Maria Santissima Madre di Dio

La lettura tratta dal libro dei Numeri riporta la formula con cui i sacerdoti di Israele benedivano il popolo. Per l’Antico Testamento, la benedizione è un dono incomparabile. È solo grazie alla benedizione divina che Israele diventa benedizione per il suo popolo e per tutte le nazioni. Soltanto Dio può assicurare vita  e pace. Certo l’uomo può, e deve, essere costruttore del mondo, ma deve farlo con la consapevolezza di farsi  docile strumentodi Dio; Egli conta su di noi, ci benedice perché diventiamo noi stessi benedizione per gli altri fratelli. 

Nel Vangelo i pastori, dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo, «andarono senza indugio» a Betlemme. Desiderano “vedere” la parola annunciata dagli angeli nella carne del bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia, il «salvatore», «Cristo Signore».  Vanno dunque pieni di slancio per la gioia che è veramente nato il Salvatore, di cui tutto era in attesa e che essi avevano potuto vedere per primi.

È un cammino di ricerca. Con il loro camminare verso Betlemme, i pastori ci suggeriscono quel procedere interiore che si identifica con la meditazione orante, cioè quel progresso che si attua nel silenzio contemplativo della preghiera, sull’esempio di Maria, che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (2,19). L’autentica ricerca, infatti, è un percorso amoroso, che non segue le tracce dell’elaborazione speculativa, ma scopre spiritualmente le orme lasciate dalla presenza dell’amato, il quale, facendosi carne, suscita la passione e prepara alla stupefacente gioia dell’incontro. Quello che il Cantico dei Cantici descrive poeticamente con le metafore della ricerca e dell’abbraccio viene vissuto dal credente nell’intimità del cuore. Perché Dio è disceso nella carne umana e si è come nascosto; e solo gli occhi innamorati lo scorgono e ne assaporano progressivamente la luminosa bellezza.

I pastori vanno di notte. Chi indica loro la direzione? Chi rischiara la via? Evidentemente la Parola ricevuta dall’angelo: «lampada ai miei passi è la tua Parola» (Sal 119,105). Questo cammino dei pastori, guidato dalla Parola, è simbolo del cammino di fede di ogni cristiano. Non sappiamo a priori dove andremo nella vita, quali percorsi faremo. Lo stesso è capitato ad Abramo. Ci lasciamo guidare fidandoci della Parola sapendo che la meta finale sarà il paradiso.

Quando giungono a Betlemme i pastori «trovarono Maria, Giuseppe e il neonato adagiato nella mangiatoia» (v. 16). Malgrado l'umiltà radicale di quanto essi vedono per la loro fede riconoscono in quel bambino il Messia salvatore e ne danno testimonianza: «fecero sapere ciò che avevano sentito di questo bambino» (v. 17). L’annuncio degli angeli (2,14) viene così continuato dall’annuncio degli uomini che “sperimentano” la salvezza nella loro vita. L’umile parola dei pastori (così come dev’essere sempre umile il nostro annuncio di un dono ricevuto) sostituisce quella degli angeli. La gioia che essi hanno vissuto deve essere comunicata e trasmessa non solo con le parole, ma con la testimonianza di una vita “trasformata”.

A chi è rivolta questa testimonianza dei pastori? Oltre a Maria e Giuseppe per la prima volta ci viene detto che c’erano altre persone nella grotta/stalla. Queste persone anonime sono un po’ l’immagine di tutta quell’umanità alla quale la Chiesa è inviata ad annunciare il Vangelo.

Potremmo qui chiederci: quante volte noi cristiani, nella condivisione della parola, crediamo che le persone più umili sono molte volte proprio quelle che hanno qualcosa di grande da dire, cioè una testimonianza – e non solo parole vuole per quanto eloquenti - che nasce dalla vita?

Qual è la reazione degli ascoltatori? Lo stupore. Maria ne è l’esempio più alto. Lo stupore è prima di tutto capacità di "custodire" (syntereo), di “serbare nel cuore”.  Successivamente lo stupore è spinta alla ricerca di significato. Tale ricerca viene compiuta da Maria attraverso l’operazione del meditare (symbàllein: mettere insieme due parti, comparare). Si tratta di una riflessione che il credente compie tra Parola di Dio e avvenimento, fino a dedurre dalla Parola il significato dell’avvenimento.

Fin da subito Maria viene presentata come modello del credente: di fronte alla visita inaspettata dei pastori (è Dio stesso che ha “pubblicizzato” la nascita di suo Figlio) e alle parole che pronunziano coglie il segno di Dio, lo confronta, per mezzo dell’uso della memoria con la Parola, e giunge alla comprensione di fede degli avvenimenti. E questo avviene nel “cuore”, che è biblicamente il centro stesso della persona nella sua interezza.

Maria, dunque, non ci viene presentata come una intellettuale, che cerca solo di capire il significato degli eventi; ma neppure come una sentimentale, che non vuol perdere l’ebbrezza di una sensazione forte. Il suo atteggiamento è piuttosto quello di chi custodisce nel profondo del cuore gli avvenimenti di cui è stata partecipe, cercando con tutta se stessa di com-prenderli (cioè di prenderli insieme, di metterli insieme) per capire nella trama del reale il disegno che Dio sta portando avanti.

Abbiamo qui uno spaccato del cammino di fede di Maria. Anche lei non aveva tutto subito chiaro, anche lei non poteva comprendere tutto il disegno di Dio in un colpo solo, ma si è fidata, si è lasciata condurre passo dopo passo. Quanto è importante guardare a lei e imparare da lei! Aver fede significa poggiarsi nel Signore, lasciarsi condurre da Lui anche quando non tutto è chiaro, anche nei momenti in cui incontriamo difficoltà, sapendo anche attendere, lasciando che ogni cosa si sedimenti, venga vagliata e si riveli nella sua portata. 

«I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato detto loro» (v. 20). Come gli angeli, così anche i pastori lodano Dio per ciò che avevano udito e visto. Va ricordato che nel mondo biblico spesso il sentimento di riconoscenza viene espresso dal verbo doxázo e ainéo, glorificare e lodare. È il grazie detto nella preghiera attraverso la narrazione di ciò che è avvenuto. Non c’è, dunque, esperienza di fede senza riconoscenza. Non c’è riconoscenza senza testimonianza. Non c’è testimonianza senza preghiera.

In questi pastori, primi ascoltatori che a loro volta si fanno annunciatori, si profila la Chiesa. Essa nasce dall’annuncio, ne verifica l’oggi di salvezza e la ritrasmette agli altri con l’annunzio. È una chiesa di poveri e di ultimi (ricordiamo che i pastori erano considerati impuri dal giudaismo ufficiale di allora e quindi erano esclusi dalla vita religiosa pubblica) come l’annunciato stesso. In forza della fede, essa riconosce, annuncia, glorifica e loda Dio che si è rivelato nell’impotenza di Gesù.

Iniziando oggi, con la solennità di Maria Santissima, un nuovo anno, tutti noi credenti siamo consapevoli che il tempo che ci è dato sarà un buon anno nella misura in cui come i pastori, incontrando nell’oggi della nostra vita («oggi è nato per voi un Salvatore») il Signore nella sua Parola, nella preghiera e nei sacramenti, ci facciamo testimoni e portatori di benedizione negli ambienti di vita di ogni giorno.

«Beati gli operatori di pace» ci ha detto Gesù nel Vangelo. Possiamo comunicare agli altri la pace solo se essa abita nel nostro cuore. Se il mio cuore non è pacificato nel Signore sarò vulnerabile davanti a tutte le forze di divisione, a tutte le spirali di paura e di violenza che agitano il mondo. Impariamo da Maria a rimanere saldi nella fede al Signore Gesù, a rimanere nel suo amore, nella sua pace! Ci affidiamo a lei che intercede per noi e ci guida  maternamente per vivere autenticamente come figli di Dio!

Ultima modifica il 18 Gennaio 2026

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