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25 Marzo 2021

POESIE DAL CARCERE

Svegliati, 

spalanca la finestra , guarda alla vita

Attorno a te  scorre serena, 

come sempre, non senti?

Il tuo cuore canta di felicità

e i tuoi occhi sono umidi di pianto

Ma, credimi, e' bene così...

Perche' la vita va avanti

e non ci possiamo permettere

di perdere il passo

Mai!

Antonio Cianci - Opera Milano

Stefania Amici è nata il 10 giugno 1974, all’ospedale di Tivoli (Rm).
I genitori Anna e Mario hanno vissuto ad Orvinio (RI), un paesino in montagna nei pressi di Tivoli, durante i primi anni di matrimonio; qui Stefania ha vissuto la prima infanzia ed ha frequentato la Scuola Materna parrocchiale.  La famiglia Amici nel 1978 si trasferisce a Licenza (Rm), paese dove attualmente risiede; il padre era dipendente del servizio di linea degli autobus extraurbani del Lazio e la mamma casalinga. Dopo l’arrivo di Stefania, la famiglia Amici è rallegrata dalla nascita di Alessandro nel 1977 e Mirko nel 1990.
Circondata dall’affetto e dalla premura dei suoi genitori e fratelli, Stefania vive un’infanzia e un’adolescenza serena. Concluse le scuole medie, si iscrive all’Istituto Tecnico per Ragionieri di Tivoli e da tutti i compagni di scuola è ricordata come giovane tranquilla, molto impegnata nello studio, serena Dopo aver conseguito il diploma di consulente del lavoro, Stefania è assunta come segretaria per qualche anno presso uno studio tecnico a Tivoli.
Di carattere dolce e riservato, Stefania amava compiere con estrema diligenza e precisione ogni suo dovere, prima di tutto quello scolastico, in seguito quello lavorativo.
Amava la natura e la vita: con i genitori durante l’adolescenza si recava spesso a fare delle escursioni in montagna perché, nonostante il carattere riservato, non aveva paura del rischio e dell’avventura. Appena compiuti i 18 anni consegue la patente per essere autonoma negli spostamenti e, di fatto, aveva una guida abbastanza “sportiva”. Sceglie per un anno di sospendere l’Istituto Tecnico per un periodo di “ripensamento”, di “pausa di riflessione”, durante il quale valutare quale strada intraprendere… spesso confidava ai suoi e agli amici che, volentieri, avrebbe anche fatto la parrucchiera! 
Stefania, di carattere, era molto buona e in ogni cosa voleva dare il meglio di sé. Chi l’ha conosciuta sa quanto fosse esigente con se stessa, talvolta anche con gli altri, perché il suo carattere dolce era anche determinato e deciso. Per quanto riguarda la sua carriera scolastica, è sempre stata un’ottima studente, diligente, preparata… I genitori raccontano che passava i pomeriggi interi a studiare, senza perdere tempo, cosa che non ha mai sopportato neppure durante il lavoro! Aveva deciso di dedicare più tempo per se stessa e per divertirsi, solo al termine degli studi, ma la vita non gliel’ha permesso
Stefania aveva una spiccata sensibilità religiosa, era sempre stata incline alla preghiera, che aveva appreso fin da piccola dai genitori, persone di grande fede e di grande preghiera; inoltre si era impegnata in parrocchia anche con il catechismo che svolgeva con la sua consueta dedizione, modestia ed entusiasmo. Tra i consueti alti e bassi della vita cercava di non perdere mai il suo rapporto con il Signore, finché un giorno, sentendo il desiderio di approfondire il suo cammino spirituale si recò a San Vittorino, presso il Santuario Nostra Signora di Fatima, dove si proponevano iniziative per i giovani.  Qui Stefania iniziò a frequentare la Scuola di preghiera mensile, promossa dalle Suore Oblate di Maria Vergine di Fatima e, piano piano, percorse un cammino di vera e propria conversione e santificazione….
Con i giovani conosciuti partecipò anche a giornate di spiritualità, a brevi corsi di esercizi spirituali anche ad un pellegrinaggio a Fatima, che fu per lei un trampolino di lancio verso la santità. Con la serietà e la dedizione che sempre la caratterizzavano aveva preso molto sul serio gli impegni spirituali che il suo animo le suggeriva e, così giorno dopo giorno, il Signore la poté plasmare fino a trasformarla in offerta spirituale a Lui gradita… Negli ultimi anni, aveva sentito l’esigenza di trovare un sacerdote che la potesse seguire, mediante la direzione spirituale, perché le sembrava che nessun confessore potesse capirla in ciò che viveva per la sua grande riservatezza e modestia; quest’ultimo divenne necessario al sopraggiungere della malattia. Nel 2007 inizia la prova della malattia; le viene diagnosticato un tumore,  per cui di urgenza viene operata al Policlinico Umberto I a Roma. E’ il 16 luglio 2007… purtroppo il tumore era già troppo esteso, per cui il chirurgo non poté fare molto… Stefania da allora iniziò una serie di cicli di chemioterapia, di radioterapia, durante i quali non interruppe mai il suo impegno lavorativo… anche a costo di notevoli sacrifici
Attraverso l’unione d’amore al Cuore di Gesù e la sua profonda devozione alla Vergine di Fatima, seppe sopportare eroicamente sofferenze, disagi, imprevisti… trasformando ogni attimo in atto di amore… In tal modo il Signore la unì sempre più intensamente a Sé, fino al momento dello Sposalizio eterno ….
In seguito a queste forti esperienze di fede, decise di seguire un corso di Esercizi Spirituali a San Vittorino e anche di essere assidua alle adorazioni della terza domenica del mese, dedicate ai malati, che si svolgono presso il Santuario. Per Stefania queste ore di adorazione erano il suo appuntamento con Gesù, dal quale – è lei stessa a dirlo – usciva sempre rinnovata, rinforzata, pronta a continuare il suo difficile percorso di sequela del Signore Gesù. Nonostante gli alti e bassi della malattia, Stefania non perse mai la speranza di poter guarire o di poter almeno vivere a lungo la sua malattia, per cui non lasciò niente di intentato per sconfiggere il male e per lenire i disagi che le provocava (gonfiore alle gambe, dolori alla schiena, ecc.). Fu in cura anche presso l’ospedale s. Andrea, tentò diverse tecniche terapeutiche per sollevarsi dal problema dei linfonodi che le dava molti disturbi… Fino alla fine visse nella speranza di un miracolo, che solo Dio poteva ottenerle, in cambio del quale avrebbe donato tutta la vita al Signore. Nel 2011 infine andò a Lourdes con il papà per chiedere alla Vergine la guarigione (questo fu il suo ultimo viaggio che lei stessa definì “viaggio della speranza”). Ormai il tumore le provocava fortissimi dolori, nonostante avesse ormai da tempo intrapreso la terapia del dolore: questa ormai le garantiva poco tempo di autonomia, talvolta la si vedeva camminare “curva” per i forti dolori alla schiena, ma tutto sopportava pur di recarsi a pregare, sapendo che avrebbe dovuto soffrire a lungo… Gli ultimi mesi subentrò anche la febbre alta (tavolta superava i 40 gradi!) e i dolori acuti che la costringevano a trascorrere i giorni a letto, le notti insonni, in un bagno di sudore… Cercava sempre di simulare il dolore anche ai genitori e, per farli riposare la notte, non li chiamava mai, anche se era costretta ad alzarsi e a cambiarsi più volte in una notte a causa delle forti sudorazioni e della febbre … Negli ultimi mesi quando andava a messa nella sua Chiesa parrocchiale si metteva sempre negli ultimi banchi… I parrocchiani se la ricordano partire dal fondo della Chiesa, curva dal dolore, per andare a ricevere Gesù Eucaristia, con grande devozione e fervore… era davvero edificante! La malattia non le ha risparmiato nessun disagio, tante sono state le complicazioni, la più grave un’embolia dovuta alla metastasi che aveva all’aorta, poi dolori acuti e insistenti alla schiena per le metastasi alla colonna che la costringevano a portare sempre un busto,  gonfiore al ventre e alla gambe per il linfoedema, febbre alta, in ultimo anche insistenti emorragie che la costringevano a recarsi all’ospedale per ripetute trasfusioni di sangue. Infine sopraggiunse anche un’insufficienza respiratoria per cui dovette sottoporsi più volte alla pratica della toracentesi (estrazione del liquido dalla pleura). Tale stato di peggioramento le impedì di tentare un ulteriore ciclo di chemioterapia, a cui si sarebbe volentieri sottoposta pur di lenire leggermente il dolore e l’emorragia. In tale stato di sofferenza trascorse gli ultimi tre mesi, tra il letto e la poltrona di casa, sempre sostenuta e accompagnata da mamma e papà con i quali condivise una intensa vita di preghiera e di fede, come testimoniano i suoi scritti e i messaggi al suo direttore spirituale che, nel frattempo, era divenuto la sua forza, perché le rappresentava la volontà di Gesù. Quando le amiche o le suore si proponevano di andare a trovarla mascherava il suo stato effettivo, promettendo che sarebbe andata lei a trovarle, appena si fosse sentita meglio, questo perché non avrebbe mai voluto essere di disturbo a nessuno. Poche volte permise loro di farle visita e, visto che non si poteva ormai muovere per partecipare all’Eucaristia domenicale, qualche volta accettò che le portassero l’Eucaristia a casa; non si può descrivere con quale fervore e rispetto Stefania si preparava a ricevere il Signore. In questo tempo ricevette anche la visita di sua Ecc.za Mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli, in visita pastorale a Licenza. Il Vescovo stesso ricorda di essere rimasto edificato dalla fede e dalla testimonianza di amore di Stefania e dei suoi genitori …

Il 24 gennaio, memoria di S. Francesco di Sales, Stefania, appena sveglia ma già molto presente a se stessa e alla sua anima, chiese al papà di trovare, tra i suoi numerosi libri di spiritualità e di agiografia, il testo “Filotea” di S. Francesco di Sales e di leggerle qualche pagina…
Dopo qualche ora fu colpita da una gravissima emorragia… Stefania ebbe la forza d’animo di chiamare lei stessa l’ospedale presso il quale era in cura, per avvisare del precipitare della situazione. I medici le dissero di recarsi immediatamente in ospedale… così accompagnata dai genitori si recò per l’ultima volta al pronto soccorso del Policlinico Umberto I … per i medici ormai non c’era più niente da fare. Tutti i medici e gli infermieri che l’avevano conosciuta si vollero recare a salutarla, tra le lacrime, per l’ultima volta… 
Stefania ormai aveva perso coscienza … la mamma Anna, sapendo che Stefania avrebbe voluto morire a casa sua, in quel tragico momento ebbe la forza d’animo di compiere ancora per una volta la volontà della figlia. Firmò al Pronto Soccorso per assumersi la responsabilità di portare la figlia a morire a casa… nel tragitto in ambulanza dall’Ospedale a casa sua a Licenza, Stefania spirò. Erano le tre del pomeriggio del 24 gennaio 2013. Moltissime sono le testimonianze di coloro che l’hanno conosciuta e che la ricordano per la sua eroicità nel dolore e per la grande verità e autenticità con la quale ha vissuto l’intera esistenza. Il suo esempio è di incoraggiamento a tutti noi: una giovane della nostra terra, della nostra gente, che non ha avuto né aiuti particolari, né doti particolari se non una spiccata modestia e autenticità … Eppure si è lasciata guidare gradualmente dalla grazia di Dio che l’ha condotta ai vertici della vita cristiana, in modo discreto, semplice, ma autentico.

Dai suoi scritti:

Pellegrinaggio a Fatima - Luglio 2010

Mi affido a te, Vergine Madre. 
Con te accanto voglio proseguire il cammino.
Da qui voglio ripartire, affidandomi alla tua materna intercessione.
Presenta a Gesù le mie richieste di guarigione del corpo e dell’anima.
Chiedi con me al Signore che distrugga ogni cellula cattiva, che sia lui il mio medico, il mio consolatore. 
Lui può fare tutto, con assoluta perfezione, nella sua onnipotenza voglio confidare. 
Liberami dal laccio degli ospedali, che la mia vita sia solo per te. 
Vergine Santa, ti prego anche di intercedere presso Gesù, affinchè mi aiuti a trovare una buona compagnia lungo il cammino.
Un marito con il quale condividere questo cammino che non voglio abbandonare. I
o so che tu solo sei il mio Consolatore, ma una piccola consolazione umana mi ci vuole.

Sempre durante il pellegrinaggio a Fatima, riflette sulla sua coerenza cristiana…

Indubbiamente l’esperienza di Dio ha cambiato la mia vita.
Ne ha spostato il centro. Ci sono ancora alcuni paletti nella mia vita per cui non riesco ancora a dire il mio sì al Signore. 

Sequela.
Lo segui per Lui, non per fare qualcosa.
Seguirlo vuol dire mettersi alla sua scuola, non per diventare maestro, ma discepolo.
Non è una mia scelta, iniziativa, ma lui mi dà la grazia di seguirlo,  la mia è una risposta.

Varie circostanze determinarono l'atteggiamento di Giovanni XXIII (Papa tra il 28 ottobre 1958 e il 3 giugno del 1963) nell'affrontare la realtà di Fatima: la semplicità del suo carattere; la profonda pietà mariana ereditata dall'infanzia; l'esperienza del pellegrinaggio del 13 maggio del 1956 cui partecipò; le correnti di pensiero che si manifestavano in quel periodo nell'ambito della Chiesa cattolica riguardo al posto di Maria nel mistero della salvazione e alla religiosità, devozione o pietà popolare. Invitato, quand'era ancora patriarca di Venezia, a presiedere il grande pellegrinaggio del 13 maggio 1956, l'allora cardinale Roncalli iniziò la sua omelia con le seguenti parole: «Ancora bambino, contemplavo nell'umile chiesa del mio paese e del mio battesimo, due bei quadri sull'altare della Madonna: quello del Cuore di Gesù e quello del Cuore di Maria. Il primo ml interessava molto; alle volte lo vedevo trasportare sull'altare maggiore, affinché gli fosse reso culto speciale. L'altro, posto accanto all'immagine della Madonna del Rosario, ml interessava meno. É una grande ventura per me essere venuto a Fatima, per comprendere meglio la vicinanza di quei due quadri e apprezzarli con una gioia che sento fatta di tenerezza e devozione». Con il sottotitolo "Il mistero di Fatima in un trittico", continua l'omelia: «il mistero di Fatima è paragonabile a uno dei grandi trittici a due battenti che arricchiscono le nostre chiese più antiche. All'interno del primo, le tre apparizioni dell'Angelo del Portogallo ai tre bambini di Aijustrel. Nel grande quadro in mezzo, le sei apparizioni della Signora celeste a Cova da Iria. Nel terzo, tutto quanto è seguito a quelle misteriose visioni [ ... ]». (VF, Dic. 1958). Si intuiva nell'omelia ciò che si sarebbe poi rilevato, sotto il pontificato di questo grande Papa, essere la sua virtù primaria: la semplicità. Diversi cardinali della Curia romana avevano fino ad allora presenziato i grandi pellegrinaggi a Fatima, ma nessuno si era espresso così, senza alcuna riserva, riguardo alle apparizioni dell'ange1o, allora ancora molto discusse e contestate da rinomati teologi, che ritenevano non appartenessero al nucleo di eventi sui quali aveva inciso la dichiarazione episcopale del 1930. Il cardinale Giuseppe Roncalli, che era stato nunzio della Santa Sede, non alluse minimamente a queste discussioni, e non parve neanche essere colpito dai dubbi e dalle reticenze suscitate.

Eletto Papa, nell'ottobre del 1958, col nome di Giovanni XXIII, egli da una parte non smise di dimostrare la sua grande simpatia per Fatima e, dall'altra, di tener conto se non degli argomenti per lo meno della suscettibilità dei critici di Fatima. Così nel marzo 1959 cominciava una lettera-messaggio all'Azione Cattolica portoghese, evocando «il Santuario di Fatima, sempre caro al nostro cuore e del quale conserviamo i migliori e dolci ricordi». Alcuni giorni dopo, il 23 marzo 1959, con la lettera apostolica Qui hujus speculi egli dichiarò la Madonna di Fatima patrona della diocesi di San Domenico del Nove luglio, in Argentina, così come accadde il 12 dicembre del 1962 per Propriá, in Brasile, e il giorno seguente per la diocesi di Leiria. Giovanni XXIII seguiva i passi già compiuti da Pio XII, il quale, certamente su richiesta dei rispettivi vescovi, aveva dichiarato la Madonna di Fatima patrona delle seguenti diocesi: 1940, Quelimane, Mozambico; 28 giugno 1954, Wrangal, India; 30 marzo 1957, Zacapa, Guatemala. Intanto andava realizzandosi il primo grande pellegrinaggio dell'Immagine Pellegrina della Madonna di Fatima in tutt'Italia. Le manifestazioni furono cosi numerose e ferventi che l'evento finì col ricevere l'appellativo storico di "II pellegrinaggio delle meraviglie", già adottato da Pio XII per i viaggi della Vergine Pellegrina di Fatima. L'autore di questo articolo, allora cappellano del Santuario di Fatima, ricorda che il rettore aveva ricevuto dalla Nunziatura Apostolica a Lisbona, alla fine del 1959, la richiesta di inviare in Vaticano le colombe che avevano accompagnato l'immagine in Italia e di ritorno a Fatima. Questo celebre e impressionante fenomeno delle colombe che si posavano per lungo tempo ai piedi delle immagini pellegrine di Fatima aveva avuto inizio nel 1946, nella cittadina di Bombarral, e si sarebbe verificato in altre occasioni fino agli anni Ottanta.

Durante il pontificato di Giovanni XXIII presiedettero i grandi pellegrinaggi annuali il nunzio apostolico a Lisbona, D. Giovanni Panico (ottobre 1959), il cardinale Traglia, vicegestore della diocesi di Roma (maggio 1961), il cardinale Francesco Roberti, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica (maggio 1962) e, il 13 maggio 1963, il cardinale Arcadio Larraona, prefetto della Congregazione dei Riti. Pur non essendo stati invitati ufficialmente dal Santo Padre, questi cardinali avevano da lui ricevuto il necessario placet e avevano la facoltà di impartire la benedizione papale. L'arrivo del cardinale Larraona fu in special modo significativo, in quanto dipendeva dal suo dicastero la concessione di un nuovo testo per la Messa dell'Immacolato Cuore di Maria, proprio nella diocesi di Leiria. Raccontando «la tenerezza con cui il Santo Padre lo aveva salutato per andare in Portogallo» (VF. giu. 1963), il cardinale pronunciò una lunga omelia, basata sul messaggio di Fatima e in particolar modo, sulle due parti del segreto già rivelate. Dopo aver sottolineato «gli esempi datici dai veggenti, in risposta al suddetto messaggio», osò affermare: «Non ci fu mai manifestazione sovrannaturale della Madonna dal contenuto spirituale tanto ricco come quello di Fatima, né altra apparizione a noi nota, ci trasmise un messaggio tanto chiaro, tanto materno, tanto profondo, come questo». Egli annunciò altresì il messaggio del Santo Padre per la fine della celebrazione e concluse: «Urge stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria, come mezzo efficace di salvezza. E così anticipare il trionfo definitivo sul male, così come Lei lo ha annunciato in questo santo luogo: "Alla fine il mio Immacolato Cuore trionferà».

Per un giudizio esatto sul rapporto tra Giovanni XXIII e Fatima sarà però necessario accennare alla congiuntura di idee e movimenti che si formò prima e durante il concilio ecumenico, dallo stesso convocato, sul ruolo della Madonna nel mistero di Cristo e della Chiesa, come del ruolo delle sue apparizioni nell'incremento del culto mariano e anche nella storia del mondo. Il libro di René Laurentin La question Mariale, tradotto in portoghese (A questao marial, Edicoes Paulistas, Lisboa 1966) espone una sintesi molto chiara delle due tendenze contrarie che allora si opponevano e che l'autore definì massimalista e minimalista. Il massimalismo tendeva ad attribuire alla Madonna un ruolo che, esagerato al massimo, rischiava di cadere nella 'mariolatria', facendo di Maria una specie di quarta persona della Santissima Trinità, mentre il minimalismo, con altrettanta esagerazione, arrivava a negare la maternità biologica di Maria, come se il corpo fisico di Gesù fosse soltanto apparente, dottrina difesa nei primi secoli dai doceti. Affrontando queste due tendenze, con grande vivacità verbale, è normale che il Santo Padre cercasse di collocarsi giustamente nel mezzo, come consigliatogli dalla prudenza, passando cosi dalla sua innata semplicità ad atteggiamenti di riserva e perfino di monito, spostandosi ora da una parte ora da un'altra. Laurentin (Question, 88) nota al proposito: «il senso pastorale di Giovanni XXIII comprese bene il problema. In occasione del "Pellegrinaggio delle meraviglie" che aveva avuto per obiettivo di preparare la consacrazione solenne della nazione italiana al Cuore Immacolato di Maria, con il pellegrinaggio della statua della Madonna di Fatima, inviò un messaggio in cui sottolineò di prendere sul serio la pratica delle virtù e il realismo della vita cristiana, e menzionava con difficoltà la consacrazione in questione. L'edizione del messaggio fu omessa nel voluminoso libro di 400 pagine dedicato a questo pellegrinaggio. [ ...]. In nota l'autore fa riferimento a G.M. Besutti [Apparizioni e santuari mariani, "Marianum", 24 (1962), p. 2791 che aveva scritto: "Non possiamo spiegare una tale dimenticanza».

Il 1960 e gli anni seguenti di questo pontificato, con tutte le aspettative e le innumerevoli speculazioni sulla rivelazione della terza parte del famoso segreto di Fatima annunciata per il 1960, e la congiuntura di cui abbiamo parlato, erano ragioni sufficienti per spiegare una certa, seppur inattesa, riserva del Papa. In effetti, una quantità di eventi di segno contrario costituiva in quegli anni una miscela esplosiva per la Chiesa e per il mondo: la trionfante affermazione del comunismo su scala mondiale, che si esprimeva con azioni insolenti come quelle pronunciate da Nikita Krushev alle Nazioni Unite il 13 ottobre 1960, quando si sfilò una scarpa sbattendola minacciosamente sul tavolo; la vittoria del marxismo a Cuba e la tremenda crisi dei missili puntati sugli USA; la vitalità del pellegrinaggio a Fatima, con l'apoteosi delle immagini della Vergine Pellegrina; la diffusione della profezia di conversione della Russia, con i grandi movimenti fatimisti che ne fecero il loro movente prioritario, se non esclusivo; l'esacerbazione di sentimenti antidittatoriali tra gli intellettuali cattolici di sinistra, irritati dalla diffusa benedizione della Chiesa a questi regimi, in particolare l'Estado Novo, che vigeva in Portogallo, mentre tessevano lodi all'Unione Sovietica dei cui gulag si venne a conoscenza solo dopo Solenicyn. Papa Giovanni XXIII si era totalmente astratto dalla posizione di semplice credente, manifestata durante la sua visita a Fatima? Per niente. Oltre alla grande simpatia e benevolenza evidente in molti suoi interventi, possiamo citare la lettera apostolica Quae bellum, per la già ricordata concessione alla diocesi di Propriá, in cui il Papa cita un'espressione degli ultimi anni di Pio XII e afferma senza reticenze, seppur con una formula generica, le apparizioni mariane: «La Santissima Vergine di Fatima che, mentre una furiosa guerra soggiogava quasi tutto il mondo, apparve con umana benignità a tre bambini, attrae sempre più devoti, offrendo loro i favori del suo amore materno».

In conclusione nei poco più di quattro anni del suo pontificato Giovanni XXIII pronunciò decine di discorsi, messaggi, scritti, "brevi", lettere, telegrammi, concessioni, omelie, sia proprie che di alti responsabili della Curia Romana riguardanti Fatima. Da questi documenti si evince da un lato che l'interesse e l'affetto con cui Roma ha sempre guardato il luogo delle apparizioni non si sono mai affievoliti, pur facendo uso della prudenza riguardo l'aspetto fondamentale, cioè l'attendibilità dei veggenti, soprattutto di Lucia, che era ancora viva, la realtà del nucleo delle apparizioni, ancora non soggetti alla pronuncia formale dell'autorità diocesana, come il messaggio che dal 1929 chiedeva la consacrazione della Russia all'Immacolato Cuore di Maria. Potremmo affermare che, se da cardinale il Papa si era lasciato guidare dalla sua innata semplicità, üna volta diventato autorità suprema della Chiesa è stata soprattutto la prudenza a guidare il suo comportamento. Se ne deduce che gli uomini fanno i luoghi e i luoghi fanno gli uomini.

[LUCIANO GUERRA, Giovanni XXIII e Fatima, in MOREIRA C. A. - CRISTINO L., Enciclopedia di Fatima, Cantagalli, Siena 2010, pp. 186-189]

La terza domenica del mese, con orario di inizio 15.30 durante il periodo in cui vige l’ora solare ed alle ore 16.30 con l’ora legale, si tiene l’incontro con i malati  a cura di Padre Vincenzo e con le suore omvf.

E’ previsto un tempo di Adorazione Eucaristica con Benedizione in stile Lourdiano a cui segue, come complemento susseguente, una S.Messa festiva.

Non è necessaria alcuna prenotazione e/o richiesta, ma unicamente la gradita presenza. Volendo, per informazioni, si può sempre telefonare al centralino al numero 06-2266016 negli orari dal Lunedi' alla Domenica - 9.30 – 12.00 e 16.30-18.30.

Per dar modo a chi è impossibilitato, di assistere alla Celebrazione Eucaristica alla domenica  (orario di inizio 10.30 ) la domenica dedicata ai malati  terza domenica del mese (ore 16,30), e nei giorni festivi che la Chiesa, riconosce come di precetto, il Santuario la trasmette in streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/channel/UCWyls3kqJf1cwzwg7mrNWjw.

Promotori dell’attività sono il Rettore del Santuario Padre Silvano, la Superiora Suor Camilla, e collabora Suor Mary ed i laici Pina ed Ignazio.

L’ultima o penultima domenica del mese, con orario 09.00-13.00, si tiene il Ritiro per Tutti. Il programma è il seguente:

Il Ritiro, come dice il nome è aperto a chiunque desideri partecipare ed ha inizio, sia on line che in presenza, con Padre Silvano;

  • dalle ore 09.00 alle ore 10.00 il relatore (che normalmente è Padre Silvano) tiene una catechesi su temi di spiritualità applicati alla vita quotidiana;
  • dalle ore 10.00 alle ore 10.30 è prevista un tempo di Adorazione;
  • dalle ore 10.30 o in Santuario o nelle rispettive parrocchie, i fedeli potranno partecipare alla Celebrazione Eucaristica; .
  • alle ore 12.00 si riprende il collegamento ed il relatore ascolterà e darà risposta ai quesiti dei partecipanti sia presenti fisicamente che on line.

Per iscriversi: inviare una e-mail alla casella di posta elettronica del ritiro Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure tramite WhatsApp, comunicarlo nella chat del gruppo ritiropertutti oppure telefonare al numero 06-2266016 negli orari LUN. – DOM. 09.30 – 12.00 e 16.30-18.30.

Per il collegamento on line si usa il software Skype e l’invito viene inviato, qualche minuto prima dell’orario di inizio, o tramite posta elettronica o WhatsApp.

Il canale del Ritiro per Tutti, dove vengono pubblicati i filmati con le registrazioni degli incontri, è https://www.youtube.com/watch?v=Krv5OKbzjqw.

Chi avesse intenzione di scrivere osservazioni o richieste varie anche di chiarimento sulle catechesi di Padre Silvano, può farlo utilizzando il seguente form:

Form by ChronoForms - ChronoEngine.com

Ogni primo sabato del mese, alle ore 19.00 con partecipazione aperta a tutti, si tiene la recita del S. Rosario con le meditazioni redatte dai giovani del Santuario. La durata è di un’ora circa.

Le promotrici sono le suore oblate, in particolare Suor Mary, Suor Camilla, Suor Antonia.

L’argomento è prevalentemente mariano, ma possono esservi delle variazioni in funzione del periodo liturgico.

Per informazioni rivolgersi all’ufficio Direzione ed Accoglienza del Santuario, o per telefono al centralino numero 06 2266016, ovviamente negli orari di apertura.

Ogni primo giovedì del mese, nella Cappella dei Pastorelli (sempre all’interno dell’area del Santuario), il gruppo dei Monfortani Laici recita il S. Rosario Missionario.

Ci si ritrova, direttamente nel luogo prefissato alle ore 16.45  durante il periodo in cui vige l’orario solare ed alle ore 17.15 nel periodo dell’ora legale. Il proponimento di preghiera è per i Sacerdoti, per le vocazioni e per le intenzioni del S. Padre. 

Per partecipare non è necessaria nessuna richiesta o prenotazione particolare, ma semplicemente trovarsi sul posto, ovviamente in data ed orario corretti.

È la rivista degli oblati di Maria Vergine e vi collaborano diversi sacerdoti  pubblicando articoli di analisi in tema di spiritualità cattolica e anche della particolare realtà della congregazione degli oblati.

La casella di posta elettronica della rivista è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e degli articoli esemplificativi sono pubblicati su questo stesso sito.

Ovviamente è possibile contribuire alla pubblicazione, abbonandosi, oppure con offerte volontarie, oppure dando delle offerte per la celebrazione delle S. Messe.

Volendo è possibile inoltrare la richiesta anche tramite il form sottostante:

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L'Associazione Lanterihumanitas si occupa dei contatti con le Missioni Oblate, per conoscere ed accogliere le eventuali richieste di sostegno.

La referente è la laica Sig.ra Olimpia Di Paolo.

La conoscenza della realtà missionaria, è indispensabile per promuovere progetti adeguati e porre in essere azioni di sensibilizzazione.

Riguardo le Missioni dei Padri OMV, la referente si occupa del contatto diretto per il sostegno (adozione) a distanza di bambini, bambine e ragazzi in Amazzonia, oppure del supporto in toto del progetto che li riguarda;

inoltre si occupa del sostegno al Seminario OMV in Nigeria oppure del conferimento di una borsa di studio per un seminarista.

Per il progetto missionario delle Sr OMVF in Sri Lanka,  si svolge attività di sensibilizzazione sull'adozione a distanza di bambini e bambine, ponendo in contatto gli interessati, che così possono essere sicuri e certi della bontà dell’operazione, con le responsabili dell'Opera.

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