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L'assunzione di Maria in cielo
Se Cristo è il «primogenito tra quelli che risorgono dai morti» (Col 1,18), il «primogenito dei morti» (Ap 1,5), ciò significa che Maria, in quanto totalmente conformata all’opera del suo Figlio, è anche la «secondogenita» del Padre, quindi «seconda» dopo Cristo.
E se il Padre ha tutto ricapitolato in Cristo suo Figlio (Ef 1,10), si comprende che in quest’opera Maria ne è il membro eminente.
In questa prospettiva di piena partecipazione alla vittoria di Cristo sulla morte possiamo anche capire l’assunzione di Maria. Pio XII definì l’oggetto essenziale del dogma non in termini di risurrezione, inconcepibile senza la morte, ma con la parola assunzione che designa il passaggio di Maria a una condizione di piena glorificazione. La definizione astrae dalla morte di Maria: non l’afferma né la nega, non intendendo dirimere la questione dibattuta tra mortalisti e immortalisti. Ciò che per il papa contava era definire che con l’assunzione «alla gloria» in corpo e anima Maria partecipa pienamente alla vittoria di Cristo sulla morte e allo stato di gloria che succede allo stato della vita terrestre.
Giovanni Paolo II nell’udienza generale del 25 giugno 1997 si pronunciò su questa controversia teologica, affermò: «È possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre».
Il Papa ha giustificato le sue parole con i seguenti argomenti. Il primo, perché tutta la tradizione della Chiesa ha sempre sostenuto che Maria fu assunta in cielo dopo la sua morte. In effetti, sin dai primi secoli cristiani, troviamo figure di rilievo come san Epifanio (†403), san Girolamo († 420), sant'Agostino († 430), san Giovanni Damasceno († 749), sant'Anselmo († 1109), san Tommaso d'Aquino († 1274), sant'Alberto Magno († 1280), san Bernardino da Siena († 1444) e una lunghissima lista di scrittori ecclesiastici, che hanno sostenuto, in modo chiaro, la morte della Madonna. Soltanto a partire dal secolo XVII, inizia a comparire l'opinione dell'immortalità corporale di Maria.
In secondo luogo, «è vero che nella Rivelazione la morte è presentata come castigo del peccato. Tuttavia il fatto che la Chiesa proclami Maria liberata dal peccato originale per singolare privilegio divino non porta a concludere che Ella abbia ricevuto anche l’immortalità corporale. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza».
In terzo luogo, «coinvolta nell’opera redentrice e associata all’offerta salvatrice di Cristo, Maria ha potuto condividere la sofferenza e la morte in vista della redenzione dell’umanità. Anche per Lei vale quanto Severo d ‘‘Antiochia afferma a proposito di Cristo: “Senza una morte preliminare, come potrebbe aver luogo la risurrezione?”. Per essere partecipe della risurrezione di Cristo, Maria doveva condividerne anzitutto la morte».
Il Nuovo Testamento non fornisce alcuna notizia sulle circostanze della morte di Maria. Questo silenzio induce a supporre che essa sia avvenuta per cause naturali, senza alcun particolare degno di menzione. Una morte naturale, eppure allo stesso tempo diversa. Diversa perché Maria non ha conosciuto il peccato ed è stata preservata da esso. Perciò la sua morte deve essere avvenuta come Dio ha creato l’uomo fin dagli inizi, prima che subentri il peccato dei progenitori. Infatti la visione cristiana ci dice che la morte biologica, dopo il peccato, diventa una fine senza aldilà. Invece d’essere una normale tappa del cammino dell’uomo verso il compimento del suo “destino” oltre la morte, la morte viene ora appresa sia come uno scacco o un rischio, sia come una prova, dolorosa e violenta.
Maria non ha vissuto questo tipo di morte. L’ha vissuta, anzi, con un particolare atteggiamento spirituale. A tale proposito, san Francesco di Sales ritiene che la morte di Maria sia avvenuta come effetto di un trasporto d’amore. Egli parla di un morire «nell’amore, a causa dell’amore e per amore», giungendo perciò ad affermare che la Madre di Dio morì d’amore per suo figlio Gesù.
«In alcuni Padri della Chiesa – continua il Santo Padre – troviamo la descrizione di Gesù stesso che viene a prendere sua madre nel momento della morte, per introdurla nella gloria celeste. Essi presentano, così, la morte di Maria come un evento d’amore che l’ha condotta a raggiungere il suo divin Figlio per condividerne la vita immortale.
Alla fine della sua esistenza terrena, Ella avrà sperimentato, come Paolo e più di lui, il desiderio di essere sciolta dal corpo per essere con Cristo per sempre (cfr Fil 1,23).
L’esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all’ora suprema della vita.
Maria, dunque, è realmente morta, e in forza della sua associazione totale all’opera di Cristo partecipa per prima e totalmente al trionfo sulla morte stessa.
L'artefice principale dell'Assunzione di Maria è lo Spirito Santo, il quale ha vivificato e santificato il corpo di Maria, donando la potenza della vittoria sulla morte.
Nel mistero dell'assunzione di Maria possiamo contemplare l'agire delle tre divine Persone come opera comune del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In effetti Maria è assunta in cielo dal Padre per glorificarla, accanto al Cristo fedele, quale sua Madre e discepola fedele. In Maria risplende la gloria immortale del Figlio incarnato, morto e risorto. L'assunzione nella gloria per opera dello Spirito Santo, che fin dall'inizio della sua vita l'ha preservata dal peccato originale e colmata di grazia, ha portato a compimento in lei il progetto salvifico del Padre che vuole il rinnovamento e la trasfigurazione di tutta l'umanità, l'inserimento di essa nel seno della Santissima Trinità. Maria costituisce la primizia e la garanzia che quanto la Trinità ha compiuto in lei, vuole compiere anche per ciascuno di noi. A condizione che ci lasciamo "lavorare" docilmente dallo Spirito. Accogliere Maria come madre che ci è data dal Figlio sulla croce, vuol dire imparare da lei la sequela del Figlio nella docilità dello Spirito a gloria del Padre.
La Chiesa, confortata dal mistero di Maria assunta, comprende già ciò che sarà, e vive l'attesa del tempo escatologico nell'impegno di accogliere oggi il Regno di cui essa è sacramento.
Dal cielo ella intercede per noi. Di questa intercessione materna di Maria e della sua vicinanza a noi pellegrini, cita alcuni passaggi molto belli tratti dalla nota dottrinale Mater Populi fidelis:
«Maria, che nel cielo ama il «il resto della sua discendenza» ( Ap 12,17), così come accompagnava l'orazione degli apostoli quando ricevette lo Spirito Santo (cfr At 1,14), anche ora continua ad accompagnare le nostre preghiere con la sua materna intercessione. In tal modo, continua l'atteggiamento di servizio e compassione che ha mostrato alle nozze di Cana (cfr Gv 2,1-11) e ancora oggi continua a rivolgersi a Gesù per dirgli: «Non hanno più vino» ( Gv 2,3). Nel suo canto di lode vediamo Maria come una donna del suo popolo, che loda Dio perché «ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati» ( Lc 1,52-53), perché «ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia come aveva detto ai nostri padri» ( Lc 1,54-55), e riconosciamo la sua prontezza quando si avvicina. senz'indugio per aiutare la cugina Elisabetta (cfr. Lc 1,39-40). Per questo, il Popolo di Dio confida fermamente nella sua intercessione» (n. 41). «Si tratta di un'intercessione che la trasforma in segno materno della misericordia del Signore. In questa maniera, poiché Egli ha liberamente voluto così, il Signore conferisce alla sua azione verso di noi un volto materno» (n. 42).
Più avanti, ai numeri 69-70, la medesima nota spiega: "Lei, con la sua intercessione, può implorare per noi gli impulsi interiori dello Spirito Santo, che chiamiamo “grazie attuali”. Si tratta di quegli aiuti dello Spirito Santo che devono anche nei peccatori al fine di disporli alla giustificazione, e altresì in coloro che sono già giustificati dalla grazia santificante, al fine di stimolarli alla crescita. In tale senso preciso, si deve interpretare il titolo di Madre della grazia . Maria umilmente collaborare affinché possiamo aprire il cuore al Signore, il quale è l'unico che può giustificarci con l'azione della grazia santificante: vale a dire, quando Egli infonde in noi la sua vita trinitaria, dimora in noi come amico e ci rende partecipi della sua vita divina. Questa è opera esclusiva dello stesso Signore, tuttavia non esclude che, attraverso l'azione materna di Maria, i fedeli possano raggiungere quelle parole, immagini e stimoli diversi che li possono ad andare avanti nella vita, ea disporre il cuore per la grazia che il Signore. infonde, come anche a crescere nella vita di grazia, ricevuta gratuitamente. Questi aiuti che ci giungono dal Signore si presentano a noi con un aspetto materno, pieni della tenerezza e della vicinanza della Madre che Gesù ha voluto condividere con noi (cfr Gv 19,25-28). Maria sviluppa così un'azione singolare per aiutarci ad aprire i nostri cuori a Cristo e alla sua grazia santificante, che eleva e guarisce. Quando lei comunica suscitando diverse “mozioni”, queste devono essere sempre intese come stimoli per aprire le nostre vite all'Unico che opera nel più intimo del nostro essere".