Era notte.
La notte del tradimento, la notte della paura, la notte della solitudine. Il male agisce spesso di notte: nell’oscurità trova il terreno fertile per crescere e compiere le sue opere.
Ma quella notte era soprattutto nel cuore di Giuda. Una notte fatta di smarrimento, di chiusura, di un amore che non è stato custodito.
Era notte quando gli apostoli fuggirono, presi dalla paura. Era notte lungo la via della croce, tra l’odio, il giudizio e l’indifferenza.
Ed è notte anche nel nostro cuore quando, davanti al bene, scegliamo il male; quando lasciamo spazio all’egoismo, alla violenza, all’arroganza, all’odio.
È notte nel mondo anche oggi, quando la pace sembra lontana e il cuore dell’uomo si lascia dominare dalla forza invece che dall’amore.
È notte nel mondo in queste ore. Una notte fatta di guerre, di violenza, di arroganza e di odio, che sembrano prendere possesso del cuore dell’uomo.
Ma il Venerdì Santo ci ricorda una verità più grande: proprio dentro la notte più buia nasce la luce più vera. Sulla croce, nell’apparente sconfitta, l’amore non si spegne. Lì Dio continua ad amare, a perdonare, a donare se stesso. Proprio nella notte, Dio prepara l’alba. Perché nessuna notte è così lunga da spegnere per sempre la luce. Anche quando tutto sembra perduto, una luce può nascere nel cuore di chi sceglie ancora l’amore, il perdono e la pace. E così la notte non ha l’ultima parola. Perché dall’oscurità della croce sta già nascendo l’alba della Pasqua.