Articoli filtrati per data: Lunedì, 10 Novembre 2025

Il termine viene dal greco syn-hodos, cioè “camminare insieme”. Significa che tutti i membri della Chiesa — laici, religiosi, sacerdoti e vescovi — sono chiamati a partecipare attivamente al discernimento, alla missione e alla vita della comunità ecclesiale.

Non si tratta quindi di una “democrazia ecclesiale” (come qualcuno teme), ma di riscoprire che lo Spirito Santo parla in ciascun battezzato e che la Chiesa cresce quando si ascolta reciprocamente, camminando uniti verso la volontà di Dio.

Papa Francesco lo ha espresso così: “La sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio.”

Cosa comporta concretamente

Ascolto reciproco: significa che ogni voce, anche quella più semplice o marginale, ha valore davanti a Dio.
Discernimento comune: non si decide per maggioranza, ma si cerca insieme la luce dello Spirito.
Corresponsabilità: tutti sono chiamati a portare il proprio dono al servizio della missione.
Conversione del cuore: per camminare insieme, bisogna superare l’autosufficienza, l’indifferenza e la paura del cambiamento.

La paura di perdere qualcosa

È vero: di fronte alla sinodalità molti temono di perdere il proprio ruolo, il proprio potere, le proprie sicurezze. È una reazione umana.

Ma il Vangelo stesso mostra che ogni passo di rinnovamento comporta una certa “perdita”: “Chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per me la troverà” (Mt 16,25).

La sinodalità non chiede di rinunciare alla verità o alla tradizione, ma di purificare le strutture e gli atteggiamenti per lasciare più spazio allo Spirito. In fondo, è un invito a fidarsi di Dio più che delle proprie abitudini.

..Per questo c’è bisogno di grande ascolto. Ascolto di Dio, nella preghiera, nella liturgia, nell’esercizio spirituale; ascolto delle comunità ecclesiali nel confronto e nel dibattito sulle esperienze (perché è sulle esperienze che si può far discernimento e non sulle idee); ascolto del mondo, perché Dio vi è sempre presente ispirando, muovendo, agitando: abbiamo l’opportunità di diventare «una Chiesa che non si separa dalla vita», ha detto Francesco salutando i partecipanti intervenuti all’inizio del percorso sinodale. Il Pontefice ha quindi sintetizzato così: «Siete venuti da tante strade e Chiese, ciascuno portando nel cuore domande e speranze, e sono certo che lo Spirito ci guiderà e ci darà la grazia di andare avanti insieme, di ascoltarci reciprocamente e di avviare un discernimento nel nostro tempo, diventando solidali con le fatiche e i desideri dell’umanità». Mettere la Chiesa in stato sinodale significa renderla inquieta, scomoda, tesa perché agitata dal soffio divino, che certo non ama safe zones, aree protette: soffia dove vuole. (Antonio Spadaro Civiltà Cattolica).

In un tempo in cui prevale spesso la paura di perdere qualcosa — il ruolo, la certezza, l’abitudine — la sinodalità ci ricorda che nessuno si salva da solo. Camminare insieme non significa annullare le differenze, ma farle convergere nell’unico amore di Cristo, che è comunione.

Solo se impariamo ad ascoltarci con cuore aperto, a riconoscere nel fratello e nella sorella un dono, la Chiesa potrà riflettere davvero il volto di Dio: Padre di tutti, che chiama all’unità nella diversità.

Per questo, il cammino sinodale non termina con un documento, ma con una scelta di vita: vivere la fraternità come via quotidiana del Vangelo, costruendo ponti là dove il mondo alza muri.

È questo il segno più vero di una Chiesa che, fidandosi dello Spirito, continua a camminare insieme.

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