Ecco lo sposo! Andategli incontro! (Mt 25,1-13)

La liturgia della Parola di questa domenica ci ricorda che, nel frammento di tempo della nostra vita, il credente è alla ricerca di Dio, di un volto che già si è rivelato in Cristo, ricercando la sua presenza nel presente, in attesa dell'incontro definitivo. Nel libro della Sapienza è bella la definizione che viene data al popolo di Dio: è "il popolo che cerca YHWH" (Is 65,10). In realtà siamo cercati da Dio prima che noi stessi ci mettiamo in cerca di Lui. Egli, infatti, è già sul nostro cammino: nella fede e nella disperazione, nella malattia e nel vigore, nel peccato e nella morte. Dio è sempre in attesa di chi lo cerca.

Colui che poi cerchiamo è - come leggiamo nel Vangelo - lo Sposo. Già l'Antico Testamento ci parla di Dio in termini di  Sposo di Israele, espressione che vuole sottolineare che il legame di Dio con il suo popolo non è solo giuridico, ma affettivo e sponsale. Si pensi in particolare ad Osea 2, dove l'alleanza con Dio e Israele è presentata come una
storia nuziale, intrisa di tenerezze e gelosie, tradimenti e ritorni, e Isaia 54, dove stringendo un patto matrimoniale con Israele, Dio le ha tolto il disonore dell’abbandono e, perdonando la sua infedeltà, le ha cancellato la vergogna del tradimento.

Matteo inserisce la relazione sponsale in una parenesi che concerne la vigilanza. Alla sua comunità che - dopo gli entusiasmi iniziali dell’adesione a Cristo - rischiava il sonno e la pigrizia,
Matteo ricorda il dovere della vigilanza. Lo fa con tre parabole: il servitore che attende il ritorno del suo signore, le dieci vergini sagge che vanno incontro allo sposo e i servitori che mettono a frutto i talenti affidati.

Leggiamo ora la parabola. Anzitutto facciamo notare che in essa viene precisato il numero delle vergini in attesa: dieci. Esse rappresentano tutta l’umanità. Il numero 10, infatti, è simbolo dell’assemblea. Tutta l’umanità - che ne sia consapevole o meno - alla fine incontrerà il Signore. 

Tutte le dieci vergini - continua la parabola - presero le lampade. La lampada, che deve essere accesa per illuminare, è l’immagine del nostro corpo. Se il cristiano è acceso dallo Spirito del Signore produce luce. Il suo corpo diventa luminoso. Il senso della vita è proprio questa trasfigurazione del corpo e di tutta la creazione attraverso l’amore responsabile per il Signore.

Tutte e dieci “uscirono”. La vita è tutta un’uscita. Si esce materialmente dal grembo materno. Ma si deve uscire anche dall’Egitto, dalla schiavitù del proprio io (conversione). Alla fine si esce anche da questa vita. Tutta la vita è allora un esodo, un’uscita incontro allo sposo, sia per il saggio come per lo stolto. La differenza tra lo stolto e il sapiente si vede dal risultato finale. Nella parabola cinque vergini erano stolte e cinque prudenti.

“Le stolte presero le lampade, ma non presero con sé l’olio” (v. 3). Chi sono le vergini stolte? Il termine, che letteralmente significa “matte” o “pazze” è lo stesso che l’evangelista usa in 7,26 quando parla dell’uomo che costruisce la casa sulla sabbia. Solo un matto fa una cosa del genere: alla prima fiumana la sabbia viene portata via e la casa è crollata. E Gesù diceva: questo “stolto” è “chiunque ascolta le mie parole e non le mette in pratica…” (7,26). Quindi le vergini matte rappresentano qui credenti che sono entusiasti del messaggio di Gesù, però non lo praticano.

“Le sagge... presero dell’olio con sé in piccoli vasi” (v. 4). A volte l’olio è segno dello Spirito. Può significare anche le opere buone. Gesù aveva detto infatti: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre buone opere e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,16). L’unica cosa che ci dà la capacità di superare la soglia della morte e di entrare nella pienezza della comunione con Dio è il bene concreto che avremo fatto agli altri. Tutto il resto non serve a niente. Mi sembra però che in questa parabola l'olio ha un significato più generico, ma altrettanto concreto: la relazione con Dio. Sì perché è nel presenta che diciamo sì a Lui nella preghiera, che ci lasciamo illuminare dallo Spirito Santo per comprendere la sua volontà, che facciamo il bene - quel bene che Dio si aspetta da ciascuno di noi e che altri non potrebbero fare -. Alla fine della parabola il giudizio sulle vergini stolte è significativo: il Signore dice: "non vi conosco". Cioè non ho avuto una relazione di conoscenza e di amore con voi. Viceversa il Signore "ha conosciuto" le vergini sagge, ha visto i loro momenti di ricerca di Lui e Lui si è fatto trovare; ha visto l'impegno per servirlo nei fratelli. I piccoli vasi, dunque, sono i quotidiani "sì", il modo in cui viviamo alla presenza del Signore cercando Lui nella preghiera, chiedendo la luce per vivere nella fedeltà secondo la sua volontà, servendolo nei fratelli... Quando un giorno saremo interrogati dal Signore non parleremo degli altri, di quelli che non hanno fatto, ma saremo interrogati personalmente sulla nostra fedeltà.

“Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono” (v. 5). La festa di nozze nella casa della sposa si concludeva nottetempo; poi la sposa insieme allo sposo si recava nella casa paterna dove si sarebbero celebrate le nozze e un nuovo festino. Le giovani fanciulle che andavano incontro allo sposo più che lanterne tenevano in mano delle fiaccole, cioè quei bastoni di legno - che si usano nelle processioni - con uno stoppino in cima imbevuto di materiale combustibile, da far ardere all’ultimo momento.

Il problema, quindi, non è quello di avere l’olio di riserva, bensì di versarlo quando è l’ora di accendere la fiaccola.

Ora lo sposo tardava (ancora oggi il ritardo è spesso dovuto al tempo di contrattazione sui regali da dare ai parenti stretti della sposa! Tralasciare questa contrattazione spesso aspra sarebbe interpretato come grave indifferenza dei parenti nei confronti della sposa; al contrario, è considerato assai lusinghiero per lo sposo che i suoi futuri parenti mostrino in tal modo che essi gli concedono la sposa solo dopo grandissima esitazione) e tutte caddero in un leggero assopimento (che è il simbolo della morte) e le fiaccole delle stolte si spensero.

“A mezzanotte si levò un grido: ecco lo sposo, andategli incontro!” (v. 6). È il grido di risurrezione. Tutti risorgeranno a quel grido. Tutti alla fine del tempo, nella morte, o avranno realizzato o avranno perso la vita. La morte è il banco di prova di come abbiamo vissuto la vita.

“Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade” (v. 7). Cioè presero l’olio (il combustibile), con esso imbevvero le fiaccole e le accesero. Ma alcune di loro si accorsero di non essersi procurate l’olio. Le vergini prudenti avevano “previsto” quello che poteva accadere, vale a dire hanno letteralmente visto in anticipo tutto lo svolgimento delle nozze. Si sono fatte domande, hanno indagato e si sono informate bene sui possibili scenari della cerimonia, hanno fatto appello a chi aveva esperienza in materia, hanno immaginato quello che poteva succedere, si sono preoccupata di poter affrontare ogni eventualità… In altre parole, erano “abitate” dal pensiero di partecipare alle nozze non hanno risparmiato né energia né fantasia per essere all’altezza del loro compito. Erano già dall’inizio partecipi delle nozze.

Le vergini stolte, al contrario, hanno lasciato coabitare il pensiero delle nozze con altri pensieri e hanno fatto solo il loro dovere, o poco più. Hanno assicurato il minimo – la lampada con dentro  l’olio -, hanno messo la coscienza a posto e non ci hanno pensato sopra molto di più.

“E le stolte dissero alle sagge. Dateci del vostro olio...” (v. 8). All’arrivo improvviso dello sposo la fiamma delle fiaccole non si poteva accendere tanto rapidamente: bisognava liberare gli stracci dai resti carbonizzati e innaffiare d’olio. Le stolte però si accorgono di non avere olio. Così è alla fine: chi non ha fatto la volontà di Dio, perché ha pensato solo a se stesso, solo alla fine si accorge di “non avere olio”. La parabola ci viene raccontata da Gesù per non accorgerci troppo tardi.

“Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi...” (v. 9). È interessante: nessuno ti può dare quest’olio. Ognuno ha il suo. Paradossalmente il tuo olio è l’amore verso il prossimo che hai dato. O ce l’hai o non ce l’hai. È lasciato alla tua libertà.

“Ora mentre quelle andavano per comperare l’olio...” (v. 10). È da notare che non è questione di cattiva volontà: anche le vergini stolte vogliono andare incontro allo sposo! Ma, in pratica, tutta la loro vita è stata un allontanarsi dal Signore perché non hanno fatto la volontà divina. Ed è in questo allontanarsi che arriva lo sposo. E, paradossalmente, esse credono di poter ancora fare in tempo...

“... e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa” (v. 10). Ecco il senso della vita: entrare con Lui alle nozze. Nel banchetto di nozze la porta veniva chiusa – sprangata in modo sicuro – quando gli sposi erano entrati con gli invitati – che sono in ogni modo molti – per impedire agli scrocconi e profittatori della regione di venire a mangiare a sbafo. Altro pericolo da evitare: permettere ai ladri, ai borsaioli e ad altri banditi di mescolarsi con la folla degli invitati.

La porta chiusa ci ricorda che viviamo una sola volta. È un’opportunità che non si ripete. In ogni istante, quindi, il cristiano gioca il destino della propria vita.

“Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, Signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco” (v. 11). Tutta la nostra vita dev’essere un riconoscere il Signore nelle singole azioni, cioè far la sua volontà. Allora saremo riconosciuti. L’espressione “non vi conosco” è la stessa che ha detto a quei discepoli che lo hanno assicurato dicendo: “nel tuo nome abbiamo profetato, abbiamo scacciato demoni, compiuti prodigi” (cfr. Mt 7,22) e Gesù dice “non vi conosco” (Mt 7,23: “Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità”). Gesù non riconosce nemmeno le persone che usando il suo nome compiono cose straordinarie, ma non compiono in realtà la volontà di Dio e non si preoccupano di ricercarla.

“Vegliate dunque” - è l’avvertimento finale. Ora sappiamo cosa significa il vegliare: è avere la saggezza. Quella saggezza che fa sì che in tutta la vita il cristiano si impegna a procurarsi l’olio; è la saggezza di chi – con intelligenza e con la “creatività dell’amore – compie la volontà di Dio momento per momento, non per dovere, ma perché tutto teso ad accogliere il dono finale che Dio vuole darci: farci entrare nella festa di nozze che non avrà termine.

 

Ultima modifica il 06 Novembre 2026
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