«Togliete le Messe dalle Chiese e i diavoli balleranno sugli altari» (San Giovanni Maria Vianney).
Con queste parole forti, il Curato d'Ars voleva ricordare che la Santa Messa non è un rito qualsiasi, ma il cuore della vita cristiana, il cuore pulsante della Chiesa, il sacrificio di Cristo reso presente, la sorgente inesauribile di grazia che sostiene il mondo. San Pio da Pietrelcina, in sintonia con lui, ripeteva: «Il mondo potrebbe stare più facilmente senza il sole che senza la Santa Messa». Per i santi, l'Eucaristia non è un “opzionale”, ma l'asse portante della creazione stessa.
Eppure, oggi, di fronte al calo delle presenze nelle chiese, si sente spesso lo slogan: “meno Messe, più Messa”.
L'idea è questa: riduciamo il numero delle celebrazioni, per avere liturgie più partecipate, più curate, più comunitarie. In parte, c'è del vero: la moltiplicazione dei riti senza la fede viva rischia di ridurre l'Eucaristia a un'abitudine.
Ma qui emerge il pericolo: privare il popolo di Dio della celebrazione eucaristica significa togliere il pane di vita. È come se, vedendo che molti non mangiano più, decidessimo di cuocere meno pane: così la fame non diminuisce, ma aumenta.
Benedetto XVI: l'Eucaristia, fonte e culmine della vita.
Nella Sacramentum Caritatis, Benedetto XVI ha ricordato che la Messa non è semplicemente un momento comunitario, ma “il mistero della fede per eccellenza” (n. 6). " Nel Sacramento dell'altare, il Signore viene incontro all'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,27), facendosi suo compagno di viaggio. In questo Sacramento, infatti, il Signore si fa cibo per l'uomo affamato di verità e di libertà. Poiché solo la verità può renderci liberi davvero (cfr Gv 8,36), Cristo si fa per noi cibo di Verità. "(2)
Essa “racchiude in sé tutto il bene spirituale della Chiesa: Cristo stesso, nostra Pasqua” (n. 1). E aggiunge: «La bellezza della liturgia non è un ornamento esteriore, ma parte essenziale dell'azione sacramentale» (n. 35). Questo significa che non basta ridurre il numero delle Messe, ma occorre celebrarle con dignità, consapevolezza, bellezza e fede, perché solo così esse diventano sorgente viva di comunione.
Benedetto XVI insiste anche su un punto decisivo: La Messa non è opera dell'uomo, ma azione di Cristo. “Nessuno di noi fa la Messa: è il Signore stesso che la celebra”. Da qui la necessità di custodire il Mistero, non di impoverirlo.
Non meno Messe, ma più Eucaristia vissuta!
Il problema non è “quante Messe” abbiamo, ma come le viviamo. Se l'Eucaristia diventa il centro della nostra giornata, anche le Messe feriali con pochi fedeli hanno un valore infinito. Se insegniamo ai cristiani che nell'Ostia consacrata c'è Cristo vivo, allora la partecipazione diventerà desiderio, non abitudine. Se dopo la celebrazione portiamo il Vangelo nella vita, allora la Messa riempirà di luce non solo le chiese, ma anche le strade e le case.
Il vero rinnovamento non nasce dalla sottrazione, ma dalla trasfigurazione. Non “meno Messe”, ma più cuori che si lasciano toccare dall'Eucaristia. Non “meno altari”, ma più adoratori che si inginocchiano davanti al Signore. Non “meno celebrazioni”, ma più fede viva che riconosce in esse la presenza reale di Cristo.
- Abbiamo bisogno di Messe celebrare con fede, che facciano percepire la presenza viva di Cristo.
- Abbiamo bisogno di catechesi che spieghino il senso dell'Eucaristia, non come rito abitudinario, ma come incontro che cambia la vita.
- Abbiamo bisogno di testimonianze che, dopo aver partecipato alla Messa, portino la luce di Cristo nel mondo
Così, come profetizzava il Curato d'Ars , i diavoli non balleranno sugli altari: perché su quegli altari arderà il fuoco del Sacrificio di Cristo, che illumina il mondo e tiene aperto il cielo.
«Ogni volta che partecipiamo alla celebrazione eucaristica, non dimentichiamo quanto affermava Padre Pio: Intorno all'altare è presente tutto il Paradiso.»