Articoli filtrati per data: Domenica, 15 Febbraio 2026
“Sì, sì; no, no”: la responsabilità delle nostre parole.
Nel Discorso della Montagna, Gesù Cristo consegna una delle frasi più esigenti e più attuali del Vangelo. In un mondo dove le parole si moltiplicano, si sovrappongono, si gridano e si consumano rapidamente, Egli invita alla semplicità, alla chiarezza, alla verità. Non è un invito a parlare poco per timidezza o chiusura. È un invito a parlare con cuore puro.
La radice del “di più”
Il “di più” di cui parla il Signore non è una questione di quantità, ma di qualità. È tutto ciò che eccede la verità e la carità. È la parola che nasce dall’orgoglio, quando vogliamo affermarci o avere l’ultima parola. È la parola suggerita dall’invidia, che insinua e ridimensiona il bene altrui. È la parola figlia del sospetto, che giudica senza conoscere.
Quante ferite nascono da frasi dette con leggerezza.
Quante relazioni incrinate da allusioni, mormorazioni, commenti non necessari.
Quante inquietudini interiori dopo aver parlato troppo.
La lingua è piccola, ma il suo potere è grande. Può edificare o distruggere, consolare o scoraggiare, illuminare o confondere.
La cultura dell’eccesso
Viviamo immersi in una comunicazione continua. Messaggi, commenti, reazioni immediate. Spesso si parla per riempire il silenzio, per non restare esclusi, per sentirsi presenti. Ma il Vangelo propone una rivoluzione silenziosa: la sobrietà della parola. Dire “sì” quando è sì. Dire “no” quando è no. Senza maschere, senza ambiguità, senza doppiezze. La semplicità evangelica è forza interiore. È libertà dal bisogno di compiacere tutti. È trasparenza che nasce da una coscienza retta.
Il silenzio che purifica
Prima della parola, c’è il silenzio. Un silenzio non vuoto, ma abitato. Nel silenzio l’anima si misura con la verità. Lì emergono le intenzioni nascoste. Lì comprendiamo se ciò che stiamo per dire nasce dall’amore o dall’ego.
Il silenzio custodisce la pace.
La parola giusta nasce solo da un cuore custodito.
La tradizione spirituale suggerisce tre criteri semplici:
È vero?È necessario?È caritatevole?
Se manca anche uno solo di questi elementi, forse è meglio tacere.
Una conversione quotidiana
La santità passa anche attraverso la bocca. Non solo nelle grandi scelte, ma nelle conversazioni ordinarie. Ogni giorno abbiamo l’occasione di scegliere: costruire o demolire, chiarire o confondere, benedire o ferire.Il parlare semplice richiesto dal Vangelo è frutto di una continua purificazione interiore. È il segno di un cuore unificato, dove non c’è spazio per la doppiezza.
Chiediamo la grazia di parole limpide.
-Parole poche, ma vere.
-Parole ferme, ma dolci.
-Parole che riflettano la luce di Cristo.
Perché quando il cuore è retto, anche il parlare diventa luce. E il “sì” pronunciato nella verità diventa testimonianza.
«Il Padre ha parlato una sola Parola, che è il Suo Figlio, e questa Parola Egli la pronuncia sempre nel silenzio; ed è nel silenzio che l’anima deve ascoltarla.» — San Giovanni della Croce
Sant’Isaac il Siriano, che ha insegnato come il silenzio non sia semplice assenza di parole, ma spazio abitato da Dio: «Se ami la verità, ama anche il silenzio; il silenzio ti illuminerà in Dio.»
I santi sono davvero maestri del silenzio. Non perché fuggano il mondo, ma perché hanno compreso che la verità non si possiede nel rumore. Il silenzio purifica lo sguardo interiore, placa le passioni, ordina i pensieri e rende l’anima capace di ascolto.
"Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione". Sintesi del messaggio per la Quaresima 2026 del Santo Padre Leone XIV
La Quaresima è presentata come un tempo speciale di conversione: un cammino per ritornare a Dio, rinnovare la fede e orientare la vita su ciò che conta veramente.
Ascoltare
La prima dimensione del cammino quaresimale è ascoltare la Parola di Dio. Il Papa sottolinea l’importanza di fare spazio alla voce di Dio nelle nostre vite e di ascoltare il grido di chi soffre nella società.Solo imparando ad ascoltare davvero si entra in relazione profonda con Dio e con gli altri.
Digiuno
Il digiuno non è fine a sé stesso: aiuta a comprendere ciò che veramente desideriamo, a ordinare i nostri appetiti e a essere più attenti alle necessità degli altri.Il Papa invita a praticare il digiuno in fede e umiltà, non come vanto personale, ma per aprire il cuore a Dio.
Astensione dalle parole che feriscono
Una proposta concreta e originale: fare un “digiuno dalle parole offensive”, evitando giudizi affrettati, pettegolezzi, parole dure o ingiuste.Disarmare il linguaggio favorisce la pace, la speranza e il rispetto nelle relazioni (in famiglia, sul lavoro, nei media e nelle comunità).
Dimensione comunitaria
La Quaresima non è solo un percorso individuale: è un tempo nel quale parrocchie, famiglie, gruppi e comunità sono chiamati a camminare insieme ascoltando, digiunando e sostenendosi a vicenda.La conversione riguarda non solo la coscienza personale, ma anche la qualità dei rapporti e dell’impegno verso gli altri.
Messaggio conclusivo
Il Papa invita a chiedere la grazia di una Quaresima che renda più attenti a Dio e ai più fragili, e di trasformare le nostre comunità in luoghi dove chi soffre trovi accoglienza, ascolto e sostegno.
In sintesi, il messaggio di Quaresima 2026 chiama a ritrovare Dio attraverso l’ascolto, a trasformare il cuore con il digiuno e a purificare il nostro linguaggio, perché le parole diventino strumento di pace e non di ferita. L' obiettivo è passare da una comunicazione che "occupa spazi" a una che "avvia processi" di riconciliazione.
Santi Francesco e Giacinta Marto - 20 Febbraio 2026
“La forza dei piccoli: Francesco e Giacinta, fiamme di cielo”.
Santi Francesco e Giacinta Marto, piccole grandi fiaccole accese da Dio per dissipare le tenebre del mondo. Con la loro innocenza, il loro sacrificio e il loro amore per Gesù e per il Cuore Immacolato di Maria, continua a illuminare il cammino dei nostri giovani, indicando la via della purezza, della preghiera e della riparazione.
Nel cuore del messaggio di Santuario di Fátima brillano due piccole luci che il tempo non ha spento: Francesco e Giacinta Marto. Due bambini, due cuori semplici, due vite brevi — eppure così intenso da diventare fari per intere generazioni. In un mondo attraversato da crisi morali, smarrimento spirituale e confusione culturale, la loro testimonianza appare sorprendentemente attuale. Non furono protagonisti secondo i criteri umani: non fondarono opere, non scrissero libri, non predicarono a folle. Ma accolsero con radicalità il messaggio della Madonna, lasciandosi trasformare dalla grazia.
La luce silenziosa di Francesco
Francesco era contemplativo. Dopo le apparizioni, sentiva un forte desiderio di “consolare Gesù”. Passava lunghe ore in silenzio davanti al Santissimo, offrendo preghiere e sacrifici. La sua fu una spiritualità nascosta, fatta di adorazione e riparazione. Ai giovani di oggi, spesso immersi nel rumore e nella distrazione, Francesco ricorda il valore del silenzio, dell'interiorità, dell'incontro personale con Cristo. Insegna che la vera forza nasce dall'intimità con Dio.
Il fuoco ardente di Giacinta
Giacinta, invece, possedeva un cuore ardente. Dopo aver compreso la gravità del peccato e la sofferenza di Gesù, si offrì generosamente per la conversione dei peccatori. La sua carità non era sentimentale, ma concreta: accettava sacrifici, malattia e incomprensioni con uno sguardo rivolto all'eternità. Per i giovani di oggi, spesso tentati dall'indifferenza o dall'egoismo, Giacinta è un richiamo potente alla responsabilità spirituale. Mostra che anche i piccoli possono amare in modo grande, che la santità non dipende dall'età ma dalla generosità del cuore.
Due fiaccoli per i giovani del nostro tempo
Viviamo in un'epoca in cui molte “luci” promettono felicità ma lasciano nell'ombra: mode passeggere, successo effimero, ideologie che confondono l'identità. Francesco e Giacinta, invece, sono fiaccole che non abbagliano, ma orientano. Non attirano verso sé stessi, ma indicano il Cielo. Il loro messaggio è semplice e rivoluzionario:
-Pregare con fedeltà,
-Offrire sacrifici per amore,
-Vivere nella purezza del cuore,
-Confidare nel Cuore Immacolato di Maria.
La loro santità è accessibile, concreta, possibile. Non appartiene a un'epoca lontana, ma parla direttamente al nostro presente.
Una speranza che non si spegne
Canonizzati nel 2017, Francesco e Giacinta sono tra i santi più giovani della Chiesa. La loro vita dimostra che Dio non aspetta l'età adulta per chiamare alla santità. Egli accende le sue fiaccole quando vuole — e spesso sceglie i piccoli per confondere i grandi. Per questo, oggi più che mai, i nostri giovani hanno bisogno di guardare a loro. In un mondo che spesso smarrisce la direzione, queste due piccole luci continuano a brillare, indicando un cammino fatto di preghiera, sacrificio e amore.
-Due fiaccole accese a Fatima.
-Due cuori consumati per Dio.
-Due stelle che illuminano le tenebre del nostro tempo.
O Francesco Marto e Giacinta Marto,
piccole fiaccole accese da Dio nelle tenebre del mondo,
insegnateci ad amare Gesù con cuore puro
ea offrire ogni cosa per la salvezza delle anime.
Aiutate i nostri giovani
a scegliere la luce e non le false promesse del mondo,
a camminare nella preghiera,
nella purezza e nella speranza.
Intercedete per noi
perché la nostra vita diventi una fiamma viva
che illumina il cammino verso il Cielo. Amen.
20 Febbraio Festa dei Pastorelli Francesco e Giacinta Marto
Ore 9.00 Accoglienza
Ore 10.00 Facciamo amicizia con i nostri amici santi Francesco e Giacinta
Ore 12.00 Visita a NS Signora di Fatima
Ore 13.00 Pranzo al sacco
Ore 14,30 Giochi liberi
Ore 15.30 Partenza
