L'alleanza con Dio, con gli uomini e con la terra in papa Francesco

In papa Francesco l’alleanza con Dio è il fondamento di una sana e costruttiva alleanza con l’umanità e con la terra.

Alleanza con Dio
Prima ancora che l’uomo cerchi Dio, è Dio che ha cercato l’uomo, che si è rivelato a lui e ha stretto alleanza con lui. L’alleanza, dunque, è anzitutto un dono divino. Sgorga dal desiderio eterno di Dio che ha accompagnato la creazione dell’universo e della creatura umana che ne è il vertice: desiderio di salvarlo ed elevarlo alla vita divina in Cristo (cfr. Ef 1,4-5), di introdurlo cioè nella circolarità eterna dell’amore del Padre e del Figlio nello Spirito Santo. In questa prospettiva la Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II così afferma: «La ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio» (n. 19). L’uomo si realizza pienamente solo tendendo a questo fine esistenziale, vivendo la sua esistenza, nella varietà degli ambiti di vita, già davanti a Lui, in «santità di vita», come «figlio adottivo» (Ef 1,5) in Cristo.
È Dio stesso che, desiderando il vero bene della sua creatura, si è impegnato a stringere alleanza con l’uomo. Lo ha fatto con Abramo, sottraendolo da una realtà familiare di morte, ponendolo in cammino con una promessa di vita: un nome grande, una discendenza, una terra…; promessa confermata dalla solenne alleanza con il patriarca narrata in Gen 15 e riconfermata da Dio più volte. Dio è fedele. Giustamente papa Francesco, commentando il Salmo 105, afferma: «Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza. […] Il Signore non dimentica, non dimentica mai. Sì, dimentica soltanto in un caso, quando perdona i peccati»(Omelia 2.4.2020).
Quest’alleanza storicamente si è ampliata sul Sinai: da alleanza con una persona ad alleanza con un popolo, Israele, che egli ha liberato dalla schiavitù dell’Egitto perché possa essere un popolo sacerdotale in mezzo a tutti i popoli della terra. Infine in Cristo si compie la «nuova alleanza» (cfr. Lc 22,20) sigillata con il suo sangue sulla croce.
Il Papa stesso pone in relazione elezione, promessa e alleanza come tre dimensioni della vita cristiana: «Ognuno di noi è un eletto, nessuno sceglie di essere cristiano fra tutte le possibilità che il “mercato” religioso gli offre, è un eletto. Noi siamo cristiani perché siamo stati eletti. In questa elezione c’è una promessa, c’è una promessa di speranza, il segnale è la fecondità: Abramo sarai padre di una moltitudine di nazioni e … sarai fecondo nella fede (cf. Gen. 17,5-6). La tua fede fiorirà in opere, in opere buone… Ma tu devi osservare l’alleanza con me (cf. 17,9). E l’alleanza è fedeltà. […] Tu sei cristiano se dici di sì all’elezione che Dio ha fatto di te, se tu vai dietro le promesse che il Signore ti ha fatto e se tu vivi un’alleanza con il Signore: questa è la vita cristiana. I peccati del cammino sono sempre contro queste tre dimensioni: non accettare l’elezione e noi “eleggere” tanti idoli, tante cose che non sono di Dio. Non accettare la speranza nella promessa, andare, guardare da lontano le promesse, anche tante volte, come dice la Lettera agli Ebrei (cf. Eb. 6,12; Eb. 8,6), salutandole da lontano… e vivere senza alleanza, come se noi fossimo senza alleanza» (Omelia 2.4.2020)
Con questa consapevolezza il cristiano esprime nella preghiera lo slancio interiore, il desiderio del suo cuore: vivere gli impegni di ogni giorno illuminato e sostenuto da quel rapporto con Dio, Padre tenerissimo, che Gesù ci ha rivelato (cfr. Mt 6,7-9) – tanto da osare di chiamarlo in modo confidente Abbà, “papà” –. «Il cristianesimo – scrive papa Francesco – ha bandito dal legame con Dio ogni rapporto “feudale”. Nel patrimonio della nostra fede non sono presenti espressioni quali “sudditanza”, “schiavitù” o “vassallaggio”; bensì parole come “alleanza”, “amicizia”, “promessa”, “comunione”, “vicinanza”. Nel suo lungo discorso d’addio ai discepoli, Gesù dice così: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda” (Gv 15,15-16). Ma questo è un assegno in bianco: “Tutto quello che chiederete al Padre mio nel mio nome, ve lo concedo”!
Dio – continua papa Francesco – è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande. A Dio possiamo chiedere tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene. È ciò che Gesù dimostra definitivamente nell’Ultima Cena, quando dice: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi” (Lc 22,20). In quel gesto Gesù anticipa nel cenacolo il mistero della Croce. Dio è alleato fedele: se gli uomini smettono di amare, Lui però continua a voler bene, anche se l’amore lo conduce al Calvario. Dio è sempre vicino alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo. E alle volte bussa al cuore ma non è invadente: aspetta. La pazienza di Dio con noi è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Direi, è la pazienza insieme di un papà e di una mamma. Sempre vicino al nostro cuore, e quando bussa lo fa con tenerezza e con tanto amore.
Proviamo tutti a pregare così, entrando nel mistero dell’Alleanza. A metterci nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio, a sentirci avvolti da quel mistero di felicità che è la vita trinitaria, a sentirci come degli invitati che non meritavano tanto onore. E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore?» (Udienza generale 13.05.2020).

Alleanza tra gli uomini

Se gli uomini sapranno riconoscere questo volto di Dio, saranno capaci di vivere – in questo mondo segnato da molteplici ombre e dalla mancanza di un progetto per tutti – quella fraternità e amicizia sociale che con forza papa Francesco rilancia nell’enciclica Fratelli tutti. L’alleanza con Dio trova espressione nell’alleanza con gli altri uomini – di ogni cultura e religione – per un mondo aperto alla giustizia e all’amore, per un mondo fraterno che sappia promuovere il bene comune e, all’interno di esso, quello dei singoli uomini. Ritorna anche qui l’idea che per giungere a ciò – all’alleanza – è necessaria – come ha fatto Dio – l’elezione: eleggere come amici i fratelli vicini e lontani per portare ad essi – nel cuore della fraternità – il “tu” dell’amico. L’amicizia sociale è una forma di amore ed è il frutto di quell’amore che ci spinge ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, vicini e lontani: «La vera carità – scrive papa Francesco – è capace di includere tutto questo nella sua dedizione e, se deve esprimersi nell’incontro da persona a persona, è anche in grado di giungere a un fratello e a una sorella lontani e persino ignorati, attraverso le varie risorse che le istituzioni di una società organizzata, libera e creativa sono capaci di generare» (n. 165).
Per papa Francesco le dense ombre di un mondo chiuso sono numerose e prende in considerazione alcune tendenze che sono d’ostacolo alla fraternità universale: «la penetrazione culturale di una sorta di “decostruzionismo”, per cui la libertà umana pretende di costruire tutto a partire da zero» (n. 13); la mancanza di un progetto per tutti, negando «con varie modalità, ad altri il diritto di esistere e di pensare» (n. 15); la cultura dello «scarto» di quelle persone che «non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili» (n. 18), il non rispetto dei diritti umani (n. 22), le «guerre, attentati, persecuzioni per motivi razziali o religiosi, e tanti soprusi contro la dignità umana» in molte regioni del mondo, «tanto da assumere fattezze di quella che si potrebbe chiamare una “terza guerra mondiale a pezzi”» (n. 25); «la solitudine, le paure e l’insicurezza di tante persone, che si sentono abbandonate…» (n. 28). Di fronte a tutto ciò – con l’aggravante delle pandemie e dei flagelli della storia (nn. 32-36), nonché delle migrazioni di un massiccio numero di persone che sfuggono alle guerre e alla povertà (nn. 37-41) –, urge il superamento di ogni forma di egoismo e di violenza in vista di una fraternità universale, urge un cammino di speranza per un mondo migliore: «la speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa» (n. 55).
Alleanza con la terra
Affinché si possa tendere – con passi concreti e coraggiosi – alla realizzazione di un mondo aperto e fraterno – anche con il prezioso aiuto delle varie religioni –, è necessario che venga salvaguardato l’ambiente nel quale viviamo. Sorge qui il grande tema dell’ecologia, ampliamente trattato da papa Francesco nell’enciclica Laudato sii. L’uomo non è un dominatore indiscriminato della terra, bensì il custode di essa per il bene di tutta l’umanità.
Ispirandosi ai testi biblici, che ci ricordano che «la cura autentica della nostra vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti con gli altri», l’enciclica ci chiede di partire dalle risorse, dalla terra, dall’acqua, dall’agricoltura e dal cibo, con un afflato ecologico che comprende anche l’uomo, scegliendo di non più tollerare le ingiustizie che perpetriamo – tanto alla natura quanto ai nostri fratelli e sorelle –. Ancora una volta si parla di alleanza: quella tra l’umanità e l’ambiente alla quale si deve impegnare la formazione nei vari ambiti educativi (scuola, famiglia, mezzi di comunicazione, catechesi, ecc): «solamente partendo dal coltivare solide virtù è possibile la donazione di sé in un impegno ecologico» (n. 211).
Anche qui l’alleanza tra l’uomo e la terra per una “cittadinanza ecologica” richiede una scelta: la «conversione interiore». Francesco cita Benedetto XVI: «i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo perché i deserti interiori sono diventati così ampi», e conclude: «vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana» (n. 217). L’uomo, “rinnovato” nel proprio cuore sarà così capace di un’«ecologia integrale»: ambientale, economica, sociale, culturale, della vita quotidiana, che protegge il bene comune e sa guardare al futuro.

Articolo tratto da: Myriam  "Nuova ed eterna Alleanza" (n. 1 del 2021)

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