Gesù gira per tutti i villaggi e per tutte le città. Lui è il primo apostolo perché conosce l’amore del Padre. E allora va in cerca di tutti i fratelli, per tutti i villaggi e per tutte le città. Come il pastore va in cerca della pecora smarrita. Non ha nessun altro interesse.
Gesù insegna. La sua parola dà senso alla vita. È di questo che gli uomini hanno bisogno, soprattutto oggi. Ritrovare, cioè, i valori, ridare uno scopo al vivere. Questo è l’annuncio del Regno di Dio.
Connesso con questo annuncio c’è la guarigione di tutte le malattie e infermità. È interessante come il Vangelo guarisca il male dell’uomo. La parola ci guarisce da quel male che è la sorgente di tutte le ingiustizie, di tutte le oppressioni, di tutte le mancanze di libertà. Quel male che è dentro di noi come origine di tutte le nostre tensioni: la non accettazione dell’essere figli e fratelli.
“Vedendo le folle ne sentì compassione...” (v. 36). È per questa compassione che Gesù chiama i dodici e li invia in missione . L’apostolo nasce quindi dalla compassione di Cristo per il mondo. Compatire vuol dire “patire con”: è patire il male dell’altro. Tutti i prodigi che Gesù fa, li fa per compassione, perché si carica dei nostri mali. Sostanzialmente la vita apostolica è l’associazione alla vita del Figlio che si carica del male dei fratelli. Colui che non è disposto a caricarsi di questa croce non è un missionario secondo il cuore di Cristo.
“... perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore” (v. 36). In Ezechiele leggiamo che i pastori del popolo anziché badare al bene del gregge non facevano altro che pascere se stessi, e invece di porsi al servizio delle pecore dominavano su di loro “con violenza e con asprezza” (Ez 34,2-4). La rovina del popolo, secondo il profeta Geremia, era stata causata proprio dai pastori che “sono stati stupidi e non hanno cercato il Signore; perciò non hanno prosperato e tutto il loro gregge è stato disperso” (Ger 10,21).
Non servono più pastori, perché il Signore Gesù, “il grande Pastore delle pecore” (Eb 13,20), è l'unico pastore del suo popolo (cfr. Gv 10,11; Ez 34,15).
“La messe è molta” (v. 37). La “messe” indica il grano maturo per essere mangiato. Questo significa che tutta l’umanità è già grano maturo, per diventare corpo del Figlio. Qualche volta l’azione pastorale può mancare di grinta perché si ritiene che per certe iniziative, certe proposte... non è giunto ancora il momento propizio. In realtà è una mancanza di coraggio, e soprattutto di fede. Tanto è vero che normalmente, i tempi più propizi per Dio, sono i tempi che noi giudichiamo meno adatti: tempi di persecuzione e di croce.
“... ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!” (v. 38). È interessante notare che, di fronte alla scarsità di operai, Gesù non invita a darsi da fare, ma di supplicare il Signore della messe. Gli operai, infatti sono e rimarranno pochi finché ognuno rimarrà chiuso nelle sue sicurezze.
Segue l'invio dei Dodici: prima li convoca, dando ad essi il suo stesso potere, quello di “scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità”. Ricordiamo come poco sopra Gesù ha compiuto dieci miracoli, nei quali la sua parola opera con potenza in colui che crede. I dodici, dunque, continuano i segni di Gesù. Ma questi miracoli sono segno del vero esorcismo: vincere lo spirito di menzogna che domina l’uomo. Il Vangelo è l’annuncio della verità che ci fa liberi.
Poi li invia "alle pecore perdute della casa di Israele" - Israele rimane il primo destinatario della missione; ad Israele Dio aveva promesso l'invio del Messia - dando le seguenti istruzioni:
- Il programma della missione è il seguente: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni». Il programma della Chiesa si fonda su quello che ha fatto Gesù nei capitoli 5 e 9. Ossia: insegnare ciò che Gesù ha insegnato (capp. 5-7) e fare ciò che Gesù ha fatto (capp. 8-9). Cioè:
- “curare gli infermi”. “Infermo” è colui che non sta in piedi: è l'uomo che perde la sua posizione eretta, prono sotto il giogo della legge o carponi sotto il peso dell'egoismo. La cura del debole è il grande miracolo di chi, come Gesù, si fa servo dei fratelli (8,17).
- “risuscitate i morti” (cfr. 9,18-26). Farsi fratello è vivere la propria figliolanza e risuscitare il Figlio negli altri.
- “mondate i lebbrosi” (cfr. 8,1-4). L'amore è una vita nuova, libera dalla lebbra della morte e del peccato.
- “scacciate i demoni” (cfr. 8,28-34; 9,32s). Lo Spirito di verità scaccia quello di menzogna che ci divide dal Padre e tra di noi.
La Chiesa non si può inventare un suo campo di azione, ma si deve sempre chiedere se ciò che fa si fonda sull'agire di Gesù. Il programma è quello dell'annuncio del Regno e quello dell'azione. Viene sottolineato il binomio annuncio-opere.
- L’annuncio del Vangelo è fondato essenzialmente nel dono: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (v. 8). Tutto ci è dato in dono: la vita, l’aria, il mondo, le cose... Il problema è come prendiamo tutto ciò. Se, cioè, la nostra mano è avida di possesso (come Adamo), o se prendiamo sapendo ringraziare. In quanto figlio che riceve come dono e ringrazia il Padre, divento simile al Padre capace di dare in dono non solo le cose, ma anche la vita stessa.