Questa solennità dell'assunzione di Maria al cielo ci ricorda che ciò che è già avvenuto per lei lo sarà anche per noi. Non c'è salvezza della sola anima perché essa riguarda anche la carne. La nostra carne, con tutta la sua storia, ci “seguirà” sempre, anche nell'altro mondo. Per questo non è vero che siamo spirituali disprezzando la nostra carne; al contrario siamo veramente spirituali quando - come è avvenuto con Gesù che ci ha amato dando se stesso fino alla morte e alla morte di croce - la nostra carne nelle varie situazioni che viviamo ogni giorno diventa dono per amore, quando la nostra corporeità si consuma nel dono per i fratelli. Allora, uniti a Cristo, parteciperemo anche della gloria. Il credente non teme di "consumarsi", perché sa che la sua vita e la sua identità unica e irripetibile di figlio/a nel Figlio è nelle mani del Signore.
Anche Maria, dunque, ha conosciuto la morte. Non era certamente superiore al Figlio che già aveva sperimentato la morte, ma condivideva con Lui la vittoria sulla morte.
Riporto qui la bella omelia di Benedetto XVI del 15 agosto 2009:
«L'Assunzione ci ricorda che la vita di Maria, come quella di ogni cristiano, è un cammino alla sequela, la sequela di Gesù, un cammino che ha una meta ben precisa, un futuro già tracciato: la vittoria definitiva sul peccato e sulla morte e la comunione piena con Dio, perché – come dice Paolo nella Lettera agli Efesini – il Padre «ci ha anche risuscitato e ci ha fatto vedere nei cieli in Cristo Gesù» (Ef 2,6). Ciò vuol dire che con il Battesimo siamo già risuscitati e sediamo nei cieli in Cristo Gesù, ma dobbiamo corporalmente raggiungere quanto già iniziato e realizzato nel Battesimo. In noi l'unione con Cristo, la risurrezione, è incompiuta, ma per la Vergine Maria essa è compiuta, nonostante il cammino che anche la Madonna ha dovuto fare, allora, Colei che, per singolare privilegio, è resa partecipe con l'anima e con il corpo della definitiva vittoria di Cristo sulla morte. «Compiuto il corso della vita terrena – dice il Concilio Vaticano II – fu assunta alla gloria celeste in corpo e anima, ed esaltata dal Signore come Regina dell'universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte» ( Lumen Gentium , n. 59). Nella Vergine Assunta in cielo contempliamo il coronamento della sua fede, di quel cammino di fede che Ella indica alla Chiesa ea ciascuno di noi: Colei che in ogni momento ha accolto la Parola di Dio, è assunta in cielo, cioè è accolta Lei stessa dal Figlio, in quella “dimora” che ci ha preparato con la sua morte e risurrezione (cfr. Gv 14,2-3)».
L'artefice principale dell'Assunzione di Maria è lo Spirito Santo, il quale vivifica e santifica il corpo di Maria, dona la potenza della vittoria sulla morte.
Tuttavia nel mistero dell'assunzione noi vediamo l'agire delle tre divine Persone come opera comune del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In effetti Maria è assunta in cielo dal Padre per glorificarla, accanto al Cristo fedele, quale sua Madre e discepola fedele. In Maria risplende la gloria immortale del Figlio incarnato, morto e risorto. L'assunzione nella gloria per opera dello Spirito Santo, che fin dall'inizio della sua vita l'ha preservata dal peccato originale e colmata di grazia, portando a compimento in lei il progetto salvifico del Padre che vuole il rinnovamento e la trasfigurazione di tutta l'umanità, l'inserimento di essa nel seno della Santissima Trinità. Maria costituisce la primizia e la garanzia che quanto la Trinità ha compiuto in lei, vuole compiere anche per ciascuno di noi. A condizione che ci lasciamo "lavorare" docilmente dallo Spirito. Accogliere Maria come madre che ci è data dal Figlio sulla croce, vuol dire imparare da lei la sequela del Figlio nella docilità dello Spirito a gloria del Padre.
La Chiesa, confortata dal mistero di Maria assunta, comprende già ciò che sarà, e vive l'attesa del tempo escatologico nell'impegno di accogliere oggi il Regno di cui essa è sacramento.
Dal cielo ella intercede per noi. Di questa intercessione materna di Maria e della sua vicinanza a noi pellegrini, cita alcuni passaggi molto belli tratti dalla nota dottrinale Mater Populi fidelis:
«Maria, che nel cielo ama il «il resto della sua discendenza» ( Ap 12,17), così come accompagnava l'orazione degli apostoli quando ricevette lo Spirito Santo (cfr At 1,14), anche ora continua ad accompagnare le nostre preghiere con la sua materna intercessione. In tal modo, continua l'atteggiamento di servizio e compassione che ha mostrato alle nozze di Cana (cfr Gv 2,1-11) e ancora oggi continua a rivolgersi a Gesù per dirgli: «Non hanno più vino» ( Gv 2,3). Nel suo canto di lode vediamo Maria come una donna del suo popolo, che loda Dio perché «ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati» ( Lc 1,52-53), perché «ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia come aveva detto ai nostri padri» ( Lc 1,54-55), e riconosciamo la sua prontezza quando si avvicina. senz'indugio per aiutare la cugina Elisabetta (cfr. Lc 1,39-40). Per questo, il Popolo di Dio confida fermamente nella sua intercessione» (n. 41). «Si tratta di un'intercessione che la trasforma in segno materno della misericordia del Signore. In questa maniera, poiché Egli ha liberamente voluto così, il Signore conferisce alla sua azione verso di noi un volto materno» (n. 42).
Più avanti, ai numeri 69-70, la medesima nota spiega: "Lei, con la sua intercessione, può implorare per noi gli impulsi interiori dello Spirito Santo, che chiamiamo “grazie attuali”. Si tratta di quegli aiuti dello Spirito Santo che devono anche nei peccatori al fine di disporli alla giustificazione, e altresì in coloro che sono già giustificati dalla grazia santificante, al fine di stimolarli alla crescita. In tale senso preciso, si deve interpretare il titolo di Madre della grazia . Maria umilmente collaborare affinché possiamo aprire il cuore al Signore, il quale è l'unico che può giustificarci con l'azione della grazia santificante: vale a dire, quando Egli infonde in noi la sua vita trinitaria, dimora in noi come amico e ci rende partecipi della sua vita divina. Questa è opera esclusiva dello stesso Signore, tuttavia non esclude che, attraverso l'azione materna di Maria, i fedeli possano raggiungere quelle parole, immagini e stimoli diversi che li possono ad andare avanti nella vita, ea disporre il cuore per la grazia che il Signore. infonde, come anche a crescere nella vita di grazia, ricevuta gratuitamente. Questi aiuti che ci giungono dal Signore si presentano a noi con un aspetto materno, pieni della tenerezza e della vicinanza della Madre che Gesù ha voluto condividere con noi (cfr Gv 19,25-28). Maria sviluppa così un'azione singolare per aiutarci ad aprire i nostri cuori a Cristo e alla sua grazia santificante, che eleva e guarisce. Quando lei comunica suscitando diverse “mozioni”, queste devono essere sempre intese come stimoli per aprire le nostre vite all'Unico che opera nel più intimo del nostro essere".