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Lunedì, 18 Gennaio 2021 18:07

I PAPI E FATIMA - GIOVANNI XXIII - 1958 - 1963

Varie circostanze determinarono l'atteggiamento di Giovanni XXIII (Papa tra il 28 ottobre 1958 e il 3 giugno del 1963) nell'affrontare la realtà di Fatima: la semplicità del suo carattere; la profonda pietà mariana ereditata dall'infanzia; l'esperienza del pellegrinaggio del 13 maggio del 1956 cui partecipò; le correnti di pensiero che si manifestavano in quel periodo nell'ambito della Chiesa cattolica riguardo al posto di Maria nel mistero della salvazione e alla religiosità, devozione o pietà popolare. Invitato, quand'era ancora patriarca di Venezia, a presiedere il grande pellegrinaggio del 13 maggio 1956, l'allora cardinale Roncalli iniziò la sua omelia con le seguenti parole: «Ancora bambino, contemplavo nell'umile chiesa del mio paese e del mio battesimo, due bei quadri sull'altare della Madonna: quello del Cuore di Gesù e quello del Cuore di Maria. Il primo ml interessava molto; alle volte lo vedevo trasportare sull'altare maggiore, affinché gli fosse reso culto speciale. L'altro, posto accanto all'immagine della Madonna del Rosario, ml interessava meno. É una grande ventura per me essere venuto a Fatima, per comprendere meglio la vicinanza di quei due quadri e apprezzarli con una gioia che sento fatta di tenerezza e devozione». Con il sottotitolo "Il mistero di Fatima in un trittico", continua l'omelia: «il mistero di Fatima è paragonabile a uno dei grandi trittici a due battenti che arricchiscono le nostre chiese più antiche. All'interno del primo, le tre apparizioni dell'Angelo del Portogallo ai tre bambini di Aijustrel. Nel grande quadro in mezzo, le sei apparizioni della Signora celeste a Cova da Iria. Nel terzo, tutto quanto è seguito a quelle misteriose visioni [ ... ]». (VF, Dic. 1958). Si intuiva nell'omelia ciò che si sarebbe poi rilevato, sotto il pontificato di questo grande Papa, essere la sua virtù primaria: la semplicità. Diversi cardinali della Curia romana avevano fino ad allora presenziato i grandi pellegrinaggi a Fatima, ma nessuno si era espresso così, senza alcuna riserva, riguardo alle apparizioni dell'ange1o, allora ancora molto discusse e contestate da rinomati teologi, che ritenevano non appartenessero al nucleo di eventi sui quali aveva inciso la dichiarazione episcopale del 1930. Il cardinale Giuseppe Roncalli, che era stato nunzio della Santa Sede, non alluse minimamente a queste discussioni, e non parve neanche essere colpito dai dubbi e dalle reticenze suscitate.

Eletto Papa, nell'ottobre del 1958, col nome di Giovanni XXIII, egli da una parte non smise di dimostrare la sua grande simpatia per Fatima e, dall'altra, di tener conto se non degli argomenti per lo meno della suscettibilità dei critici di Fatima. Così nel marzo 1959 cominciava una lettera-messaggio all'Azione Cattolica portoghese, evocando «il Santuario di Fatima, sempre caro al nostro cuore e del quale conserviamo i migliori e dolci ricordi». Alcuni giorni dopo, il 23 marzo 1959, con la lettera apostolica Qui hujus speculi egli dichiarò la Madonna di Fatima patrona della diocesi di San Domenico del Nove luglio, in Argentina, così come accadde il 12 dicembre del 1962 per Propriá, in Brasile, e il giorno seguente per la diocesi di Leiria. Giovanni XXIII seguiva i passi già compiuti da Pio XII, il quale, certamente su richiesta dei rispettivi vescovi, aveva dichiarato la Madonna di Fatima patrona delle seguenti diocesi: 1940, Quelimane, Mozambico; 28 giugno 1954, Wrangal, India; 30 marzo 1957, Zacapa, Guatemala. Intanto andava realizzandosi il primo grande pellegrinaggio dell'Immagine Pellegrina della Madonna di Fatima in tutt'Italia. Le manifestazioni furono cosi numerose e ferventi che l'evento finì col ricevere l'appellativo storico di "II pellegrinaggio delle meraviglie", già adottato da Pio XII per i viaggi della Vergine Pellegrina di Fatima. L'autore di questo articolo, allora cappellano del Santuario di Fatima, ricorda che il rettore aveva ricevuto dalla Nunziatura Apostolica a Lisbona, alla fine del 1959, la richiesta di inviare in Vaticano le colombe che avevano accompagnato l'immagine in Italia e di ritorno a Fatima. Questo celebre e impressionante fenomeno delle colombe che si posavano per lungo tempo ai piedi delle immagini pellegrine di Fatima aveva avuto inizio nel 1946, nella cittadina di Bombarral, e si sarebbe verificato in altre occasioni fino agli anni Ottanta.

Durante il pontificato di Giovanni XXIII presiedettero i grandi pellegrinaggi annuali il nunzio apostolico a Lisbona, D. Giovanni Panico (ottobre 1959), il cardinale Traglia, vicegestore della diocesi di Roma (maggio 1961), il cardinale Francesco Roberti, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica (maggio 1962) e, il 13 maggio 1963, il cardinale Arcadio Larraona, prefetto della Congregazione dei Riti. Pur non essendo stati invitati ufficialmente dal Santo Padre, questi cardinali avevano da lui ricevuto il necessario placet e avevano la facoltà di impartire la benedizione papale. L'arrivo del cardinale Larraona fu in special modo significativo, in quanto dipendeva dal suo dicastero la concessione di un nuovo testo per la Messa dell'Immacolato Cuore di Maria, proprio nella diocesi di Leiria. Raccontando «la tenerezza con cui il Santo Padre lo aveva salutato per andare in Portogallo» (VF. giu. 1963), il cardinale pronunciò una lunga omelia, basata sul messaggio di Fatima e in particolar modo, sulle due parti del segreto già rivelate. Dopo aver sottolineato «gli esempi datici dai veggenti, in risposta al suddetto messaggio», osò affermare: «Non ci fu mai manifestazione sovrannaturale della Madonna dal contenuto spirituale tanto ricco come quello di Fatima, né altra apparizione a noi nota, ci trasmise un messaggio tanto chiaro, tanto materno, tanto profondo, come questo». Egli annunciò altresì il messaggio del Santo Padre per la fine della celebrazione e concluse: «Urge stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria, come mezzo efficace di salvezza. E così anticipare il trionfo definitivo sul male, così come Lei lo ha annunciato in questo santo luogo: "Alla fine il mio Immacolato Cuore trionferà».

Per un giudizio esatto sul rapporto tra Giovanni XXIII e Fatima sarà però necessario accennare alla congiuntura di idee e movimenti che si formò prima e durante il concilio ecumenico, dallo stesso convocato, sul ruolo della Madonna nel mistero di Cristo e della Chiesa, come del ruolo delle sue apparizioni nell'incremento del culto mariano e anche nella storia del mondo. Il libro di René Laurentin La question Mariale, tradotto in portoghese (A questao marial, Edicoes Paulistas, Lisboa 1966) espone una sintesi molto chiara delle due tendenze contrarie che allora si opponevano e che l'autore definì massimalista e minimalista. Il massimalismo tendeva ad attribuire alla Madonna un ruolo che, esagerato al massimo, rischiava di cadere nella 'mariolatria', facendo di Maria una specie di quarta persona della Santissima Trinità, mentre il minimalismo, con altrettanta esagerazione, arrivava a negare la maternità biologica di Maria, come se il corpo fisico di Gesù fosse soltanto apparente, dottrina difesa nei primi secoli dai doceti. Affrontando queste due tendenze, con grande vivacità verbale, è normale che il Santo Padre cercasse di collocarsi giustamente nel mezzo, come consigliatogli dalla prudenza, passando cosi dalla sua innata semplicità ad atteggiamenti di riserva e perfino di monito, spostandosi ora da una parte ora da un'altra. Laurentin (Question, 88) nota al proposito: «il senso pastorale di Giovanni XXIII comprese bene il problema. In occasione del "Pellegrinaggio delle meraviglie" che aveva avuto per obiettivo di preparare la consacrazione solenne della nazione italiana al Cuore Immacolato di Maria, con il pellegrinaggio della statua della Madonna di Fatima, inviò un messaggio in cui sottolineò di prendere sul serio la pratica delle virtù e il realismo della vita cristiana, e menzionava con difficoltà la consacrazione in questione. L'edizione del messaggio fu omessa nel voluminoso libro di 400 pagine dedicato a questo pellegrinaggio. [ ...]. In nota l'autore fa riferimento a G.M. Besutti [Apparizioni e santuari mariani, "Marianum", 24 (1962), p. 2791 che aveva scritto: "Non possiamo spiegare una tale dimenticanza».

Il 1960 e gli anni seguenti di questo pontificato, con tutte le aspettative e le innumerevoli speculazioni sulla rivelazione della terza parte del famoso segreto di Fatima annunciata per il 1960, e la congiuntura di cui abbiamo parlato, erano ragioni sufficienti per spiegare una certa, seppur inattesa, riserva del Papa. In effetti, una quantità di eventi di segno contrario costituiva in quegli anni una miscela esplosiva per la Chiesa e per il mondo: la trionfante affermazione del comunismo su scala mondiale, che si esprimeva con azioni insolenti come quelle pronunciate da Nikita Krushev alle Nazioni Unite il 13 ottobre 1960, quando si sfilò una scarpa sbattendola minacciosamente sul tavolo; la vittoria del marxismo a Cuba e la tremenda crisi dei missili puntati sugli USA; la vitalità del pellegrinaggio a Fatima, con l'apoteosi delle immagini della Vergine Pellegrina; la diffusione della profezia di conversione della Russia, con i grandi movimenti fatimisti che ne fecero il loro movente prioritario, se non esclusivo; l'esacerbazione di sentimenti antidittatoriali tra gli intellettuali cattolici di sinistra, irritati dalla diffusa benedizione della Chiesa a questi regimi, in particolare l'Estado Novo, che vigeva in Portogallo, mentre tessevano lodi all'Unione Sovietica dei cui gulag si venne a conoscenza solo dopo Solenicyn. Papa Giovanni XXIII si era totalmente astratto dalla posizione di semplice credente, manifestata durante la sua visita a Fatima? Per niente. Oltre alla grande simpatia e benevolenza evidente in molti suoi interventi, possiamo citare la lettera apostolica Quae bellum, per la già ricordata concessione alla diocesi di Propriá, in cui il Papa cita un'espressione degli ultimi anni di Pio XII e afferma senza reticenze, seppur con una formula generica, le apparizioni mariane: «La Santissima Vergine di Fatima che, mentre una furiosa guerra soggiogava quasi tutto il mondo, apparve con umana benignità a tre bambini, attrae sempre più devoti, offrendo loro i favori del suo amore materno».

In conclusione nei poco più di quattro anni del suo pontificato Giovanni XXIII pronunciò decine di discorsi, messaggi, scritti, "brevi", lettere, telegrammi, concessioni, omelie, sia proprie che di alti responsabili della Curia Romana riguardanti Fatima. Da questi documenti si evince da un lato che l'interesse e l'affetto con cui Roma ha sempre guardato il luogo delle apparizioni non si sono mai affievoliti, pur facendo uso della prudenza riguardo l'aspetto fondamentale, cioè l'attendibilità dei veggenti, soprattutto di Lucia, che era ancora viva, la realtà del nucleo delle apparizioni, ancora non soggetti alla pronuncia formale dell'autorità diocesana, come il messaggio che dal 1929 chiedeva la consacrazione della Russia all'Immacolato Cuore di Maria. Potremmo affermare che, se da cardinale il Papa si era lasciato guidare dalla sua innata semplicità, üna volta diventato autorità suprema della Chiesa è stata soprattutto la prudenza a guidare il suo comportamento. Se ne deduce che gli uomini fanno i luoghi e i luoghi fanno gli uomini.

[LUCIANO GUERRA, Giovanni XXIII e Fatima, in MOREIRA C. A. - CRISTINO L., Enciclopedia di Fatima, Cantagalli, Siena 2010, pp. 186-189]