fida di Dio.

A Fatima, Maria non chiede discussioni o analisi, ma cuori disponibili: pregate, convertitevi, riparate.

Il silenzio di Giuseppe è lo stesso silenzio adorante che Maria chiede ai pastorelli: un silenzio che diventa preghiera.

“Non temere”: il linguaggio del cielo

L’angelo dice a Giuseppe: «Non temere». È la stessa parola che attraversa Fatima. Anche quando Maria mostra l’inferno, lo fa non per spaventare, ma per salvare. Il nome Gesù — “Dio salva” — illumina il messaggio di Fatima: la salvezza passa attraverso la conversione e il ritorno a Dio.

Emmanuele e il Cuore Immacolato

«Dio con noi» non è solo un titolo, ma una promessa. A Fatima, Maria afferma: «Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio».

Come Giuseppe prende con sé Maria e Gesù, così l’umanità è chiamata a prendere con sé il Cuore di Maria per accogliere Cristo nel mondo ferito dal peccato.

L’obbedienza che cambia la storia

«Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo».

Allo stesso modo, i tre pastorelli obbediscono con semplicità: pregano, offrono sacrifici, accettano incomprensioni e sofferenze. Fatima ci ricorda che la storia si trasforma attraverso piccoli “sì”, nascosti ma fedeli.

Un appello per oggi

Il brano del Vangelo (Mt 1,18-24) e Fatima convergono in un’unica chiamata: accogliere Gesù senza condizioni, anche quando il Vangelo contrasta con la mentalità del mondo. Giuseppe apre la porta alla Redenzione; Fatima chiede che l’umanità non la richiuda con l’indifferenza. In un tempo segnato dalla paura e dalla confusione, il Vangelo e Fatima proclamano una certezza incrollabile: Dio è con noi e ci chiede fiducia.

San Giuseppe, custode del Redentore,

insegnaci il silenzio che ascolta Dio.

Cuore Immacolato di Maria, guidaci a Gesù. Amen.

L'8 dicembre la Chiesa celebra la Solennità dell'Immacolata Concezione di Maria, una festa che non riguarda semplicemente un privilegio mariano, ma una luce che attraversa la storia e continua a parlare al cuore di ogni credente. L'immacolatezza di Maria non è un titolo astratto: è il segno concreto che Dio non si stanca dell'umanità e la prepara, con infinita delicatezza, al dono più grande, Gesù Cristo.

Un progetto d'amore prima del tempo

Quando diciamo che Maria è “Immacolata”, affermiamo che fin dal primo istante della sua vita è stata preservata dal peccato originale. Non per merito proprio, ma per pura grazia: Dio ha voluto preparare per il suo Figlio una dimora totalmente aperta alla luce, un cuore intatto, capace di accogliere senza resistenze il mistero dell'Incarnazione.

Questo progetto non nasce all'ultimo momento, ma si radica nell'amore eterno di Dio. Nell'Immacolata riconosciamo che la salvezza non è improvvisata: è pensata, custodita, preparata con amore infinito.

La bellezza che salva

Viviamo in un mondo che spesso confonde la bellezza con l'apparenza. Maria, invece, è la bellezza vera: quella del cuore puro, libera da tutto ciò che distorce l'amore. Guardando a lei comprendiamo che la santità non è un ideale irraggiungibile, ma il compimento naturale di un'esistenza vissuta nella fiducia. La purezza di Maria non è distanza dal mondo, ma una presenza che illumina. È la trasparenza di chi ha lasciato che Dio fosse il centro della propria vita.

Il sì che cambia la storia

L'Immacolata non è solo l'immagine di una perfezione iniziale: è soprattutto la donna del “sì”. Grazie alla sua libertà piena, Maria risponde all'angelo con coraggio: «Avvenga di me secondo la tua parola» . In quel momento la storia prende una direzione nuova. Il suo “sì” non è automatico, non è passivo. È un atto consapevole, maturo, offerto nella pienezza della grazia. Maria diventa così la prima tra i credenti e il modello di ogni risposta alla chiamata di Dio.

Un messaggio per noi

La festa dell'Immacolata ci invita a contemplare e ad imitare. Non ci viene chiesto di essere senza macchia come Maria, ma di lasciarci purificare dal suo Figlio, di fare spazio alla grazia nelle nostre scelte quotidiane. In un tempo spesso segnato da frenesia, rumore e superficialità, l'Immacolata ci educa alla profondità, alla pazienza, alla fiducia. Ci insegna che la libertà vera nasce da un cuore unificato, non disperso, capace di dire “sì” alla vita, al bene, alla volontà di Dio.

Camminare con Maria

Affidarci all'Immacolata significa permettere alla sua presenza materna di illuminare i nostri passi. In lei vediamo ciò che Dio desidera anche per noi: una vita riconciliata, limpida, piena. Nel suo sorriso, nelle sue mani protese verso l'umanità, ritroviamo la promessa che nulla è davvero perduto per chi si lascia guidare dalla grazia. Maria ci ricorda che la santità non è un privilegio per pochi, ma una vocazione universale.

«L'Immacolata è la creatura perfetta, la realizzazione del progetto divino sulla creazione dell'uomo». San Massimiliano Kolbe

 

Maria Immacolata, luce pura che non conosce ombra,
insegnaci la via della fiducia e della mitezza.
Nel tuo “sì” senza riserve vediamo la bellezza di un cuore libero,
capace di lasciare spazio a Dio e al suo amore.

In questo giorno a te dedicato,
aiutaci a consegnare al Signore ciò che ci pesa,
a scegliere il bene anche quando costa,
ea custodire nel silenzio il mistero della Sua presenza.

Rimani accanto a noi, Madre tenerissima,
e guida i nostri passi verso una vita più limpida,
più semplice, più unita al cuore di Gesù.

 

In una società invasa da immagini violente, provocatorie o apertamente offensive — spesso accettate come “normali” in nome della libertà di espressione — «È paradossale scoprire che proprio il presepe — la rappresentazione più mite, disarmata e pacifica che l'umanità abbia mai prodotto — sia ciò che oggi suscita fastidio.»

Non ci si scandalizza più di nulla: violenza ovunque, trash elevato a spettacolo, volgarità spacciata per libertà, immagini degradanti in ogni angolo dei social. Tutto permesso, tutto normale.

Poi arriva dicembre… e all'improvviso il problema diventa il PRESEPE.

Proprio lui: una mangiatoia, una madre, un padre, un neonato. Niente sangue, niente odio, niente provocazioni. Eppure — incredibile — c'è chi si agita, chi dice che “disturba”, che è “troppo religioso”, che “non è inclusivo”. Si contesta una scena fatta di una madre, un padre e un bambino appena nato, circondati da pastori e animali. Una scena che, per sua natura, non offende nessuno.

Perché?

Perché il presepe non è solo un'immagine: è un messaggio.

E spesso non dà fastidio l'oggetto, ma il significato:

Ricorda la sacralità della vita nascente;

Mostra un Dio che sceglie la povertà;

Parla di famiglia, di umiltà e di pace;

Interrompe — anche solo per un istante — il rumore del mondo.

Il paradosso è proprio questo: accettiamo qualsiasi cosa, tranne ciò che parla di amore, di radici e di senso. In un mare di violenza e oscenità, l'unica immagine che disturba è quella che ricorda che siamo ancora umani. Tutto il resto va bene. Il presepe, invece, “ è troppo”.  E forse proprio per questo è così necessario.

La nostra epoca sopporta tutto tranne ciò che invita a fermarsi, riflettere e recuperare il senso, ma è il presepe che diventa “scomodo”. 
-Non perché sia ​​violento, ma perché è troppo umano.
-Non perché dividere, ma perché unisce.
-Non perché offende, ma perché ricorda ciò che molti preferirebbero dimenticare: Che la fragilità è più forte del potere, e la luce più forte delle tenebre.

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