Parlare apertamente e senza timore

Il vangelo di oggi è tratto dal discorso missionario del capitolo 10 di Matteo. Dopo aver chiamato gli apostoli li invia a predicare che il regno dei cieli è vicino. Gesù li avverte: “Vi mando come pecore in mezzo a lupi…” (v. 16) e annuncia loro la persecuzione (vv. 17-23). Ma di fronte a tutto ciò li invita – e invita anche noi – a parlare apertamente e senza timore. Per ben tre volte Gesù ripete: “non abbiate paura” (vv. 26.28.31). È una frase spesso ripetuta nella Sacra Scrittura perché Dio sa bene che la paura accompagna un po’ tutta la nostra vita. Abbiamo paura dei pericoli perché temiamo di perdere la vita; abbiamo paura di perdere le sicurezze sulle quali appoggiamo la nostra vita; abbiamo paura di perdere i nostri cari, abbiamo paura di soffrire… E abbiamo paura anche delle nostre fragilità. La paura si trova alla radice stessa della vita. Di fronte ad essa non ci può essere sicurezza assoluta se non smettendo di vivere. Solo chi è morto non ha più paura. Il problema, allora, non è quello di annullare i motivi che generano la paura, ma di affrontare la paura con coraggio. L’uomo coraggioso sa mettere in conto i possibili rischi, senza chiudere gli occhi di fronte ad essi.

Sono significativi i motivi che Gesù ci dà per affrontare coraggiosamente la paura:

a) Il primo è: «non vi è nulla di occulto che non sarà conosciuto» (v. 26). La situazione di chi annuncia è quella di pecora tra lupi. Il bene risulta perdente e sconfitto. Gesù però ci rassicura: il fallimento del bene è il grande mistero nascosto alla sapienza del mondo (cfr. 1Cor 2,6-16). Ciò che impedisce di vederlo è il velo della croce, propria del Dio amore, che in essa si rivela. La sua debolezza e stupidità è sapienza e forza che salva (cfr. 1Cor 1,17-25). Ma ciò che è stato velato e lo è ancora, sarà svelato. Il futuro è il capovolgimento di ciò che appare ora. La rivelazione è “togliere il velo”, il disvelamento della realtà. C’è quindi una prospettiva futura, una certezza di futuro che ci viene assicurata da Colui che è il Signore.

 «Ciò che vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce» (v. 27). Gesù è la luce venuta nelle tenebre (cfr. Gv 1,5). I discepoli l'hanno accolta e la diffondono (cfr. 5,14). Mediante il loro annuncio – che è la continuazione di quello di Gesù - il mondo verrà alla luce della verità.

b) Il secondo motivo per non temere è che gli uomini possono uccidere solo il corpo. Gli uomini hanno un potere limitato, non bisogna assolutizzare gli atteggiamenti umani. Non possono uccidere la vita divina – lo Spirito – che abita in noi.

È vero – potremmo abiettare – che, pur conoscendo tutto ciò, rimane sempre in noi una certa paura della morte. Ma è anche vero che la paura della morte è sempre più forte in coloro che hanno la sensazione di non aver vissuto pienamente. Noi credenti siamo chiamati ad una vita in pienezza seguendo l’esempio di Gesù: quello di un amore donativo che affronta anche la morte. Uniti a Lui

c) Il terzo motivo per non temere è: «voi valete più di molti passeri». È un chiaro richiamo al discorso della montagna, all'abbandono alla provvidenza per sottolineare l'animo con cui il missionario deve affrontare le difficoltà bandendo ogni timore (cfr. 6,25-34). Siamo nelle mani di Dio, ben riposti. È inutile che ci preoccupiamo per la morte e siamo in ansia per la vita: la morte comunque viene, la vita comunque va. Cerchiamo di non perdere quella vita che è l'amore del Padre.

Questa lunga parte centrale si conclude con un appello: «chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». Forse a volte davvero non abbiamo quella franchezza, quella parresìa che hanno avuto gli apostoli dopo la risurrezione del Signore, che caratterizza tutte le pagine degli Atti degli Apostoli. Dobbiamo allora chiederci: non parliamo apertamente per prudenza? O piuttosto per poco amore? Se amiamo davvero Gesù sappiamo dare la vita per lui, e quindi anche parlare con coraggi o annunciando il vangelo della verità, dell’amore, della vita. Perché l’amore è sempre più forte della paura. Sant’Agostino diceva che il coraggio è un amore che sopporta ogni cosa in vista di ciò che ama. Se c’è quindi una sola cosa da temere – ci ripeteva papa Francesco – è quello di sprecare la propria vita. Di non cogliere l’unica occasione per viverla in pienezza seguendo Gesù.

Ultima modifica il 20 Giugno 2026

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