Egli doveva risorgere dai morti

Giunta al sepolcro il primo giorno della settimana, Maria di Magdala vide che la grossa pietra era stata ribaltata. Un tumulo di pensieri si impossessò del suo cuore: forse i nemici di Gesù avevano voluto compiere un ultimo scempio, far sparire tutto, anche il cadavere. E corse subito da Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e annuncia loro: “hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto”. La donna, dunque, senza pensare al senso profondo di queste parole, in realtà annuncia il fatto della tomba vuota e spinge i discepoli a confrontare se stessi con questo straordinario evento. Si tratta di comprendere, in termini di fede, il passaggio dall’assenza dolorosa, sorprendente e sconvolgente di Gesù morto alla presenza di Gesù risorto e vivo.

All'annuncio della Maddalena, Pietro e l'“altro discepolo” iniziano la corsa verso il sepolcro. L’evangelista in questa corsa vuole sottolineare l’ansia della Chiesa che va alla ricerca dei segni del Risorto. La loro corsa è spontanea, ma anche inquieta, rivela amore e venerazione, e fa pensare all’ansia della chiesa che nel corso dei secoli deve sperimentare sulla sua pelle l’esperienza della fede del Risorto. Parlo dell’ansia della chiesa in questi due personaggi: in Pietro abbiamo la chiesa istituzionale; in Giovanni la chiesa carismatica. L’intera Chiesa si muove verso il sepolcro alla riscoperta dei segni del Signore risorto.

Correvano insieme”, scrive l’evangelista. Non si corre da soli, come se la religione fosse un fatto esclusivamente privato. Si corre insieme ai fratelli: Gesù, come appare nei sinottici, invia i discepoli in missione a due a due. Inoltre Egli è presente in mezzo a loro: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).

Il discepolo amato arriva per primo al sepolcro. Forse perché era più giovane di Pietro? Non è questa la ragione profonda. Per l'evangelista egli arriva prima perché è il discepolo che Gesù amava, il discepolo che è stato sempre accanto a Gesù, che ha posto il capo sul petto di Gesù nell’ultima cena, è stato il primo a essere chiamato a seguire Gesù con Andrea, è stato vicino a Maria sul Calvario e l’ha ricevuta in dono: “Figlio, ecco tua madre!”. Evidentemente Giovanni rappresenta ogni credente che ama Gesù: «Chi fa suoi i miei comandamenti e li osserva è colui che mi ama, e colui che mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò» (14,21).

Pietro, che ha rinnegato Gesù, arriva dopo.  Non si corre insieme a dei fratelli “perfetti”. Si corre con fratelli che sono peccatori, come siamo peccatori ciascuno di noi. Tuttavia si corre insieme perché la risurrezione del Signore ci ha dato la forza di perdonarci come lui ha perdonato.

Nessuno è stato presente all’evento della risurrezione. Perché? Perché questo evento ci supera immensamente. Gesù risorge non a questa vita, come Lazzaro. Gesù risorge a un’altra vita, che non termina mai, mentre Lazzaro morirà di nuovo. Noi che viviamo nella sfera del sensibile e del materiale non possiamo vedere questo evento con i nostri occhi, poiché è un evento che ci supera. Di esso vediamo solo i segni e gli effetti.

Cosa vedono i due discepoli? Dice il testo: “i teli posati là”. Bisognerebbe togliere quel «là», che non c'è nel testo. Cosa sono quei “teli”? Si tratta del lenzuolo funebre, di lino grezzo, che serviva per la composizione delle salme. Aveva la dimensione di 1x4 metri. Il corpo veniva adagiato sopra e lo stesso lenzuolo veniva fatto girare dietro la testa riscendendo fino ai piedi.

Per coprire i cattivi odori che la decomposizione produce venivano usati degli oli profumati in grande quantità. Per cui dopo che il corpo del defunto era stato lavato, il lenzuolo veniva fatto aderire al corpo ed era fissato in tre punti: al collo, all'altezza della vita (tenendo ferme anche le mani) e alle caviglie. Il corpo era stato unto abbondantemente in modo tale che il lenzuolo, impregnato d'olio, aderisse al corpo. Quando il corpo veniva posizionato definitivamente nella tomba veniva versato ancora dell'olio. Quando il lenzuolo di lino asciugava, diventava una specie di scafandro.

Cosa videro allora i due discepoli? Videro che queste tele non erano gonfie, come se ci fosse il corpo dentro, ma si erano afflosciate. L'evangelista poi aggiunge un particolare: “il sudario – che era stato sul suo capo – non posato con i teli, ma avvolto nello stesso posto”. La traduzione CEI è inesatta: il sudario non era “in un luogo a parte”, ma era rimasto nello stesso posto. Ricordiamo che il sudario era il fazzoletto quadrato, piegato a triangolo e arrotolato su se stesso, che veniva messo intorno alla testa, sotto il mento e legato sopra. Ebbene, sotto le tele afflosciate, si vedeva ancora il sudario, come se ci fosse ancora la testa. La descrizione minuziosa di Giovanni, testimone oculare, della posizione delle tele – rimaste intatte, al loro posto –, serve a dire che nessun agente umano avrebbe potuto portare via il corpo lasciando le tele in tale posizione! Ossia che il cadavere non era stato derubato.

Ma allora che cosa significava quello sgonfiamento delle tele? Che il corpo era sparito per un motivo non descrivibile che chiamiamo risurrezione!

“Allora entrò anche l’altro discepolo... e vide e credette”. In questi pochi versetti si usano ben tre verbi diversi per caratterizzare tre modi di vedere lo stesso fatto. Quando il discepolo amato arriva al sepolcro e, chinatosi, guarda, si usa il verbo blépo per indicare semplicemente la percezione fisica. Nel versetto v. 6 per indicare lo il “vedere” di Pietro si usa il verbo théoreo: si tratta di un vedere più penetrante, un vedere “intelligente”, un processo di ragionamento che porta un po' più avanti ma che arriva ancora all'obiettivo. Qui per dire che il discepolo “vide” viene adoperato il verbo orào, che l'evangelista usa per indicare uno sguardo di fede. Si tratta del “vedere oltre”, del vedere in profondità. Vide con la sua fede e capì, e quindi credette.  La vista di quella tomba vuota, nella quale i vestimenti che avevano avvolto il corpo del Signore erano ancora intatti, fu per Giovanni una illuminazione interiore che gli fece ricordare e finalmente capire quello che il Maestro aveva detto a riguardo della sua passione morte e risurrezione.

Perché il discepolo prediletto, come giunse per primo alla tomba, ora per primo giunge alla fede? Egli crede perché ama, e alla base vi è il principio fondamentale secondo il quale per comprendere a fondo qualcuno è necessario l’amore. Avendo accolto l’amore di Gesù e, come è logico, ricambiandolo completamente, ora comprende che Gesù è davvero risorto.

Si conclude questa prima scena con l'annotazione dell’evangelista: “I due discepoli non avevano ancora capito la Scrittura secondo la quale egli doveva risorgere dai morti”. Quel “doveva” è teologico: come non avevano capito che era necessaria quella situazione di morte, così non avevano capito che rientrava nel progetto di Dio la risurrezione dei morti. Non avevano capito la Scrittura!

Ma noi abbiamo capito la scrittura? Abbiamo capito che quei teli afflosciati non sono solo il segno della risurrezione di Gesù, ma è anche ciò che il Signore vuole fare anche nel nostro cuore? Abbiamo capito che quando c’è la morte nel nostro cuore, quando c’è oscurità, quando non siamo capaci di perdonare, il Signore vuole dall’interno della morte – come è storicamente avvenuto in quel corpo di Gesù che stava “dentro” i teli, avvolti in esso - sciogliere le amarezze e le morti che permangono in esso per vivere nel suo amore e nella sua pace?

Abbiamo infine capito che quel profumo emanato dai teli e dalle bende, che erano state cosparse da Giuseppe d'Arimatea e da Nicodemo con ben «una mistura di mirra e di aloe di circa centro libre» (Gv 20,39-41), non è profumo di morte, ma profumo dello Sposo che condivide la vita con la sua sposa, con ciascuno di voi, profumo di vita, di amore, di santità?

 

Ultima modifica il 05 Aprile 2026

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