Santo è chi vive di Cristo nella realtà affidatagli

Vi è una domanda che il venerabile Lanteri rivolgeva ai suoi contemporanei e che andrebbe fatta ai cristiani di oggi: «Si è aperto su di voi il bel lume della fede, perché dunque ritornate alle vanità delle antiche superstizioni?».

Avere uno spirito di fede autentico aiuta ad essere realisti ed a non illudersi con letture superficiali del mistero umano. Stare ai fatti significa riconoscere la Realtà dello Spirito Santificatore, Spirito che è talmente Libero che sfugge alle reti delle persone schematiche ed ideologiche.

Costoro, invece, s’accontentano del visibile e del sensibile, incollando l’essere umano al presente, facendogli perdere il senso della storia. Cer­cano il soddisfacimento delle tendenze più basse, fino a lasciarsi dominare dall’aggressività e dalla sensualità più sfre­nate, condizionati da spettacolo, eco­nomia e correnti ideologiche. Il trinomio “sangue, sesso e stupidità”, favorisce l’involuzione dallo stato di persona redenta a quello di essere selvaggio, tramite la scristianizzazione dell’uomo occidentale. Una lenta rivoluzione rende l’essere umano un essere quasi incapace di Dio, un uomo bestiale che «non comprende le cose dello Spirito» (1 Cor 2,14), un uomo in cui una sensibilità morbosa e ribelle schiavizza la volontà ed acceca l’intelletto.

Con una sensibilità disordinata, un’attenzione abitualmente distratta da innumerevoli e mutevoli sollecitazioni inutili o dannose, l’europeo di oggi rischia seriamente di passare la propria vita in maniera incosciente e irresponsabile, appagato temporaneamente da false spiritualità. Si viene così a realizzare la sinistra frase di Sigmund Freud (1856-1939): «noi non viviamo, ma siamo vissuti da potenze oscure e incontrollabili».

Sordi alle ispirazioni celesti e ciechi alle realtà divine, si vive una vita “alienata”, ossia estraniata da sé e dalla realtà oggettiva. La salute e la bellezza corporea sono rovinate dalle proprie passioni disordinate e dai numerosi idoli che queste si costruiscono.

Mons. Vincenzo Tarozzi, segretario per le lettere latine di papa Leone XII (1760-1829), affermò che Lanteri «non è soltanto un maestro, ma un genio di santità». Questi trovò in Cristo la sorgente della vita vera.

Il Divin Maestro aiuta a capirci, a percepire i problemi, a riunirci in modi innovativi ed a costruire il domani, con una vita santa. E questo lo ha trasmesso anche a noi. Aprirmi allo Spirito Santificatore significa che io vivo oggi il mistero luminoso dell’Incarnazione, senza lasciarmi condizionare dal tempo storico.

Padre Diesbach ha aiutato il giovane Bruno a non chiudersi in una fede di facciata, ma a ricercare la santità, tramite una spiritualità mariana ben veicolata dagli Esercizi Spirituali ignaziani. Diesbach trasmise a Lanteri chiavi di lettura illuminate come le seguenti: 1) chi segue pigramente il Signore, si caratterizza di ripetizioni; 2) innovativa è la persona veramente fedele, in quanto risponde con modalità nuove alle urgenze umane, praticando i carismi donati da Dio. Dio è colui che chiama. Fin da giovane Bruno Lanteri si guardò bene dal «fare il sordo alla voce che mi chiama», dal rifiutare la chiamata a vivere una relazione di amore con il Signore.

Lanteri considerò una viltà il non seguire le orme impresse da Gesù Crocifisso: «amiamoLo! SeguiamoLo!». E per bene seguire Gesù fece una «preghiera fervente e confidente a Gesù e a Maria Santissima per ottenere questa grazia».

Lanteri si abituò a chiamare Gesù fin dal mattino, per averLo nella mente, nel cuore e sulla bocca. Gesù diede senso e significato alla sua vita ed il fondatore insegnò agli altri a fare lo stesso: «segnatevi tre volte di croce: in fronte, sulle labbra, sul cuore. Dite: Gesù nella mia mente, Gesù nella mia bocca, Gesù nel mio cuore».

«La volontà di Dio è la nostra santificazione. Iddio ci chiama alla santità e ci dà i mezzi per giungervi sicuramente». In altre parole, per capire cosa devo fare, io devo meditare cosa richieda la mia vocazione e come mettere a frutto la grazia ricevuta. Gradualmente, con il tempo, con l’aiuto di Maria Santissima, utilizzando i mezzi disposti dalla Divina Provvidenza, Lanteri comprese la sua vocazione personale, cioè l’unicità a cui Dio lo chiamava.

La fedeltà alla propria vocazione comporta difficoltà ed il dovere vivere in tempi difficili, ma la più grande difficoltà Lanteri la vide nell’essere umano stesso, che è il primo nemico di sé e causa esso stesso della propria rovina. Il fondatore sintetizzò il concetto con questa espressione: «homo sibi hostis et pestis», cioè l’essere umano è il proprio nemico e pestilenza.

La condizione umana è contrassegnata da “ignoranza”, “inclinazione al male” e dall’influsso pestilenziale del peccato personale; un esempio: «il peccato d'un Davide, quale peste non attirò sulla nazione tutta?».

Per diventare un autentico cristiano, l’uomo ha bisogno di alcune basilari condizioni psicologico-morali: egli deve “rientrare in sé”, diventare padrone di sé mettendo ordine nella propria anima, conscio della propria condizione di creatura e missione di cristiano, attento alla realtà esterna oggettiva, in cui parla Dio.

Il biografo Pietro Paolo Gastaldi (1827-1902) ha evidenziato come Lanteri sia stato suscitato dalla grazia del Signore per il bene delle anime: nella sua vita si trovano esempi per la propria santificazione e per lavorare «per le anime redente da Gesù Cristo, facendoLo riverire ed amare».

Il fondatore ed i primi Oblati rivelarono così di avere una particolare “adrenalina”, sorta dalla loro unione con Cristo. Lanteri ha sottolineato con vigore la necessità di «essere con Lui» (Mc 3,14), radice di ogni apostolato per «essere come Lui» (Mc 3,15).

In particolare il ven. Lanteri curò i sacerdoti e su come fossero proprie del sacerdozio la santità e lo zelo della gloria di Dio e della salvezza delle anime. Ha scritto:

«Pensando alla dignità così grande ed incomprensibile ed infinita del nostro Sacerdozio, ed alle occasioni così frequenti di esercitarlo con promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime agli occhi di Dio stesso così preziosa, non so darmi pace che tra tanti sacerdoti così pochi siano solleciti di esercitare un così grande ministero, e tanto più pochi poi che lo esercitino veramente bene, e con quello spirito che si deve, a segno che può veramente dirsi in questo senso “molti sono chiamati, pochi eletti” (Mt 22,14).

Non saprei attribuire un tale disordine ad altro se non che poco si conosce in che cosa consista la sostanza del nostro Sacerdozio, non se ne comprendono i fini altissimi e l'importanza di promuoverli. Poco si studiano i mezzi e la pratica di un così grande ministero. Irriflessione inescusabile, a mio giudizio, come inescusabile è chiunque si assume un impiego qualunque senza sapere in che consiste e con quali mezzi deve adempierlo, onde non dubito che debba rendersene strettissimo conto al Signore».

Il cardinale Luigi Lambruschini (1776-1854) asserì che Pio Bruno Lanteri: «per desiderio di veder professate dal clero le buone dottrine e fiorire in esso lo spirito di santità, aveva divisato di stabilire nel Piemonte una Congregazione il cui scopo fosse appunto quello d’insegnare al Clero le dottrine approvate dalla Santa Sede Apostolica, di combattere quelle che essa non approvava e di mettere i propri alunni alla disposizione dei vescovi per annunziare la Parola divina».

Di fronte all’esistenza degli errori, non si chiuse nella disperazione o nello scoraggiamento, non si riempì di bugie. Ha scritto: «ordinariamente la bugia è figlia del timore e della pusillanimità. Infatti le bugie sono proprie dei fanciulli, dei servi e delle serve, perché deboli e timorosi (cfr Col 3,22). Un uomo che non ha cuore di portare in fronte la verità, non ha cuore da uomo. Non così sono i santi».

Credeva che la storia umana avrà il suo termine con il Giudizio Universale. Allora —ha scritto il ven. Lanteri—

«si scopriranno le vere intenzioni, gli indegni raggiri, le azioni abominevoli e le falsità con cui ora si cerca di nasconderle con tanta cura alla conoscenza degli uomini. Tutte, dalle prime alle ultime, si scopriranno, come se s'effettuassero in quel punto con quella stessa malizia di spirito e perversità di cuore e raggiro di opere. Si scopriranno le calunnie che seminaste per screditare l'altrui condotta, lo spirito di vendetta, le adulazioni, le simulazioni, le menzogne che ora non compaiono, si scopriranno gli odi fieri ed implacabili che si spacciano per semplici antipatie, gli insidiosi raggiri che si stimano tratti di prudenza, si scopriranno le tante rapine che ora si lodano quali frutti di saggia industria».

Il 3 settembre 1826, scrivendo a mons. Giovanni Marchetti (1753-1829), Lanteri notò: «è veramente deplorabile vedere ora la Chiesa, nostra cara Madre, più che mai combattuta nel suo Capo, ma per ora il Signore vorrà da noi il combattimento soltanto, e non ancora la vittoria. Quando pure meno ci penseremo, vedremo risorgere la Luce».

L’autentica libertà è quindi quella della persona che si lascia condurre dallo spirito, cosa che avviene mediante la preghiera. «Con la preghiera —ha scritto il ven. Lanteri— svaniscono le difficoltà delle imprese: la preghiera salva Daniele dal furore dei leoni, prepara un asilo a Giona, difende i tre giovani nella fornace di Babilonia, fa risorgere il figlio della vedova di Sarepta, rompe le catene di Manasse e lo rimpiazza sul trono. La preghiera penetra nei cuori dei re per cambiare i loro disegni, e disarmare le loro collere».

Con l’aiuto degli angeli e dei santi dobbiamo proseguire nel cammino di santità. Per capire dove ci troviamo attualmente abbiamo un metro secondo il ven. Lanteri : «Non credete mai d'aver fatto un gran progresso nella virtù finché non potrete sopportare una correzione senza scusarvi, una confusione senza turbarvi, una mortificazione senza lamentarvi, una calunnia senza risentimento, un comando senza repliche».

 

Articolo tratto da: Myriam "Chiamati alla santità" (n. 1 del 2019)

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