La bellezza di Maria, la «serva del Signore»

La bellezza di Maria secondo la Sacra Scrittura

I Vangeli non ci indicano nulla sulla bellezza della Madre di Gesù Cristo, oltre alla sua totale grande umiltà e alla sua totale purezza verginale, che sono bellezze morali e spirituali. Sulla sua bellezza fisica, a priori, nulla...

La bellezza di Maria consiste in primo luogo nello splendore assoluto che proviene dalla pienezza della grazia in Lei, pienezza che lo stesso Arcangelo Gabriele ha salutato e che esprime in maniera così mirabile San Louis-Marie Grignion de Monfort, con queste parole: «Dio, il Padre, ha fatto un insieme di tutte le acque, che ha chiamato mare; ha fatto un insieme di tutte le sue grazie, che ha chiamato Maria»... Una pienezza di grazia che la rende “più bella di tutte le signore che conosco”, affermava Bernadette Soubirous, nel 1854, al Commissario Jacquomet, similmente a tutti coloro che hanno avuto il privilegio inaudito di vedere “la Bella Signora” (cfr. le veggenti di La Salette)...

Ma oltre al dono della pienezza di grazia, la bellezza di Maria è considerare anche come risposta a tale dono, alla sua docilità alla grazia, per mezzo della quale si è lasciata configurare a Cristo, divenendo così l’«opera d’arte» di Dio. L’essenza di Maria è come un materiale malleabile a disposizione dell’agire divino; «si deve vedere nella vita di Maria il prototipo di ciò che l’Ars Dei può fare d’una argilla umana che non vi si oppone»[1]. Von Balthasar sottolinea l’esteticità della figura di Maria; anche sul piano naturale «l’immagine di Maria è inattaccabile; per gli stessi increduli ha il valore di una bellezza intangibile, anche quando la si comprende non come un’immagine di fede, ma solo come un simbolo augusto e di una portata semplicemente umana»[2].

Per papa Benedetto XVI, che spesso ha invitato i cristiani a parlare di Bellezza e a percorrere la Via pulchritudinis, Maria è la Stella splendente di luce e di bellezza, che annuncia e anticipa il nostro futuro, la condizione definitiva a cui Dio, Padre ricco di misericordia, ci chiama. «I Padri e i Dottori della Chiesa, facendosi eco anche del comune sentire dei fedeli e riflettendo su ciò che la liturgia celebrava, hanno proclamato il singolare privilegio di Maria e hanno illustrato la sua luminosa bellezza»[3].

Molto significativa è anche la via suggerita da Paolo VI: «Accessibile a tutti, anche alle anime più semplici, è la via della Bellezza che ci induce alla dottrina misteriosa, meravigliosa, stupenda della Vergine di Nazareth. Maria è la creatura tota pulchra, è lo speculum sine macula, è l’ideale supremo di perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno cercato di riprodurre nelle loro opere; è la Donna vestita di sole (Ap 12,1), nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale»[4].

La bellezza di Maria – che la tradizione cristiana acclama come tota pulchra – tutta Bella (Ct 4,7) – coincide con la sua piena santità, mentre il simbolo dello specchio si riferisce a Sap 7,26, ove si afferma che la Sapienza è «uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e immagine della sua bontà». Chiaro il riferimento alla immacolatezza della Vergine, che le permette di riflettere sul mondo la luce della Sapienza Incarnata, in tutta la sua Bellezza. Anche San Giovanni apostolo nella «Donna vestita di Sole» dell’Apocalisse fa ricorso ad un simbolo cosmico di bellezza: un richiamo a Maria aurora della redenzione.

Per Agostino d’Ippona la Madre di Dio è la Donna che ridà «dignità alla terra» (dignitas terrae)[5]. Questo attributo di Maria può essere tradotto in vari modi: vanto della terra, fiore della terra, splendore della terra, profumo della terra o, letteralmente, «dignità della terra». Maria è la gloria, il vanto di tutta la terra, perché Madre di Dio, perché Madre Vergine, perché immune da ogni peccato, perché nuova Eva[6]. Ed in particolare è Madre della Bellezza, «di quella bellezza che è splendore della Bontà e della Verità. Perciò Maria è bella: è bella allorché con cuore umile (bonitas) e con parola vera (veritas) accoglie la volontà di Dio e si lascia possedere dallo Spirito di pace»[7].

Maria rivela il mistero della «cooperazione» della creatura con Dio: «ecce ancilla Domini» (Lc 1,38); l’obbedienza implica l’attenzione costante e l’impegno di tutte le forze morali: «questa attesa vigilante, questa disponibilità attiva è la creta umida, nella quale soltanto può imprimersi la figura di Cristo»[8].

Sia in Agostino d’Ippona che in tutti i Padri della Chiesa con l’incarnazione del Verbo in Maria tutta la terra viene inondata di bellezza, poiché il Figlio di Dio «nacque da Spirito Santo e da Maria Vergine»[9]. «Una sorgente (...) sgorgava dal suolo e irrigava tutta la faccia della terra»[10]; Agostino vede nella fonte lo Spirito Santo. Da notare che il Vescovo Agostino usa il verbo irrigare, che significa non solo bagnare il terreno, ma bagnare in pienezza, per ricordare il dono dello Spirito all’umanità, che ha irrigato in modo particolare il terreno accogliente del cuore di Maria.

 

L’annunciazione dell’angelo a Maria

Sin dall’antichità l’annunciazione di Maria Vergine venne chiamata «festa della Radice» poiché, come dice il profeta Isaia, «un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici» (Is 11,1). Maria credette alle parole dell’angelo e quel che credette si avverò. Maria «piena di fede ha concepito Cristo prima nel cuore che nel suo corpo»[11]; questo significa prima di tutto che la maternità divina è preparata dalla fede di Maria e si compie in virtù di un consenso che è atto di fede. In questo atto di fede, di ubbidienza alla volontà di Dio e di umiltà della Vergine, i cristiani di tutto il mondo possono contemplare in lei una grande Bellezza, quella che precede di gran lunga tutte le altre creature celesti e terrestri.

Soffermiamoci ora proprio ad approfondire questo atto di fede di Maria. In risposta all’annuncio dell’angelo Maria risponde con una domanda di chiarimento - «come avverrà questo?» (Lc 1,34) - sul modo in cui ella avrebbe potuto collaborare alla realizzazione della volontà divina appena manifestatale da Gabriele. Per cui in Maria non c’è alcun dubbio sulla veridicità delle parole dell’angelo. Noi diamo spesso per scontato che nell’annunciazione ci sia stata un’evidenza della manifestazione angelica di fronte alla quale è impossibile dubitare che si tratti di una manifestazione divina, per cui è inevitabile non accogliere le parole dell’angelo come parole che manifestano la volontà divina. Ma non è proprio così. Infatti nel vangelo di legge: «Entrando da (presso) di lei” (v. 28). A differenza di ciò che avviene a Zaccaria nel tempio l'evangelista non dice che si ha l'apparizione dell'angelo (“gli apparve un angelo...”: 1,11), ma che egli “entrò”. Entrò dove? Forse volutamente Luca evita di precisare “in casa sua” per alludere alla possibilità di una manifestazione divina nel cuore di Maria. Dunque un’esperienza spirituale nell’interiorità di Maria, più che una manifestazione esteriore ed evidente. Il che accentuerebbe la capacità di discernimento di Maria; un «sì» pieno, totale, ad una volontà divina che si manifesta nell’interiorità e che la Vergine, docile allo Spirito Santo, sa cogliere pienamente.

Inoltre Maria non dubita dell’azione “impossibile” di Dio, cioè che una vergine generi! E, per aggiunta, che Dio non avrebbe dissolto la sua verginità (cfr. Lc 1,34), ma avrebbe realizzato il suo progetto storico-salvifico proprio attraverso di essa. Giustamente sant’Agostino vede nella verginità di Maria il segno della fede totalizzante della Vergine.

Maria chiama se stessa “serva” perché è totalmente disposta ad obbedire alla parola impossibile di Dio, lascia spazio a Lui, non fa nulla da sé se non offrirgli la propria disponibilità, permettere che Egli agisca in lei. E in lei la Parola agisce talmente da vivere, crescere ed essere donata a tutti gli uomini.

 

«Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19)

Maria non solo è stata docile allo Spirito nell’accogliere la volontà divina manifesta, ma è stata anche docile, nell’oscurità della fede, ad accogliere gli eventi nella sua vita – anche quelli che sembravano contraddire le promesse dell’angelo riguardo a Cristo: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre»: Lc 1,31-32 – meditandoli nel suo cuore. La sua fede non vacillava nella certezza che il Signore è fedele, che Egli opera per vie che non sono le vie degli uomini. Così con questa fede meditativa Maria ha dovuto sostenere “lo scandalo della mangiatoia”, la fuga in Egitto, la perdita e il ritrovamento di Gesù nel tempio, i trent’anni di vita nascosta di Gesù nei quali nulla di appariscente sembrava accadere, l’inizio della sua missione pubblica che lo porterà presto alle prime opposizioni, conflittualità che lo porterà alla croce sotto la quale Maria sta come “donna-sposa” unita allo Sposo in contemplazione e totale offerta della sua vita al Padre per la redenzione dell’umanità.

Nel Vangelo di Luca troviamo un altro passo nel quale si parla dell’importanza di saper custodire nel cuore, è il passo finale della spiegazione della parabola del seme. Gesù conclude la sua spiegazione dicendo che il seme caduto «sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza» (Lc 8,15).  

Il cuore di Maria è per noi il modello di come, nella fede, va accolta e custodita la Parola.

Maria è rimasta capace di riesprimere in tutta la sua vita quell’«eccomi sono la serva del Signore».

Secondo Fil 2,6, la decisione di Gesù Cristo di assumere la forma esistenziale del «servo» del Signore ha comportato per lui di non considerare come possesso degno di essere stimato e gelosamente salvaguardato (harpagmòn) la propria condizione divina.  E la lettera agli Ebrei precisa che l’intenzione fondamentale di Gesù Cristo, al momento del suo ingresso nel mondo (cfr. 10,5), era di «fare la volontà del Padre» (vv. 7.9). Si può dunque osservare che all’«Ecco, io vengo a fare la tua volontà», che fin dall’Incarnazione anima tutta la vicenda terrena di Cristo, «servo del Signore» (Eb 10,9), in sintonia abbiamo l’«Avvenga per me secondo la tua parola» (cfr. Lc 1,38) che sintetizza – almeno dall’annunciazione in poi - l’intera vita della serva del Signore.

 

Maria sotto la croce: la «serva» configurata al «Servo»

Ed è in questa prospettiva, cioè nell’«Eccomi» di Maria, che vogliamo ora contemplarla sotto la croce come colei che in tutto è associata – senza alcuna lamentela, anzi con totale adesione di fede – all’opera del Figlio, del «servo del Signore».

Gesù vede accanto a sé la Madre e quel discepolo che mediante la sua presenza gli dice la sua fedeltà. E perciò dà compimento a una sua parola: «Non vi lascerò orfani» (14,18), ben sapendo che sono orfani non solo se egli manca loro, ma anche se sono privi di una madre. Per questo si rivolge alla Madre e le dice: «Donna, ecco tuo figlio». Il primo atto di Gesù è quello di affidare i propri discepoli alla Madre che, qui come a Cana, vede nella sua funzione di donna. Maria ai piedi della croce con-soffre con il Figlio ed è al compiersi dell’ora del Figlio suo che essa diventa Madre del nuovo popolo di Dio, della Chiesa di Dio. In essa si realizza quanto disse Isaia: «Nasce forse un paese in un giorno?... Eppure Sion, appena sentiti i dolori, ha partorito i figli» (66,8).

Sotto la croce contempliamo la bellezza trasfigurata di una Madre sofferente che genera i suoi figli in unione perfetta con lo Sposo che dà la vita. L’ora di Gesù è anche l’ora della Madre. Quell’ora di cui l’evangelista Giovanni ci ha parlato nell’episodio di Cana è dunque giunta per entrambi. Accanto a Maria c’era «il discepolo che Gesù amava», il discepolo che ha potuto vivere la sua più nera giornata non nella solitudine mortale, ma sorretto dalla fede di «colei che ha creduto» (Lc 1,45) e continuava a credere. Anche dopo la morte di Gesù. Benché fosse stata trapassata dalla spada che trafigge l’anima (cfr.Lc 2,35), continuava a credere che, pur deposto il corpo di suo figlio nel sepolcro, il Maestro è il Signore della vita.

 

La bellezza di Maria nella gloria

Nel libro dell’Apocalisse troviamo la figura della donna vestita di sole, figura – in quanto sposa legata a Dio dal vincolo nuziale (l’alleanza) e madre che genera figli – del nuovo popolo di Dio, dei salvati, ma anche di Maria, membro eccellente della Chiesa ora nella gloria.

È «vestita». Attraverso tutta l’Apocalisse si snoda la tematica del vestito della sposa. Esso è tessuto dalla fidanzata nella stagione del tempo – nel tempo della sia configurazione come serva al Servo - ed è indossato dalla sposa nel giorno delle nozze dell’Agnello. Tali nozze sono iniziate con l’Agnello intronizzato dal Padre e Maria assunta nella gloria. 

È «vestita di sole». Dio l’ha rivestita di sole, o forse meglio: «avvolta della luce del sole»[12].  Il significato di questa affermazione è duplice:

a) il sole rappresenta il vertice della creazione del cosmo nell’ambito delle cose, rappresenta perciò un punto alto nell’attività creatrice di Dio. «Vestita di sole» significa che Dio l’ha rivestita con i migliori doni della nuova creazione. La donna risplende di luce, con il volto del «simile a Figlio d'uomo» (1,16), e partecipa anticipatamente del fulgore che illuminerà la città santa del mondo nuovo (cfr. 21,23; 22,5).

b) inoltre nell’Antico Testamento, in modo particolare nei salmi, il sole come massimo astro, come sorgente di luce e di vita, è l’immagine di Dio stesso. Non è casuale che anche Gesù abbia insegnato che il Padre celeste «fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni» (Mt 5,45). Inoltre, nel segno celeste della trasfigurazione di Cristo, il suo volto «brillò come il sole» (Mt 17,2). Allo stesso modo il profeta dell’Apocalisse dichiara di aver contemplato il volto del Risorto sfolgorante «come il sole quando splende in tutta la sua forza» (Ap 1,16). Maria dunque è rivestita della gloria di Cristo risorto. Ed è figura del popolo vestito di Dio, ammantato della gloria di Dio, come se Dio lo vestisse di se stesso dopo averlo configurato a Cristo.

Ha la «luna sotto i suoi piedi». Gli antichi calendari erano tutti lunari. La luna era l’astro che misurava il trascorrere del tempo. Un famoso testo del Siracide collega con la luna il calendario delle feste e il nome dei mesi (cfr. Sir 43,6-8).  Il fatto che la luna sia “sotto i suoi piedi” [in greco il termine indica “sotto, rimanendo in contatto” quindi i piedi poggiano sulla luna] significa che la donna – popolo è in contatto con il tempo ma allo stesso tempo lo trascende; è in contatto con la storia, ma non è riducibile, racchiudibile in essa. E siccome il tempo è il luogo del tracciato dell’alleanza tra Dio e l’uomo ciò significa che questa donna, rimanendo in contatto con il tempo e con la storia, è segno della realizzazione vertiginosa dell’alleanza, quale il tempo non ha mai visto e quale nella storia non si è mai data.

Ma non solo. Infatti se la luna segna i mesi e le stagioni, e con ciò determina la fecondità e la vita ad ogni soglia, allora la Donna che si erge sulla luna è signora – pur subordinata al Signore – del volgere dei mesi e degli anni, degli eventi e della storia. Partecipa cioè – come donna - alla stessa signoria del Signore, che conduce la storia verso la meta.

«Sul capo una corona di dodici stelle». È la corona (stefanos) della vittoria. Questa donna vittoriosa è in stretta relazione con il popolo di Dio, che sarà un popolo vittorioso.

«Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto». Il suo parto è prossimo perché già grida. Urla nel partorire Colui che ha dentro, il Figlio che poco dopo Giovanni presenterà come nato. Abbiamo qui l’immagine di Maria – e della Chiesa – che non può esimersi da tale travagliato parto affinché Cristo nasca nel mondo e sia generato nei credenti. Anche San Paolo usa l’immagine del parto nella lettera ai Galati: «Figlioli miei, che io di nuovo partorisco (ōdínō) nel dolore, finché non sia formato Cristo in voi!» (Gal 4,19). Anche nella gloria Maria non può non intercedere per i credenti che vivono nella storia, non può non esercitare la sua funzione materna perché in essi maturi la conformazione a Cristo, la forma di Cristo.

 

La bellezza di Maria secondo alcuni veggenti

Numerosi veggenti si sono espressi sulla bellezza di Maria. Prenderemo qui in considerazione solo alcune apparizioni spesso tacitamente approvate – se non addirittura favorite – dalla Chiesa.

San Giacomo il Maggiore, Apostolo

Il 20 gennaio del 41 d.C. a Giacomo il Maggiore apparve Maria troneggiante su un pilastro (pilar) d’alabastro. Era stato Gesù stesso a chiedere a Colei che l’ha generato di intervenire sul corso del fiume Ebro, a Caesaraugusta (l’odierna Saragozza) in Spagna[13], per confortare l’Apostolo. Infatti Giacomo era incupito dai deludenti frutti della sua predicazione in terra iberica; sembra che fosse riuscito a convertire solo sette persone con le quali ogni sera pregava. La Vergine Maria le viene in soccorso, bella, anzi tôb me’od (= bellissima), materna, solenne, incoraggiante, radiosa, serena.

Proprio in quel luogo verrà elevato un grandioso tempio le cui fondamenta risalgono all’Apostolo stesso che – superato ormai ogni abbattimento interiore – costruirà la prima edicola al mondo a suo perpetuo ricordo e ringraziamento.

Si noti che in questa apparizione abbiamo di fatto un caso di bilocazione (la prima?). Infatti la vergine Maria era ancora viva a Gerusalemme o a Efeso e, secondo la veggente Maria de Agreda aveva «cinquantaquattro anni, tre mesi e venticinque ore»[14].

Alberico, cofondatore di Cîteaux

Sant’Alberico (? – 1108) il 21 marzo 1098, nel fitto di una foresta della celebre abbazia borgognona dove ebbe origine l’Ordine Cistercense, venne gratificato ripetutamente dalla visione della bellissima e fulgidissima Nostra Signora di Cîteaux.  Da lei ebbe la promessa che lo avrebbe in ogni tempo e in ogni modo assistito e l’assicurazione che l’afflusso di nuove vocazioni si sarebbe intensificato esponenzialmente. Alberico, dopo un’estasi, in suo onore volle modificare la tonaca dei confratelli: non più nera, ma candida (cioè del colore “della gioia e della letizia”).

Ermanno Giuseppe

Ermanno Giuseppe di Colonia (1160-1241), innamoratissimo fin da fanciullo della Madonna, le si rivolgeva sempre chiamandola Rosa. Un giorno con l’innocente spontaneità tipica dei bimbi, regalò una mela alla statua di Maria, che animatasi, sorridente e grata, l’accettò immediatamente. Divenuto sacerdote tra i Canonici Regolari Premostratensi, nel 1190, durante una notte in cui pregava con fervore in chiesa, la Santa Vergine, insieme ad altre due meravigliose creature angeliche, gli apparve d’improvviso cogliendolo di sorpresa. La Regina era di un’inenarrabile bellezza; pure il suo vestito era di uno splendore e di una foggia d’insuperabile eleganza, rifulgente di colori variegati. L’angelo prese la mano destra di Ermanno e la pose in quella della Santissima dicendogli: «ti consegno questa Vergine come sposa, e tu perciò ti chiamerai Giuseppe».

Alano de la Roche, domenicano

Ad Alano de la Roche a Parigi nel 1465, mentre in una chiesa domenicana stava recitando il Rosario piuttosto freddamente e meccanicamente, Nostra Signora gli apparve all’improvviso accompagnata da un corteo di vergini. Egli rimase sconvolto dalla bellezza della Madonna: «la sua bellezza sembrava raggiungere i confini del possibile… La sua presenza spandeva un profumo così inebriante, la soavità esalava da tutta la sua persona e c’era nell’accento della sua voce e nelle sue parole un tale fascino che nulla al mondo può renderne l’idea precisa».

Altre apparizioni mariane

La Vergine Maria si manifestò nella sua bellezza anche in diverse altre apparizioni. Ne ricordiamo alcune:

- a Saint-Étienne-le-Laus dove apparve dal 1664 al 1718 alla pastorella Benoîte Rencurel ed era molto bella, bella da svenire;

- a La Salette nel 1846 dove apparve ai due pastorelli Mélanie e Maximin come una “bella signora” avvolta da una luce luminosa, seduta in lacrime con il volto tra le mani;

- a Lourdes nel 1958 Bernardette vide nella nicchia della grotta «una piccola signorina, giovane e alta quanto me. Aveva una tunica bianca, un lungo velo anch’esso bianco sul capo, una cintura azzurra e una rosa gialla sui piedi nudi. Era di colore giallo pure la corona del rosario che teneva in mano (…) mi sorrideva con aria dolce e buona». Il 16 luglio segna il termine delle apparizioni. Verso sera Bernardette non è circondata dalla solita folla. L’accompagna solo una zia. Le due coetanee si sorridono dolcemente a vicenda. Bernardette rivela alla giovane parente: «Mai l’avevo vista così bella!». A suor Eléonore Cassagnes confida: «così bella che quando la si è vista una volta, si ha fretta di morire per rivederla».

- a Pontmain nel 1871 apparve a quattro bambini, che la descrissero come una donna vestita di blu, tempestata di stelle e con un velo nero;

- a Fatima. Se nell’Apocalisse il “segno grandioso” che appare nell’immensità celeste consiste nella «donna vestita di sole» (Ap 12,1), a Fatima Maria supera la raffigurazione dell’ultimo libro della Bibbia perché il suo personale splendore sorpassa quello dell’astro celeste. Infatti – come ce la descrive Lucia, Maria «emanava luce più chiara e intensa di quella di un cristallo pieno di limpida acqua, attraversata dai raggi più ardenti del sole». E nell’ultima apparizione del 13 ottobre 1917 la Madonna, accomiatandosi dai pastorelli, «apre le mani, le converge ai raggi del sole, e, mentre si solleva, la sua non lascia di proiettarsi sul disco luminoso». Era dunque «più splendente» dell’incandescente del sole! Bellezza che stride spaventosamente con la visione mostruosa dell’inferno del 13 luglio, visione così paurosa che costringe Lucia a emettere un gemino, un «ahi!». Per la salvezza degli uomini Dio ha deciso di instaurare la devozione al Purissimo Cuore di Maria.

- a Banneux, uno sperduto villaggio del Belgio, nel 1933 la Vergine appare ben otto volte ad una bambina, Mariette Beco, che così la descrive nella prima apparizione: «Una bella Signora, un po’ china verso sinistra, un lungo abito bianco con uno scialle azzurro e sul capo portava un velo bianco trasparente, le mani giunte, un grande alone luminoso intorno a Lei, vestito bianco, cintura azzurra…». La Vergine si definì “Vergine dei poveri” e indicò una sorgente d’acqua come fonte di guarigione e sollievo per i malati. Chiese la costruzione di una piccola cappella.

- Il primo novembre 1937, festa liturgica di Tutti i Santi, nel paese di Heede (Bassa Sassonia, Germania), al confine con l’Olanda, in un villaggio senza vicende storicamente tramandabili, la Vergine Maria appare a quattro bambine che stavano uscendo dalla chiesa parrocchiale: la dodicenne Maria Ganseforth e la sorella Grete, undicenne; Anna Shulte di dodici anni e Susi Bruns di tredici. La Vergine, di una bellezza sconvolgente, tiene in braccio un Bimbo-tutto-sorriso. La stupenda Signora ritornerà, a mani giunte, completamente assorta in preghiera, il 2 novembre; il 5 novembre (terza apparizione) si ripresenta elevata su una nuvoletta bianco-azzurra, incorniciata da un alone luminescente di forma ovale. Il 9 novembre (quarta apparizione) la Regina è particolarmente mesta, ma luminosissima. La Madonna continuerà ad apparire alle bambine per circa cento volte, fino al 3 novembre 1940, quando Ella benedice le sue “care bambine”, esortandole a conservarsi «buone e fedeli a Dio», nonché a pregare sovente e con piacere il S. Rosario.

- Ad Asterdam il 13 ottobre – giorno dell’ultima apparizione a Fatima – ad una preadolescente di nome Ida Peederman la Vergine appare. In quel giorno – e per i seguenti altri due sabati – la fanciulla vede una Signora d’una bellezza indescrivibile immersa in uno sfavillio luminoso ineffabile. Nostra Signora non parla, ma sorride.

Nel giorno dell’Annunciazione del 1945 (25 marzo), dopo tanti anni, Nostra Signora ritorna a trovarla. Le visite e i relativi messaggi in tutto saranno cinquantasei. Dureranno fino al 31 maggio 1959. Quando Ida le chiede il nome, si sente rispondere: la «Signora di tutti i popoli». E chiede che la Chiesa proclami un nuovo dogma: Madre Corredentrice, Mediatrice e Avvocata.

- A Medjugorie - in attesa di un giudizio della Chiesa – la Vergine sarebbe apparsa come “una meravigliosa ragazza”… che è bella perché ama.

IN SINTESI, la bellezza di Maria che si manifesta in tutte queste apparizioni ai veggenti ci rimanda a quella glorificazione unica e raggiante – superiore a quella di tutti i beati – di cui la Vergine a gode in cielo quale momento conclusivo del suo cammino terreno di conformazione come serva al Servo, progredendo di gloria in gloria (cfr. 2Cor 3,18), verso cioè un maggiore splendore o una maggiore perfezione.

Abbiamo già visto che anche nella vita terrena Maria era interiormente bella perché si è dedicata in modo completo al Figlio di Dio in docilità all’azione dello Spirito Santo che ha continuato ad agire in lei, configurando tutta se stessa alla bellezza crocifiggente di Cristo – una bellezza direi “oscura” – e consentendole di pregustare già, con la sua risurrezione, la bellezza glorificante accanto al Figlio risorto.

Ora in cielo la sua bellezza e la sua gloria sono fonte di luce, consolazione e speranza per noi fedeli che siamo ancora in cammino verso Dio. È annuncio di una bellezza che ci attende verso la quale, «di gloria in gloria… trasformati dallo Spirito» (2Cor 3,1-18) tendiamo di giorno in giorno camminando – con la sua materna intercessione – nella via dell’amore.

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[1] S. De Fiores, Maria, Centro di Cultura Mariana, Roma 1991, p. 359.

[2] Cf H. Urs Von Balthasar, La gloire et la croix. Les aspects esthétiques de la revelation, I: Apparition, Paris – Aubier 1965, p. 474-475.

[3] Cf Benedetto XVI, XV seduta pubblica delle Pontefice Accademie, (Roma 16 dicembre 2010).

[4] Cf Paolo VI, Allocuzione ai rappresentanti al VII congresso mariologico internazionale, Libreria Vaticana, Roma 16.05.1975.

[5] Cf De Gen. c. Man. 2,24,37: PL 34,216, NBA IX/1, 170.

[6] Cf Sant’Agostino, Maria, Dignitas Terrae, Vol. 12, a cura di O. Campagna, Città Nuova, Roma 1995, p. 31.

[7] Cf A. Gouhier, L’approche de Marie selon la Via pulchritudinis et la Via veritatis, in «Études mariales» 32-33, (1975), p. 70-80.

[8] Cf H. Urs Von Balthasar, La gloire et la croix. Les aspects esthétiques de la revelation, I: Apparition, Paris – Aubier 1965, p. 477

[9] Cf Serm. 214,6: PL 38,1069, NBA XXXII/1 (184-229), 227.

[10] Cf De Gen. c. Man. 2,24,37: PL 34,216, NBA IX/1, 171.

[11] Cf Agostino, Serm. 215,4: PL 38,1074, NBA XXXII/1 (184-229), 241.

[12] Il verbo periballomai significa «indosso / mi vesto di», ma la luce più che vestito è alone luminoso, e una traduzione migliore potrebbe essere: «circonfusa / avvolta (della luce) del sole».

[13] La permanenza non leggendaria dell’Apostolo Maggiore in terra iberica è confermata dalle visioni della Beata Anna Katharina Emmerick (1774-1824).

[14] R. Laurentin, F.M. Deboise, Indagine su Maria. Le rivelazioni dei mistici sulla vita della Madonna, Mondadori, Milano 2011, p. 150.

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