Nel cuore dell’insegnamento ho scoperto la voce del Maestro..la chiamata di sr Clara

Sebbene non sia sempre facile raccontarsi, consegnare una parte della nostra storia e della nostra vita a chi non ci conosce, tuttavia, penso che per ciascuna di noi, testimoniare la propria vocazione possa essere un’occasione per fare memoria e ringraziare il Signore per tutto il bene che da Lui ha ricevuto e con Lui ha realizzato in questi anni, nonostante i nostri limiti e le nostre fragilità.

Se vado indietro nel tempo, non posso che ritenermi fortunata per la famiglia che il Signore mi ha donato, per i miei genitori che con le loro scelte e con la coerenza della loro vita, sono stati per me maestri e testimoni. In modo particolare la mia mamma, una donna di autentica fede che ha sempre pregato per le vocazioni e non solo per quelle altrui, ma che ha considerato un privilegio il fatto che il Signore ne avesse suscitato una anche nella sua casa.

Ricordo che da ragazzina, in qualche modo il Signore mi aveva fatto sentire la sua chiamata, mettendomi nel cuore un certo desiderio di pregare, soprattutto per le anime dei defunti per le quali avevo una speciale devozione. Allora sognavo di diventare suora, immaginandomi nei posti più sperduti del mondo, alle prese con situazioni di estrema povertà.

Ma poi crescendo, questi desideri avevano ceduto il posto ad altri sogni: quello di una famiglia, di una laurea in lingue, di un lavoro interessante all’estero. Ma stranamente, man mano che i sogni si realizzavano, conseguita la laurea, vinto un concorso a cattedra che avrebbe potuto aprirmi nuove prospettive, dopo aver viaggiato e conosciuto bei posti e fatto nuove conoscenze, sentivo crescere dentro di me una certa inquietudine e a complicare la faccenda o a chiarirla, c’era stato nell’ottobre del 1985, l’arrivo della Madonna Pellegrina che da Fatima era venuta nella mia città, per una missione mariana, producendo un grande fervore spirituale e in quell’occasione avevo anche incontrato alcuni santi sacerdoti che avevano risvegliato in me la gioia della preghiera e in particolare del Rosario.

Da quel momento avevo iniziato un nuovo cammino in cui il Signore era diventato per me, un punto di riferimento irrinunciabile, così come la sua Parola, con la quale mi confrontavo giornalmente. Potrei dire che sfogliando le pagine del piccolo vangelo che mi portavo spesso dietro, sentivo quasi il profumo della Sua Presenza, mentre in me cresceva il bisogno di autenticità per vivere la mia fede con gioia e coerenza.

Nel maggio del 1986, essendomi trovata “per caso” fra le mani , una pagina delle apparizioni di Fatima in cui la Madonna chiedeva ai 3 Pastorelli di pregare e di offrirsi alla volontà di Dio per la conversione di poveri peccatori, quell’invito é risuonato nel mio cuore, come rivolto anche a me e ho deciso di scoprire cosa il Signore desiderava che io facessi. Così ho intrapreso un pellegrinaggio durante il quale ho pregato e chiesto con insistenza e fiducia al Signore che mi facesse conoscere il suo disegno sulla mia vita. Sono così giunta a San Vittorino dove ho incontrato le suore OMVF, di cui sconoscevo l’esistenza, che mi hanno parlato del loro carisma col quale, in modo particolare, attraverso le opere di carità spirituale, si mettevano a servizio di quanti ancora non avevano incontrato Dio. Io avevo chiesto al Signore e Lui, in qualche modo, mi aveva risposto e da quel momento, lasciata ogni cosa, ho iniziato il mio cammino di consacrazione, la mia vita religiosa, in cui ho sperimentato la tenerezza di Dio, la bellezza della Sua Parola, la fedeltà della Sua Grazia anche di fronte alle mie fragilità, i momenti di gioia e di consolazione ma anche i momenti di solitudine e di aridità di fronte alle inevitabili prove della vita. Tutte tappe necessarie per crescere nella fede e purificare il cuore.

Ho così cominciato a conoscere sempre meglio l’Amore del Signore. Un amore forte e tenero ad un tempo, che previene, sostiene, perdona e ci accoglie ogni giorno così come siamo. Un amore liberante che vuole appunto liberarci dalle tante esigenze del nostro io per offrire a Lui la povertà di ciò che siamo e che abbiamo.

Da quel tempo sono ormai trascorsi quasi 40 anni e il Signore, chiedendomi di rinunciare ai miei piccoli progetti personali, me ne ha consegnati di più grandi: i Suoi, e sebbene io non mi sia creata una famiglia naturale, come avevo sempre desiderato, non per questo ho dovuto rinunciare alla maternità spirituale da esercitare verso tutti coloro che il Signore mi ha affidato in questi anni: i poveri incontrati nei Centri di Ascolto, i carcerati visitati nelle carceri, i giovani adulti preparati al Sacramento della Cresima o nel cammino di Catecumenato, gli anziani a cui ho portato l’Eucaristia e accompagnato nell’ultimo tratto della loro vita all’incontro col Signore, una famiglia religiosa che mi è vicina e su cui posso sempre contare. Tutta una serie di esperienze che mi rendono grata a Dio per quanto mi ha donato.

Nel Vangelo, Gesù paragona il Regno dei Cieli a una Perla Preziosa per la quale vale la pena vendere ogni cosa per possederla, ma credo che anche noi siamo una perla preziosa per Dio, infatti per ciascuno di noi, per la nostra salvezza, Egli ci ha dato tutto, il Suo stesso Figlio, perché, guardando a Lui sulla croce, come nella mangiatoia, noi potessimo imparare la vera carità, quella che si offre senza pretendere nulla in cambio e che ci riempie il cuore di gioia.

Scorrendo questi quasi 40 anni di vita religiosa, mi accorgo che la santità che un tempo pensavo fosse privilegio di poche persone, magari eccezionali, capaci di opere straordinarie, di gesti eclatanti, sia piuttosto una chiamata rivolta a tutti i battezzati e dunque a ciascuno di noi, una meta a cui tutti tendiamo, che passa attraverso l’ordinarietà della vita e si concretizza nei piccoli gesti di carità possibili a tutti e soprattutto nella fedeltà alla grazia e alla volontà di Dio.

E sebbene sia consapevole di essere così lontana da tutto questo, tuttavia non me ne preoccupo, lascio che come in una danza, sia il Signore a condurre i miei passi perché ciò che conta veramente è andare avanti con fiducia e riconoscenza, per essere come e dove piace a Lui, anche se con le mani vuote.

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