Corpus Domini

Le letture di questa domenica

In questa domenica del Corpus Domini la prima lettura (Deuteronomio 8) ci ricorda che  nei 40 anni di erranza nel deserto, al popolo di Israele non è mancata l'acqua per dissetarsi e la manna del cielo per nutrirsi. Acqua e manna sono prefigurazione del vero cibo spirituale: l'Eucaristia.

Nel vangelo di Giovanni (capitolo 6), Gesù parla chiaro: “Sono io il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (v. 51). Il mangiare carne umana è, nell’Antico Testamento, segno di situazioni spaventevoli e della maledizione di Dio (Lv 26,29; Ger 19,9; Ez 5,10; ecc.). Bere il sangue degli animali (e ciò vale ancor più per il sangue umano) è ancor oggi severamente proibito tra gli ebrei. Il sangue è vita, e la vita appartiene a Dio. Per questo nei sacrifici il sangue doveva essere sparso sull’altare del Signore, a cui appartiene la vita (Gen 9,4; Lv 17,11-12).

Ora Gesù parla di mangiare la sua carne (6,50.51.53; in 6.58 si dovrebbe tradurre “masticare”) e di bere il suo sangue. Il suo linguaggio, così come suona nel senso più immediato, non poteva essere né più veritiero, né più concreto, né più crudo, né più duro; ma dobbiamo anche dire: né più travolgente, né più profondo, né più sollecitante a continuare nella riflessione.

Alla domanda dei dirigenti giudei: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” (v. 52), Gesù risponde ribadendo che solo chi si nutre della sua carne e beve il suo sangue "ha la vita eterna". Non si tratta di mangiare qualcosa, ma di relazionarsi con Lui. La vita eterna, cioè la vita divina che riceviamo da Gesù, è  relazione con Lui: perchè Lui è la Vita! E' reciproca appartenenza, possibile solo tra le persone che si amano: " Chi mangia la mia carne e beve in mio sangue, rimane in me ed io in lui". La reciproca appartenza che avviene nella Trinità tra le persone divine, diventa così esperienza del credente in Cristo. La vita divina diviene esperienza della stessa vita trinitaria. La Trinità, dunque, non è solo il principio di tutto (dell'elezione divina di essere figli nel Figlio) e il fine di tutto (la gioia eterna nella comunione dei santi nel paradiso) ma anche - nel Pane di vita che ci viene donato - il sostegno vitale del nostro cammino di ogni giorno. Ecco perché non possiamo fare a meno della vita sacramentale. 

"Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me".  Vivere  "per Gesù" vuol dire che l'Amato diventa la vita di chi lo ama, "informando" tutto il nostro essere, il nostro sentire al suo pensare, dal suo volere al suo agire. Dice Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20).  

Questo vivere di Cristo in me nel nostro brano evangelico ci viene indicato con un'immagine. Il principio eucaristico è quello della nutrizione, che chiede assimilazione per far crescere; mangiamo quel pane, per assimilare Cristo, in modo tale da crescere come persone. Un bambino quando nasce pesa circa tre chili; nel giro di un anno, a forza di mangiare latte, arriva sui dieci chili. Quindi, un corpo sano ingerisce latte, ma lo trasforma: è il principio del metabolismo.

Questo principio della assimilazione, nel caso della comunione con Cristo, avviene in modo capovolto. Cioè, mentre io ingerisco il cibo e lo faccio diventare parte di me, nella relazione con Cristo avviene il contrario di ciò che avviene in natura: è il Cristo che assimila meA forza di mangiare il Cristo, io divento come Lui. Questo metabolismo della trasformazione è il principio della mia crescita cristiana: io vengo trasformato in Colui che ricevo.

Questo  accesso del credente alla vita eterna consente a Gesù di garantire anche la nostra risurrezione dai morti: “Io lo risusciterò nell’ultimo giorno!”.

La seconda lettura, tratta dalla Lettera di San Paolo ai Corinzi (cap. 10), ci ricorda inoltre che l'Eucarestia non ha solo il valore di compartecipazione della stessa vita del Signore, ma è anche principio di compaginazione e comunione della Chiesa, Corpo mistico di Cristo (v. 17). Davvero l' Eucaristia fa la Chiesa!!! Non possiamo perciò accostarci all'Eucaristia con atteggiamenti di chiusura verso alcuni fratelli, anzi ci accostiamo ad essa proprio con il desiderio di superare ciò che ancora si oppone al diventare, come si legge negli Atti degli Apostoli quando tratteggia la prima comunità cristiana, "un cuore solo e un'anima sola" (At 4,32).

 

Ultima modifica il 19 Giugno 2026

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