Gesù interroga i sacerdoti e gli anziani del popolo che non accettano il Signore e il messia che viene in una forma diversa da quella che essi si aspettano. Per questo Gesù racconta loro la parabola dei due figli, uno del quale "cambia idea" e compie la volontà del padre, mentre l'altro no. “Fare la volontà del Padre” è il centro del Vangelo di Matteo: significa riconoscersi figlio e vivere da fratello. Questo è possibile a chi si converte; ma si converte chi è capace di accogliere il vangelo, e alla luce di esso supera le proprie resistenze (comprende la verità e aderisce ad essa) e ammette i propri peccati. Vero cieco è chi crede di vedere (cfr. Gv 9,41), vero peccatore chi si crede giusto (cfr. Lc 18,9-14). La parabola mette in evidenza questo peccato, perché non si consumi nell’inavvertenza di una sorda resistenza dello Spirito.
Tutta la parabola è costruita sul confronto tra due fratelli ai quali il padre chiede di lavorare nella sua vigna.
Nella risposta positiva del primo figlio si deve notare l’enfasi data al termine “signore”, che indica qui il pieno riconoscimento (a parole!) dell’autorità paterna, ma che rimanda anche alle parole di Gesù: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (7,21). Se il padre della parabola rappresenta Dio, questo figlio rappresenta l’uomo religioso, che però non mette in pratica appieno la volontà del padre.
Il secondo figlio capisce bene la richiesta del padre, non ha però la voglia di lavorare e per questo dice: "no". Rispondere “no” ad un ordine paterno nella società antica era molto più grave e riprovevole rispetto ad oggi. Il figlio che si rifiuta di esaudire la richiesta del padre mette in discussione la sua autorità e mostra così il disprezzo non solo per l’ordine sociale e la morale diffusa, ma anche per i comandi di Dio (cfr. Sir 3,1-16). È una colpa molto seria cui segue, dopo un lasso di tempo, il cambiamento di questo secondo figlio, con il riconoscimento della gravità del proprio comportamento (il verbo qui usato per “pentirsi” è metamelomai, che indica la conversione). Questa consapevolezza era cresciuta in lui fino a diventare un'esigenza impellente. Così l'imperativo interiore è diventato più forte della sua voglia, vince la realzione con il padre rispetto ai propri gusti e alle proprie voglie. E si reca al lavoro.
Questi due figli, che rappresentano per ogni epoca il pericolo continuo di professare la fede senza tradurla in opere concrete, rispecchiano bene una lunga storia di relazione di Dio con Israele che a suo tempo i profeti avevano evidenziato:
- ci sono coloro che - come “pubblicani e prostitute” - avevano disobbedito a Dio, scegliendo comportamenti aberranti rispetto alle vie tracciate dal Decalogo e da tutta la legislazione sinaitica. Poi però, alla predicazione del Battista (e di Gesù), erano rientrati su vie di conversione;
- gli altri invece - come gli interlocutori di Gesù e suoi contestatori - avevano detto un sì formale di adesione al comando divino, senza però farlo seguire da una effettiva obbedienza. Il peccato di questi uomini religiosi è grave, ed è un appello anche per noi. Perché come credenti per compiere la volontà del Padre non c'è altra strada che piegare le nostre rigidità, chiusure mentali e voglie per rimanere in relazione con il Padre compiendo la sua volontà. E' rispondere sì a una volontà che ci sembra scomoda, che ci chiede il sacrificio di seguire il Signore nella vita dell'amore, di amare per primi, di essere strumenti di misericordia, seguendo la via che Lui stesso per primo ci ha insegnato e mostrato con la sua vita. Se non siamo docili alla volontà del Padre, tra l'altro, perdiamo anche le grazie che ci vuole dare. La prima grazia è quella gioia di essere figli, di sperimentare il volto compiacente del Padre, di lavorare nella sua vigna a favore degli altri uomini, di essere quindi strumenti di bene, portando gran frutto. La resistenza alla volontà del Padre ci mantiene in una situazione di chiusura in noi stessi, che incrina il rapporto costitutivo con Dio, che ci toglie la pace di chi rimane nella volontà del Padre e segue Gesù con la stessa prontezza di obbedienza che lui, il Figlio, ha avuto verso il Padre che lo ha inviato.
“Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?” (v. 31) - domanda Gesù ai gran sacerdoti e agli anziani del popolo. Essi non possono non convenire con il pensiero di Gesù: obbediente al padrone della vigna fu il secondo dei due figli. Cioè, commenta Gesù, “i pubblicani e le prostitute”, categorie tanto deprecate a Gerusalemme e nel tempio, e perciò tenute lontane dalla comunità ufficiale ebraica, di fatto vi hanno ormai superati: si sono convertiti alla parola che hanno ascoltato e sono già andati al lavoro.
Poi Gesù precisa: Giovanni è venuto a voi “nella via della giustizia”, intendendo per giustizia il giusto rapporto di fedeltà e obbedienza verso Dio (cf. 3,15) “e non gli avete creduto”, anzi l’avete ritenuto un indemoniato (11,18). I “pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto”. Voi che avete non solo visto e udito Giovanni, ma avete visto anche “queste cose” (cioè l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e nel tempio) non siete nemmeno capaci di pentirvi, riconoscendo così la vostra menzogna. Finché - sembra dire Gesù - continuiate a ritenervi giusti, non volendo riconoscere il vostro peccato, non avrete accesso alla salvezza.
E' chiaro che la parabola allora diventa una domanda rivolta anche a noi: il mio «sì» a Dio è soltanto sulle labbra, oppure diventa docilità a ciò che lo Spirito Santo mi fa comprendere? Ed è anche una parabola di speranza (come ci viene mostrato dalla figura dei pubblicani e prostitute che si convertono): in tante situazioni possiamo aver peccato, cioè esserci prostituiti agli idoli in ricerca di felicità a ciò che non dà vita e felicità, ma alla fine capire davvero che rimanere così è un fallimento esistenziale. E' la parola di Gesù ad averci illuminato e scosso, ad aver fatto verità in noi. E per questo, avendo ricevuto il dono della luce, della verità che ci ha liberti, non possiamo che lavorare nella sua vigna per dire anche agli altri che possono vivere una vita vera, secondo verità, nell'amore e nella gioia.