Articoli filtrati per data: Lunedì, 21 Luglio 2025
Percorso per i pellegrini
Percorso per i pellegrini
Al cancello del santuario
Benvenuti! Se siete venuti qui, in questo santuario, è perché riconosciamo che voi, come il sottoscritto, siamo dei pellegrini, dei pellegrini nella fede. «Mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita» (Spes non confudit, 5). E in un mondo pieno di frastuono e martellante con mille proposte siamo qui per ritrovare ciò che è centrale della nostra fede, per non perdere ciò che unifica la nostra vita ed è la nostra speranza: Gesù Cristo.
Siamo anche in un ambiente nel quale, come osserverete camminando, non manca la bellezza della natura e del paesaggio. La stessa creazione ci invita a ricentrarsi su Colui che è il creatore. Bellezza della creazione che, armonizzata dalla preghiera, conduce a ringraziare Dio per le meraviglie da Lui compiute.
Con questo sguardo che si apre a Colui che ci ha creati, che conosce il nostro nome – non siamo nel mondo per caso -, a Colui che ci ha dato Gesù come salvatore e via, ci mettiamo ora in cammino.
Davanti alla statua del Risorto
Siamo qui davanti alla statua di Cristo risorto. In questa prima meta del nostro cammino vogliamo subito confrontarci con ciò che è essenziale per il cammino: la meta. Il nostro non è un girovagare, ma un camminare verso una meta che ci attende. La virtù teologale che imprime l’orientamento del nostro pellegrinaggio terreno è la speranza: essa «indica la direzione e la finalità dell’esistenza credente. Perciò l’apostolo Paolo invita ad essere “lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera” (Cfr. Rm 15,13. Abbiamo bisogno di “abbondare nella speranza” (cfr. Rm 15,13)… […] Ma qual è il fondamento del nostro sperare?» (Spes, 18).
Ce lo dice papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo Spes non confudit, nella quale (nn. 19-21) leggiamo:
«Credo la vita eterna»: così professa la nostra fede e la speranza cristiana trova in queste parole un cardine fondamentale. Essa, infatti, «è la virtù teologale per la quale desideriamo […] la vita eterna come nostra felicità». Il Concilio Ecumenico Vaticano II afferma: «Se manca la base religiosa e la speranza della vita eterna… gli enigmi della vita e della morte, della colpa e del dolore rimangono senza soluzione, tanto che non di rado gli uomini sprofondano nella disperazione». Noi, invece, in virtù della speranza nella quale siamo stati salvati, guardando al tempo che scorre, abbiamo la certezza che la storia dell’umanità e quella di ciascuno di noi non corrono verso un punto cieco o un baratro oscuro, ma sono orientate all’incontro con il Signore della gloria. Viviamo dunque nell’attesa del suo ritorno e nella speranza di vivere per sempre in Lui: è con questo spirito che facciamo nostra la commossa invocazione dei primi cristiani, con la quale termina la Sacra Scrittura: «Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20).
Gesù morto e risorto è il cuore della nostra fede. San Paolo, nell’enunciare in poche parole, utilizzando solo quattro verbi, tale contenuto, ci trasmette il “nucleo” della nostra speranza: «A voi […] ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-5). Cristo morì, fu sepolto, è risorto, apparve. Per noi è passato attraverso il dramma della morte. L’amore del Padre lo ha risuscitato nella forza dello Spirito, facendo della sua umanità la primizia dell’eternità per la nostra salvezza. La speranza cristiana consiste proprio in questo: davanti alla morte, dove tutto sembra finire, si riceve la certezza che, grazie a Cristo, alla sua grazia che ci è stata comunicata nel Battesimo, «la vita non è tolta, ma trasformata», per sempre. Nel Battesimo, infatti, sepolti insieme con Cristo, riceviamo in Lui risorto il dono di una vita nuova, che abbatte il muro della morte, facendo di essa un passaggio verso l’eternità.
E se di fronte alla morte, dolorosa separazione che costringe a lasciare gli affetti più cari, non è consentita alcuna retorica, il Giubileo ci offrirà l’opportunità di riscoprire, con immensa gratitudine, il dono di quella vita nuova ricevuta nel Battesimo in grado di trasfigurarne il dramma. […]
Cosa sarà dunque di noi dopo la morte? Con Gesù al di là di questa soglia c’è la vita eterna, che consiste nella comunione piena con Dio, nella contemplazione e partecipazione del suo amore infinito. Quanto adesso viviamo nella speranza, allora lo vedremo nella realtà. Sant’Agostino in proposito scriveva: «Quando mi sarò unito a te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena dovunque. Sarà vera vita la mia vita, tutta piena di te». Cosa caratterizzerà dunque tale pienezza di comunione? L’essere felici. La felicità è la vocazione dell’essere umano, un traguardo che riguarda tutti
Ma che cos’è la felicità? Quale felicità attendiamo e desideriamo? Non un’allegria passeggera, una soddisfazione effimera che, una volta raggiunta, chiede ancora e sempre di più, in una spirale di avidità in cui l’animo umano non è mai sazio, ma sempre più vuoto. Abbiamo bisogno di una felicità che si compia definitivamente in quello che ci realizza, ovvero nell’amore, così da poter dire, già ora: «Sono amato, dunque esisto; ed esisterò per sempre nell’Amore che non delude e dal quale niente e nessuno potrà mai separarmi». Ricordiamo ancora le parole dell’apostolo: «Io sono […] persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,38-39).
Con questa speranza, che nella fede è certezza che se rimaniamo in Cristo siamo già vincitori; speranza che ci fa camminare spediti verso la meta celeste della nostra vita, che già oggi - rimanendo saldi in Gesù nelle gioie e nelle tribolazioni, nelle angustie e nelle prove – ci fa assaporare la felicità che il nostro cuore desidera, la felicità delle beatitudini; con questa speranza riprendiamo il nostro cammino per accogliere un altro dono che Gesù stesso ci ha dato per il nostro cammino: la Vergine Maria.
Dentro (o di fronte) la cappella dei pastorelli
1.-Siamo qui nella Cappellina dedicata ai Pastorelli di Fatima, a loro la Vergine Santissima consegnò un Messaggio pieno di speranza e di pace, messaggio che è molto attuale anche ai nostri giorni.
Nel 2010, Papa Benedetto XVI durante il suo pellegrinaggio a Fatima disse queste bellissime parole: “Con il messaggio della Vergine a Fatima il Cielo si è aperto sul Portogallo e su tutto il mondo, come una “finestra di Speranza” che Dio apre quando l’uomo gli chiude la porta”, con queste parole possiamo veramente dire con certezza che tutto il Messaggio della Vergine a Fatima è impregnato di speranza.
A partire dalle apparizioni dell’Angelo della Pace il quale invita a recitare la preghiera che contiene le tre virtù teologali tra cui la Speranza: “Mio Dio Io credo, adoro, SPERO e Vi amo…”
Nell’apparizione del 13 Giugno del 1917, Nostra Signora lascia una promessa consolante piena di speranza: “Non ti scoraggiare. Io non ti lascerò mai. Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e il cammino che ti condurrà a Dio”. Sono parole che furono dirette a Lucia, la vedente, che stava immersa in una profonda tristezza nel sapere che, in breve, sarebbe rimasta senza i suoi compagni di avventura spirituale, Francesco e Giacinta. In quell’istante, la Vergine Maria aprì le mani comunicando una grande luce nella quale i Pastorelli si videro come immersi in Dio: Giacinta con Francesco nella parte che saliva per il cielo, Lucia nella parte di luce che si spargeva verso la terra. I tre stavano nel Cuore di Dio!!!
Le parole riferite dalla Vergine Maria sono valide ancor oggi, per ogni battezzato… per tutta l’umanità. Vogliono risvegliare la nostra fiducia nella Vergine Maria che, a Fatima, si manifestò come riflesso della bellezza, della bontà e della Misericordia di Dio Padre e di Suo Figlio Gesù.
La promessa di Nostra Signora confortò Lucia nella lunga traversata della sua vita personale e della storia tribolata del XX secolo e, riconforta i cristiani di oggi, e quindi tutti noi quando i segni di Dio sembrano spegnersi intorno a noi: manca molte volte l’amicizia, la fedeltà, il rispetto per la vita, la salvaguardia dei diritti umani; il bene e la verità sembrano scappare di fronte al male e alla menzogna. Le infermità ci feriscono con durezza e l’insicurezza ci invade con frequenza. La nostra epoca è segnata dalla paura. Paura di una guerra nucleare, di una catastrofe ecologica, della violenza e dell’ingiustizia. Paura della malattia, della vecchiaia, della solitudine, della morte. Ci sentiamo isolati in una specie di tunnel costruito con i nostri problemi, le nostre preoccupazioni e le nostre ansietà.
Non è buono allora, lasciar risuonare in noi la promessa stimolante che Lucia ascoltò nella Cova d’Iria? Perché in fondo, continua ad aleggiare la garanzia maternale: “Non scoraggiarti. Non ti lascerò mai. Ti do la mano e ti indico il cammino. Sarò la tua colonna, il tuo appoggio, la tua bussola!!!”
Mostrando ai veggenti il cuore pieno di Dio, la Signora più brillante del sole profetizzò anche che il suo Cuore Immacolato trionferà. Maria ci ricorda anche una frase che l’Angelo gli pronunciò e Lei custodì nel suo cuore:” A Dio nulla è impossibile”.
Guardiamo avanti, con la sicurezza che la luce di Fatima già brilla sul mondo e brillerà in modo ancora più meraviglioso in un futuro non lontano. Se il messaggio della Regina del Rosario, infatti, è di consolazione e speranza, lo è principalmente – anche se non solo – in ragione di quella promessa: «Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà»: come Mamma preoccupata per le tribolazioni dei figli, Ella, con questa promessa, in altre parole ci ha assicurato: “Abbiate fiducia! Alla fine, vinceranno l’amore e la pace, perché Dio è più forte del potere del male. Ciò che sembra impossibile agli uomini, è possibile a Dio. Queste parole non solo altro che l’eco delle Parole di Gesù: “Non abbiate paura. Non vi lascerò orfani. Sarò sempre con voi”. “Nel mondo avrete molte tribolazioni, ma abbiate fiducia perché Io ho vinto il mondo”.
2- Il Messaggio che Nostra Signora di Fatima consegnò a tre umili Pastorelli è un invito alla speranza per l’uomo di ogni tempo. La speranza è la stella che orienta i nostri passi verso il luogo dove sicuramente si trova il Signore. Noi cristiani dovremmo essere veri uomini e donne della “speranza promessa nel Vangelo” che, malgrado le difficoltà del tempo in cui viviamo siamo capaci di guardare il futuro con la fiducia in un mondo migliore.
Suor Lucia di Fatima ha sempre detto che le parole pronunciate da Maria SS. nella Cova d’Iria, hanno un significato profondo per il nostro tempo e si possono riassumere così: “Sono un nutrimento della fede, della speranza e della carità”.
Eppure nelle parole di speranza del Messaggio di Fatima, amaramente, si può costatare che emergono aspetti inquietanti. Ad allarmarci potrebbe bastare la visione dell’inferno, a cui molti cristiani non credono più, “immersi nel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere…tra grida e geniti di dolore e disperazione, le quali suscitavano orrore e facevano tremare di paura…”, ad essa si associano l’annuncio di una terribile guerra e gli errori che la Russia spargerà nel mondo; la visione dell’Angelo di Dio che con la spada vuole incendiare il mondo; l’uccisione di un Vescovo vestito di bianco, seguito da vescovi, religiosi, persone secolari… ecc. Ci troviamo di fronte a un messaggio apparentemente di minaccia, di tragedia, ma che di fatto ha lo scopo di esortare alla speranza, infatti, le parole della Vergine di Fatima sono un invito accorato alla speranza.
Ella, che come Madre è sempre in ansia per la salvezza di ogni suo figlio, le rivolge agli uomini di tutto il mondo e di ogni tempo, e quindi anche a noi affinché cogliamo la Verità del Vangelo e respingiamo dalla nostra vita il peccato, causa di ogni male. Maria SS. ci vuole scuotere e risvegliare dal torpore dell’indifferenza affinché ci rimettiamo in discussione innanzi ai grandi interrogativi della vita e del suo fine ultimo. Per questo con premura materna ci addita continuamente la preghiera del Santo Rosario, come un faro di speranza e un potente strumento di intercessione; ci invita ad una autentica conversione, attraverso la penitenza, il sacrificio offerto per amore, la riparazione; ci chiama ad affidarci a Lei e a praticare e diffondere l’esercizio dei primi 5 sabati del mese, fiduciosi che il Suo materno aiuto non ci mancherà mai: “Non ti scoraggiare. Io non ti lascerò mai. Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e il cammino che ti condurrà a Dio”, “…Alla fine il Mio cuore Immacolato trionferà”. Maria SS. ci chiede di fissare il nostro sguardo nel Suo Figlio Gesù, perché attraverso le Sue piaghe possiamo vedere i mali che trafiggono l’umanità con occhi di speranza, infatti risorgendo, il Signore Gesù non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma LI HA VINTI alla radice con la sovrabbondanza della Sua GRAZIA: “Nel mondo avrete molte tribolazioni, ma abbiate fiducia perché Io ho vinto il mondo”. Per questo colui che crede fermamente in Dio, soprattutto nelle difficoltà, continua a sperare contro ogni speranza, crede al frutto anche quando si sta potando l’albero, crede al pane anche se la terra è scossa e il seme marcisce!
La Vergine Maria attraverso il suo Messaggio, ci insegna a sperare, secondo quella virtù teologale che ognuno di noi ha ricevuto come dono il giorno del Battesimo, virtù che è fiducia in Dio, che ci consente di riporre in Lui tutte le nostre attese e preoccupazioni, ci fa essere docili e riconoscenti e, nell’esperienza dei nostri limiti, ci conforta e ci fa percepire che l’unica cosa importante è lasciarci guidare da Dio che è e sempre sarà il protagonista della Storia.
Davanti alla statua del Lanteri
Siamo qui perché vogliamo ora ascoltare alcuni consigli del padre Lanteri che ci invitano a vivere con speranza. [scegliere alcuni testi tra i seguenti]
1. Dite dunque coraggiosamente “Adesso ricomincio”, e andate costantemente avanti nel servizio di Dio. Non guardate all'indietro se non raramente, poiché chi guarda all’indietro non può correre. E non accontentatevi di cominciare solo per quest'anno. Cominciate ogni giorno, poiché è per ogni giorno, e perfino per ogni ora del giorno, che il Signore ci ha insegnato a dire nel Padre Nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti” e “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
Nel pieno dello scoraggiamento, quando senti di aver fallito di nuovo, che le conseguenze sono irreversibili, che è troppo tardi, che mai cambierai, devi dire; “Adesso ricomincio!” E dillo con coraggio, perché la grazia di Dio è sempre con te, perché lui ti ama, perché non è mai troppo tardi, perché nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37). Non c'è niente che avresti mai potuto fare, nessun posto dove saresti potuto andare nella tua vita che possa mai impedirti di rivolgervi a Dio immediatamente, chiedere perdono se ne hai bisogno — un perdono che Dio gioisce nel darti, si rallegra di darti, è impaziente di darti (Lc 15) cominciare di nuovo.
“Non guardate all'indietro se non raramente, poiché chi guarda all’indietro non può correre”. Provalo! Prova a correre mentre ti guardi dietro le spalle. Dopo un po' riderai e ti arrenderai — o cadrai! Non lasciare che il tuo cuore si soffermi troppo sulle tue mancanze passate. È più importante e benedetto ricominciare adesso, guardare in avanti, proseguire verso dove Dio ti guida adesso.
Fai questo non una volta all'anno, e neppure all’inizio di ogni giornata — entrambe ottime pratiche — ma piuttosto ogni ora del giorno, con speranza e fiducia nell'amore di Dio. Puoi provarci? Vedere la differenza che farà? La speranza che ti porterà? II coraggio che sentirai per compiere i doveri che Dio ti ha dato? Allora il perdono ed il pane quotidiano, il nutrimento giornaliero di cui abbiamo bisogno per la nostra vita corporale e spirituale, entrerà soavemente e allegramente nei nostri cuori.
2. State in guardia contro lo scoraggiamento, e diffidenza, impegnandovi a fare tutto bene quel che fate... Ricordandovi che “il giusto si rialza, anche se cade sette volte” (Prv 24,16), per cui vi conviene cominciare non solo ogni giorno, ma ogni ora.
Il grande ostacolo nella vita spirituale è lo scoraggiamento. Per quelli che amano Dio e provano sinceramente, con tutti i loro difetti, a seguirlo, questo è il grande pericolo. Padre Pio Bruno Lanteri comincia proprio qui: “State in guardia contro lo scoraggiamento!” Sei scoraggiato/a in questi giorni? Quest'oggi? Sii cosciente e attento/a contro questo sentimento.
3. “Non vi fate turbare, nemmeno dalle vostre colpe”. Da niente. Nemmeno dalle vostre colpe. Spesso sono proprio le nostre colpe che ci preoccupano di più. “Vorrei essere più forte, più paziente, più costante, meno dubbioso, meno pronto a cadere, meno sopraffatto dallo scoraggiamento”.
Questa fu l'esperienza di Pietro dopo la pesca miracolosa (Lc 5,1-11). Lì sulla barca, piena di pesci quasi al punto di affondare, si inginocchiò davanti a Gesù e disse: “Allontanati da me, Signore, perché io sono un peccatore”. ln altre parole: “Non posso esserti così vicino. Io sono un peccatore, un uomo del peccato”. La risposta di Gesù è meravigliosa. Lui non contraddice Pietro. Gli dice le parole di cui Pietro più ha bisogno: “Non temere”, e lo conferma come discepolo. Anzi gli dà una prospettiva grande, gli fa una promessa: “d’ora in poi sarai pescatore di uomini”.
Quando vedi i tuoi fallimenti, semplicemente rivolgi il tuo cuore verso Dio ed esprimi il tuo amore per lui. E queste colpe saranno superate. “Quand'anche cadessi mille volte al giorno, mille volte io voglio ricominciare”. Io sono più delle mie colpe. Sono un figlio di Dio sul quale Gesù conta. Conta su di me. Anch’io, nonostante le mie colpe che mi mantengono nell’umiltà, posso essere un pescatore di uomini, uno strumento nelle sue mani per annunciare la sua misericordia, per avvicinare altre persone a Lui.
4. E perciò concepiamo un'idea grande della bontà dj Dio, non misuriamola con la nostra scarsità, pensando che si stanchi di tanta nostra instabilità, fiacchezza, dimenticanza Non è tale il nostro buon Dio. Attribuiamogli ciò che è suo, cioè l'essere buono. misericordioso, compassionevole, padre amorevole che ci solleva, e mai si stanca di perdonarci; anzi, gli diamo grande gioia ed onore qu ondo gli andiamo a domandare perdono.
“Concepiamo un'idea grande della bontà di Dio!” Cos'è quest'idea grande? Che noi capiamo profondamente quanto Dio è buono e che la sua bontà non si può misurare “con la nostra scarsezza”. È così facile per noi fare questo, misurare Dio con la nostra scarsezza, e perciò pensare “che si stanchi di tanta nostra instabilità, fiacchezza, dimenticanza”.
Ma non è così. Non è tale il nostro buon Dio. Padre Lanteri ci ricorda che Egli è un Padre amorevole, che ci solleva e mai si stanca di perdonarci; anzi, gli diamo grande gioia – non semplicemente gioia, ma grande gioia - quando gli andiamo a domandare perdono.
5. Speranza eroica. Il Lanteri aveva ben familiare questa massima: “Chi tutto spera tutto ottiene”, e si accorgeva che qualcuno stesse vacillando nella speranza, lo correggeva vivamente, rianimandolo nella pratica di questa virtù. Essendo una virtù teologale, non può darsi eccesso di speranza.
In santuario
Questo santuario, come forse avete notato, è a forma di tenda. Il richiamo è duplice: la tenda del convegno – e quindi della presenza della gloria divina – che accompagna il cammino di Israele nel deserto, ma anche e soprattutto fa riferimento al prologo di Giovanni: «E il Verbo si fece carne venne abitare (eskénosen: letteralmente: “piantò la tenda) in mezzo a noi (en emin)» (Gv 1,14). La Sapienza divina che ha creato il mondo ha trovato casa tra noi non solo nella Parola o nella legge (cfr. Sir 24,22ss) che fu data a Israele, ma addirittura nella carne: l’umanità di Gesù è la tenda di Dio con gli uomini. In Fil 2,5-11 San Paolo contempla la kenosi, l’umile abbassamento di Dio: «Cristo, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma svuotò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Apparso in forma umana, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce». Un abbassamento per amore, che è giunto fino ad accettare il rifiuto e la morte in croce.
L’acqua lustrale
All’ingresso di ogni chiesa – e quindi anche alle porte del santuario – trovate l’acquasantiera contenente l’acqua lustrale, acqua che è stata benedetta e che vuole ricordarci una cosa importante: che con il nostro battesimo siamo figli di Dio e, come ci dice san Paolo, lo siamo veramente! Entriamo dunque in chiesa con una certezza: che abbiamo questa grande dignità di figli di Dio! Entriamo perché con la parola di Dio che vi viene annunciata nella liturgia e con la grazia che riceviamo dai sacramenti possiamo vivere effettivamente come figli di Dio.
I sacramenti e l’indulgenza
Anche dopo la risurrezione il Risorto non ci abbandona, anzi ci è vicino e ci sostiene con la grazia dei sacramenti. In particolare i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia. Sono infatti sacramenti indispensabili per il nostro cammino di fede, speranza e carità.
La centralità dell’Eucarestia, visibilizzata come in ogni chiesa dal presbiterio e dall’altare, è stata richiamata anche dall’angelo del Portogallo a Fatima, raffigurato sul fondo del presbiterio mentre porge il Tabernacolo all’adorazione dei tre pastorelli di Fatima, Lucia, Francesco e Giacinta, scolpiti in atto contemplativo. L’angelo diede ai pastorelli la Comunione e insegnò loro l’adorazione eucaristica. Il Catechismo della Chiesa Cattolica raccogliendo la ricca tradizione della Chiesa sui frutti dell’eucaristia, ne indica i seguenti: accresce la nostra unione a Cristo (n. 1391); ci separa dal peccato (1393); fortifica la carità che, nella vita di ogni giorno, tende a indebolirsi; la carità così vivificata «cancella i peccati veniali» n. 1394); fa la Chiesa e realizza la sua unità (nn. 1396-1398); impegna nei confronti dei poveri (n. 1397); ci dà il «pegno della gloria futura» (nn. 1402 ss.).
Mediante il sacramento della penitenza Dio cancella i nostri peccati. In Spes non confudit, n. 23, leggiamo: «La Riconciliazione sacramentale non è solo una bella opportunità spirituale, ma rappresenta un passo decisivo, essenziale e irrinunciabile per il cammino di fede di ciascuno. Lì permettiamo al Signore di distruggere i nostri peccati, di risanarci il cuore, di rialzarci e di abbracciarci, di farci conoscere il suo volto tenero e compassionevole. Non c’è infatti modo migliore per conoscere Dio che lasciarsi riconciliare da Lui (cfr. 2Cor 5,20), assaporando il suo perdono. Non rinunciamo dunque alla Confessione, ma riscopriamo la bellezza del sacramento della guarigione e della gioia, la bellezza del perdono dei peccati!».
E qui la bolla fa un collegamento con l’indulgenza. «Come sappiamo per esperienza personale, il peccato “lascia il segno”, porta con sé delle conseguenze: non solo esteriori, in quanto conseguenze del male commesso, ma anche interiori, in quanto ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato purgatorio. Dunque permangono, nella nostra umanità debole e attratta dal male, dei “residui del peccato”. Essi vengono rimossi dall’indulgenza, sempre per la grazia di Cristo, il quale, come scrisse san Paolo VI, è «la nostra “indulgenza”».
Per ottenere l’indulgenza nel santuario e nella cappellina dei pastorelli
Come prevede in generale il manuale sulle indulgenze, durante il Giubileo potranno conseguire l’indulgenza, con la remissione e il perdono dei peccati, tutti i fedeli:
1) «veramente pentiti, escludendo qualsiasi affetto al peccato», anche veniale, e «mossi da spirito di carità»,
2) partecipino AD UNO di questi momenti:
Santa Messa Celebrazione della Parola di Dio Liturgia delle Ore Via Crucis Rosario mariano Canto dell’Inno Akathistos Celebrazione penitenziale che termini con le confessioni individuali dei penitenti Intrattenersi per un congruo periodo di tempo nell’adorazione eucaristica e nella meditazione, anche personale
3) Adempiano alle seguenti tre condizioni*:
essersi accostati al sacramento della Penitenza aver ricevuto la Santa Comunione aver pregato secondo le intenzioni del Santo Padre
* Le tre condizioni possono essere adempiute parecchi giorni prima o dopo aver compiuto l'opera prescritta; tuttavia è conveniente che la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice siano fatte nello stesso giorno, in cui si compie l'opera.
4) Concludano con la recita del Credo, del Padre Nostro e con un’invocazione a Maria Santissima.
Preghiera giubilare di affidamento | Anno giubilare 2025
alla beata Vergine di Fatima
Salve, Madre del Signore,
Vergine Maria, Regina del Rosario di Fatima!
Benedetta fra tutte le donne,
sei l’immagine della Chiesa rivestita di luce pasquale,
sei l’onore del nostro popolo,
sei il trionfo sul male.
Profezia dell’Amore misericordioso del Padre,
maestra dell’Annuncio della Buona Novella del Figlio,
segno del Fuoco ardente dello Spirito Santo,
insegnaci, in questa valle di gioie e di dolori
le verità eterne che il Padre rivela ai piccoli.
Mostraci la forza del tuo manto protettore.
Nel tuo Cuore Immacolato,
sii il rifugio dei peccatori
e la via che conduce a Dio.
Unito/a ai miei fratelli,
nella fede, nella speranza e nell’amore
a Te mi affido.
Unito/a ai miei fratelli,
attraverso di Te,
a Dio mi affido,
o Vergine del Rosario di Fatima.
E alla fine, avvolto/a
dalla Luce che dalle tue mani giunge a noi
darò gloria al Signore per i secoli dei secoli.
Amen.